Pensavo fosse rivoluzione… invece era un calesse. E ora? PROGRAMMA ATTUATIVO.


[Rivisto e aggiornato 12/07/2011]

Cari lettori e care lettrici, come ormai saprete il nostro blog si suddivide in due parti fondamentali, in due filoni “narrativi”. Uno è quello delle “Riflessioni” e l’altro è quello delle “Azioni e proposte”. Questa struttura non è certo frutto di un’idea pubblicitaria, ma il risultato di uno sforzo comune per cercare di creare un circolo intellettuale virtuoso che fosse in grado di dare seguito alle idee.

Lo schema cardine è quello dell’informazione, riflessione, azione, reazione e così via in un meccanismo retroattivo il cui unico scopo è quello di aggiustare quello che noi tutti pensiamo vada rivisto e corretto.

Una delle più importanti caratteristiche dell’azione, ma anche della riflessione a nostro avviso, è il tempismo. Per questo abbiamo dedicato, per tempo, molti post al referendum popolare del 12 e del 13 Giugno e per questo abbiamo dedicato, per tempo, dei post destinati a fare da linee guida per le azioni che il popolo avrebbe dovuto intraprendere nell’era del post-referendum.

Questo nostro impegno profuso alla preparazione di un’azione intellettuale e politica è stato suggerito da un vento popolare che ha investito e sta continuando a investire l’intera Europa. Questo è un periodo storico che sarà protagonista dei libri di storia nei tempi a venire. Il sistema occidentale in genere è arrivato a un punto di insostenibilità globale. Quando parliamo di insostenibilità non ci riferiamo solo alle persone, ma a tutte le strutture che poggiavano sul sistema. Un concetto  che è stato giudicato molto originale e al contempo lungimirante è stato quello che ha incluso nel quadro delle attività in crisi, a causa dell’insostenibilità del sistema, anche la malavita, nel caso dell’Italia la mafia, la camorra e tutto il comparto atto a delinquere.

Guardate che il tutto è a dir poco interessante e farebbe sorridere Totò e Peppino i quali venderebbero l’anima al diavolo per poter tornare in vita solo per poter girare il loro capolavoro beffeggiando, ad esempio, la camorra. Noi sosteniamo che la camorra in Campania si sia buttata nel business, prolifero, della spazzatura perché non c’è più niente da prendere! Strozzinare i campani non ha più senso, sarebbe come cercare di cavar sangue da una rapa! La camorra ha dovuto ripiegare sull’unica risorsa che, in ogni regione occidentale e ricca del mondo, è sempre in abbondanza: i rifiuti, la spazzatura! dato che ne produciamo quantità ingiustificatamente enormi!

Ma se il sistema non è più sostenibile nemmeno per chi ruba e delinque, quale è il vero stato in cui versano le persone oneste? A questa domanda sta rispondendo la rivolta dei popoli democratici. La popolazione occidentale è scesa in piazza a condurre una vera guerra civile perché non ha più nulla da perdere!

Tra tutti i popoli europei chiamati in causa, il più martoriato di sempre e per più lungo tempo, è proprio quello italiano. Infatti il popolo spagnolo ci ha presi da esempio qualche mese fa grazie alle nostre prove di impegno popolare guidate e coordinate da Beppe Grillo. Gli Indignados spagnoli ci hanno più volte citato come esempio.

Ma veniamo al punto: i nostri concittadini campani vivono nel dramma della spazzatura da oltre 20 anni. I siciliani vivono nel dramma sociale degli sbarchi di clandestini da 20 anni. In molte regioni del sud Italia c’è un’incidenza di malattie tumorali molto oltre la media mondiale a causa di rifiuti tossici di cui sono deposito occulto. La Mafia è un male soprattutto italiano, la camorra anche. Abbiamo il terzo debito pubblico più alto del mondo. Siamo gli unici a pagare il pedaggio autostradale quando le autostrade sono di nostra proprietà e finite di pagare dai nostri genitori anni orsono tramite un patto tra governo e cittadini. Abbiamo un presidente del consiglio che ormai ci fa di tutto sotto ai nostri occhi: orge, festini, frequentazioni losche e ci beffeggia dall’alto, non accennando mai a dimettersi perché sa molto bene con chi ha a che fare, lui era qui da molto prima che la maggior parte di noi nascesse.  Abbiamo un sistema di pagamento di tasse e tributi che ha tutte le caratteristiche filosofiche, organizzative, strutturali e attuative del più efferato sistema di estorsione e strozzinaggio.

Alla luce di questo elenco di sofferenze popolari e strutturali delle quali è soggetto il nostro paese da decenni, spostiamoci ad analizzare la situazione di alcuni paese europei, in particolare: Islanda, Grecia e Spagna.

Questi paesi hanno un debito pubblico che sommato tra loro arriva a malapena al 50% del nostro. Non hanno problemi da terzo mondo quale la spazzatura per le strade di quasi 6 milioni di cittadini (non sapevate che la Campania fosse così densamente popolata?), l’incidenza dei tumori in Islanda è del 50% più bassa rispetto al sud del nostro paese e sempre in questa regione la mafia è solo una storia che proviene dalla lontana Italia, in questi paesi non si paga il pedaggio autostradale (una piccolezza, ma parliamo di correttezza e non di denaro in questo caso), non sanno nemmeno cosa significhi avere un presidente del consiglio immischiato in giri di prostituzione, festini e personaggi della malavita e che non accenna a dimettersi spontaneamente neanche nel rispetto di coloro che lo hanno votato; questi paesi godono di un onesto sistema tributario e non hanno idea di cosa sia un monopolio come quello delle telecomunicazioni, dell’energia o del gas come, invece, è realtà da noi.

Nonostante la situazione socio-economica di questi paesi fosse relativamente rosea rispetto alla nostra c’è da sottolineare che come dato assoluto vivessero comunque una situazione di profondo disagio.

Come ha reagito l’Islanda? Domanda sbagliata, sono i popoli a fare le nazioni. Come hanno reagito gli islandesi? Questi si sono coordinati con spirito di coesione popolare e democratica e hanno indetto un referendum per azzerare il debito pubblico nei confronti delle banche strozzine, hanno inoltre rovesciato un intero governo, hanno nazionalizzato (quindi rese di proprietà del popolo) quasi tutte le banche islandesi e infine si sono riscritti l’intera costituzione perché fosse più giusta e più garantista della dignità e della felicità del popolo islandese.

Come hanno reagito gli spagnoli? Loro sono in piena fase rivoluzionaria e hanno preso noi come esempio (se sapessero che bel seguito abbiamo dato alle nostre belle parole) per iniziare questa rivolta che va avanti da settimane senza sosta. Tutte le domeniche nei centri delle principali piazze spagnole milioni di cittadini si riversano chiedendo e pretendendo provvedimenti popolari per superare la crisi, si “parla” di contributi, si sovvenzioni, di lavoro, di etica e di giustizia monetaria.

Quello che sta accadendo in Grecia non ha bisogno di presentazioni. I greci sono letteralmente in piena guerra civile.

E in Italia? E gli italiani? Beh, siamo qui… non dobbiamo raccontarcela no?… eccoci. Siamo qui. Abbiamo vinto i mondiali nel 2006, abbiamo superato il quorum al referendum di giugno, cosa vogliamo di più… è l’ora della siesta!

Questo articolo vuole essere tutto tranne che esterofilo, anzi abbiamo portato punti di paragone oggettivi e insindacabili sui quali riflettere insieme, tutti. Vogliamo raccontare cosa è successo il 16 giugno a Roma e di cosa ne è stato di una manifestazione nazionale contro il sistema bancario e contro il sistema tributario italiano rappresentato quest’ultimo dalla società statale Equitalia S.p.A.? Per ottenere un quadro più chiaro vi proponiamo una lettura ipertestuale e vi rimandiamo a un articolo/denunzia redatto appositamente per raccontare quanto accade in quel di Roma giorni orsono. Questo è l’articolo da noi pubblicato ->

Il Flop della Manifestazione Nazionale contro il Sistema Bancario e l’Omertà del Sistema!

Non si è trattato di un primo tentativo di rivolta andato a male, ma di un ennesimo tentativo letteralmente sabotato dal nostro stesso sistema. A quella fondamentale manifestazione non ci è andato praticamente nessuno perché nessuno, nemmeno la rete, ne ha parlato. Santoro e Travaglio, molto informati sui fatti (ma solo sui fatti di Berlusconi) non ne hanno fatto alcun cenno. Ballarò e il suo conduttore Self-made man Floris figlio d’arte super raccomandato (metà della sua famiglia lavora in Rai) non ne hanno fatto cenno. Il TG4? Che domande! I giornali? Il Blog di Grillo? Nada … e ancora oggi niente…

In questo articolo (GIU’ LE MANI DAL REFERENDUM POPOLARE! ORA TOCCA AI CITTADINI…) avevamo riversato tutte le nostre speranze per il dopo referendum e avevamo già iniziato a proporre delle attività concrete, ma purtroppo tutto tace. C’è una calma piatta apparente davvero spettrale in questo paese. Eppure viviamo in una condizione sociale per cui esistono famiglie che vengono buttate in mezzo a una strada perché sfrattate o cacciate via da una casa pignorata e venduta che vivono in macchina e che non leggeranno queste parole perché non hanno internet per potersi coordinare in una rivolta. Famiglie italiane che stanno ritornando a cacciare e a pescare per mangiare e Beppe Grillo fa un balzo indietro di 10 anni e parla dello scandalo della caccia e di quei “delinquenti” che insegnano a cacciare quando, paradossalmente, dei corsi di caccia sarebbero più graditi. Tutto questo accade nell’indifferenza del governo, delle istituzioni e, cosa più grave, dei concittadini. Potete scrivercelo nei commenti se diciamo qualcosa di poco sensato. Siete liberi, il blog è al servizio dei lettori.

Noi abbiamo delle idee, noi cittadini tutti abbiamo delle gravi emergenze sociali e il blog non è certo nato per fare delle chiacchiere, non il nostro quantomeno. La nostra missione, come specificato nell’apposita pagina, è quella di supportare la rivoluzione con informazioni, conoscenze e proposte condivise.

Questi  i punti che noi riteniamo imprescindibili, composti da azioni e da correzioni:

1- Indire uno sciopero nazionale (autorizzato o meno in quanto trattasi di grave emergenza popolare e non di categoria) del pagamento degli affitti, quindi congelare il pagamento del canone mensile. L’obiettivo dello sciopero sarà quello di trattare nuove condizioni eque, oneste, civili e a misura di famiglia. Affitti equi? 3,00€ a metro quadro per gli stranieri (senza obbligo di dare loro casa, come è ora) e 1,00€ a metro quadro per gli italiani (con obbligo di dare loro case, come NON è ora). Detassazione sul canone per le famiglie numerose a vantaggio dei padroni di casa che a loro le affittano? E’ un’idea.

2- Indire uno sciopero nazionale (autorizzato o meno) del pagamento di imposte e multe per tutti i cittadini appartenenti alla categoria di reddito di fascia bassa. L’obiettivo dello sciopero sarà quello di pretendere un condono non essendoci alternative, in quanto i suddetti cittadini non hanno il potere economico per far fronte a questo grave momento! In seguito sarà necessario delegittimare Equitalia non riconoscendola, per poi ritornare a una gestione tributaria a misura di popolo sovrano.

3- Dichiarare la totale l’insolvibilità del debito pubblico essendo questo fondato su un sistema criminale di privatizzazione della moneta, frutto di signoraggio bancario e soprattutto trattasi di debito virtuale e non reale. Chi ha i propri risparmi ancora investiti in BOT dovrà provvedere il prima possibile al recupero e la messa in sicurezza dei risparmi liberandosi di tali titoli di stato fondati sul debito.

4- Reistituire la Lira italiana sovrana come moneta di stato e scrivere nella costituzione che l’Italia ripudia il signoraggio bancario e la privatizzazione della moneta.

5- Diritto alla casa per tutti i cittadini italiani. Che sia questa popolare o con affitto agevolato (equo, vedi sopra). Subito! Tiriamo fuori dalle macchine i NOSTRI concittadini e i loro bambini!!! E’ un reato di stato tenerli in quelle condizioni!

6- La casa è impignorabile e non ipotecabile se questa è l’abitazione del soggetto o della famiglia del debitore o se è l’unico immobile di sua proprietà.

7- Istituire il diritto al reddito minimo di cittadinanza per tutti i cittadini italiani, neonati inclusi, che abbiano entrambi i genitori italiani.

Data la situazione gravosa in cui viviamo le suddette proposte sono veramente insindacabili. Si parla di sopravvivenza e di dignità umana. Si tratta anche di dimostrare a noi stessi, singolarmente, che siamo ancora in grado di combattere per dei valori, per i nostri cari e anche, perchè no, per chi non abbiamo mai visto. In Spagna in queste settimana si è ridotta drasticamente la richiesta di psicofarmaci antidepressivi nei confronti delle industrie farmaceutiche. Segno che ribellarsi fa bene all’anima, al cuore e alla mente.

Ora veniamo alla conclusione illustrandovi quello che è il nostro sospetto riguardo a questo immobilismo. Nessuno di noi crede alla favola dell’italiano che si lascia affamare da ricchi e potenti e da ingiusti e criminosi sistemi. A noi sembra piuttosto che il numero di cittadini benestanti o mantenuti sia molto più elevato rispetto a quello degli altri paesi. Il nostro sospetto è che tra i cittadini della rete ci siano ancora troppi benestanti, e ancora troppi mammoni o precari di lusso per poter parlare di rivolta. Sappiamo anche che i cittadini in rete che si trovano in condizioni veramente difficili sono milioni e questo è un ordine di grandezza più che sufficiente per ottenere i risultati prefissati. Ora abbiamo la rete, internet e i computer… se le cose dovessero precipitare velocemente non avremo più questa possibilità. Quindi, come dicevamo all’inizio, il segreto per ogni successo sta nel tempismo. Ora possiamo ottenere grandi risultati senza grandi sforzi o sacrifici come ha fatto da poco l’Islanda, dopo nessuno di noi cittadini ci potrà garantire niente e la miseria, purtroppo, porta miserabili (Victor Hugo). Possiamo farcela e cavarcela ancora “di lusso”, ma dobbiamo agire ORA!

Attendiamo adesioni. Fate girare.

Un saluto a tutti.

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20 commenti su “Pensavo fosse rivoluzione… invece era un calesse. E ora? PROGRAMMA ATTUATIVO.”

  1. Paul Says:

    Ciao, bel post … informativo e propositivo.
    Mio feedback: sui punti 1 e 2 si può discutere ed agire da subito, mentre i punti 3 e 4 li vedo più a lungo termine.
    Ad ogni modo per rafforzare il senso di urgenza, a mio avviso servirebbe una analisi più dettagliata. Avete statistiche o dati attendibili che che circostanzino meglio le condizioni critiche in cui versano molte famiglie?
    Altra osservazione: non sono affatto convinto che l’attuale immobilismo italico (anche se mentre scrivo qualcosa sta montando per questo autunno!) sia legato al precariato di lusso o al mammonismo (mi ricorda un po’ troppo padoa schioppa!). Piuttosto vedo molta gente che si fa il culo per tirare avanti, e che non ha la voglia, l’energia, e la motivazione per tirare su la testa e cercare di capire come fare a cambiare le regole del gioco. Anche perché forse rispetto agli altri paesi siamo stati molto più rincoglioniti dalla tv e da un certo sogno di benessere materialista. Ovviamente è un errore, ma mi sembra anche un dato di fatto.
    Passo e chiudo, forza tutta!
    Paul

    Rispondi

    • Giorgio Fiore Says:

      Caro lettore,
      approfondiremo nei prossimi giorni molti aspetti anche sindacali e tra le fonti e i dati includeremo quello che tu suggerisci.
      Quello che nel post è menzionato come “sospetto” sull’immobilismo altro non vuole essere che una provocazione. Ben vengano tutti i punti di vista e tutte le reazioni, sono la parte più interessante dei feeedback.
      Grazie per il sostegno e buonanotte.
      Giorgio

      Rispondi

    • Luca Rivoli Says:

      Carissimo Paul. Felice di leggerti tra i commenti! Tempestivo direi visto che i primi li aspettavo per domani. Ci saranno novità ufficiali al riguardo e ti terrò informato.
      Un saluto

      Rispondi

  2. Jase Says:

    Check that off the list of things I was conufsed about.

    Rispondi

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