LAVAVETRI


Editoriale di Luigi Orsino Per il Sociale -

Gran bella giornata, oggi c’è un bel sole, quindi uscire per andare a lavorare mi costa meno sforzo del solito. Un caffè sotto casa e poi vado a prendere la macchina nel garage dove la tengo di solito. Ieri ho lasciato detto di lavarmela e così la vedo da lontano la mia “bambina” tutta luccicante e pronta ad accogliermi. Ebbene sì sono uno dei tantissimi italiani innamorati della propria vettura, salgo e parto, accendo la radio ed ascolto la mia stazione preferita, un inizio di giornata tranquillo, quindi gradito e opportuno dopo tutte le volte che mi è capitato di uscire di corsa, sotto la pioggia e di trovare anche qualcuno che bloccava l’entrata del garage. Vado via sereno, non devo fare un gran tragitto. Poi l’imponderabile, al primo semaforo rosso un ragazzo di colore, 18/20 anni, con una spugna lurida si mette ad insaponare il vetro già pulitissimo della macchina, non faccio in tempo a fermarlo, prima che me ne accorga ha insaponato l’intero parabrezza e neanche lo sfiorano le mie grida dall’interno dell’abitacolo. Io maledico e bestemmio, lo mando innumerevoli volte al… suo paese e gli ricordo con veemenza tutti gli antenati passati a miglior vita. Finito che ha di imbrattarmi e poi ripulire alla meglio il parabrezza pretende anche la mancia, scatta il verde e scatto io rischiando di metterlo sotto.

Gran bella giornata, oggi al campo profughi sulla frontiera somala c’è stata una distribuzione di aiuti alimentari, dopo che ad essa hanno attinto i vari signori della guerra, i vari gruppi di guerriglia e le guardie del campo è rimasto qualche cosa anche per noi, oggi mangiamo, e non è un evento frequente. Siamo in questo campo da due anni, io, mio fratello, mia madre e due sorelline, due anni d’inferno durante i quali nostro padre è morto di tifo e più volte ci siamo ammalati anche noi, durante i quali hanno cercato di farci arruolare tra le fila dei nazionalisti o delle coorti islamiche, usando anche mezzi di persuasione, un po’ fortini come botte e minacce a mia madre e alle sorelline che per due volte hanno seriamente rischiato di essere violentate dalle guardie del campo ubriache. Le mie due sorelline di 11 e 9 anni, ma l’età non importa sono femmine e a loro va bene e anche se fossero stati maschietti sarebbero andati bene lo stesso a quegli animali. Oggi è una giornata bellissima, il sole si alza e neanche sentiamo la puzza che avvolge l’intero campo, neanche vediamo brulicare i quasi tre milioni di persone che vivono e muoiono in questo immondezzaio, oggi forse cambia tutto, siamo riusciti a metter insieme abbastanza denaro per andare via. Purtroppo non abbastanza per tentare di arrivare tutti in Europa, Il prete cristiano, che cerca di aiutare qualcuno quando può e come può, ci ha dato una mano, cosi mia madre e le mie due sorelline andranno nello Yemen, molto più vicino ed economico arrivarci, io ed Hamed cercheremo di attraversare il Sael, l’immensa distesa di bassa erba bruciata dal sole che voi chiamate savana, poi il grande deserto, il Sahara e poi saremo in Libia in riva ad un grande mare, Dovremo forse attendere mesi ma poi riusciremo ad acquistare un passaggio su di una barca diretta in Italia. Il prete ci ha mostrato in tragitto da fare è veramente lungo e poi tutta quell’acqua mette paura, non pensavamo potesse essercene tanta, ci hanno spiegato che grandi distese d’acqua interne ci sono anche in Africa ma noi non le abbiamo mai viste, per noi l’acqua era quella che riuscivi a mettere in una tanica da venti litri dopo aver camminato per dieci chilometri e che ti doveva bastare per due giorni almeno. Il gran momento è arrivato ci salutiamo piangendo, nostra madre ci benedice e consegna a me ed ad Hamed due amuleti che ci proteggeranno durante il viaggio. Prima di partire promettiamo alle sorelline e alla mamma che quando ci saremo sistemati nella grande ed ospitale Italia le manderemo loro il denaro per poterci raggiungere.

E’ fatta, le donne salgono su un vecchio camion sgangherato e noi ci avviamo a piedi fuori dal campo, in tasca abbiamo un lasciapassare che ci è costato tanto denaro ed altrettanti umiliazioni. I primi 150/200 chilometri dovremo farli a piedi poi in un luogo preciso, conosciuto solo alle nostre guide, verranno a prenderci con i camion. Il viaggio è lungo e pericoloso, in molti muoiono lungo la strada, finalmente arriviamo ai camion, vogliono altri soldi per farci salire, le nostre guide sono sparite da tempo, ma noi eravamo preparati, il prete ci aveva avvisato che avremmo dovuto pagare di nuovo e poi ancora pagare per salire sulla barca per l’Italia. Lo benediciamo, i suoi consigli sono stati preziosi, chi non aveva altro denaro è rimasto a terra e di sicuro non riuscirà a ritornare al campo. In cuor nostro gli auguriamo una morte dignitosa, altro non possiamo fare. Viaggiamo molto e molto lentamente, durante le soste non ci allontaniamo mai dai camion, temiamo che gli autisti ci abbandonino e sicuramente lo farebbero, loro sono armati ma noi siamo in tanti, così il viaggio prosegue. In Libia dobbiamo aspettare sei mesi prima di riuscire ad imbarcarci, ci dicono che la traversata durerà poche ore, ma noi sappiamo che non è così, sarà lunga e molto pericolosa il santo uomo ci ha avvisati prima di partire. Purtroppo non poteva dirci che a volte quella grande acqua sa essere più cattiva di un leone ferito, che i suoi artigli possono ghermirti mentre dormi o mentre ti tieni stretto ad un appiglio qualsiasi. Fu così che Hamed mi fu strappato dalle braccia da una grande fredda onda, in un attimo sparì e io non vidi altro che il buio, dentro e fuori di me. Poi una grande nave grigia ci prese a bordo e ci portò in Italia, finalmente Italia, non capivo quello che mi dicevano ma mostrai il lasciapassare ricevuto al campo in Somalia e così ebbi quella cosa che chiamano asilo politico, significava che potevo restare.

Da quel giorno decisi di cambiare il mio nome, sarei stato Hamed, per non dimenticare, per potermi lasciare andare alle lacrime la notte quando nessuno mi vedeva, per ripensare a mio fratello sul fondo di quel grande freddo mare. Ora sono qui in questa bella e lucente città Italiana, tutti vestono, tutti mangiano ogni giorno e anche più volte al giorno, anche io vivo bene e ho incominciato a mettere da parte i soldi per la mamma e le sorelline, mi mancano tanto. Il mio lavoro è semplice, quando le belle macchine dei ricchi italiani si fermano al semaforo io pulisco loro il vetro anteriore. Quasi sempre mi danno qualche cosa, sono gentili questi italiani, brave e oneste persone, non sono cattivi, non portano il fucile e non sparano. A volte qualcuno non mi da niente e anche si innervosisce un po’, io non riesco ancora a capire la lingua e non so bene cosa ho fatto ma va bene così, non sparano. Poco fa un bravo signore con la sua bella auto andando via di fretta ha rischiato d’investirmi ma sono sicuro che non l’ha fatto di proposito. Sono buona gente, sono bravi e mi hanno accolto nella loro terra.

Luigi Orsino

Altri articoli che ti potrebbero interessare:

DIVENTA NOSTRO FAN SU FACEBOOK E SOSTIENICI DIFFONDENDO

Software Gestionale Pubblica Assistenza

About these ads

About Luigi Orsino

Studi di medicina non completati per dedicarmi alla vera grande passione della mia vita: Fare l'imprenditore. Purtroppo sul mio cammino ho incontrato un mostro che si chiama camorra contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Ma forse da morto la mia voce si leverà ancora più alta e arriverà ancora più lontana. Il mio cruccio? Dovermi confrontare ogni giorno con lo Stato che solo a parole aiuta chi si ribella ma nella realtà ti consegna alla burocrazia che completa l'opera dei camorristi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili. Adoro guidare, in off road soprattutto.

Vedi tutti gli articoli di Luigi Orsino

Iscriviti

Subscribe to our RSS feed and social profiles to receive updates.

3 commenti su “LAVAVETRI”

  1. giuseppe bresciani Says:

    Caro Luigi, mi ha fatti venire in mente le mie visite ai campi profughi e sfollati in Afghanistan… Hai l’animo di un giusto e sai usare bene il plettro che pizzica le corde del cuore. Buona settimana dal tuo amico nordista.

    Rispondi

  2. Dario Sabbino Says:

    Viene descritto uno scenario condivisibile per il sud Italia, dove gli stranieri sono schiavizzati dalle mafie, dove addirittura i cinesi (super potenza emergente) vengono rinchiusi in palazzine o capannoni industriali a produrre falsi orologi “made in china”.

    Ma al nord Italia, soprattutto nelle grandi città, la situazione è totalmente diversa.
    Lavavetri ai semafori aggressivi, arroganti, violenti, volgari (lo sanno le donne milanesi ferme ai semafori). Inoltre essendo i “lavavetri” più statisticamente indipendenti dalle mafie spesso percepiscono sussidi, vitalizi e case popolari. Pisciano sui portoni delle abitazioni, fanno falò e grida notturne, minacciano puntando armi contundenti o da fuoco chi si lamenta dalle finestre (chiedete a un torinese), una donna non può attraversare un parco di ritorno dal lavoro, all’imbrunire, senza che venga violentata (perchè per costoro le nostre donne sono tutte indistintamente delle puttane).

    Al sud è molto diverso, ripeto, perchè l’ho visto con i miei occhi e vissuto e faccio i complimenti per l’editoriale, ma forse è il caso di specificare “AL SUD”, altrimenti si fa molta confusione su un problema di convivenza che è molto serio e ha ben poco del fascino romanzato e sensibile, oltre il rischio di offendere la sensibilità di chi tutti i giorni vive in una citta che un tempo diceva “sua” e che ora non condivide, ma ne viene privato.
    Aggiungo che sino a qualche anno fa si poteva ancora parlare in questi termini dei rapporti tra un extracomunitario e un italiano, ma oggi rischiamo davvero di dire cose ben fuori tempo.

    Saluti

    Dario Sabbino

    Rispondi

    • Gekos Says:

      Condivido. E’ un problema che va affrontato localmente perchè varia enormemente tra nord a sud.
      Al nord gli italiani subiscono su tutti i fronti e il “racconto” andrebbe ribaltato completamente. D’altronde visto che è sbagliato discriminare uno straniero è altrettanto sbagliato discriminare un italiano. No?

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 1.682 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: