LE MAFIE RINGRAZIANO – Imprenditori denunciano: lo Stato li ignora


Voglio raccontare la storia di un imprenditore siciliano: Bennardo Mario Raimondi, sinceramente trovo qualche difficoltà ad approcciarmi agli avvenimenti che quest’uomo mi ha narrato, troppo simile la sua storia alla mia, troppo simile il suo dolore al mio, troppo simile la sfiducia nello Stato e nelle sue promesse.

Il Sig. Raimondi, svolgeva l’attività di ceramista da ben 35 anni quando incontrò sulla sua strada “un’anima buona” che gli prestò quaranta milioni di Lire pretendendo un tasso d’interesse del 10% mensile, purtroppo l’artigiano dovette accettare e avrebbe anche pagato, seppur con gran difficoltà, se non gli fossero capitati una serie di eventi familiari che assorbirono tutte le sue risorse economiche. Non potendo pagare gli usurai fu costretto a cedere loro una sua proprietà, nonostante ciò restò debitore dei malavitosi che, come accade sempre, mostrarono il loro volto più aggressivo e violento, quello di estorsori. Cominciarono minacce ed attentati, inoltre la malattia di un suo familiare lo  aveva annientato definitivamente, pur di poter fornire le cure adeguate al figlio si risolse ad un gesto estremo: la vendita di un rene. Oggi vive in un alloggio di fortuna, non ha più un lavoro, è ridotto sul lastrico. Intanto aspetta, aspetta che lo Stato mantenga le promesse e venga in suo soccorso, attende di poter rientrare nel tessuto produttivo grazie ai fondi di solidarietà che dovrebbero essere a disposizione delle vittime di usura ed estorsione. Raimondi attende, intanto lo stato latita e le associazioni antiracket badano ai loro affari invece di schierarsi al suo fianco.

Purtroppo dobbiamo dire che siamo personalmente spettatori e attori di questo stato di cose, di un muro di gomma fatto di burocrazia che ti respinge e ti nega ciò che la legge, teoricamente, ti concede.

Nel momento in cui un imprenditore trova il coraggio, e non è cosa semplice, di fare un salto nel buio denunciando i suoi aggressori accoglie l’invito, anzi l’ordine perentorio, dello Stato. A fronte del suo gesto di coraggio civico egli dovrebbe avere il supporto delle istituzioni, protezione e aiuto, anche economico visto che i mafiosi per non perdere la faccia quanto meno ti distruggono le attività. Invece sei già sufficientemente fortunato se i mafiosi si accontentano di attaccare le cose materiali e non di farti la pelle, in fin dei conti i delinquenti “lavorano” fin quando hanno credibilità e sono in grado di terrorizzare le proprie vittime, se la fanno passare liscia a chi denuncia perdono la faccia e con essa la possibilità di imporsi presso altre vittime, sono obbligati a reagire. Lo Stato invece, dopo aver fatto tante promesse, dopo belle e gratificanti pacche sulle spalle, dopo averti portato in giro, come una scimmia ammaestrata, per mostrare il novello Achab che ha avuto il coraggio di affrontare la mostruosa balena bianca, ti pianta in asso, ti lascia al tuo destino, neanche prende in considerazione le cause dell’immancabile tracollo finanziario, dovuto alla voracità dei criminali, e manda avanti procedimenti civili che derubano le vittime delle ultime residue risorse. In qualsiasi paese civile prima di procedere civilmente al pignoramento ed alla vendita dei beni di una vittima della mafia si aspetterebbe il pronunciamento dei procedimenti penali e se dovesse risultare che il default è avvenuto a causa della pressione criminale i debiti accumulati dalla vittima sarebbero accollati ai suoi aggressori. In qualsiasi paese civile ma non in Italia.

I tanto decantati fondi di solidarietà, che provengono dalla monetizzazione dei beni sequestrati alle mafie, dovrebbero servire esclusivamente a risarcire le vittime e in parte a finanziare associazioni che abbiano finalità sociali. Le vittime difficilmente vedranno un centesimo di quei fondi, che si perdono in mille rivoli. Ho sentito parlare di casse vuote, come sia possibile ciò quando ogni giorno si sequestrano beni illeciti per centinaia di milioni di euro è un enigma. Forse dobbiamo sospettare che c’è chi ne beneficia senza averne diritto? Dobbiamo temere che le grandi associazioni antiracket si approprino di fondi non dovuti? Dobbiamo pensare che immobili e altri beni sequestrati alle organizzazioni malavitose vengono destinate a politici e loro accoliti? Forse! Una cosa è sicura se chi ne ha diritto non riceve aiuti vuol dire che i fondi prendono altre vie è c’è da girarci che, in Italia, queste vie sono oscure.

Ora ci chiediamo come intenda lo Stato combattere le organizzazioni malavitose se le vittime non saranno più invogliate a denunciare, se gli imprenditori troveranno più conveniente cercare un accordo con gli estorsori potete essere certi che i criminali saranno più lungimiranti dello Stato e allenteranno il cappio quel tanto che basta per evitare di essere denunciati, evitare di dover reagire in modo violento, evitare di perdere un buon “cliente”.

Come al solito in Italia si segue la via che sortisce esattamente gli effetti contrari a quelli sperati: Per favorire la ripresa ci si affida a nuove tasse e balzelli, imposte e strette creditizie, ottenendo, invece della ripresa, la recessione. Così per combattere le mafie si disincentivano le vittime, li si perseguitano, li si abbandona a loro stessi. Soli a combattere una battaglia contro un mostro tentacolare. Ovviamente il risultato è un calo verticale delle denuncie sia per usura che per estorsione.

Allora io dico all’amico Raimondi, e chiedo a me stesso, ma siamo sicuri che lo Stato voglia veramente sconfiggere la malavita organizzata?

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina non completati per dedicarmi alla vera grande passione della mia vita: Fare l'imprenditore. Purtroppo sul mio cammino ho incontrato un mostro che si chiama camorra contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Ma forse da morto la mia voce si leverà ancora più alta e arriverà ancora più lontana. Il mio cruccio? Dovermi confrontare ogni giorno con lo Stato che solo a parole aiuta chi si ribella ma nella realtà ti consegna alla burocrazia che completa l'opera dei camorristi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili. Adoro guidare, in off road soprattutto.

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28 commenti su “LE MAFIE RINGRAZIANO – Imprenditori denunciano: lo Stato li ignora”

  1. giovanni pancari Dice:

    Luigi, se mi avessi letto, non avresti chiuso il tuo articolo con una domanda che, anche se retorica, è anche mal formulata!!!!!!!!! LO STATO (= MAGISTRATURA E ISTITUZIONI PUBBLICHE), NON VUOLE SCONFIGGERE LE MAFIE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Ciò è tassativo……. il perchè potremmo trovarlo assieme, tu ed io!!!!!!!!!! Ma I PERCHE’ SONO TANTI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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