EQUITALIA – Lo Stato contro i cittadini


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Che cos’è Equitalia

Equitalia è una società pubblica posseduta per il 51% dall’Ufficio delle Entrate e per il 49% dall’I.N.P.S. Il gruppo Equitalia si compone di : Equitalia S.p.A. (capogruppo), Equitalia Servizi, Equitalia Giustizia e di tre agenti della riscossione, presenti su tutto il territorio nazionale, Sicilia esclusa dove prende il nome di Riscossioni Sicilia S.p.A. Nel tempo il numero di agenti addetti alla riscossione per conto di Equitalia S.p.A. è in via di riduzione ed accorpamento fino a raggiungere il numero di tre. I tre agenti addetti alla riscossione sono:

  • Equitalia nord
  • Equitalia centro
  • Equitalia sud

Riscossione Sicilia, partecipata per il 60% dalla Regione e per il 40% dall’Ufficio delle Entrate.

Equitalia è la società italiana incaricata della riscossione dei tributi.

Fino al 2006 la riscossione dei tributi era affidata, in concessione, a privati, un pool di circa quaranta soggetti, quasi esclusivamente banche. Il servizio nazionale di riscossione tributi è tornato in mani pubbliche prima con la creazione di Riscossione S.p.A. e poi, dal 2007, con Equitalia S.p.A., dalla sua costituzione Equitalia ha raggruppato i vecchi concessionari nei tre agenti citati. (dati sito ufficiale Equitaliasastri.it).

Il gruppo Equitalia esercita sia la riscossione non da ruolo, come l’ICI, sia la riscossione da ruolo, ovverosia quella effettuata sulla base dell’emissione di una cartella di pagamento, avente valore di decreto ingiuntivo, il tutto sull’intero territorio nazionale.

La società Equitalia S.p.A. dovrebbe avere funzioni prevalentemente strategiche, cioè di controllo sugli agenti, incaricati della riscossione, gli agenti si dovrebbero occupare degli aspetti più strettamente operativi legati alla riscossione, Equitalia Servizi di tutte le attività tecniche legate all’espletamento delle funzioni, ad esempio soluzioni tecnologiche, Equitalia Giustizia si dovrebbe occupare delle azioni esecutive e delle pene pecuniarie conseguenti ai provvedimenti giudiziari passati in giudicato.

Nel solo 2010 Equitalia ha incamerato introiti pari a 1,29 miliardi di Euro contro una riscossione effettuata per conto dello Stato o per conto di enti non statali di 8,9 miliardi di Euro. (dati ufficiali Equitalia).

Cosa è veramente Equitalia

Equitalia è la Società per Azioni che ha sostituito le società private incaricate di riscuotere tributi non pagati, in tal modo lo Stato stesso, attraverso le due agenzie proprietarie, si fa riscossore ed incamera l’aggio (aggravio) dovuto per l’intervento effettuato per recuperare il credito.

Detto così può sembrare che tutto sia in ordine: chi non ha pagato deve pagare con i dovuti interessi. Nella realtà dei fatti la società Equitalia è una mostruosità creata e poi messa a punto da apparati statali il cui unico scopo è perseguire degli utili, quando più alti possibile, non trascurando alcun mezzo pur di raggiungere tale fine. I mezzi messi in atto sono un insulto alla libertà del cittadino e al suo diritto di avere giustizia. Essendosi data la forma giuridica di Società per Azioni Equitalia si comporta come un’azienda privata, se e quando gli fa comodo, ma in effetti gode di benefici e leggi che la rendono un soggetto ben diverso da una società commerciale. Essa gode di un numero imprecisato di privilegi che la pongono al di sopra delle leggi e non la obbligano al rispetto neanche delle più elementari regole ne di mercato ne del vivere civile.

Innanzi tutto il concetto di fondo su cui si basa l’operatività di tale società è che chi non paga un tributo, una tassa o anche una semplice contravvenzione è un evasore fiscale, concetto assolutamente falso in quanto il mancato, o ritardato pagamento può derivare da una situazione contigente del contribuente, anche del tutto indipendente dalla sua volontà ad esempio una malattia o una crisi di liquidità, magari dovuta a un periodo di recessione economica. In altri casi il debitore potrebbe non essere mai venuto a conoscenza del suo stato di inadempienza o questo stato potrebbe non esistere affatto, come ad esempio nel caso di cartelle di pagamento emesse per errore, le così dette cartelle pazze.

Sono tanti e tali i privilegi concessi alla società Equitalia che non è possibile equivocare sulla volontà politica di creare un soggetto, esente dal rispetto di regole e leggi, in grado di perseguitare i cittadini, a torto o a ragione, con modalità inquisitorie degne di epoche definite oscure, in ogni caso il diritto è ampiamente calpestato.

Un tempo per poter dare inizio alle procedure per recuperare i crediti vantati occorreva che fosse messa a ruolo una cartella esattoriale, oggi basta la sola comunicazione dell’ente creditore per sguinzagliare i mastini di Equitalia. Una procedura scorrettissima, un privato cittadino per vedersi riconosciuto il diritto ad esigere in maniera forzosa un credito abbisogna del parere favorevole di un Giudice, la società in questione no. Essa agisce autonomamente, autonomamente esercita il diritto, concessole dai palazzi del potere, a esigere le somme di cui il cittadino è debitore, ciò avviene nonostante la stessa società, seppur partecipata da enti pubblici, è una Società per Azioni e quindi dovrebbe attenersi alle normali procedure già, di per se, sufficientemente vessatorie.

Equitalia si avvale nel suo operato, meramente da ottuso gabelliere, di regole create appositamente per renderla inattaccabile, anche quando i crediti vantati sono inventati. Tanto per iniziare la tempistica con cui si muove è di tale lentezza da far lievitare in modo esponenziale il debito, che il debitore abbia o meno ricevuto comunicazione della sua situazione incominciano subito a maturare interessi e more, inoltre alla società spetta un aggio, ricavo, del 9%. In tal modo lo Stato si comporta come una società privata pretendendo un ricavo per il suo operato, una volta superati i termini dei 60/90 giorni dalla comunicazione, che ribadiamo non sempre avviene e, a quanto pare, non essenziale ai fini dell’azione di rivalsa, il creditore insolvente si può vedere, anche per una semplice contravvenzione al codice della strada, pignorare un bene immobile o sequestrare la vettura, ganasce fiscali, anche quando l’immobile in questione è l’unico posseduto e la residenza familiare del povero diavolo di debitore, presunto, anche quando la vettura è un mezzo di lavoro, o quando è il mezzo di spostamento di un invalido. In realtà una misura così drastica come il sequestro di un immobile non dovrebbe scattare mai al di sotto di un debito di Ottomila Euro e fino a Ventimila vi dovrebbero essere delle agevolazioni, nella realtà queste regole non vengono punto rispettate, oppure la società aspetta il tempo sufficiente affinché il debito varchi le soglie indicate.

Il sig. Giuseppe, fonte “Il Giornale”, imprenditore a Milano da oltre trenta anni, per anni ha inviato all’Inps lettere per contestare dei contributi, nessuno lo ha mai degnato di una risposta. Un giorno, senza preavviso Equitalia gli ha pignorato la casa.

Lo Stato non paga mai o lo fa con ritardi intollerabili, il suo debito verso aziende è di oltre 90 miliardi di Euro, se ha ritardare sei tu ti rovina.

Fare gli imprenditori in Italia è roba da eroi. Se poi si lavora con le pubbliche amministrazioni, bisogna mettere in conto i molteplici ritardi nei pagamenti delle fatture, che si riflettono in altrettanti ritardi nei confronti dei fornitori, delle banche, dei dipendenti dell’azienda, se ce ne sono.

La signora Maria Rita Mura, sassarese, racconta al cronista di Sassari Notizie, titolare della ditta Sassari Semafori S.n.c., ha rateizzato l’Iva. Ha ritardato il pagamento di una rata, una sola, di un giorno, 24 ore, subito è intervenuta la terrificante Equitalia che hanno preteso un aggravio di spese di ben 9000 Euro. 9000 Euro per 24 ore. Come è possibile che un’azienda sana si ritrovi all’improvviso sull’orlo del burrone, ad un passo dalla chiusura? Il peccato originale della Sarda Semafori risale al 2006: “Per an vere un po’ di respiro, abbiamo deciso di rateizzare l’Iva al prezzo di un 10% di interessi in più”. Il 7 luglio 2009 la signora Mura riceve dall’Agenzia delle Entrate una comunicazione relativa alla determinazione dei versamenti rateali: sono venti rate da circa 665 Euro l’una, da pagare ogni tre mesi circa. In tutto poco più di tredicimila Euro. Ma il 30 novembre 2009, giono di scadenza della seconda rata, il collegamento internet della banca non funziona. “Ci ho provato in tutti i modi ma non c’è stato verso di inoltrare il modello F24 – racconta la signora Mura – così ho riprovato il giorno dopo e ci sono riuscita. Certo, se avessi saputo che avrebbe comportato questo piccolo ritardo, sarei andata in capo al mondo a pagarla”. Passa il tempo e l’azienda continua a versare le rate,una dopo l’altra, fino a quando il 24 giugno 2011 i nodi vengono al pettine: Equitalia notifica una cartella di pagamento da 15.290,98 Euro da pagare all’agenzia delle entrate entro 60 giorni (poi ridimensionata a 14.611,80). “Dopo lo choc iniziale mi sono informata: la causa era proprio quel ritardo di un giorno nel pagamento della seconda rata dell’Iva, due anni prima” la signora Mura cerca possibili soluzioni, presidia l’Agenzia delle Entrate in preda alla disperazione. “Ma cosa devo fare? Devo chiudere la mia azienda a causa di un pagamento in ritardo di 24 ore?”. Alla fine riesce ad ottenere almeno un consiglio: è necessario rivolgersi alla Commissione provinciale tributaria di Sassari e fare ricorso avverso la cartella di pagamento. Tramite il suo commercialista la signora Mura fa anche istanza di sospensione e a questo punto, più tranquilla, continua a pagare il resto delle rate dell’Iva. Qualche tempo dopo il Comune di Oristano cerca di pagare una fattura alla Sarda Semafori, ed è così che l’azienda scopre di avere la partita Iva sotto osservazione al punto che qualsiasi pagamento sopra i 10.000 Euro viene automaticamente pignorato da Equitalia. “Pensavo che avendo presentato istanza di sospensione la questione fosse congelata, invece no, perché la Commissione provinciale tributaria sta esaminando ancora le pratiche di aprile e chissà quando passerà alla mia”. Nel frattempo l’Agenzia delle Entrate ha annullato la rateizzazione dell’Iva, ma la signora Mura non lo sa ed è per questo che paga anche la rata del 30 novembre 2011. I soldi di certo non le tornano indietro.

Equitalia è soddisfatta solo con il pignoramento della fattura saldata dal Comune di Oristano. Prende alla Sarda Semafori 14.611,80 Euro che si aggiungono ai circa 7000 Euro corrisposti con il pagamento delle prime 10 rate dell’Iva. “Insomma: dovevo pagare 13.000 Euro, e alla fine ne ho sborsato 21.000!”. Se per caso, tra molti mesi, la Commissione provinciale tributaria darà ragione alla signora Mura, ancora non sarà finita. “ Se vorrò ottenere il rimborso, dovrò pagarmi un avvocato e fare causa allo Stato”.

Nel frattempo però i problemi non sono finiti: il pagamento della fattura è stato anticipato dalla banca, alla quale ora l’azienda deve restituire i denaro. “E per fortuna ancora non mi hanno tolto i fidi. Si stanno dimostrando comprensivi, così come i fornitori, ai quali ho chiesto di avere pazienza. Se la gente aspetterà, allora ho qualche speranza di tenere aperta l’azienda. Mi stanno aiutando tutti…a parte lo Stato, che mi sta trattando peggio di una criminale. E dire che ho sempre pagato”.

Il decreto legislativo 462 del 18/12/1997 sulle procedure di liquidazione, riscossione e accertamento all’alrticolo 3, afferma che” Il mancato pagamento anche di una sola rata comporta la decadenza della rateizzazione e l’importo dovuto per imposte, interessi e sanzioni va corrisposto subito ed in misura piena, dedotto quanto versato, è iscritto a ruolo se non immediatamente pagato”. La Sarda semafori non ha omesso alcun pagamento, ha solo versato una rata con un giorno di ritardo.” Possibile che sia la stessa cosa?”.

Leggiamo su: Informare per resistere del 04 gennaio 2012. Un malato di alzheimer della provincia di Genova, ha perso la casa per non aver pagato una multa di 63(sessantatre) Euro. Una multa che molto probabilmente non si ricordava neanche di aver ricevuto. Prendersi una casa a copertura di un debito di 63 Euro, non vi sembra una soluzione leggermente esagerata? Il nuovo capitolo, fonte edizione genovese del quotidiano La Repubblica, riguarda ancora il nostro sfortunato amico che nel 2005 ( allora c’era ancora Gestline, cambia il nome ma non la sostanza) ha toccato veramente il fondo, lo squallore più totale. Dovete sapere che il povero ammalato era di famiglia benestante, era perché ci ha lasciato nel 2008, la multa non l’ha pagata non perché non voleva ma, perché era davvero malato. Per di più anche sua moglie era invalida al 100%. Ma attenzione, ora arriva il bello: la casa non poteva essere pignorata legalmente. Il tetto minimo di un debito, che può portare ad un esproprio, è di 8000 Euro. Eppure gli hanno portato via la casa per molto, molto meno. Perché Equtalia si è incattivita tanto con lui? Perché è arrivata ad infrangere la legge per portargli via l’appartamento? Molto semplice: L’asta, secondo gli inquirenti venne tenuta nascosta allo scopo di non informare l’espropriato, permettendo così a dei compratori” amici” di vincere l’asta a basso prezzo. La sua famiglia, inoltre, volendo ricomperare a tutti i costi la casa, per comprensibili ragioni affettive, i funzionari corrotti gli impedirono di farlo. La famiglia, per rientrare in possesso del bene, si è dovuta rivolgere ai vincitori dell’asta, pagando un prezzo debitamente gonfiato. Tutto ciò a portato, nei giorni scorsi, il PM Francesco Pinto a chiedere il rinvio a giudizio per quattro persone. Si tratta del direttore ligure di Equitalia Piergiorgio Iodice, e dei funzionari della stessa società concessionaria del servizio riscossione tributi: Silvia Angeli, Roberto Maestroni, Pierpaolo Trecci. Il caso del 2005 è diventato materia penale solo nel 2009 quando i figli dell’ex proprietario dell’appartamento di Piazza Duca degli Abbruzzi presentarono una denuncia affidandosi all’avvocato Massimo Auditore. La Procura contesta tutta la pratica, dall’inizio alla sua conclusione. Si parte dalla procedura esecutiva, ossia quella dell’esproprio. Fino al 2 dicembre del 2005 gli ufficiali della riscossione potevano pignorare un appartamento anche per un debito scaduto di appena 1500 Euro (nel frattempo la multa originaria di soli 63 € era lievitata a dismisura). Solo successivamente il tetto è stato alzato a 8000 Euro. Con una memoria difensiva gli indagati sostengono che, purtroppo, all’epoca quelle erano le regole, e quindi, messo in moto il meccanismo, non ci si poteva più fermare. Ma il consulente della Procura della Repubblica, Massimo Serena, la pensa diversamente. Dall’esame della documentazione sostiene che tutto l’iter si è messo in moto per una sola cartella da 63 Euro. Non è tutto. Il consulente spiega che, prima di procedere all’esecuzione, Gestline, avrebbe dovuto iscrivere una nuova ipoteca che avrebbe dato sei mesi di tempo al debitore per rimediare. In questo modo, secondo la Procura, sarebbe scattata la seconda violazione, quando l’appartamento venne spropriato con i nuovi limiti alzati ormai ad 8000 Euro.       

L’Associazione Noi Consumatori di Genova ci fa sapere che una famiglia con tre bambini si è vista mettere all’asta l’appartamento in cui abitavano per un debito verso l’erario di 15.000 Euro.

A Roma, Fonte Associazione consumatori, ad una signora, per una cartella esattoriale di 50 €, per una contravvenzione, Equitalia ha disposto il fermo amministrativo dell’auto. Il signor nunzio, racconta a lettera 43, di fare l’autista da vari decenni, il titolare dell’azienda presso cui lavora non ha pagato alcune multe, il debito è lievitato, spropositatamente, fino a 19.500 Euro. Equitalia gliha pignorato la casa,l’ha messa all’asta,. l’ha venduta, e lui è venuto a sapere tutto solo quando ha bussato alla sua porta l’Ufficiale Giudiziario con i Carabinieri ed il nuovo proprietario.

Il fermo amministrativo di mezzi, anche di lavoro, riguarda oltre 6 milioni di autoveicoli, se si viene beccati a guidare, nonostante il fermo, non importa se per necessità di lavoro, ci sono altri 2500 Euro di multa o un’altra bella cartella esattoriale, a scelta.

Il motto di Equitalia è”Per un paese più giusto”. Sarà? Ma Elena Polidori nel suo Resistere ad Equitalia (Aliberti Editore) racconta che il signor Francesco, 46 anni, licenziato, bimba a carico, si è visto pignorare il suo mini appartamento per non aver pagato il canone RAI.

Sempre la Polidori ci racconta il caso di un artigiano restauratore di Moncalieri, 58 anni, tale Mauro Bordis, per un debito, ben ritoccato da Equitalia, di 6000 € si è visto ipotecare la casa, ha perso i fidi in banca ed è finito in bancarotta. Risultato: il poveretto è morto d’infarto. Dalla stesse fonte apprendiamo che hanno inviato un preavviso di ganasce fiscali persino ad una onlus torinese che si occupa dell’assistenza domiciliare a malati terminali di cancro, per 3000 Euro ti tasse sui rifiuti non pasgate.

Un simile comportamento vessatorio non trova riscontro in nessuna parte del mondo. Se poi si considera che se la società avrà un attivo lo avrà realizzato lucrando, indegnamente, sui cittadini, se invece avrà un passivo saranno i cittadini stessi a doverlo risanare con le tasse pagate, in ogni caso è il cittadino a dover sostenere l’onere del mantenimento della società, che si comporta, lo ribadiamo, ora come una azienda privata, ora come un ente pubblico, a secondo di ciò che più gli fa comodo. Se si vuole far passare l’operato di questi vampiri come un sistema drastico per risanare le casse dello stato la cosa è ugualmente opinabile, sia perché non si può operare in dispregio dei diritti umani sia perché le azioni troppo aggressive causano molti più danni di quanti ne sanano. Ad esempio se ad un imprenditore, che è debitore verso lo Stato, magari per non aver versato l’anticipo IVA, che nella sostanza è una forma di finanziamento forzoso preteso ingiustamente non potendo stabilire quanto sarà il reale ammontare dell’VA incassata, all’imprenditore possono essere sequestrati i beni strumentali, quindi egli non potendo continuare la sua attività fallirà, avendo perso la sua azienda smetterà di essere un contribuente, così come smetteranno di essere contribuenti i suoi dipendenti che avranno perso il lavoro .  Anche nel caso egli venisse nominato custode giudiziario dei beni sequestrati ciò non mette e non toglie nulla, se non sarà in grado di pagare sarà bancarotta. Imprenditore e dipendenti saranno costretti a rivolgersi allo Stato per un sostentamento, che non riceveranno, se non in misura ridicola. Quindi se l’intenzione era di combattere il disavanzo delle casse dello Stato ci sembra che si ottenga l’effetto contrario.

Ugualmente dicasi per un cittadino, lavoratore dipendente o pensionato, che debitore verso un ente o verso lo Stato si vede pignorare la propria abitazione, abitazione che poi sarà venduta all’asta, con i sistemi e le modalità rasenti la collusione mafiosa propria di tali vendite, si vedano i numerosi casi e sentenze emesse da vari Tribunali. Una volta senza casa il cittadino, sicuramente impossibilitato ad acquistare una nuova abitazione, altrimenti avrebbe pagato il suo debito, sarà costretto a chiedere un alloggio popolare agli enti preposti, non lo otterrà perché in Italia, oramai, non si costruiscono più tali tipi di alloggi, in ogni modo finirà con il gravare sulle finanze pubbliche, non pagherà più l’ICI, e ci mancherebbe, e sarà, probabilmente ridotto allo stato di indigente.

Ci preme in modo particolare mettere in risalto l’inadeguatezza di un sistema che persegue delle finalità occulte ben diverse da quelle dichiarate, non la ricerca di un riassesto delle finanze pubbliche ma un illecito arricchimento di una società che usa gli introiti per auto sostenersi ed alimentare il sistema del clientelismo, nel contempo le cifre recuperate dalle istituzioni si perdono negli infiniti rivoli dello spreco di denaro pubblico.

Il fatto che Equitalia non debba dare alcuna dimostrazione dei crediti vantati e di cui si fa esattore e che l’azione di aggressione non si ferma neanche di fronte alla dimostrazione di un eventuale errore è cosa aberrante. Il poveraccio incappato nella rete fraudolenta dovrà attendere il pronunciamento di un Giudice, che lo farà dopo anni, difficilmente il Giudice sospenderà l’azione legale, diciamo pure mai, intanto i malandrini avranno spoliato il malcapitato. Si metta pure nel conto il fatto, non casuale, che Equitalia è particolarmente solerte nei confronti di soggetti deboli, mentre è accomodante con Comuni, Province, Regioni, Enti o individui agiati che possano vantare appoggi politici. Ovviamente gli esattori non hanno interesse a mettersi contro chi li foraggia.

Stiamo assistendo ad un vero e proprio stillicidio con marcate ripercussioni sociali: proteste, aggregazioni di cittadini per meglio difendersi e nei casi peggiori si è assistito addirittura a suicidi di persone rovinate dagli estorsori di regime. Non si creda che definirli estorsori è un’esagerazione, nelle azioni e nei fatti il comportamento di questa società di recupero crediti ricalca il comportamento tipico della criminalità organizzata. Pretendono molto più del dovuto, quando è dovuto, fanno pressioni continue, ai limiti delle minacce, tartassano e intimidiscono con pressanti richieste. Tutte azioni che ci si può aspettare da soggetti illeciti e non certamente da enti pubblici, Equitalia tale dovrebbe essere essendo partecipata per la sua totalità da enti pubblici.

Che Equitalia sia un’emanazione dell’Ufficio delle Entrate e dell’INPS non è assolutamente garanzia di equità, come vorrebbe far pensare il nome che si sono dati, tutt’altro. Essendo l’ufficio delle Entrate un ente gestito malissimo, anche esso a natura persecutoria, in cui le entrate di un fisco asfissiante assorbe gran parte del reddito dei cittadini italiani, costretti a lavorare gran parte dell’anno per pagare le tasse che hanno raggiunto livelli insostenibili, tasse che servono a mantenere in piedi un apparato statale costituito in gran parte da una casta parassitaria. Tale ufficio per imporre il rispetto di assurdi livelli di prelievo fiscale è costretto a ricorrere alle forze armate: la Guardia di Finanza. Ciò ci sembra una soluzione da regime dittatoriale.

L’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale) dovrebbe occuparsi, principalmente, di erogare le pensioni ai lavoratori traendo i fondi da quanto i lavoratori stessi hanno versato durante gli anni in cui hanno lavorato. L’incapacità di tale ente a ben gestire tali fondi dirottandoli verso altre destinazioni, come ad esempio i famosi ammortizzatori sociali, ma soprattutto utilizzandoli per auto finanziarsi e mantenere una struttura elefantiaca, in cui i sindacati fanno il bello e cattivo tempo, sperperando risorse in maniera avventata e facendo del clientelismo l’unica valida referenza. L’unica soluzione che il governo ha trovato per porre rimedio a questo disastro è di non pagare le pensioni, elevando progressivamente l’età pensionabile fino ai 70 anni, prossimamente. Come dire facciamo economia sperando nella morte dei lavoratori, magari accelerandone la fine con la costrizione a lavorare fino a tarda età. Va tenuto conto che a 70 anni anche un lavoro d’ufficio può risultare pesante, figuriamoci un lavoro usurante.  Insomma anche l’INPS è un chiaro esempio di una massiccia mole di errori imperdonabili.

Essendo Equitalia figlia di questi enti, specchiati esempi di incompetenze e sperequazione, non ci si può meravigliare se ha fatto dell’iniquità la sua bandiera.

Non dimentichiamo la Sicilia dove il recupero crediti è affidato alla società Riscossioni S.p.A. partecipata dalla regione e dall’Agenzia delle Entrate. In Sicilia non mancano esempi, di un passato non troppo lontano, in cui tale funzione era stata affidata alla mafia, attraverso l’operato dei fratelli Greco. Oggi… non azzardiamo ipotesi, diciamo solo che, in Sicilia come nel resto d’Italia, dove ci sono in ballo molti soldi le mafie cercano, e spesso riescono, a mettere mano.

Conflitto d’interessi

Le critiche a cui si presta l’operato di Equitalia sono veramente una mole impressionante e, purtroppo, tutte fondate. Diciamo purtroppo perché sarebbe anche giusto che chi è debitore verso lo Stato provvedesse a regolarizzare la sua posizione, a patto che tale debito scaturisca da una normale pressione fiscale, da un’equa valutazione delle cause che hanno portato al debito e da un civile tentativo di riconciliazione bonaria. Tutte cose totalmente assenti in Italia. E’ risaputo che in Italia abbiamo una pressione fiscale da paese scandinavo, ma servizi da repubblica delle banane, che il debito non viene valutato ne vengono prese in esame le motivazioni che l’hanno generato, che spesso tale debito è inesistente, che non vi è mai, dico mai, la possibilità di un accordo civile. Chiunque si rechi in un ufficio Equitalia verrà trattato come un pezzente, anzi come un delinquente, come un evasore che mette in crisi l’intero sistema Italia con il suo operato da malavitoso ( fonte esperienza personale). Una sorta di difesa preventiva che si manifesta sotto la forma di un’aggressività generalizzata tesa a prevenire e spegnere sul nascere qualsiasi contestazione, l’assurdo è che questo comportamento spesso funziona e molti vengono, così, scoraggiati dal ribellarsi a palesi ingiustizie.

Che Equitalia appartenga all’Agenzia delle Entrate ed all’INPS genera sovente dei paradossi, dei veri e propri conflitti d’interesse che essi pensano di aver superato essendosi dati la forma di Società per Azioni. Come se delle persone apparentemente irreprensibili per poter fare affari sporchi si diano una adeguata forma societaria su cui poi addossare tutte le eventuali colpe se e quando i nodi verranno al pettine. Ovviamente si tratta di un maldestro tentativo di mascheramento, la proprietà di una società resta sempre responsabile per il comportamento della società stessa, non per niente in Italia non esiste la “Società Anonima”, che, in ogni caso, neanche garantisce l’impunibilità dei soci, ma solo una maggiore “tranquillità”.  Veniamo al conflitto d’interessi: esso è inevitabile quando il soggetto creditore si fa  giudice, carceriere e boia, saltando tutti i passaggi che sono previsti, giustamente, dalla procedura civile in caso di insolvenza. Dobbiamo dunque dedurre che ciò che vale per ognuno di noi non vale per lo Stato, che le regole  sono costruite ad arte per  sfavorire una parte a favore dell’altra. Insomma:

” Fai come dico io ma non come faccio io”, sembra essere questo il concetto ispiratore della società fondata da enti pubblici per perseguire i suoi creditori. Inoltre il fatto che le regole vengano adattate in modo da colmare possibili vuoti in cui il povero creditore, assalito alla gola, possa trovare possibili spazi di manovra rende vani i tentativi di sottrarsi agli assalti.

Nel caso in cui un cittadino risulti debitore, a torto o a ragione, verso l’agenzia delle entrate, lo stesso non si vedrà recapitare un sollecito di pagamento con aggiunta di interessi legali, ma una cartella esattoriale con un aggio per il riscossore del 5 % più un altro 9 % se il pagamento non avviene nei termini indicati. In questo caso il creditore si fa anche esattore. Se un imprenditore non paga, o dimentica di pagare, una rata all’INPS non riceverà un avviso bonario ma la solita, minacciosa cartella esattoriale, con il consueto pesante aggravio e aggiunta di pesanti minacce di ritorsioni. Minacce non teoriche, infatti l’ente debitore attraverso la società di recupero, metterà sotto sequestro cautelativo i beni dell’imprenditore, anche strumentali. In tal modo si realizza non solo un palese conflitto d’interessi, in quanto è il creditore a decidere come e quando agire, in tutta autonomia, contro il debitore, ma lo mette anche nelle condizioni di non poter onorare il debito. Se sono un padroncino ed il mio mezzo di trasporto, un furgone ad esempio, viene fermato, cautelativamente, dalle ganasce fiscali, io non posso continuare a lavorare, quindi, con ogni probabilità non sarò in grado di regolarizzare la mia posizione. Il passare del tempo, con il maturare degli interessi e l’aggravio di altre spese di recupero unitamente ad ulteriori sanzioni pecuniarie faranno lievitare il mio debito fino al punto che la società di riscossioni potrà pignorare un mio bene immobile, magari l’unico e magari la casa in cui abito con la mia famiglia. Un meccanismo perverso, privo di ogni logicità, se non quella di aggredire con qualsiasi mezzo, fare cassa ed incamerare illeciti guadagni a danno di chi è già costretto a combattere giornaliermente con una situazione economica traballante, in odore di recessione, che magari ha tagliato pesantemente i  guadagni e messo nella condizione di essere debitore e di poter essere attaccato dai famelici sgherri di stato.

Il termine “Polis” con cui spesso si accompagna il nome della società Equitalia, e che vorrebbe richiamare alla mente le polis greche, primi esempi di democrazia, è un insulto alla democrazia stessa e un maldestro tentativo di voler mascherare la natura aggressiva di tale società. Sarebbe come se un delinquente aggiungesse al suo nome l’aggettivo “buono” nella speranza di ingannare le forze dell’ordine e dare di se un’immagine ritoccata. Un inutile tentativo, che non ingannerebbe nessuno, ed infatti non inganna nessuno.

Al legislatore, che ha fornito tanto potere alla società di riscossioni tributi, non può essere sfuggita la natura antidemocratica che stava dando a tale organo, non può non essersi accorto che violava i diritti civili dei cittadini, non può non aver capito che partiva dal concetto che ogni debitore, nei confronti dello stato, è un evasore fiscale. Coloro che sono debitori verso le istituzioni in quanto evasori fiscali vengono perseguiti anche penalmente, se ciò non avviene vuol dire che il debito è di altra natura, non dolosa, ma semplicemente dovuta a difficoltà finanziarie del debitore o a situazioni di cui lui, magari, non è neanche a conoscenza. Una contravvenzione, con pena pecuniaria, al codice della strada può anche non essere notificata, in tal caso sarebbe, e ribadiamo sarebbe, impugnabile, ma nel mentre se ne viene a conoscenza, del come e perché, la cartella esattoriale, ed i meccanismi perversi che l’accompagnano, ha incominciato a sortire i suoi effetti. Quando ci si rende conto di essere finiti in una trappola spesso è tardi. Il modo oscuro con cui sono stilate le cartelle esattoriali costringono il malcapitato a recarsi presso uno sportello Equitalia, dove altre centinaia di vittime come lui sono in fila, per poi sentirsi rispondere sgarbatamente ed in maniera ancora più sibillina da un impiegato addestrato a parlare senza dire niente, a parlare facendoti sentire in colpa, a trattarti come un aspirante malfattore ( esperienza diretta dell’autore che ha passato intere giornate ad ascoltare le risposte date dagli impiegati ). Non tutti siamo avvocati, e non tutti abbiamo la capacità di opporre argomentazioni erudite a chi ti tratta da pezzente truffaldino. Tutto ciò fa parte di un sistema creato a tavolino da chi a voluto rendere potentissima la società di “estorsione” crediti, le ha voluto fornire tutti mezzi legali, semplicemente rendendo tali anche quelli che per logicità dovrebbero essere considerati illegali, affinché essa possa operare in  condizioni di sospensione delle libertà civili.

Tutto ciò ricorda un po’ ciò che è avvenuto negli USA dopo l’11 settembre 2001 dove, sotto l’onda emozionale, è stata approvata una legge che sospende le libertà civili degli individui in caso di sospetti di attività terroristiche: Patriot act. In realtà poi questa legge viene usata spessissimo ed in casi per nulla collegati al terrorismo.

Riteniamo che tutto ciò nel suo insieme costituisce non già solo un palese conflitto d’interessi, i rappresentanti da noi eletti hanno creato un sistema per aggredirci invece che per servirci, mascherandolo dietro una facciata di cartapesta, ma costituisce un’offesa gravissima alla libertà, limitandola e spesso annullandola.

Equitalia, come abbiamo più volte affermato, è una società per azioni posseduta per il 51% dall’Ufficio delle Entrate e per il 49%  dall’INPS, già questo ci sembra un notevole caso di conflitto d’interesse. Il creditore (Ufficio delle entrate o INPS) non può essere al tempo stesso anche esattore e addetto alla riscossione forzata di crediti insoluti; insomma le funzioni di Giudice, giuria e boia non possono essere delegate ad un’unica società, Equitalia appunto. Se poi consideriamo che l’Ufficio delle Entrate ed Equitalia sono dirette dallo stesso personaggio allora il conflitto d’interessi diviene più che un sospetto, diviene una tragica certezza. La volontà inquisitoria, la bramosia di voler perseguire ad ogni costo, chi è debitore, o presunto tale, verso lo Stato, senza tener conto delle motivazioni che hanno causato lo stato di insolvenza, è talmente forte che si è disposti a passare sopra ad ogni considerazione di buon senso, affidando un enorme potere ad un solo uomo, Il Sig. Attilio Befera, che in pratica detiene nelle sue mani le sorti di svariati milioni di italiani. La tentazione è troppo forte e la carne è debole, si sa, per cui il buon senso imporrebbe di diffidare di chi gestisce troppo potere. Inoltre il Sig. Befera, conscio della forza di cui dispone, non manca occasione per lanciare messaggi inquietanti, minacciosi proclami nei quali, novello Torquemada, garantisce persecuzioni a tappeto contro tutti coloro che egli ritiene evasori fiscali. Poiché lo Stato parte dal presupposto che tutti gli italiani siano evasori, salvo riuscire a provare il contrario, cosa quasi impossibile da farsi, egli garantisce che ci perseguiterà tutti, indagherà su ogni nostro più piccolo acquisto, controllerà ogni movimento bancario, setaccerà la nostra vita senza nulla tralasciare. Se vi state chiedendo dove sia finita la privacy, che fine abbiano fatto i diritti civili, rassegnatevi, sono finiti nel cesso, preceduti e seguiti da tutto ciò che rendono un uomo libero differenziandolo da uno schiavo. Qualche giorno fa il bieco inquisitore alla richiesta di esprimere un parere sull’impressionante numero di suicidi che sta sconvolgendo il nostro paese ha risposto con brutale arroganza che chi non è in difetto non viene perseguito, se chi viene perseguito prende decisioni drastiche forse ha molto da temere e che in ogni caso lo Stato non si fermerà ma continuerà, impassibile, a tartassare e strangolare. E’ bravo il nostro censore! Noi dobbiamo essere perseguitati e i nostri morti vengono derisi, intanto lui favorisce i suoi parenti:

Da “Il Giornale.it”

  Cos’hanno in comune Coni ed Equitalia? Apparentemente nulla, se non la medesima origine pubblica. In realtà, i top manager del Comitato Olimpico Nazionale e dell’azienda di Stato che si occupa della riscossione dei tributi, Raffaele Pagnozzi e Attilio Befera, hanno provveduto a sistemare i rispettivi figli con assunzioni incrociate.
Il curioso intreccio, più simile a uno scambio azionario che a un favore tra amici, viene segnalato dal quotidiano economico Italia Oggi. Protagonisti sono Marco Befera, figlio dell’amministratore delegato di Equitalia, assunto mesi fa al Coni e inserito nei servizi legali, e Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Comitato olimpico, da poco in organico della S.p.A. del fisco.
Interessante rilievo: Raffaele Pagnozzi è anche amministratore delegato della Coni servizi S.p.A., società controllata dal ministero dell’Economia che, guarda caso, controlla anche Equitalia attraverso l’Agenzia delle Entrate.
L’operazione a vantaggio dei rampolli dei manager di Stato non ha nulla di irregolare e sarebbe passata inosservata se i soggetti coinvolti operassero in ambito privato. Ma la cosa inevitabilmente «fa notizia» se sotto i riflettori finiscono due big del cosiddetto «pubblico», con il relativo strascico di polemiche e obiezioni.
Così, in attesa dei probabili giri di valzer che accompagnano il passaggio delle consegne tra un governo e l’altro, chi può si organizza, mettendo gli eredi al riparo dalle intemperie. Il vecchio modello della provvidenziale «raccomandazione», insomma, non tramonta mai.

Questo sarebbe l’archetipo del fustigatore della morale pubblica?  Costui può permettersi di chiamare tutti noi evasori?

I suoi scheletri nell’armadio devono essere per forza di cose numerosi, nessuno arriva a gestire tanto potere senza scendere a compromessi, senza tacitare la propria coscienza, ammesso che ne abbia una, rendendola satolla di privilegi e lussi che lo elevano, pensa lui, al di sopra della gran massa di pezzenti, noi, che sguazzano nelle difficoltà quotidiane.

Evasori, dice lui, ma è essere evasori cercare di evitare, almeno un po’, almeno in piccola parte, una pressione fiscale che sfiora, quella ufficiale, il 60%? Io credo che si tratti di LEGGITTIMA DIFESA. Se qualcuno cerca di portare via il pezzo di pane che faticosamente sono riuscito a portare a casa e per contro, cercando di attenuare il danno, cerco di nasconderne un pezzo, io non mi sento un criminale. Criminale è chi affama la mia famiglia.

Qui parliamo di gente come tutti noi, non di grandi evasori, quelli non vengono mai toccati seriamente, anzi siedono comodamente alla stessa tavola dei criminali che ci strangolano e con loro si spartiscono il maltolto.

Incremento del debito

Il sistema Equitalia non si limita ad esigere quanto dovuto dal debitore allo Stato, evitando, ovviamente di indagare sulla natura e sulla veridicità di tale debito, ma, più articolatamente, mette in atto dei meccanismi per far aumentare tale debito. Il fine è scontato: incassare il più possibile, incassare una percentuale maggiore per se stessa e mettere il debitore in gravi difficoltà. Il fine ultimo è impadronirsi dei beni, immobili, del povero creditore. Tutto ciò ha l’inconfondibile sapore dell’illegalità, confrontati tra loro le modalità con cui le organizzazioni criminali esercitano pressioni sulle loro vittime non si discostano di molto dal modus operandi della società di riscossione crediti inevasi. Si inizia con una fumosa comunicazione, quando si è fortunati a riceverla, cartella esattoriale, tale comunicazione contiene indicazioni sull’entità del debito ma non sulla sua origine, in alcuni casi questa origine viene solo genericamente indicata, alcuna specifica viene recapitata unitamente alla cartella. La cartella esattoriale è già un atto esecutivo valido, non abbisogna della convalida di nessun Giudice. Chi ricevendola crede, erroneamente, che essa sia solo un avviso sbaglia, l’errore è generato dal fatto che chiunque vanti un credito abbisogna prima dell’emissione di un decreto ingiuntivo e poi, dell’azione di un Giudice che sentenzi il pignoramento dei beni del debitore. Tutti, ma non Equitalia, essa se la canta e se la suona da sola, è al di sopra delle leggi, è un soggetto libero da ogni vincolo giurisprudenziale. La lettura della cartella esattoriale non è per niente agevole, anzi è quasi incomprensibile in ogni sua parte, in compenso contiene chiare ed inequivocabili minacce di ritorsione in caso di mancato pagamento, le scarse indicazioni relative alla possibilità che si tratti di un errore e che esiste il modo per poter dimostrare tale errore sono esposte in maniera sibillina, mentre le minacce sono ben chiaramente proferite. Tanto è perverso questo meccanismo che molti si precipitano a pagare, senza accertarsi se quanto richiesto è veramente dovuto, tale è il, giustificatissimo, terrore di restare intrappolati nella rete che è stata lanciata. Ovviamente se ha ricevere la cartella è un avvocato o un commercialista o una persona che, in qualche modo, conosce i metodi inquisitori della società, questi mette in campo tutte le armi in suo potere per contrastare la richiesta, purtroppo i debitori sono, per la maggior parte persone poco ambienti, o che non possono permettersi di sopportare le conseguenze di un contrasto, che nel frattempo sortisce i suoi effetti. Se siete un piccolo imprenditore una cartella esattoriale, anche se sfacciatamente “pazza” equivale ad un decreto ingiuntivo, in presenza di una tale situazione le banche ritirano i fidi causando un effetto valanga dagli esiti funesti. Dunque, chi può, paga e spera che il fulmine non cada due volte nello stesso posto.

Partiamo dal presupposto che voi siate veramente debitori verso lo stato o verso un ente o verso un Comune (che se vi segnala quale insolvente si vede stornare il 33% di quanto maggiormente incassato), al momento del ricevimento della cartella avrete il vostro debito aumentato del 5% che sale al 9% dopo 60 giorni, degli interessi, delle more e delle pene pecuniarie, il tutto arriva agevolmente al 50%, se il vostro ritardo si protrae per dodici mesi il vostro debito si raddoppia. Affinché tutto ciò avvenga la società di recupero crediti non è mai sollecita a comunicare il fatto all’interessato, anzi la sua è una lentezza biblica, lascia che passino anche alcuni anni prima di reclamare il pagamento, in tal modo il vostro debito cresce spropositatamente e di pari passo cresce la percentuale che costituisce il ricavo di Equitalia, chiaramente cresce anche ciò che lo Stato incassa. In ogni caso abbiamo visto che Equitalia è lo Stato, quindi questo meccanismo è messo in atto dallo Stato contro i suoi  cittadini per meglio mungerli, e per privarli, nel caso non siano in grado di pagare dei suoi beni. La società Equitalia è stata già richiamata dall’Alta Corte per questi suoi metodi truffaldini, ma grazie alla copertura delle istituzioni può infischiarsene bellamente.

L’eventuale rateizzazione del debito, a cui la società è stata obbligata, non risolve la questione perché gli interessi continuano a correre e se sospendete i pagamenti vi trovate in una situazione ancora peggiore. Purtroppo abbiamo visto che chi è debitore verso lo Stato, il peggior creditore immaginabile, è quasi sempre una persona in cattive condizioni economiche per cui l’accanimento verso di lui è un’offesa al buon senso ed alla solidarietà civile. Meglio sarebbe, una volta accertate le reali condizioni economiche del debitore, arrivare ad un accordo bonario, magari recuperare solo parte del dovuto evitando guasti sociali che inevitabilmente si ripercuotono su tutti e che comunque generano effetti boomerang. Spingendo la gente verso la soglia di povertà non si risolvono i problemi del paese ma si da la possibilità di un indebito arricchimento a chi non ne ha alcun diritto.

Questi meccanismi perversi non vanno considerati singolarmente ma visti nel loro insieme quali tasselli di un ben elaborato piano per incrementare l’esposizione del cittadino verso lo Stato che si mostra non come organismo garante dei diritti di tutti e della democrazia, ma come un padre padrone sempre pronto ad usare la verga per punire, anche ingiustamente.

In questo modo si causa la disaffezione del cittadino verso le istituzioni, si incrementa il timore di essere fatti oggetto di attenzioni da parte di un consesso di grassatori legalizzati. Come dare torto a chi ha perso la casa, venduta all’asta, per un debito esiguo artatamente gonfiato, se sentono verso lo Stato italiano non un senso di appartenenza ma di repulsione?

Ricapitolando: la semplice dimenticanza o impossibilità a pagare anche un piccolo debito verso le istituzioni apre una posizione di morosità, tale stato viene reso noto all’interessato solo molto tempo dopo che egli è stato classificato moroso. Questo ritardo fa lievitare il debito in maniera mostruosa, la società incaricata di riscuotere è in realtà un’associazione persecutoria incaricata dallo Stato di perseguitare il debitore. Niente e nessuno riesce ad opporsi in modo fattivo a questo meccanismo, se un modo esiste vengono varate nuove regole per renderlo inefficace. Pura perversione.

Usura

Le modalità con le quali la società di recupero crediti Equitalia procede verso i debitori, abbiamo visto, sono perverse e finalizzate ad andare ben oltre il puro scopo di sanare situazioni di insolvenza. Essa attua procedure tese ad aggravare notevolmente la situazione del debitore al fine di ricavare per se il massimo ricavo e per il suo committente cifre ben superiori a quelle realmente dovute. Essendo, nella realtà dei fatti, committente e società di riscossione una sola cosa, mascherate dietro la facciata di soggetti diversi, è il creditore che aggredisce con veemenza il debitore, senza alcuna distinzione e senza valutazioni di sorta, l’assioma secondo il quale chi non paga quanto dovuto allo Stato è un evasore fiscale è una congettura malevole, un sistema per giustificare un comportamento oppressivo-repressivo. In un tale comportamento, a mio avviso, sono riscontrabili notevole affinità con la pratica estorsiva esercitata dalle organizzazioni mafiose, certo non si corre il rischi che Equitalia mandi dei killer a regolare i conti o che le intimidazioni passino dalle minacce agli attentati, ma per il resto le offese patite dai debitori non sono molto diverse. Forse possiamo parlare più compiutamente di pratiche usuraie, infatti ciò si deduce agevolmente dai tassi di interesse che vengono applicati sulle somme dovute. Ovviamente nel computo degli interessi va calcolato tutto, sotto qualsiasi voce ascritte, il maggior importo dovuto, rispetto alla cifra iniziale. Quando tale maggior importo supera i tassi regolati per legge si entra nella categoria usura. La legge stabilisce che chiunque applichi interessi maggiorati rispetti a quelli stabiliti dalla legge commette reato di usura. Con il termine chiunque si intende proprio tutti, Stato compreso, infatti nulla esonera lo Stato dal rispetto della suddetta legge. Interessi che nell’arco di un anno possono raggiungere il 100% dell’ammontare del debito, che dunque sarà raddoppiato, ci sembrano interessi sicuramente usurai, anzi alcuni usurai sono meno esosi. A chi volesse obbiettare che lo Stato non presta denaro e dunque non può essere definito usuraio rispondiamo che sono in errore: ogni volta che lo Stato concede una dilazione su un pagamento, uno qualsiasi e per qualsiasi motivo, nella sostanza sta prestando denaro. Se presta denaro deve attenersi alle leggi che esso stesso si è dato e rispettare i tassi di interesse legali, in caso contrario commette reato di usura. L’usura è un reato gravissimo, che non solo aggredisce il patrimonio di un individuo, o di un azienda, ma ne mortifica la volontà, annulla la forza di reazione, rende dipendenti da chi commette il reato, una sorta di sudditanza psicologica, una schiavitù economica che diviene, in taluni casi, quasi fisica. Quando? Quando sentendosi presi in trappola e disperando dal poter trovare una soluzione ai propri problemi si opta per la soluzione più radicale. Non sono pochi coloro che stretti dal cappio dell’usura, di stato o meno, si sono tolti la vita.

L’attuale Presidente del Consiglio, Mario Monti, decreto Salva-Italia, promette che le quote applicate da Equitalia, relativamente al proprio aggio, o ricavo che dir si voglia, scenderanno al di sotto del 9%, uscendo dalla fascia usuraia, secondo lui. Innanzi tutto non dice di quanto sarà abbassata la spettanza di incasso, ne da cosa sarà sostituita e non da indicazioni sufficienti a garantire che non sarà più applicata l’oscena pratica dell’usura.  Qualsiasi eventuale modifica è allo stato di bozza e, in ogni caso non sarà operativa prima del 2014, infatti lo stesso decreto stabilisce come termine per rendere operative queste, minuscole, novità il 31 dicembre 2013.

Che lo Stato si faccia veicolo di un reato odioso come l’usura è veramente oltraggioso, in un paese che si vanta di essere la culla della giurisprudenza il cittadino dovrebbe essere tutelato in ogni modo, dovrebbe essere difeso tanto maggiormente quanto più egli è soggetto debole, lo Stato dovrebbe farsi garante delle garanzie costituzionali e non complice di chi commette reati. Anzi lo Stato non si fa complice di tali reati ma se ne fa partecipe, non possiamo, e non dobbiamo dimenticare, che Equitalia è una società a partecipazione pubblica per il 100%. Quindi se Equitalia pratica l’usura lo Stato pratica l’usura, questo è quanto.

La propaganda di regime ci mostra le azioni, vergognose, di Equitalia come vittorie del fisco contro il fenomeno dell’evasione fiscale, come abbiamo già detto, contestiamo questo concetto. Chi evade il fisco cerca di occultare delle risorse, chi finisce nelle mani di Equitalia è perché non ha potuto pagare somme che comunque aveva palesato, si tratta dunque di un soggetto in cattive condizioni economiche che teme le ripercussioni di questa sua mancanza e vorrebbe vedere la sua situazione finanziaria sistemata sotto tutti gli aspetti, compreso il suo debito verso il fisco o verso qualsiasi altro ente. La quota di evasori caduti nelle maglie di Equitalia è esigua, chi evade si premunisce di mettere al sicuro i suoi beni, magari non paga neanche le tasse ma lo fa in base ad un piano di elusione, per cui il ricevimento di una cartella esattoriale non gli farà ne caldo ne freddo, l’ignorerà, semplicemente. Se così non è allora non è un buon evasore ma un fesso qualsiasi. Ribadiamo: la quasi totalità di coloro che sono colpiti dalla società di recupero crediti dello Stato sono soggetti deboli per traballanti condizioni finanziarie.

Ripercussioni sull’economia della nazione

L’economia in crisi, o peggio ancora in recessione, può essere aiutata a risollevarsi, ma non con interventi repressivi. La persecuzioni di chi è stato colpito dalla crisi finanziaria e si trova in cattive condizioni economiche, per aver perso il lavoro o aver dovuto chiudere la sua azienda o il suo negozio, è un sistema per aggravare la situazione, per cercare di cavar sangue dalle rape, di spremere chi già ha perso tutto o quasi. Eppure basta non aver pagato il canone RAI per vedersi recapitare una cartella esattoriale caricata di interessi e balzelli, che grazie alle ben calcolate lungaggini, ha raggiunto cifre record. Magari si tratta di una mancanza relativa a anni addietro, diciamo alla penultima, ricorrente crisi, con tutti i guai passati e tutte le tasse e tributi da pagare sarà difficile trovare un riscontro dell’avvenuto pagamento. Male, l’inquisitore di Stato cala la sua scure.

Stringere alle corde chi è in difficoltà rende la crisi più grave, essa per sua natura, deprime i consumi, auto alimentandosi e aggravandosi sempre più, se poi a chi è stato duramente colpito si menano altri colpi, privandoli anche della speranza di riprendersi in lui verrà meno la fiducia e la volontà di andare avanti. Combattere il fuoco con il fuoco è sempre sconsigliabile, quando poi si parla di economia combattere la crisi alimentandola con cittadini fatti passare da una situazione di difficoltà all’indigenza è assurdo e aberrante oltre che controproducente.

Per uscire dalla crisi occorre dare accesso al credito agevolato alle famiglie ed alle imprese, così si creeranno nuovi contribuenti, o si rinsalderanno posizioni a rischio, poi ci sarà sempre tempo, dopo attente valutazioni della situazione finanziaria di ogni singolo soggetto, di chiedere i pagamenti trascurati in passato, ovviamente senza strangolarli con la pratica dell’usura.

Si calcola che allo stato attuale vi siano circa, ottomilioni di posizioni aperte presso Equitalia, crediamo che tali dati siano falsi e pensiamo che esse siano molte di più. Basti ricordare che in Italia le persone che hanno superato la soglia di povertà sono ben più di ottomilioni per renderci conto che i perseguitati dalla società di riscossione devono essere un numero spaventoso.

Alternative

Se hai ricevuto una cartella esattoriale di Equitalia quali sono le alternative possibili?

Pagare, ovviamente. Scartata questa ipotesi, visto che se avessi potuto pagare lo avresti già fatto quali sono le altre possibilità?

  1. Entro 30, 40 o      60 giorni puoi impugnare l’atto dinanzi all’autorità giudiziaria      competente, se si ritiene infondata, o già soddisfatta la richiesta.

Fare ricorso è molto dispendioso, bisogna rivolgersi ad un legale, fare da soli è praticamente inutile, occorre aspettare tempi biblici perché un Giudice si pronunci e quando lo fa è quasi sempre per rigettare l’istanza. Difficilmente un Giudice si metterà contro lo Stato in una disputa economica. Nel contempo l’azione di rivalsa non si ferma, nessun Giudice sospende la procedura, anche se in teoria potrebbe, le conseguenze del mancato pagamento della cartella esattoriale si fanno sentire. Fermo amministrativo dell’auto, Iscrizione d’ipoteca sulla casa, esecuzione forzata dei beni mobili ed immobili del creditore compreso crediti presso terzi e somme dovute da terzi. A farla breve ti possono sequestrare anche una parte dello stipendio, un quinto.

  1. La seconda      possibilità è quella di presentare un’istanza di autotutela all’ente      creditore, chiedendo lo sgravio/discarico, se l’infondatezza della      richiesta è così evidente da poter essere riconosciuta dallo stesso ente      creditore, senza far ricorso all’autorità giudiziaria.

Insomma se siete in possesso di una regolare ricevuta che attesta inappellabilmente che il pagamento richiesto lo avete già effettuato potete chiedere di non pagare, e vorrei vedere il contrario. In ogni caso se nel frattempo è stata posta un’ipoteca sul vostro immobile il costo dell’accensione dell’ipoteca è a vostro carico così come la sua cancellazione. Ormai la cartella ve l’hanno mandata e un balzello lo dovete comunque pagare, che diamine.

  1. Se siete in      possesso del titolo di pagamento potete, pare con le nuove norme, chiedere      alla stessa Equitalia di ritirare la cartella.

Ve lo sconsigliamo, siamo propensi a credere che neanche vi degneranno di una risposta.

  1. Se non potete      dimostrare il pagamento di quanto richiesto, intimato con la cartella      esattoriale, potrete chiedere di essere ammessi ad una rateizzazione del      debito.

Generalmente vi viene concessa, se potete dimostrare che la vostra situazione economica non è migliorata dal momento in cui siete divenuto insolvente. Tale rateizzazione dovrebbe, se la legge sarà approvata,  fermare le procedure aggressive, se e quando sarà approvata ovviamente. La rateizzazione non è un atto di clemenza ma un sistema per incassare crediti inesigibili in altro modo. Un poveraccio che si vede recapitare una cartella esattoriale, non trova più le ricevute con cui ha pagato, o non ha mai potuto pagare, è ben contento di risolvere la questione accollandosi tutti gli oneri accessori. In caso contrario Equitalia potrebbe trovarsi in mano il sequestro di una vettura che vale molto meno del debito. Quindi per la società la rateizzazione è un sistema per incassare cifre che altrimenti il povero debitore non avrebbe potuto pagare. Il debitore anche se non ha nulla da perdere preferisce pagare a rate e non vedersi iscritto nelle liste dei cattivi pagatori, cosa che gli impedirebbe qualsiasi accesso al credito al consumo. 

Difese

Difendersi dalla voracità di Equitalia è molto difficile, anche in considerazione che ad essa è permesso di essere Accusatore, Giudice e boia, che delle sue azioni non deve rendere conto e che gode di coperture politiche ad altissimo livello, ed altamente interessate.

Negli ultimi anni sono sorte agenzie che, a pagamento, contrastano l’azione di banche o finanziarie, ottenendo buoni successi. Tali successi sono dovuti al fatto che trascorso un certo tempo banche e finanziarie dichiarano tali crediti inesigibili, li vendono ad altri soggetti per il 5/10% del loro valore e il resto lo iscrivono tra le perdite di gestione, chiaramente quando il debitore non abbia nulla da perdere, altrimenti seguono la trafila giudiziaria, che benché lunga, si concluderà con esito infausto per il debitore. Una transazione al 25/30%, stante le premesse, viene generalmente accettata. La musica cambia quando la controparte è Equitalia, essa è tenace, non è disposta a transazioni e si accanisce con estrema crudeltà contro un debitore insolvente, anche per piccole cifre, forte dello strapotere che le è stato concesso e che gli permette di agire indisturbata e di rovinare famiglie ed imprese senza temere conseguenze.

Se siete caduti nelle grinfie di Equitalia, insieme ad almeno altri otto milioni di Italiani, siete messi male.

Nel solo 2010 le azioni di recupero di Equitalia hanno avuto un incremento del 15%, il 20% è stato recuperato dai grandi debitori, su questo 20% sarei molto critico perché chi arriva ad essere debitore verso lo stato per cifre superiore a 500.000 Euro è sicuramente un soggetto forte, riteniamo pertanto che tale insolvenza possa essere stata pianificata e l’accurata preparazione renderebbe inefficacia qualsiasi azione di recupero, averli individuati non significa aver incassato il dovuto.

Collusioni

Negli ultimi tempi sono state aperte indagini su comportamenti sospetti di Politici o intrallazzatori i quali attraverso la loro attività all’interno di Equitalia vengono a conoscenza di dati riservati sui contribuenti, dati poi usati per attività illeciti o criminali. Altra malsana abitudine è quella di usare la società in oggetto come base clientelare per rafforzare la propria piattaforma elettorale, assumendo nuovi impiegati o favorendo soggetti insolventi, ovviamente grandi insolventi. Ci sono poi casi limite di politici che occupano posti di rilievo in Equitalia e contemporaneamente hanno delle società immobiliari che si occupano di acquisire immobili venduti all’asta. Casi del genere non mostrano solo un’etica discutibile ma la volontà di lucrare, illegalmente, su un’attività di per se già estremamente discutibile. L’aver accertato che il politico in questione acquistava alle aste giudiziarie solo immobili sequestrati e posti in vendita da Equitalia, a prezzi stracciati, apre uno scenario sconvolgente che vede il malaffare sia negli uffici della società di riscossione che nelle aule di tribunale.

Su Repubblica leggiamo:

La strana situazione di Torino, nelle sedici società satelliti, ancora esistenti, di Equitalia ci sono diversi ex politici, anche il deputato Marco Milanese, imputato nella storia della p4, vi ha sistemato alcuni suoi amici.

L’avvocato alberto Goffi (UDC piemontese che da tempo denuncia gli abusi dell’agenzia) racconta che la presidente di Equitalia Nomos, la struttura sovrintende Torino e provincia in attesa di essere inglobata in Equitalia Nord, è Matilde Carla Panzeri. Già funzionario della banca d’Italia, oggio la Panzeri è presidente di una società pubblica che cura il recupero dei crediti dello Stato e degli enti locali. Ha, quindi, possibilità di accesso alle informazioni sullo stato patrimoniale dei torinesi, sulla solvibilità degli imprenditori della provincia e, tra l’altro, negli ultimi quattro anni la Panzeri, attraverso i suoi dirigenti, ha firmato 43000 ipoteche sulle case di Torino e del suo hinterland. La Manager, dal 2008, è anche presidente di una società privata, la NPL S.p.a. (con sede a milano), che cura per statuto l’acquisizione di immobili, la riscossione di crediti in sofferenza, il finanziamento a terzi, ed è leader nella cartolarizzazione dei crediti bancari. Avere la disponibilità dei dati pubblici è un chiaro vantaggio per una società privata, in questo caso la sua NPL (Non Performing Loans).

Alcune inchieste giornalistiche e di magistratura hanno già messo in evidenza come spesso nei consigli di amministrazione delle sedici società satelliti di Equitalia (Oggi in via di accorpamento) vi siano ex politici che controllano come nel collegio di riferimento i controlli fiscali non siano troppo serrati. L’inchiesta della Procura di Napoli sulla 4, poi, sta rivelando come il braccio destro di Giulio Tremonti, il deputato PDL Marco Milanese (per il quale il PM John Woodcock ha chisto l’arresto), ha usato anche la società pubblica di riscossione per sistemare uomini a se vicini. Tra questi, Guido Marchese, Commercialista del Sindaco di Voghera Carlo Barbieri (PDL). Marchese è stato figura di riferimento in Equitalia Esatri ( la struttura che cura la riscossione a Milano e Provincia). Entrambi, il Sindaco di Voghera ed il suo commercialista Marchese, oggi sono agli arresti domiciliari per corruzione ( l’inchiesta, appunto, su Milanese).

E spulciando negli elenchi del personale di Equitalia,si scopre che dal 2008 vi lavora Flavio Pagnozzi, figlio del segretario generale del Coni, Lello. Più o meno nello stesso periodo, ai servizi legali del Comitato Olimpico è stato contrattualizzato Marco Befera, figlio di Attilio. Potrebbe sembrare un caso di “Assunzioni incrociate”.      

Purtroppo accade anche questo, così  come crediamo fermamente che in un paese afflitto da varie forme di mafia un tale flusso di denaro non può passare inosservato, non può non ingolosire i criminali, che sanno come e dove trovare complicità per partecipare al banchetto.

Servizio mandato in onda da Report:

Stando a quanto denuncia la Gabanelli (la giornalista conduttrice del programma di Rai 3), l’ex ministro Renato Brunetta non ha pagato la tassa sui rifiuti… ed Equitalia cosa fa? Trattamento speciale per l’allora ministro, notifica di mancato pagamento inviata al suo ministero ( e non alla sua abitazione privata come per ogni cittadino) e la pratica viene sospesa. Cosa inusuale per noi contribuenti, visto che per la gente comune, in casi del genere, scatterebbero gli interessi che farebbero aumentare vertiginosamente l’importo totale, di giorno in giorno. A quanto pare ciò non vale per l’ex ministro! Naturalmente Brunetta rifiuta qualsiasi intervista, negando qualsiasi chiarimento, anzi querelando quelli di Report!  

Servizio di Giovanna Boursier dal programma report condotto da Milena Gabanelli:

Orde di cittadini imbufaliti ed esasperati dalla gestione tutt’altro che equa e trasparente dell’esazione delle tasse, hanno bersagliato i call center della società addetta al recupero crediti, ovvero una società privata ma ad azionariato esclusivamente pubblico, armata di clava con i piccoli contribuenti e di piuma con gli “amici”ed i vari potentati, imprenditoriali e politici. Che ci sia anche un “caso Equitalia” sembra ormai inevitabile, stando alle rivelazioni di Report e successivamente riprese anche da “ Il Fatto Quotidiano”. Ma quella “ lista degli intoccabili”, con tanto di Vip, esponenti politici e partiti di centrodestra e centrosinistra per i quali un dirigente della S.p.A. da indicazioni di “astenersi da eventuali solleciti di pagamento”, è solo l’ultimo dei capitoli di un libro nero lungo almeno dodici mesi.

L’Equitalia ideata e presieduta dal bipartisan Attilio Befera, oggi anche direttore dell’Agenzia delle Entrate ( che controlla il 51% della Società di riscossione) vive un continuo fermento fatto di intercettazioni scabrose, inchieste della magistratura e scatoloni contenenti cartelle milionarie che scompaiono e riappaiono come d’incanto. Parliamo dello stesso Befera che per rendere non ipotecabile la propria abitazione ha intestato la propria casa ai figli. Infatti il presidente di Equivali e direttore dell’Agenzia delle Entrate ha comperato nel 2005 il solo diritto di abitazione (usufrutto) mentre ha lasciato ai figli la nuda proprietà. Non è un reato, come è ovvio, ma un fatto curioso. Perché Attilio Befera non ha intestato la casa a suo nome? E’ questo il messaggio, certamente indiretto, ho potrmmo dire “ consiglio”, che Befera manda a tutti gli Italiani: Occhio, se avete un’attività intestate tutto ad altri. Così nessuno verrà mai ad ipotecarvi la casa.

Lo ha scoperto Vittorio Romano in una inchiesta andata in onda la settimana antecedente il 18 gennaio 2012 su Rai 2 all’interno dell’Ultima Parola di Gianluigi Paragone.

Equitalia può mettere ipoteche su case e capannoni di 135.000 cittadini ogni anno, ma nessuno, attenzione nessuno, può fare altrettanto sulla casa del presidente di Equitalia Attilio Befera.

 

Passiamo allo scandalo di Frosinone ( Il Fatto Quotidiano), con i dieci rinviati a giudizio tra funzionari e impiegati della Gerit ( una controllata di Equitalia) per abuso d’ufficio e frode informatica. Dall’interno dell’ente riscossore venivano cancellate ed invalidate con un semplice ”click” i debiti fiscali di parenti, amici, e conoscenti. Il tutto per un valore di duemilioniquattrocentomila Euro. Sempre a Frosinone, nel 2007, i finanzieri rinvengono, dentro un armadio, il fascicolo “ scomparso” con le cartelle multimilionarie dell’impresa di costruzioni ICLA, controllata dai Di Falco attraverso il gruppo Pafin. La denuncia di sparizione l’aveva fatta l’amministratore delegato frusinate, che successivamente abbandonerà il proprio incarico.

Il 24 settembre 2009 a palazzo Chigi c’è grande fibrillazione per quelle intercettazioni telefoniche pubblicate da “Il fatto Quotidiano”, relative ad un’indagine della Procura di Potenza su un presunto ”sconticino” applicato da Befera ad un’azienda vicina al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Il gruppo “La Cascina”, schiacciato da una pesante situazione debitoria con il fisco si rivolge al vice di Berlusconi per uscire dall’empass economico. Letta risponde: “Ci penso io”e si mette in contatto con la stanza dei bottoni dell’ente di riscossione. L’azienda riuscirà così ad ottenere lo sconto e la rateizzazione su tutte le imposte, Iva compresa, e Befera, interpellato dai giornalisti sulla vicenda risponderà:”Parlo abbastanza spesso con il Dottor Letta”. Nulla di Strano dunque.

Il numero uno di Equitalia, d’altronde, di tutto può essere accusato fuorché di non godere di amicizie politiche di alto livello e assolutamente trasversali. Con l’ex ministro Vincenzo Visco condivide, la passione per il sigaro toscano e qualche anno di coabitazione al dicastero delle finanze durante il primo governo Prodi. Al centrodestra di Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti Befera deve, invece, gli ultimi avanzamenti di carriera, prima alle Entrate, poi nella neonata Equitalia ed infine alla direzione dell’Agenzia delle Entrate, che di Equitalia mantiene la salda patria podestà con il 51% delle azioni.

Una Passione per la politica che Befera condivide in pieno con gli enti-società da lui amministrati. La lista di “contribuenti Vip” scoperta dalla giornalista di Rai 3 Bousier, si apre infatti con Alleanza Nazionale, seguita a ruota da Forza Italia ed infine dalla Federazione romana dei Democratici di sinistra. Una missiva, datata 16 ottobre 2007, in cui un dirigente di Equitalia scrive alla controllata Gerit di soprassedere in attesa di “istruzioni da parte del capogruppo”, con i solleciti di pagamento che andrebbero rivolti ai contribuenti elencati. Non solo partiti, ma anche i singoli esponenti politici del mondo dello spettacolo, tutti in vario modo accarezzati dalla misericordia fiscale. Ma non basta: la tentacolare società di riscossione viene ancora una volta tirata in ballo nelle pagine di cronaca giudiziaria dei principali quotidiani durante lo scandalo Fastweb-Sparkle in cui, tra gli altri, finiscono agli arresti l’ex senatore del PdL Di Girolamo ed il faccendiere romano Mokbel. Secondo i PM che si sono occupati della vicenda, lo studio legale facente capo a Di Girolamo usava un giro consolidato di conoscenzedentro le controllate di Equitalia, nello specifico la laziale Gerit, per aggiustare i contenziosi tributari dei “suoi”, tra cui lo stesso Gennaro Mokbel.

Impatto sociale

L’operato di una società di recupero crediti con caratteristiche di impunità come Equitalia ha un forte impatto sui cittadini, non solo quelli direttamente aggrediti, ma anche tutti gli altri. A meno di non essere tanto benestanti da poter guardare al futuro con grande serenità, tutti siamo a rischio e tutti abbiamo il terrore di aver dimenticato qualche pagamento. Quando poi siamo sicuri di non aver potuto pagare qualche tassa o qualche multa allora si vive nell’attesa che arrivi la tegola. Non di rado si assiste, negli uffici di Equitalia, a persone che vi si recano solo per sapere se a loro carico è stata aperta una posizione. Il panico dilaga. Una simile paura in un periodo di grave crisi, nazionale ed internazionale, genera ripercussioni a tutti i livelli, oggi abbiamo bisogno di iniezioni di ottimismo e non di necrofori che predicono sciagure e vampiri che si attaccano alla giugulare. Purtroppo, temiamo, che gran parte della classe dirigente politica italiana badi solo ai propri interessi, ed a conservare potere e privilegi, infischiandosi della situazione del paese. Non sappiamo cosa farcene delle lacrime, mediatiche, da coccodrillo, così come non possiamo farci sviare dai problemi immediati e reali per considerare problemi inesistenti. Il gran parlare che si fa sulle modifiche delle leggi sul lavore ha ragione di esistere solo quando il lavoro c’è, in un paese pieno di disoccupati, in continuo aumento, meglio sarebbe parlare sul come trovare un’occupazione a chi non ce l’ha. Invece si cerca solo di far cassa con le rapine legalizzate.

L’aumento della pressione fiscale, cresciuta in modo esponenziale anche a causa di balzelli occulti, unitamente alla volontà di riscuotere ad ogni costo debiti, ingigantiti da un sistema perverso, crea disordine e malcontento. Il malcontento fa presto a trasformarsi in aperta critica e poi in ribellione. I casi di attentati contro le sedi di Equitalia ne sono un chiaro esempio, in altri tempi tutti avrebbero condannati simili gesti, oggi io non ho sentito alcuna condanna, che non provenisse dai politici, anzi le persone comuni hanno plaudito a tali atti. Non è un buon segno, significa che si comincia a valutare la possibilità forse, ancora in modo confuso, di una reazione violenta alle ingiustizie. Ripetiamo: cattivo segno. Si aprono spazi di manovra per gruppi eversivi, mai completamente debellati, che non aspettano altro per fare proseliti tra i diseredati.

Questo stato di cose, e le possibili conseguenze, non può essere ignoto a chi ci governa, se continuano a mettere in campo strategie oppressive, evidentemente, avranno le loro ragioni. Forse vogliono che vi sia un ritorno agli anni di piombo per poter, ancora di più, calpestare i diritti civili dei cittadini e allentare da se l’attenzione delle masse. Forse temono più che si contestino i loro privilegi, con la possibilità di perdere consensi, che non un ritorno del partito armato.

E’ Equitalia, l’ente generale di riscossioni crediti dello Stato, a finire stavolta nel mirino di Beppe Grillo, anche dopo la serie di attentati contro le singole sedi e funzionari. Con un intervento sul suo blog, infatti, il comico genovese ha dato la stura ad una serie di invettive contro la ex Gerit, trasformata, è opinione comune, da ente esattore a lupo famelico.

“ Se Equitalia è diventata un bersaglio, ha scritto Grillo, bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze. Un avviso di pagamento di Equitalia è diventato il terrore di ogni italiano. Se non paga l’ingiunzione “ entro e non oltre” non sa più cosa può succedergli. Non c’è umanità in tutto questo e neppure buon senso. Monti riveda immediatamente il funzionamento di Equitalia, se non ci riesce la chiuda. Nessuno ne sentirà la mancanza”.

Conclusioni

L’Italia ha bisogno di una classe dirigente che non sia stata corrotta da una prolungata gestione del potere, che abbia la reale volontà di dare al paese un assetto veramente democratico, che faccia del rispetto del cittadino e dei suoi diritti la priorità del proprio operato.

Sicuramente non abbiamo bisogno di essere usurati da chi invece ci dovrebbe difendere contro simili reati. Il diffondersi dell’usura è già una gravissima piaga in questo paese afflitto da mancanza di liquidità, le banche negano l’accesso al credito a tutti, o quasi, figuriamoci a chi ha qualche pendenza col fisco. In tal modo si consegna chi ha bisogno nelle mani degli usurai, quando poi è lo stesso Stato a praticare l’usura allora vuol dire che dietro si nasconde un piano teso a sovvertire e annullare le poche garanzie democratiche ancora presenti.

Non vogliamo dare credito a teorie complottiste, ma neanche possiamo credere che chi ci governa sia tanto stupido da non rendersi conto che sta gettando le basi per una svolta autoritaria.

DALLA NEBBIA UN RAGGIO DI PALLIDO SOLE:

Dal corriere del Veneto:

Calalzo di Cadore in provincia di Belluno licenzia Equitalia. Dal primo marzo nel comune bellunese le nuove riscossioni dei crediti per conto del comune saranno affidate alla comunità montana Valbelluna, che opererà attraverso procedure chiare e controllabili, passo passo, dall’amministrazione committente. Il Sindaco, Luca De Carlo, ha spiegato il suo intento così:” da oggi sostanzialmente umanizziamo il servizio. Il cittadino, così come avviene per la riscossione ordinaria, interloquisce direttamente con il Comune che è così in grado di identificare in maniera chiara quelli che sono i veri evasori fiscali da quelli che, invece, sono in oggettiva difficoltà e non sono in grado di fare fronte al debito – spiega il Sindaco – . In questo caso il Comune, fatto salvo l’obbligo del pagamento dei tributi, può concordare modalità di rientro che prevedono anche la rateizzazione ed evitare che al cittadino arrivino le cartelle di Equitalia, creando così maggiori disagi, nonché l’interlocuzione con un call center distante dal territorio”. La delibera comunale, approvata nel novembre scorso, poggia su normative che danno podestà regolamentare agli enti locali di attivare la riscossione crediti secondo modalità proprie che velocizzino le operazioni. Il Comune corrisponderà al servizio tributi incaricato solo le spese postali, mentre tutte le altre competenze saranno a carico dell’utente, lasciando, in tal modo, inalterata la somma di spettanza dell’amministrazione municipale.

Luigi Orsino

Disponibile in PDF per il tuo eBook o eReader, scaricabile gratuitamente da qui EQUITALIA – Lo Stato contro i cittadini

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About Luigi Orsino

Studi di medicina non completati per dedicarmi alla vera grande passione della mia vita: Fare l'imprenditore. Purtroppo sul mio cammino ho incontrato un mostro che si chiama camorra contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Ma forse da morto la mia voce si leverà ancora più alta e arriverà ancora più lontana. Il mio cruccio? Dovermi confrontare ogni giorno con lo Stato che solo a parole aiuta chi si ribella ma nella realtà ti consegna alla burocrazia che completa l'opera dei camorristi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili. Adoro guidare, in off road soprattutto.

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20 commenti su “EQUITALIA – Lo Stato contro i cittadini”

  1. Luigi Orsino Says:

    Che le tasse vanno pagate è fuor di dubbio, quello che invece è assolutamente da condannare è:
    – L’esagerata imposizione fiscale
    – L’inesistente contropartita, o quasi, a fronte di tale astronomica imposizione fiscale
    ( mancanza di un reale stato sociale)
    – L’uso deplorevole che viene fatto del denaro pubblico
    – Il sistema coercitivo, inquisitorio, incivile e sordo ai diritti umani con cui vengono recuperati i crediti.

    Luigi Orsino

    Rispondi

  2. Ghebura's Eye Says:

    Signori, dimenticate una cosa importante: NOI SIAMO LO STATO. Morale? Se lo stato è senza scrupoli per tutelare i propri interessi, siate anche voi senza scrupoli per tutelare i propri interessi!

    Semplice no???

    Rispondi

    • Luca Rivoli Says:

      Hai ragione da vendere. Debbo dirla tutta per come la penso: per quanto possa sembrare civile ed educativo impartire il dogma “lo Stato siamo noi” ritengo che questo sia pragmaticamente falso, ma non oggi, parlo di un grande falso storico con il quale ci hanno riempito la bocca per decenni.
      Questo, dal mio canto, avvalora ancor di più il tuo invito a non farsi tanti scrupoli nel difendersi dalle disumane ingiustizie di un sistema che è bastato su di un primo comandamento che recita proprio “vietato farsi scrupoli, sono solo persone, mica soldi!”
      Nel salutare approfitto per ringraziare Luigi Orsino per averci regalato questo saggio da portare sempre con noi.

      Rispondi

      • Ghebura's Eye Says:

        Mah, io ho già iniziato, ormai curo i miei interessi e mi preoccupo delle persone a me più vicine. Tendo sempre ad avere un certo senso della correttezza e della giustizia, ma se ricevo un torto o sento che sto per riceverlo, agisco senza troppi complimenti o riguardi, anche perché dobbiamo ricordarci che gli altri di riguardi ne hanno (FORSE) per parenti e amici!
        Oh, se la gente ama la guerra, dagli la guerra, no?

        Rispondi

    • Mert Says:

      Chiediamo disperatamente che il Governo ctvrenoa in Legge il Decreto Legge n.70 del 13 maggio 2011 art.8 comma 10 . Questo permettere0 a 750 aziende di continuare a lavorare, di esportare il Made in Italy ed aumentare attraverso il proprio lavoro, il prestigio della nostra artigianalite0.Cosa c’e8 di democratico nel tagliare fuori cosec tante aziende senza scrupoli, rendendole illegali e accusandole di contraffazione, assimilandole ai produttori cinesi, a favore di una o due multinazionali che proprio in quei paesi vanno a produrre?Non posso credere che la LEGA arrivi a tanto cinismo.Non possono credere che la LEGA non capisca che se 13500 persone perdono il lavoro, le cose non possono andare bene nemmeno per le loro attivite0.APRITE GLI OCCHI!!!!!!!!!!!NON AFFONDATECI!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      Rispondi

  3. Luigi Orsino Says:

    Il popolo non si può mai identificare con lo stato. Il concetto stesso di stato implica che vi sia una ristretta cerchia di privilegiati che gode dei benefici di governare la maggioranza. Stabilito che non vi sarà mai perfetta equità occorre fare in modo di non essere schiacciati sotto il tallone di chi crede di essere padrone delle nostre vite. Ribellarsi ai sopprusi, alle ingiustizie è un dovere. Abbiamo l’obbligo di consegnare ai nostri figli un mondo migliore di quello che è stato consegnato a noi, tacere e subire è un insulto alle generazioni future. Se la giustizia perfetta è un’utopia non lo è tendere al massimo della giustizia raggiungibile con ogni mezzo.
    I “potenti” ricordino che il malcontento genera dissenso ed il dissenso è il padre della rivolta.
    Luigi Orsino

    Rispondi

  4. Rosa Says:

    Come sempre, Luigi, hai espresso in modo completo un argomento articolato e importante. Un saluto, Rosa.

    Rispondi

  5. Roberto Mariotti Says:

    A me soprattutto sembra che Equitalia abbia la funzione di continuare a “raschiare il fondo del barile” del prelievo fiscale ed amministrativo verso il 90% della popolazione meno abbiente, per consentire al 10% di ricchi furbacchioni, che da decenni godono di quel regime fiscale agevolato che chiamiamo “evasione”, di continuare ad evadere.
    Non mi risulta che tutta questa azione di riscossione sia in alcun modo di deterrenza per quella evasione fiscale di alto livello, fatta dagli alti redditi, e che porta via 120 miliardi di euro l’anno dalle casse dello Stato.
    Mi sembra piuttosto che vada a colpire soprattutto, e come sempre, i soliti poveracci che sbarcano il lunario.
    Insomma mi pare l’ennesima versione del vecchio classico “Stato forte con i deboli e debole con i forti”

    Rispondi

  6. Daniele LA VALLE Says:

    Complimenti Dott. Orsino. Chapeau.

    Rispondi

  7. Alex Says:

    Su questo non ci sono dubbi. A volte perf2 e8 ctatipao che chi aveva pagato, per errori burocratici, si e8 visto lo stesso arrivare le cartelle di Equitalia: e risolvere il qui pro quo non e8 stato cosec semplice.

    Rispondi

  8. Corcovado Says:

    Equitalia è un associazione per delinquere . Composta da nella sua essenza da Parassiti delle varie caste politico e pubbliche . Senza nessuna vergogna si autoproclamano ” Baluardo contro l’evasione fiscale ”

    Arroganti con più deboli e zerbini con i potenti

    Rispondi

  9. supertotogol Says:

    Vi racconto la mia odissea con l’Agenzia delle Entrate, e al di là della disavventura personale, credo sia di interesse pubblico poiché ho fatto delle precise osservazioni che vanno valutate con molta attenzione.
    La mia ultima busta paga del 31/12/2008, alle dipendenze del Gruppo Fantini di Lucera (Foggia), è pasticciata di cifre, direi fantasiosa, ma come per magia questi numeri spariscono e non sono più corrispondenti al netto da percepire, infatti ricevo soltanto 3.126 euro pur tenendo conto della mensilità di dicembre, assegni familiari, lavoro straordinario, ferie non godute, 3 anni e 2 mesi di TFR dal 03/11/2005.
    Pertanto, dopo svariate insistenze, avvio un procedimento legale contro tale Azienda per avere il risarcimento degli emolumenti “reali” spettanti, ma purtroppo, dopo due rinvii, la prossima udienza è stata fissata al 22 marzo 2013.
    Premetto che ho lavorato già precedentemente con tale Azienda, per cui quanto sopra fa riferimento alla seconda assunzione, intervallata di 4 mesi dalla prima e questo particolare è stato la causa di parte del pasticcio in busta paga, poiché sono stati confusi e riproposti i Dati del TFR del precedente licenziamento. Quindi l’Agenzia delle Entrate di Taranto mi ha chiesto la riscossione di 2.897 euro di tasse che comunque avevo già regolato nel giugno 2005.
    L’altra parte del pasticcio, più che pasticcio è appropriazione indebita, è che tale Azienda si è trattenuta in busta paga 5.000 euro, intesi come “restituzione dipendente” per stare a significare di aver acquisito un prestito o un anticipo, che non ho mai chiesto né tantomeno ottenuto.
    Mi sono recato quattro volte presso l’Agenzia delle Entrate di Taranto e per risposta ho ricevuto un secco “E’ evidente che i Dati che ci ha fornito questa Ditta non sono attendibili, ma noi abbiamo questi Dati, quindi paghi altrimenti riceverai “la cartella”, a meno che.. tu non trovi la soluzione”.
    Oltre al danno di essere stato derubato dal mio ex datore di lavoro, anche la beffa.
    Venerdì 27 luglio 2012 mi sono recato nella sede del Gruppo Fantini di Lucera (Foggia) via san Rocco 45, ho cercato di ridiscutere le incongruenze della mia busta paga direttamente con chi a suo tempo l’ha elaborò, il direttore amministrativo in persona, e nonostante le mie proteste mi ha riconfermato che la busta paga è a posto.
    I 30 giorni utili per “la soluzione” scadono il 03/08/2012 ed io non riesco a trovarla questa benedetta soluzione, ma non ho assolutamente intenzione di pagare “la tassa che non c’è”
    ________________________________________________________________

    Osservo:
    • In busta paga c’è una serie di voci TFR in apparenza figurative ed in conflitto con la data di assunzione, messe a caso nella colonna delle competenze che poi non vanno a sommarsi nel Totale Competenze, per cui mi chiedo che criteri usa l’Agenzia delle Entrate per avvalorare un presunto reddito in realtà mai incassato, nonostante la tecnologia a disposizione e tutti i documenti portati in visione che provano che non è possibile.

    • I Dati falsi forniti dall’Azienda in oggetto sono considerati conformi, quindi sarebbe a norma se avvenisse sistematicamente con 15 milioni di dipendenti in Italia.

    • Se all’Agenzia delle Entrate non hanno gli strumenti o sono scarsi a respingere al mittente l’immondizia che gli giunge, come si può affrontare l’evasione fiscale? poiché è possibile anche consegnar loro Dati in malafede, tanto nessuno chiederà conto se sono autentici.

    • Ma non è un reato “falso ideologico” se un pubblico ufficiale procede nonostante la consapevolezza del contenuto non veritiero di un documento anche se redatto da secondi? (faccio riferimento ai Dati non veritieri inviati dal Gruppo Fantini di Lucera all’Agenzia delle Entrate di Taranto).

    • C’è da riflettere che un imbecille, solo un demente può fare una busta paga in quelle condizioni, riesce ad intasare il lavoro di due importanti apparati statali (Giustizia e Fisco), in un momento in cui si parla tanto di razionalizzare la P.A. e di “spending review”, senza che nessuno gli abbia chiesto una rettifica dei Dati subito.

    • Il dirigente, a cui mi sono rivolto ufficialmente con una lettera di presentazione e reclamo, mi ha preso per il culo; i documenti, che mi ha personalmente chiesto e fatti protocollare per ricostruire e correggere i Dati in loro possesso, non li ha ritenuti validi sebbene ne provano la falsità. Non capisco per quale motivo me li abbia chiesti se dava per scontato che la procedura di riscossione della tassa sarebbe andata avanti comunque, visto che non sono serviti a nulla.. Si poteva almeno risparmiare di chiedermeli, e si è riservato anche 15 giorni per un “NO preventivato”.

    • Ciò che è difficile da sopportare, prima ancora del denaro che vogliono espropriarmi, è l’umiliazione!.. lo stato dei fatti è veramente umiliante.

    Seguente documentazione qui: http://www.montemesolaonline.it/Tassa.htm
    1) Busta paga del 31/12/2008
    2) Comunicazione in cui sono riportati i Dati anomali e la richiesta del pagamento di 2.897 euro di tasse a mio carico
    3) Reclamo del riesame dei Dati “Alla cortese attenzione di un dirigente”
    4) Relazione di un esperto di consulenza del lavoro nel tentativo di decifrare tale busta paga

    Altri documenti protocollati e sottoposti in visione dell’Agenzia delle Entrate: Procedimento legale contro l’Azienda con relazione dell’avvocato, Estratto contributivo INPS, Lettera di licenziamento del 24/06/2005, Lettera di assunzione del 03/11/2005, CUD redditi 2008, CUD redditi 2005, Busta paga Giugno 2005

    Coro Cosimo

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