IPOTESI DI REATO


Certamente l’attentato di Brindisi, che ha colpito giovani studenti e stroncato una vita innocente, non può che suscitare orrore, sdegno e voglia di giustizia. Un episodio del genere cattura l’attenzione dei media e di tutti noi, facendo slittare in secondo piano ogni altro avvenimento, viene naturale rivolgere le proprie aspettative, con fiducia, a chi è deputato a difenderci, proteggere le nostre famiglie e nostri beni.

Ma… forse occorre essere prudenti e chiedersi se non era proprio questo lo scopo dell’attentato, se dietro il fatto in se non si nasconda un fine occulto. Purtroppo l’Italia non è nuova ad episodi del genere, quindi, credo che vadano vagliate le varie opzioni e valutare “a chi giova?”:

  • Attentato ad opera della malavita organizzata.
  • Attentato di matrice religiosa islamica.
  • Attentato commesso da un folle.
  • Ritorno alla strategia della tensione ed allo stragismo di stato.

Siamo convinti che la mafia non c’entri nulla, contrariamente a ciò che pensa il Procuratore antimafia, non perché le mafie si facciano scrupoli a colpire innocenti, anche se molto giovani o addirittura bambini. E’ già successo in passato. Ma in questo caso la malavita organizzata pugliese, da una simile azione, poteva avere solo un ritorno fortemente negativo. Attirando l’attenzione su di se avrebbe messo a rischio i propri “affari” e in grave pericolo i propri affiliati. La mafia vuole agire in sinergia con lo stato, ricerca e trova senza difficoltà consensi politici e collusioni con il potere costituito. La mafia non può esistere senza lo stato e lo stato ha bisogno della mafia per gestire gli affari sporchi e tenere sotto controllo il popolo. Ad esempio è grazie all’opera della camorra che lo stato riesce a tenere a freno l’intraprendenza degli imprenditori meridionali.

Episodi come gli attentati di Via Palestro e di via dei Georgofili, avvenuti nel nostro recente passato, trovano ragione di essere solo in un momentaneo scollamento di interessi tra i politici, che avevano fatto promesse poi disattese, e i mafiosi che si erano visti penalizzati dall’introduzione dell’art. 41 bis (carcere duro per i mafiosi). Dunque si trattava di uno screzio tra appassionati amanti.

L’ipotesi di un attentato di matrice integralista islamica è meno peregrina. In Italia non abbiamo avuto, dalla strage di Fiumicino in poi, serie azioni di terrorismo islamico. Sporadici episodi sono stati messi in essere da cellule indipendenti, prive di mezzi e di appoggi significativi. Ciò in virtù del fatto che l’Italia è terra franca in cui i terroristi entrano agevolmente, si organizzano e fanno proseliti per poi compiere operazioni incisive altrove (in un recente passato in Francia, in Spagna ed in Inghilterra). Dunque non deve fuorviarci l’approssimazione organizzativa dell’attentato. Eppure alcuni elementi ci rendono dubbiosi, il terrorismo di matrice religiosa avrebbe forse scelto un obbiettivo più significativo: una chiesa o una sinagoga, un centro commerciale o una banca a forte capitale ebraico.

Un folle che abbia maturato nel turbinio di pensieri che affollano la sua mente malata è l’ipotesi che, in qualche modo, ci fanno temere di meno. Un pazzo, o esaltato, tipo

unabomber, costituisce un grave pericolo per la comunità ma è risolvibile da una ben condotta opera di indagine.

La ripresa della strategia della tensione per allontanare l’interesse dell’opinione pubblica dai problemi che l’attanaglia, per creare dei falsi bersagli da anteporre a protezione di obbiettivi sensibili su cui potrebbe scaricarsi la rabbia popolare, ottenere l’aggregazione dei cittadini alle istituzioni in un momento di grande disaffezione verso la cosa pubblica  (perché oramai divenuta cosa privata di un’oligarchia affamata di potere e benefici a scapito di tutti noi) ci sembra un obbiettivo più che apprezzabile, da tenere in grande considerazione e assolutamente da non sottovalutare.

Gli esempi, in un passato non troppo lontano e per nulla remoto alle menti di chi quei tempi li ha vissuti, non mancano.

Dall’attentato alla Banca dell’Agricoltura in Piazza Fontana a Milano, decine di morti e nessun colpevole certo. Sicuramente non l’anarchico Pinelli, volato da una finestra della questura, ne il ballerino anarchico Pietro Valpreda e neanche i neo fascisti Freda e Ventura. Allora chi? Sembra c’entrassero in qualche modo schegge impazzite dello stato che avevano deciso di varare una strategia stragista per fermare l’onda di marea comunista.

Analogo attentato a Piazza della Loggia a Brescia, vari processi ma nessun colpevole, neanche il Generale Delfino fortemente sospettato di fare parte dell’ala stragista di organizzazioni nazionaliste tipo “Gladio”.

E cosa dire dell’attentato al treno “Italicus” sulla tratta Milano-Napoli, avvenuto un 23 dicembre, carico di immigrati meridionali che tornavano a casa per le festività. Tra gli accusati il camorrista Misso che avrebbe agito su ordine di non ben identificati ambienti politici e non per volere della camorra.

E poi la strage alla stazione di Bologna con centinaia di vittime. Unici accusati e condannati gli estremisti di destra Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, che hanno scontato la loro pena ma hanno sempre dato ad intendere che c’era dell’altro.

Vogliamo sperare che questa ultima ipotesi non sia quella giusta e che in ogni caso non ci faremo abbagliare da fari puntati agli occhi, che non ci lasceremo fuorviare perdendo di vista i reali problemi, che non accetteremo di barattare altri pezzi dei nostri diritti civili a fronte di fumose promesse di protezione.

Oggi poche voci possono levarsi libere, non certe quelle dei media vendute e svendute al potere per un tozzo di pane, forse solo i blogger indipendenti e senza lucro, come chi scrive, possono dirsi veramente non asserviti al potentato economico-politico.

Poco importa se abbiamo vita dura e se ci giungono continue minacce, a cui per altro siamo abituati. Restiamo convinti che ne uccide più la penna che la spada, noi la penna l’usiamo e se sarà necessario…

Luigi Orsino

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About Luigi Orsino

Studi di medicina non completati per dedicarmi alla vera grande passione della mia vita: Fare l'imprenditore. Purtroppo sul mio cammino ho incontrato un mostro che si chiama camorra contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Ma forse da morto la mia voce si leverà ancora più alta e arriverà ancora più lontana. Il mio cruccio? Dovermi confrontare ogni giorno con lo Stato che solo a parole aiuta chi si ribella ma nella realtà ti consegna alla burocrazia che completa l'opera dei camorristi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili. Adoro guidare, in off road soprattutto.

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4 commenti su “IPOTESI DI REATO”

  1. Ghebura's Eye Says:

    Uhm…..strage di Stato oppure l’inizio della guerra civile: è difficile da stabilire, non trovate anche voi?

    Rispondi

    • Luca Rivoli Says:

      In effetti non è facile dare le coordinate di questo episodio. Al sud non vedo aria di guerra civile. Si ci sono i forconi in sicilia, ma credo che i vertici giochino sporco da tempo. Se guerra civile sarà, personalmente, la vedo più a partire dal nord, da Milano o magari dall’Emilia e comunque non ora. Personale opinione.

      Rispondi

  2. Rosa Says:

    Luigi condivido quanto hai espresso. L’articolo è ottimo: tu scrivi in modo libero. E’ ciò che conta. Rosa

    Rispondi

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