Violenza sulle donne. Occorre farsi qualche domanda in più.


NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE, NO A QUALSIASI FORMA DI VIOLENZA NEI CONFRONTI DI CHIUNQUE. Ma non basta dire NO. Per guarire un male bisogna conoscerne le cause e lavorare su queste, soprattutto in momenti in cui la violenza domestica è in aumento esponenziale (record mondiale in Svezia e Danimarca e NESSUNO si fa domande in merito). Insomma, non basta dire NO al termometro perchè passi la febbre! Troppi hanno interesse nello strumentalizzare tali fenomeni sociali e pochi vogliono, invece, capirne le cause in modo da avere quantomeno la speranza di poter porre fine a questo male.

Marco Cutolo – pensareliberi.com

SENZA ALCUNA VERGOGNA

di Vincenzo Andraous – CdG – vincenzo.andraous@cdg.it

C’è una danza che fuoriesce da ogni riga letta, una crociera del dolore e della sofferenza, un rumore persistente che straripa nei tanti articoli di giornale, nelle trasmissioni televisive, negli incontri organizzati per parlare di questo fenomeno che è diventato una somma che non sta più nella casella predisposta per contenerne l’urto.

Il reato è di per sè un’azione ignobile, l’omicidio ne è l’estensione più palese, per cui stare a polemizzare, a perdere tempo sulla declinazione da affibbiare a chi uccide una donna, disquisendo si tratti di femminicidio o più semplicemente del reato di assassinio.

Non mi pare il caso di giocare con il codice penale, è  un azzeramento del valore della vita umana, è l’annullamento di un ruolo complementare ben preciso, per cui c’è in atto un vero e proprio distoglimento dalla sacralità della donna-femmina, della figlia-madre, della compagna-moglie. Come a voler significare che in una società come la nostra, attraversata da una illegalità diffusa, dove erroneamente è indicata la nicchia-minoranza formata dal malaffare, dalla criminalità, dai soliti noti, invece  la furbizia omertosa, la disonestà sotto i più impensabili artifizi, conferma la maggioranza degli individui: dal vandalismo adolescenziale, al bullismo scolastico, al ritenere legale comprare, vendere e consumare droga per ottenere denari, per farsi e ubriacarsi, dal non pagare l’iva, non rilasciare  scontrini fiscali, quindi non richiedere le ricevute per non dovere pagare di più, e via compagnia cantando.

Questo in-agire quotidiano partorisce un preciso interesse personale che tocca ogni ambito e ogni tasca, quella piena e quella vuota, producendo minore attenzione verso la regola, il senso civico, l’azione morale che sta a responsabilità di ognuno.

Una prassi che consegna lauree e incensi al più lesto di mano, alimentando  la miseria umana, la miserabilità più profonda che alberga nel cuore dell’uomo, del maschio, del conduttore per eccellenza.

Quando la vita diventa una semplice stanzialità sociale, priva di sentimenti e passioni eccezionali, ciò riduce aspettative, sogni e speranze, la stessa fiducia è una fiamma destinata a consumarsi, allora maturano le situazioni di degrado, lo scarso valore di autostima, di rispetto della propria persona e competenze, comporta l’annullamento dell’altro, in questo caso della donna, che rimane anello debole, presenza fragile, compagna di viaggio da sottomettere, opprimere e colpire.

Omicidio-femminicidio, è agire riconducibile a una violenza condensata, contratta e proiettata sulla donna, dentro il focolare ma pure fuori dove il tavolo dei valori  è un documento di identità  sbandierato bene, invece è violenza condensata nelle gestualità, nelle parole infide, che rappresentano il contrario e l’antitesi della buona educazione e credibilità.

La famiglia ha fallito, il nucleo educativo per eccellenza ha fallito, l’adulto nella sua infanzia e adolescenza ha fallito,  così il modo di percepire la relazione, i sentimenti, l’amore,  diventa un doppio salto mortale: lo sguardo non è mai indietro a indagare, a verificare, elaborare, ma lanciato in avanti, dove ciò che è ritenuto ostile, si configura come una sbalorditiva secessione praticata con il maglio, con il taglio, mai con la mediazione della coscienza adulta che sa fare i conti con i bilanci più fallimentari.

La violenza in famiglia, dentro la coppia non è tema da prendere sottogamba, da licenziare con una sorta di indifferenza intellettuale, è sbagliato domiciliarsi sulla sponda dell’irreversibilità, della accettazione di un male sociale, ben sapendo che il sopruso, la prepotenza letale, non sono gagliardetti acquistati al supermercato degli  infanti a vita.

Questa violenza non è eredità biologica, né sommossa neuronica accidentale, è il prodotto di una cultura, di una illegalità, di un apprendimento di partenza, un conformismo  ideologico che banalizza gli ideali più alti senza alcuna vergogna.

Vincenzo Andraous

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9 commenti su “Violenza sulle donne. Occorre farsi qualche domanda in più.”

  1. cacciatricedisogni Says:

    Le istituzioni e la legge italiana
    dovrebbero porsi un sacco di
    domande al riguardo… spesso
    le donne che denunciano violenze
    non vengono prese nemmeno in considerazione.

    Rispondi

  2. Rosa Says:

    Marco hai espresso un’ottima considerazione: occorre conoscere le cause del problema sulla violenza alle donne. Questa violenza colpisce le donne in genere, sia le mogli, le figlie, le compagne o le sorelle. E’ sempre in famiglia che succede, che si nasconde l’istinto iroso….Ci sono donne che subiscono e donne che sono arpie…Pensa un pò, ho contattato malate oncologiche che hanno negato ciò che denuncio da mesi: la negazione di diritti, l’ironia, il disprezzo, l’indifferenza che “il malato di cancro” subisce ovunque. Ribadisco esistono associazioni anticancro, anzi pseudo-associazioni, che alla fine non considerano le necessità dei pazienti. Altre, per fortuna, funzionano bene. Cosa rispondere a queste mie amiche? Che mi invento tutto? Non ho altro da fare? E le donne che affermano che sono cadute e invece hanno “preso” uno schiaffo? E cosa aggiungere se un uomo subisce il ricatto di non vedere i figli, che paga un assegno di mantenimento, per cui, non riesce a vivere in modo decoroso? Dobbiamo analizzare varie posizioni.
    Un saluto, Marco. Rosa

    Rispondi

  3. Rosa Says:

    Il benzinaio di Lecce è in stato di fermo: è il presunto attentatore di Brindisi. Voglio ripetere che simili mostri li abbiamo creati noi, tutti noi. Perchè? Perchè il rancore portato alle estreme conseguenze, genera l’odio, la vendetta, il desiderio di compiere atti abominevoli. Come al solito a pagare siamo state noi donne, é stata Melissa, le sue compagne ferite in tutto, nel corpo e nell’anima…..Dio, aiutaci in questo momento difficile per il nostro Paese!! E chi ci governa tace, non ascolta gli Italiani feriti e massacrati nel proprio intimo…non sentono il mio cuore straziato, offeso, martoriato. Perchè questo gioco e giogo insano? P.P.Pasolini scriveva che ” La storia prima o poi rivela le angherie mostruose”, ed ora, queste sono evidenti. Rosa Mannetta

    Rispondi

  4. giuseppe Says:

    Politicamente scorrettissimo : chi pensa alla violenza sui maschi ?

    Rispondi

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