Il 45% delle universitarie si prostituisce e invade il mondo del lavoro – Tra famose e non


[I fatti e i dati di seguito esposti sono causa di grave malessere personale, di depressione e altre patologie nelle ragazze che cadono vittime di questa realtà, di questo modello. I danni di queste scelte di vita apparentemente consapevoli sono spesso a lungo termine. L’articolo non vuole accusare, nè giudicare, ma sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un grave problema sociale volutamente e strumentalmente ridimensionato. E’ un invito alla riflessione per tutti i genitori e per i loro figli. Nel mio lavoro di psicologa vorrei non annoverare tra i miei pazienti un numero sempre crescente di ragazze e donne traumatizzate da quanto segue. Accettando la realtà si può iniziare un cammino di buoni propositi. Dott.ssa Barbara Ciocche]

Riproponiamo la seguente analisi alla luce del nuovo scandalo riguardo Sonia Topazio  - C’è chi sa e chi fa finta di non sapere, ma il mondo del lavoro, dalla scuola alle istituzioni, è invaso da ex prostitute, escort e attrici porno. Alcune sono famose e messe alla gogna, mentre altre rimarranno ignote tra la folla. Aggiornato il 19/06/2012 – n.d.r.

Analizziamo due fenomeni in preoccupante aumento da anni: quello della prostituzione universitaria e quello della prostituzione adolescenziale spontanea.

Entrambi i fenomeni sono di importazione, proprio da quei paesi che ancora oggi, per motivi politici, economici e quindi strumentali, riteniamo i punti di riferimento da raggiungere.

Paesi come la Svezia, dove si registra il maggior numero di casi al mondo di violenza sulle donne, dove l’alcolismo è diventato una piaga sociale inarrestabile, dove sono scomparsi tutti i valori morali e religiosi, tanto che la Svezia fa registrare uno strano fenomeno contro tendenza che è quello della conversione all’Islam da parte di molte donne svedesi. Aggiungiamo a questo elenco il fenomeno della violenza adolescenziale, soprattutto da parte di gang femminili che annoverano tra le loro usanze quelle di picchiare a sangue passanti, anziani e barboni.

Paesi come la Danimarca, dove il fenomeno dei suicidi ha cifre ben quattro volte superiori a quelle del nostro paese, dove la maggior parte delle vittime sono donne. Idem per l’Olanda. Anche la grande Germania non se la cava per niente male (Università a luci rosse, Berlino capitale della prostituzione per studio).

Questi paesi sono definiti all’unanimità dai sociologi come “socialmente morti”. C’è da dire però che i cittadini di queste nazioni godono di ottimi servizi sociali e pubblici.

Mentre scriviamo questo ci chiediamo quanti siano a conoscenza di queste informazioni, in realtà di dominio pubblico di chi le vuole cercare e trovare.

La morte sociale di questi paesi si sta abbattendo anche sull’Italia, così come sulla Spagna. Ma analizziamo i fenomeni in oggetto.

PROSTITUZIONE UNIVERSITARIA

Studentesse che usano il proprio corpo: il 45% degli studenti ne conosce (21% nel 2006)
E’ importante fare una premessa. Più che parlare di prostituzione, è più azzeccato dire di studentesse che utilizzano il proprio corpo per guadagnare. All’interno di questa “voce” sono da ricomprendere tante categorie. Si va dalle cubiste, alle lap – dancer, dalle cam girl, alle massaggiatrici fino ad arrivare nei casi più estremi alle accompagnatrici, alle escort e quindi prostitute vere e proprie. Ebbene gli intervistati di StudentiMagazine hanno dichiarato nel 45% dei casi di conoscere ragazze che utilizzano il proprio corpo per pagarsi gli studi.

Video tratto dal film/documentario vietato ai minori di 18 anni: Student Services – Prostituzione universitaria

E’ una di quelle leggende che quando si scoprono realtà lasciano davvero l’amaro in bocca. Eppure quello della prostituzione è un fenomeno che sta coinvolgendo sempre più studentesse fuori sede che per “agevolarsi gli studi” offrono prestazioni sessuali in cambio di un “posto letto” come motivazione ufficiale. La realtà dei fatti ci dice che la prostituzione in oggetto non ha nulla a che vedere con situazioni di indigenza o di bisogno economico se non quello di guadagnare facilmente molti soldi, come le studentesse ammettono candidamente durante le interviste.

Il tutto è partito da delle ricerche condotte in Francia e in Inghilterra i cui risultati indicano la maggior parte  degli studenti conoscono studentesse che adottano questo “metodo” per portare avanti la loro carriera universitaria. In seguito a questo anche in Italia è stata condotta una ricerca tramite un famoso sito per studenti che, senza peli sulla lingua, ammettono di conoscere o essere loro in prima persona a prostituirsi in cambio di “un posto per dormire”.

La cosa sconvolgente è che questo tipo di accordi vengono presi via internet quasi alla luce del sole.

Quasi perché, per ovvi motivi, è difficile che l’annuncio di un posto letto libero sia seguito dall’espressione “in cambio di sesso”. In maniera velata i possessori dell’abitazione chiedono in cambio “servizi da concordare”. In realtà si tratta solo di frasi in codice dove “ricerca del posto letto” sta a significare “sono una giovane squillo universitaria”, mentre per “servizi da concordare” si intende, come è facile immaginare, la prestazione sessuale.

Il tutto si può scaricare sul semplice fatto che il prezzo anche solo di un singolo posto letto per universitari sia aumentato? Affittare un letto può costare anche 500 euro a Milano, giù di lì per le città sedi di grandi Università o Atenei.

La cosa che lascia di più sconvolti sta nel fatto che si sia creato un caso “caro alloggi” per mascherare una forma di prostituzione spontanea al solo scopo di fare soldi. La prostituzione in ambito universitario è diventata una eclatante realtà.

Ovviamente in gioco entra la morale che, purtroppo, sta diventando sempre più personale che sociale. Si può giustificare una studentessa che vende il proprio corpo per poter studiare? Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Meno male però che esistono ancora impieghi fattibili e soprattutto dignitosi che possano permettere agli studenti di investire sul proprio futuro che, per queste ragazze, potrebbe essere compromesso se un eventuale datore di lavoro onesto venisse a conoscenza di un fatto simile.

La «carriera» come prostitute e le esibizioni nei locali di striptease delle giovani di Cambridge

Un tempo la moralità e la disciplina dei giovani studenti di Cambridge era riconosciuta e invidiata da tutte le università del mondo. Ma forse negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Adesso per sbarcare il lunario molte studentesse di questo antichissimo ateneo anglosassone si prostituiscono o lavorano in locali di strip-tease. A denunciare il legame tra prostituzione e educazione universitaria non è il solito pruriginoso tabloid britannico, bensì Varsity, il prestigioso settimanale studentesco che dal 1947 racconta la vita nell’Università di Cambridge.

Secondo un lungo articolo apparso questa settimana sulla rivista la prostituzione sarebbe diventata pratica comune di molte studentesse proprio perchè è la «strada più veloce e semplice» per fare denaro. Il professore Rob Wallach, direttore della giunta dei tutor universitari di Cambridge si dichiara sconcertato dalla denuncia: «Sono molto preoccupato per ciò che ho letto in questo articolo. I tutor universitari più anziani come me vorrebbero fare di tutto per aiutare gli studenti prima che essi si trovino in situazione come queste». A quali tipi di aiuti si riferisca il professore in questione non è ben chiaro in quanto le studentesse desiderano svolgere questa attività che spesso viene intrapresa già in età adolescenziale, avendo come contro partita non necessariamente soldi, ma cellulari, ricariche telefoniche e ultimamente anche abbigliamento firmato… stiamo parlando di ragazze/bambine appena tredicenni.

L’articolo dichiara che molte studentesse usano il denaro guadagnato per comprare tesine e lavori universitari. Tuttavia, secondo il professor Wallach, tale pratica è fortemente scoraggiata dall’accademia, visto che chi viene scoperto, può essere espulso dall’Ateneo. Nel pezzo del giornale vi è anche un’intervista a una giovane studentessa che ha ammesso di aver lavorato per tutto il primo anno universitario come ragazza squillo. Il suo tariffario era di 50 sterline all’ora: «Precedentemente avevo un lavoro normale, ma questo non mi fruttava abbastanza» ha dichiarato l’anonima ragazza a Varsity. «Ho incontrato altre studentesse che fanno lo stesso lavoro. Una volta che hai cominciato, ti appare seducente. Se hai bisogno di soldi facili e veloci, è quello che fa per te». Il quotidiano studentesco dichiara di aver intervistato anche un’altra studentessa che in un locale di striptease guadagna, solo per ballare, 100 sterline: «Il mio più grande timore è quello di dover ballare di fronte a qualcuno che conosco» rivela quest’altra studentessa anonima che sottolinea di non considerare degradante il suo lavoro.

Ma le attività delle giovani non finiscono qui. Il sito web inglese takemetodinner.co.uk, che offre agli utenti in cambio di denaro appuntamenti e cene con bellissime ragazze, dichiara di avere tra le sue dipendenti oltre 400 studentesse di Cambridge che guadagnano circa 300 sterline a incontro. Queste sono chiamate le accompagnatrici «Oxbridges» e sono le ragazze più richieste. Una di queste accompagnatrici offre una spiegazione: «Ai clienti piace il fatto che io sia una studentessa di Cambridge. Ad essi interessa uscire con una ragazza di classe. Per il nostro business è una cosa molto buona».

RITORNANDO IN ITALIA

La situazione degli atenei italiani è del tutto identica, globalizzata. I dati sono gli stessi. In tutti questi studi mancano i riferimenti ai cosiddetti “giochi sessuali” i quali diventano anno dopo anno sempre più pericolosi e sadici, tanto da iniziare a mietere vittime. Ricordiamo tutti il caso di Meredith Kercher o il più recente e macabro episodio romano.

PROSTITUZIONE ADOLESCENZIALE

Abbiamo accennato poco sopra al grave problema sociale della prostituzione adolescenziale spontanea, le cosiddette baby prostitute. Le motivazioni che portano le bambine tra i 13 e i 16 anni a prostituirsi sono le stesse delle loro “colleghe” universitarie più adulte: soldi, tanti e facili.

La scuola in questo ha il suo ruolo, come l’assenza fisica e morale dei genitori, come i modelli culturali pubblicizzati dalle grandi multinazionali, in collaborazione con le istituzioni. Pensiamo ai mini preservativi distribuiti ai bambini di 11 anni, pensiamo al tipo di educazione sessuale che si fa nelle scuole medie, dove l’argomento in oggetto è molto ingannevole: “educazione sessuale”, sembra innocuo, sino a che non si entra nel merito dello svolgimento di queste lezioni, degli argomenti trattati, del materiale visionato.

E’ famoso, tra i tanti, il caso dei fumetti porno distribuiti nelle scuole medie di Genova che ha distribuito materiale finalizzato alle ore di educazione sessuale nelle scuole, in cui venivano raffigurate e spiegate e giustificate scene di sesso occasionale di gruppo. Nel caso specifico si trattava di vignette di un gruppo promiscuo di adolescenti in un bosco dove i ragazzi si calavano i pantaloni di fronte alle compagne divertite, spiegando poi che il sesso orale in quelle situazioni, a patto di prendere le dovute precauzioni (in miniatura se è il caso) è preferibile a un rapporto completo. Inoltre viene indicato il sesso anale come preferibile per non incappare in gravidanze non desiderate. Ma osserviamo una di queste vignette:

Molti di noi sono genitori, magari laureati, e siamo convinti che se la scuola chiamasse con il nome giusto queste lezioni allora i genitori non lascerebbero i loro figli parteciparvi. Si tratta infatti di “educazione al sesso sicuro promiscuo e occasionale“, ne più ne meno. Titolo giusto per una scelta giusta (e consapevole).

Oramai lo osserviamo tutti i giorni, la prostituzione per molte ragazze è diventato un valore. La verità sta nel fatto che non solo il sesso, ma anche la sessualità è un business, anzi, è il business per eccellenza. Quale modo migliore per diffondere questo valore se non partendo da TV e scuola?

Non illudetevi, abbiamo solo riassunto il problema, moderandone molti aspetti. La realtà è più complessa e drammatica, ma non sempre si può parlare di tutto. E’ vero che non ci interessa perdere lettori se è il prezzo da pagare per dire la verità, ma ci terremo anche ad averlo qualche lettore e non perderli tutti!! Perchè la verità vera in questo ambito è dura da accettare anche per chi la scrive. Alleniamoci ad ascoltare la verità e a cercarla. Con il tempo riusciremo anche nel blog a parlare apertamente come già facciamo tutti tra le mura di casa nostra.

Rimane il fatto che qualora desideriate che il blog osi andare oltre,  dovete solo fatecelo sapere.

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About Barbara Ciocche

Mi chiamo Barbara Ciocche, vivo a Milano, ho 31 anni e sono una psicologa. Penso che la massima realizzazione per una donna sia quella di essere mamma. Redattrice del blog "Pensare Liberi". Esprimo le mie opinioni, racconto verità nascoste, oso andare oltre per il futuro...

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11 commenti su “Il 45% delle universitarie si prostituisce e invade il mondo del lavoro – Tra famose e non”

  1. Luca Rivoli Says:

    Il concetto di “prostituzione” sta diventando relativo… http://​spraytv.blogspot.it/2012/​06/​incredibile-nasce-in-russia​-la-prima.html

    Quindi qualsiasi dato si propini potrà sempre essere sindacato.

    Rispondi

  2. Roberto Mariotti Says:

    Non è che avete scoperto chissà quale nuovo aspetto della società contemporanea.

    D’altra parte, in un mondo in piena degrado morale, in cui i politici si lasciano corrompere con totale “nonchelance”, i giornalisti vendono la loro penna, quindi il loro cervello, al miglior offerente, e persino lavoratori più comuni accettano di andare contro gli interessi di loro colleghi pur di fare carriera, cosa volevamo aspettarci dai giovani?

    La verità è che si tratta di un intera civiltà che sceglie la prostituzione (in senso lato) come stile di vita.

    Chiudo con una annotazione sul titolo di questo post.
    All’interno del post si riporta che “… gli intervistati di StudentiMagazine hanno dichiarato nel 45% dei casi di conoscere ragazze che utilizzano il proprio corpo per pagarsi gli studi…”
    Estrapolare da questo dato l’urlo del titolo “Il 45% delle universitarie si prostituisce…” è a mio avviso sbagliato, arbitrario e molto scorretto.

    Rispondi

    • Luca Rivoli Says:

      Mi prendo l’annotazione sul titolo. Essendo una riedizione di questo originale sul nostro blog http://pensareliberi.com/2011/09/21/prostituzione-da-mestiere-di-alcune-a-valore-sociale-per-adulte-e-adolescenti/ ho cercato un titolo che sintetizzasse il fenomeno. Il numero è stato preso da un estratto è concordo con l’inesattezza, alla luce del suo appunto.

      Detto questo, in base a specifiche realtà, è doveroso precisare che quel numero (45%) in alcuni casi può essere alto, mentre in altri decisamente basso (rimanendo nel merito del numero in se, al netto di polemiche sul titolo, già affrontate), se pensiamo all’università di Minsk dove due ragazze su tre (66%) dicono di prostituirsi, se pensiamo al fenomeno tedesco (riferimento in questo editoriale insieme all’ambiente anglosassone) dove le proporzioni sono rappresentate molto bene dal quel numero, allora è il caso di fare riflessioni più profonde e non certo riferite alla nostra coscienza sociale, ma partendo da quella individuale.

      Le filosofie orientali insegnano che la realtà è l’unione della quantità con la qualità di ogni singola cosa. Il fenomeno della prostituzione adolescenziale e pre-adolescenziale presenta proporzioni catastrofiche, recuperabili solo in generazioni.

      Approfitto quindi dell’annotazione sul titolo per ricordare a me come a tutti che dimensionare i fenomeni è essenziale per poterli comprendere.

      Rispondi

  3. Mariabel Perez Says:

    Vivo e studio a Bologna (scienze della comunicazione). Ragazze “promoter” mi invitano continuamente ad entrare a far parte di attività hot. Vanno per la maggiore attività via webcam da casa o dalla propria camera e attività di foto erotiche a pagamento (di cui è invaso Facebook per chi ha gli occhi per guardare).
    Una ragazza su due si presta a queste forme di prostituzione, mentre la metà che non si presta è divisa tra chi ha remore morali e tra chi non ha i prerequisiti fisici.
    Quindi siamo nell’ordine di grandezza reale di una ragazza su 2, mentre su di un ordine potenziale (vorrei, ma non posso) maggiore.

    Tutto qui, spero di esservi stata utile. Saluti!

    Mariabel

    Rispondi

  4. Alam Penting Says:

    leggo trilioni di articoli come questo, poi quando cerco una studentessa da soddisfare monetariamente in cambio del vizio, non la trovo manco col lanternino. Allora voi che conoscete tutte queste studentesse-prostitute, me ne segnalate un pò per favore??

    Rispondi

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    Molte notizie sul fenomeno escort nascono allo scopo di fare gossip con cui il nostro paese va avanti da sempre, tutto ruota intorno al gossip alla notizia bomba per poi concludersi molto spesso in una nuvola di polvere. Certo è che le baby escort sono una realtà che non dovrebbe esistere e invece di regolamentare le escort professioniste che fanno la loro attività per scelta, ci andiamo ad infognare in queste situazioni raccapriccianti che ci mettono solo in ridicolo.

    Rispondi

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