IL DOLORE DEI VINTI


In un passato lontano, ma non troppo, i camorristi erano gli sgherri dei potenti, i bravi di manzoniana memoria per intenderci. Durante la dominazione spagnola del sud Italia questa pratica arrivò a noi insieme ai dominatori. Del resto anche gli spagnoli l’avevano ereditata dagli arabi che avevano dominato per ottocento anni il loro paese.

Da piccolo esercito di guardie del corpo, il cui compito era di proteggere il loro padrone e tenere la plebaglia al loro posto, la camorra passò ad essere una sorta di corpo mercenario al soldo di nobili e notabili. Il compito era sempre lo stesso: garantire la tranquillità della classe dirigente, essere i loro cani da guardia, sempre pronti a punire chi si permetteva di alzare la testa o anche solo lo sguardo. Allora i camorristi erano rozzi ed ignoranti, ma non stupidi; una volta capita l’importanza della loro funzione pensarono bene di unirsi in una sorta di associazione segreta. Questa associazione aveva regole molto rigide e criteri di affiliazione selettivi, il tutto era condito da una liturgia che aveva il compito di impressionare e legare l’affiliato anima e corpo. Da quel momento in poi la camorra iniziò a badare ai propri affari senza mai abbandonare il servizio dei potenti ai quali si erano aggiunti i borghesi arricchiti. Pretoriani al servizio del potere. Dopo il vento garibaldino e la conseguente annessione del sud i piemontesi ebbero modo di verificare che gran parte delle forze di polizia borboniche erano formate da camorristi che ne costituivano anche i quadri dirigenti. I buoni “liberatori” italiani si guardarono bene dal liquidare quella masnada di sopraffattori, anzi rinnovò loro l’ingaggio. L’incarico era sempre lo stesso: proteggere il potere, ora anche politico. In fin dei conti l’Italia era un regno costituzionale e essere protetti era un diritto anche dei politici che dovevano fare in pace i loro loschi affari senza incorrere nel rischio che il popolo ignorante avesse a dire la sua. Inoltre la camorra si doveva fare garante di tenere sotto controllo lo sviluppo economico del sud onde evitare che potesse nascere una concorrenza con il nord. In fin dei conti il nord si era fatto carico delle spese per unificare l’Italia, che per tutti era il centro nord della penisola, il sud era terra di conquista. Un politico ci definì razza infima, peggiore anche ai beduini del nord Africa.

La camorra continuò la sua tattica di collaborazione con il potere politico, compiendo negli anni e nei decenni dei notevoli passi avanti. Oggi, e da tempo ormai, la camorra è parte integrante della politica. Senza l’appoggio delle mafie nulla si fa o si disfa in Italia, i politici sanno di dover lavorare in sintonia con i malavitosi, la cosa non li affligge perché spesso, molto spesso, se sono diventati politici è alla mafia che lo devono. Tutto quanto sembra venga fatto dal potere politico ai danni del potere mafioso è solo una cortina fumogena per ingannare e distrarre chi è costretto a sopportare le angherie degli uni e degli altri. Politica e mafia agiscono in sintonia d’intenti al punto che bisogna considerare le azioni condotte dalle forze dell’ordine a danno di un clan come una faida interna. Politici e mafiosi di un clan cercano di annientare il clan avversario servendosi delle forze dell’ordine. Purtroppo anche quella parte delle forze dell’ordine che vorrebbero fare il loro dovere, senza saperlo, partecipano al grande disegno di spartizione del potere, al patto scellerato che lega la politica alla mafia. Le mafie, siciliana, campana, pugliese, calabrese o altre che siano, hanno oggi come ieri, il compito di controllare il territorio e lo fanno in modo efficace ed efficiente. Non solo riescono la dove le forze dell’ordine costituito fallisce ma sono capaci anche di regolare la crescita economica in funzione degli accordi stipulati con il potere politico.

La vera crisi italiana è quella di un paese governato da forze eversive, antidemocratiche per antonomasia, in grado di influenzare anche il potere giuridico attraverso i Giudici legati ad ambienti politici che di fatto sono un’estensione del potere mafioso.

L’Italia è fatto anche da una stragrande maggioranza di persone perbene costrette a subire le ingiurie di un risistema politico mafioso, un mostro che ha sempre fame e riesce a camuffarsi nei modi più disparati e spesso non privi di fascino. Molti di quelli che oggi si atteggiano a salvatori della patria agiscono solo per favorire il loro clan. Se poi il clan è formato da banche legate a politici e finanziate da mafiosi non ci sembra possibile ravvisare in ciò un miglioramento.

Se il risorgimento italiano fu l’atto di ribellione, ben poco spontaneo, di intellettuali e ricchi nobili e borghesi, da cui il popolo fu tenuto lontano, anche con la forza, oggi dobbiamo augurarci un nuovo risorgimento. Un risorgimento popolare contro la mala genia di malfattori che ci schiaccia sotto il peso del potere acquisito in decenni di governo corrotto.

La voce di un popolo che soffre è un bene che venga ignorata da chi detiene il potere, significa che sottovalutano, forse, il malessere che monta, il malcontento che cresce. Potrebbero trovare, improvvisamente, barricate sulla loro strada ed accorgersi, finalmente, che il potere è del popolo ed al popolo deve ritornare. Costi quel che costi.

Luigi Orsino

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About Luigi Orsino

Studi di medicina non completati per dedicarmi alla vera grande passione della mia vita: Fare l'imprenditore. Purtroppo sul mio cammino ho incontrato un mostro che si chiama camorra contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Ma forse da morto la mia voce si leverà ancora più alta e arriverà ancora più lontana. Il mio cruccio? Dovermi confrontare ogni giorno con lo Stato che solo a parole aiuta chi si ribella ma nella realtà ti consegna alla burocrazia che completa l'opera dei camorristi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili. Adoro guidare, in off road soprattutto.

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16 commenti su “IL DOLORE DEI VINTI”

  1. ferraioli domenico Says:

    bellissimo!!!
    ferraioli domenico

    Rispondi

  2. Rosa Says:

    Si, Luigi. E’ vero costi quel che costi…..Il potere dovrà essere del popolo. Seneca affermava che “il tempo non deve essere mai sprecato” e ora noi, del popolo, dobbiamo impegnarci ad essere consapevoli. Gli squali al potere devono andarsene. Se ne devono andare……Rosa. Hai scritto un editoriale…..magnifico.

    Rispondi

  3. Colibrì Says:

    Complimenti Dott. Orsino, bello ed eloquente, davvero.
    Un’ unica precisazione, Dottore, Lei ha scritto, a proposito della ‘liberazione garibaldina’ che In fin dei conti il nord si era fatto carico delle spese per unificare l’Italia.
    Ho letto molto, negli ultimi tempi, di questa pagina di storia, molto controversa, sulla questione meridionale, e mi risulta che l’unificazione sia stata programmata e fortemente voluta dai piemontesi indebitati dalle guerre d’indipendenza, nonchè attuata, al solo scopo di impadronirsi dell’ingente tesoro del Regno di Napoli. Inoltre, le spese di guerra della rivoluzione garibaldina, furono pagate quasi esclusivamente dal popolo, in maggioranza contadini, ai quali furono imposte tasse insostenibili. E come Lei ha giustamente scritto, qualche camorrista, già allora, fu premiato, con l’elezione a parlamentare. E, la storia continua, purtroppo!

    Rispondi

    • Luigi Orsino Says:

      Gentile Signora, quando io parlo del Piemonte che si era fatto carico delle spese di guerra per unificare l’Italia specifico molto bene che per i politici piemontesi, Cavour innanzi tutti, l’Italia si fermava alle regioni del nord e centro, compresi i possedimenti pontifici. Il sud fu considerato terra di conquista e trattata da colonia invasa ed annessa. Le elezioni che si tennero al sud e che videro favorevole, dopo che Garibaldi aveva già sbaragliato le truppe borboniche, furono elezioni viziate dalla mancanza del suffragio universale, venuto molto dopo il 70. La piattaforma elettorale era costituita da meno del 2% della popolazione e poteva votare solo chi pagava tasse per almeno 4 lire annue, non poco per l’epoca. I votanti meridionali, nobiltà terriera e borghesia mercantile o agraria, temevano molto di più una fiammata rivoluzionaria del popolino che non l’occupazione piemontese, con cui subito si allearono. Il fenomeno del brigantaggio fu una reazione sanfedista solo in parte, per molti versi conteneva rivendicazioni sociali che solo più tardi avrebbero preso coscienza di se stesse.

      Ho voluto fare queste precisazioni non per “salire in cattedra” ma per ribadire il mio essere totalmente meridionale e meridionalista, pur sforzandomi di avere della storia una visione il più obiettiva possibile.
      Grazie per averci letto, la saluto cordialmente
      Luigi Orsino

      Rispondi

  4. Rosa Says:

    Cari lettori, sono contenta che voi mi confermiate che avete un libero pensiero da esprimere in questo blog di “pensieri liberi”. Sono uno spirito libero e come tale, evidenzio il mio pensiero. Grazie, Rosa Mannetta.

    Rispondi

  5. cacciatricedisogni Says:

    E’ da un po’ che sento odore
    di malcontento, me compresa.
    Un detto recita “Le acque chete rompono i ponti”.
    Buon pomeriggio, Lorenza de Simone.

    Rispondi

  6. Rosa Says:

    Buon giorno, Lori. I tuoi commenti confermano il mio pensiero libero. Rosa Mannetta

    Rispondi

  7. Colibrì Says:

    Dott. Orsino,
    grazie. La parte che più mi affascina?
    “I votanti meridionali, nobiltà terriera e borghesia mercantile o agraria, temevano molto di più una fiammata rivoluzionaria del popolino che non l’occupazione piemontese, con cui subito si allearono. Il fenomeno del brigantaggio fu una reazione sanfedista solo in parte, per molti versi conteneva rivendicazioni sociali che solo più tardi avrebbero preso coscienza di se stesse”.
    Saluti

    Rispondi

  8. pagel9284 Says:

    Anch’io condivido questo bell’articolo,e sento che i tempi attuali sono molto migliori di quelli passati,per quanto concerne la coscienza popolare e la scoperta delle troppe verità a lungo occultate. Forse siamo davvero all’inizio di una nuova era di democrazia autentica,ossia consapevole,che non potrà che fare bene. Ciao a tutti.

    Rispondi

  9. Nicastro Damiano Says:

    Come possono sparire nel nulla delle “delicate operazioni finanziarie” presso Poste Italiane, il c/c 10/645629 e il Borsino Azionario BAV di Intesa San Paolo?
    Poste Italiane controlla il suo territorio all’interno della propria Azienda?
    L’intreccio e i punti oscuri di Poste Italiane rimasti sulla vicenda di Campo Innocenza Maria sono dichiarati in Tribunale dall’Ispettrice Postale Venera Musumeci.
    Il c/c 10/645629 e il Borsino Azionario BAV di Campo Innocenza Maria vengono nascosti alla Magistratura di Ragusa da Intesa San Paolo Corrado Passera nel 2004.
    Da questo c/c 10/645629 nascosto alla Magistratura di Ragusa e dal quale il 2 luglio 1999 sono emessi assegni circolari a favore del Cassiere Provinciale di Poste Italiane, ma questo rimane un mistero così come i tempi, la quantità delle somme e il totale degli assegni emessi, e nonostante Campo Innocenza Maria lo abbia sempre scritto con diffide, chiesto fino alla morte, senza essere mai riuscita a saperlo e avere risposte.
    Di questi assegni, l’Ispettrice Postale Venera Musumeci nulla riporta l’11 dicembre 2006 a seguito di una lunga indagine ispettiva durata ben sei mesi, nella sua relazione conclusiva controfirmata dal funzionario Michele Scotto di Vettimo.
    Così come nulla riporta delle delicate operazioni che gli stessi impiegati postali gli dichiarano.
    La Signora Maria Mallia il 9 novembre 2006 gli dichiara “che la cliente Innocenza Campo, fidelizzata presso quell’ufficio, era solita venire spesso accompagnata dall’avv. Nobile, in cui la stessa riponeva totale fiducia, per effettuare delicate operazioni finanziarie”.
    Anche il direttore postale Nunzio Brugaletta il 1 giugno 2006 dichiara alla stessa Musumeci, che la cliente Campo Innocenza veniva ricevuta nei locali interni dell’UP a causa della delicatezza delle operazioni che effettuava.
    E sempre il direttore postale dichiara alla Guardia di Finanza il 19 luglio 2007 che sulla scorta delle operazioni postali che dovevano essere effettuati, la Campo veniva fatta accomodare negli uffici della direzione.
    E un’altra impiegata postale, la Signora Sciorini Maria Teresa il 24 ottobre 2006 gli dichiara che data l’entità delle operazioni, era ricevuta all’interno dell’ufficio.
    Si trattava di delicate operazioni finanziarie che non potevano essere trattate allo sportello, anche se presso gli sportelli postali vengono trattate quotidianamente operazioni per svariate decine di migliaia di euro, o forse anche centinaia di migliaia, ma le operazioni svolte dalla cliente Campo Innocenza Maria necessitavano essere svolte all’interno dell’ufficio del direttore e con l’ausilio di un legale.
    Di queste operazioni finanziarie, nonostante la stessa Venera Musumeci abbia lavorato per sei lunghi mesi indagando (?) tra i documenti e i vari operatori addetti agli sportelli, sembra non trovare nulla, al punto all’Udienza del 12 Aprile 2011 dichiara: “io quello che riesco a ricordare alla fine è che non si è potuto fare una ricostruzione completa di tutto quello perché c’era un intreccio … Infatti alla fine l’istruttoria nostra interna, amministrativa si chiude facendo fede a tutto quanto sarà sviluppato in sede giudiziaria proprio per questi punti oscuri che sono rimasti … In ogni caso noi dovevamo vedere i rapporti instaurati, non si è potuto”.
    La signora Ida Schininà, Funzionario di Poste Italiane il 16.02.2010 ha dichiarato alla Guardia di Finanza di un libretto di deposito a risparmio estinto ove vi era un prelievo di un importo cospicuo e che consegnato al dirigente dott. Garofalo, lo chiudono in cassaforte, che tale precauzione in quanto vi era una ispezione interna e che dal Maggio 2005 si assenta per dieci mesi in astensione obbligatoria.
    Da nessuna delle CNR della Guardia di Finanza emergono “prelievi cospicui” da indurre il dirigente a chiudere un libretto estinto in cassaforte.
    Le ispettrici postali Venera Musumeci e Dorotea Liotta non hanno riportato nella loro relazione datata 11 dicembre 2006 e confermata all’Udienza del 12 aprile 2011, di nessuna indagine ispettiva antecedente il maggio del 2005. Difatti alla pag. 5 della relazione, riportano di una nota a firma del dott. A. Garofalo del 10.05.2006, di una istruttoria che ha trattato la denuncia di Campo Innocenza del 10 gennaio 2006, alla stregua di un reclamo per prodotti finanziari.
    Invece il dirigente dott. A. Garofalo all’Udienza del 12 aprile 2011, a precise domande, non ha riferito di nessun libretto con prelievo cospicuo chiuso da lui in cassaforte.
    Rimane quindi il mistero sia sulle “delicate operazioni finanziarie” svolte da Campo Innocenza Maria e volatilizzate nel nulla e sia su chi prima del maggio del 2005, abbia svolto all’interno di Poste Italiane una indagine ispettiva di cui le stesse Poste Italiane ne sconoscevano l’esistenza e per cui non riportano nulla nella “Copia della Relazione Ispettiva – Fraud Management Report prot. N. DCTA-FM-06-0666 dell’8/01/07” che il Direttore di Filiale Fabio Piazza invia sia alla Guardia di Finanza di Ragusa che alla Procura della Repubblica di Ragusa.
    Nicastro Damiano
    Questa è l’interrogazione parlamentare presentata:
    ATTO CAMERA
    INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA 4/16342
    Dati di presentazione dell’atto
    Legislatura: 16 Seduta di annuncio: 641 del 30/05/2012
    Firmatari
    Primo firmatario: BORGHESI ANTONIO Gruppo: ITALIA DEI VALORI
    Data firma: 30/05/2012
    Destinatari
    Ministero destinatario:
    • MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO
    • MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE
    Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO delegato in data 30/05/2012
    Stato iter IN CORSO Atto Camera

    Interrogazione a risposta scritta 4-16342
    presentata da
    ANTONIO BORGHESI
    mercoledì 30 maggio 2012, seduta n.641
    BORGHESI. –
    Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’economia e delle finanze.
    – Per sapere – premesso che:

    la signora Innocenza Maria Campo lamenta la sparizione di atti relativi ad operazioni finanziarle svolte sul suo conto presso la banca Generali;
    il 4 gennaio 2008, banca Generali solo a seguito dell’ulteriore richiesta datata 8 novembre 2007 della Guardia di Finanza di Ragusa, riferisce di un borsino azionario BAV sottoscritto con Banca intesa con sede a Parma in via Langhirano 1;
    la procura di Ragusa il 31 luglio 2007 ordinava agli istituti di credito di comunicare entro dieci giorni, natura ed estremi di qualsiasi rapporto a partire dal 1o gennaio 2003. Banca Intesa invece nelle comunicazioni del 25 agosto, 14 e 20 settembre 2004, non aveva riportato nulla in merito al borsino azionario BAV;

    il 19 dicembre 2003 il medico neurologo, dopo attenta visita certificava che la signora Campo Innocenza non presentava deficit della memoria sia di fissazione che di rievocazione;

    non solo la signora Campo Innocenza Maria il 10 dicembre 2003 ricordava bene come attestano i certificati medici, ma nella denunzia-querela che produce il 22 dicembre 2003 chiede la ricostruzione dell’intera vicenda «Chiede, altresì, che si provveda ad acquisire, eventualmente mediante provvedimento di sequestro, l’intera documentazione bancaria e non in possesso della signora Cappello Maria, a quanto pare custodita presso lo studio dell’Avvocato Carmela Nobile, nonché di tutta la documentazione in possesso di istituti di credito e uffici postali, finanziari ed uffici di promotori eventualmente coinvolti»;

    il magistrato della procura di Ragusa dottor Emanuele Diquattro, il 26 gennaio 2007 emette decreto di sequestro, il quale viene consegnato alla Guardia di finanza in sede per l’esecuzione, lo stesso 26 gennaio 2007: «… sequestrare in originale tutta la documentazione bancaria citata dalla Campo Innocenza nei suoi esposti. Raccomando l’urgenza».

    rimane quindi il mistero sia sulle «delicate operazioni finanziarie» svolte da Campo Innocenza Maria e volatilizzatesi nel nulla e sia su chi prima del maggio del 2005, abbia svolto all’interno di Poste italiane una indagine ispettiva di cui le stesse Poste italiane ne sconoscevano l’esistenza e per cui non riportano nulla nella «Copia della relazione ispettiva – Fraud Management Report prot. N. DCTA-FM-06-0666 dell’8 gennaio 2007» che il direttore di filiale Fabio Piazza invia sia alla Guardia di finanza di Ragusa che alla procura della Repubblica di Ragusa;

    anche questo decreto di sequestro non viene eseguito -:

    se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti sopra riportati e quali ulteriori elementi intendano fornire a riguardo. (4-16342)

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