Prostituzione universitaria e adolescenziale. Nuovi valori sociali avanzano tra le giovanissime.


[I fatti e i dati di seguito esposti sono causa di grave malessere personale, di depressione e altre patologie nelle ragazze che cadono vittime di questa realtà, di questo modello. I danni di queste scelte di vita apparentemente consapevoli sono spesso a lungo termine. L’articolo non vuole accusare, nè giudicare, ma sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di un grave problema sociale volutamente e strumentalmente ridimensionato. E’ un invito alla riflessione per tutti i genitori e per i loro figli. Nel mio lavoro di psicologa vorrei non annoverare tra i miei pazienti un numero sempre crescente di ragazze e donne traumatizzate da quanto segue. Accettando la realtà si può iniziare un cammino di buoni propositi. Dott.ssa Barbara Ciocche]

Analizziamo due fenomeni in preoccupante aumento da anni: quello della prostituzione universitaria e quello della prostituzione adolescenziale spontanea.

Entrambi i fenomeni sono di importazione, proprio da quei paesi che ancora oggi, per motivi politici, economici e quindi strumentali, riteniamo i punti di riferimento da raggiungere.

Paesi come la Svezia, dove si registra il maggior numero di casi al mondo di violenza sulle donne, dove l’alcolismo è diventato una piaga sociale inarrestabile, dove sono scomparsi tutti i valori morali e religiosi, tanto che la Svezia fa registrare uno strano fenomeno contro tendenza che è quello della conversione all’Islam da parte di molte donne svedesi. Aggiungiamo a questo elenco il fenomeno della violenza adolescenziale, soprattutto da parte di gang femminili che annoverano tra le loro usanze quelle di picchiare a sangue passanti, anziani e barboni.

Paesi come la Danimarca, dove il fenomeno dei suicidi ha cifre ben quattro volte superiori a quelle del nostro paese, dove la maggior parte delle vittime sono donne. Idem per l’Olanda. Anche la grande Germania non se la cava per niente male (Università a luci rosse, Berlino capitale della prostituzione per studio).

Questi paesi sono definiti all’unanimità dai sociologi come “socialmente morti”. C’è da dire però che i cittadini di queste nazioni godono di ottimi servizi sociali e pubblici.

Mentre scriviamo questo ci chiediamo quanti siano a conoscenza di queste informazioni, in realtà di dominio pubblico di chi le vuole cercare e trovare.

La morte sociale di questi paesi si sta abbattendo anche sull’Italia, così come sulla Spagna. Ma analizziamo i fenomeni in oggetto.

PROSTITUZIONE UNIVERSITARIA

Studentesse che usano il proprio corpo: il 45% degli studenti ne conosce (21% nel 2006)
E’ importante fare una premessa. Più che parlare di prostituzione, è più azzeccato dire di studentesse che utilizzano il proprio corpo per guadagnare. All’interno di questa “voce” sono da ricomprendere tante categorie. Si va dalle cubiste, alle lap – dancer, dalle cam girl, alle massaggiatrici fino ad arrivare nei casi più estremi alle accompagnatrici, alle escort e quindi prostitute vere e proprie. Ebbene gli intervistati di StudentiMagazine hanno dichiarato nel 45% dei casi di conoscere ragazze che utilizzano il proprio corpo per pagarsi gli studi.

Video tratto dal film/documentario vietato ai minori di 18 anni: Student Services – Prostituzione universitaria

E’ una di quelle leggende che quando si scoprono realtà lasciano davvero l’amaro in bocca. Eppure quello della prostituzione è un fenomeno che sta coinvolgendo sempre più studentesse fuori sede che per “agevolarsi gli studi” offrono prestazioni sessuali in cambio di un “posto letto” come motivazione ufficiale. La realtà dei fatti ci dice che la prostituzione in oggetto non ha nulla a che vedere con situazioni di indigenza o di bisogno economico se non quello di guadagnare facilmente molti soldi, come le studentesse ammettono candidamente durante le interviste.

Il tutto è partito da delle ricerche condotte in Francia e in Inghilterra i cui risultati indicano la maggior parte  degli studenti conoscono studentesse che adottano questo “metodo” per portare avanti la loro carriera universitaria. In seguito a questo anche in Italia è stata condotta una ricerca tramite un famoso sito per studenti che, senza peli sulla lingua, ammettono di conoscere o essere loro in prima persona a prostituirsi in cambio di “un posto per dormire”.

La cosa sconvolgente è che questo tipo di accordi vengono presi via internet quasi alla luce del sole.

Quasi perché, per ovvi motivi, è difficile che l’annuncio di un posto letto libero sia seguito dall’espressione “in cambio di sesso”. In maniera velata i possessori dell’abitazione chiedono in cambio “servizi da concordare”. In realtà si tratta solo di frasi in codice dove “ricerca del posto letto” sta a significare “sono una giovane squillo universitaria”, mentre per “servizi da concordare” si intende, come è facile immaginare, la prestazione sessuale.

Il tutto si può scaricare sul semplice fatto che il prezzo anche solo di un singolo posto letto per universitari sia aumentato? Affittare un letto può costare anche 500 euro a Milano, giù di lì per le città sedi di grandi Università o Atenei.

La cosa che lascia di più sconvolti sta nel fatto che si sia creato un caso “caro alloggi” per mascherare una forma di prostituzione spontanea al solo scopo di fare soldi. La prostituzione in ambito universitario è diventata una eclatante realtà.

Ovviamente in gioco entra la morale che, purtroppo, sta diventando sempre più personale che sociale. Si può giustificare una studentessa che vende il proprio corpo per poter studiare? Ognuno è libero di fare ciò che vuole. Meno male però che esistono ancora impieghi fattibili e soprattutto dignitosi che possano permettere agli studenti di investire sul proprio futuro che, per queste ragazze, potrebbe essere compromesso se un eventuale datore di lavoro onesto venisse a conoscenza di un fatto simile.

La «carriera» come prostitute e le esibizioni nei locali di striptease delle giovani di Cambridge

Un tempo la moralità e la disciplina dei giovani studenti di Cambridge era riconosciuta e invidiata da tutte le università del mondo. Ma forse negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Adesso per sbarcare il lunario molte studentesse di questo antichissimo ateneo anglosassone si prostituiscono o lavorano in locali di strip-tease. A denunciare il legame tra prostituzione e educazione universitaria non è il solito pruriginoso tabloid britannico, bensì Varsity, il prestigioso settimanale studentesco che dal 1947 racconta la vita nell’Università di Cambridge.

Secondo un lungo articolo apparso questa settimana sulla rivista la prostituzione sarebbe diventata pratica comune di molte studentesse proprio perchè è la «strada più veloce e semplice» per fare denaro. Il professore Rob Wallach, direttore della giunta dei tutor universitari di Cambridge si dichiara sconcertato dalla denuncia: «Sono molto preoccupato per ciò che ho letto in questo articolo. I tutor universitari più anziani come me vorrebbero fare di tutto per aiutare gli studenti prima che essi si trovino in situazione come queste». A quali tipi di aiuti si riferisca il professore in questione non è ben chiaro in quanto le studentesse desiderano svolgere questa attività che spesso viene intrapresa già in età adolescenziale, avendo come contro partita non necessariamente soldi, ma cellulari, ricariche telefoniche e ultimamente anche abbigliamento firmato… stiamo parlando di ragazze/bambine appena tredicenni.

L’articolo dichiara che molte studentesse usano il denaro guadagnato per comprare tesine e lavori universitari. Tuttavia, secondo il professor Wallach, tale pratica è fortemente scoraggiata dall’accademia, visto che chi viene scoperto, può essere espulso dall’Ateneo. Nel pezzo del giornale vi è anche un’intervista a una giovane studentessa che ha ammesso di aver lavorato per tutto il primo anno universitario come ragazza squillo. Il suo tariffario era di 50 sterline all’ora: «Precedentemente avevo un lavoro normale, ma questo non mi fruttava abbastanza» ha dichiarato l’anonima ragazza a Varsity. «Ho incontrato altre studentesse che fanno lo stesso lavoro. Una volta che hai cominciato, ti appare seducente. Se hai bisogno di soldi facili e veloci, è quello che fa per te». Il quotidiano studentesco dichiara di aver intervistato anche un’altra studentessa che in un locale di striptease guadagna, solo per ballare, 100 sterline: «Il mio più grande timore è quello di dover ballare di fronte a qualcuno che conosco» rivela quest’altra studentessa anonima che sottolinea di non considerare degradante il suo lavoro.

Ma le attività delle giovani non finiscono qui. Il sito web inglese takemetodinner.co.uk, che offre agli utenti in cambio di denaro appuntamenti e cene con bellissime ragazze, dichiara di avere tra le sue dipendenti oltre 400 studentesse di Cambridge che guadagnano circa 300 sterline a incontro. Queste sono chiamate le accompagnatrici «Oxbridges» e sono le ragazze più richieste. Una di queste accompagnatrici offre una spiegazione: «Ai clienti piace il fatto che io sia una studentessa di Cambridge. Ad essi interessa uscire con una ragazza di classe. Per il nostro business è una cosa molto buona».

RITORNANDO IN ITALIA

La situazione degli atenei italiani è del tutto identica, globalizzata. I dati sono gli stessi. In tutti questi studi mancano i riferimenti ai cosiddetti “giochi sessuali” i quali diventano anno dopo anno sempre più pericolosi e sadici, tanto da iniziare a mietere vittime. Ricordiamo tutti il caso di Meredith Kercher o il più recente e macabro episodio romano.

PROSTITUZIONE ADOLESCENZIALE

Abbiamo accennato poco sopra al grave problema sociale della prostituzione adolescenziale spontanea, le cosiddette baby prostitute. Le motivazioni che portano le bambine tra i 13 e i 16 anni a prostituirsi sono le stesse delle loro “colleghe” universitarie più adulte: soldi, tanti e facili.

La scuola in questo ha il suo ruolo, come l’assenza fisica e morale dei genitori, come i modelli culturali pubblicizzati dalle grandi multinazionali, in collaborazione con le istituzioni. Pensiamo ai mini preservativi distribuiti ai bambini di 11 anni, pensiamo al tipo di educazione sessuale che si fa nelle scuole medie, dove l’argomento in oggetto è molto ingannevole: “educazione sessuale”, sembra innocuo, sino a che non si entra nel merito dello svolgimento di queste lezioni, degli argomenti trattati, del materiale visionato.

E’ famoso, tra i tanti, il caso dei fumetti porno distribuiti nelle scuole medie di Genova che ha distribuito materiale finalizzato alle ore di educazione sessuale nelle scuole, in cui venivano raffigurate e spiegate e giustificate scene di sesso occasionale di gruppo. Nel caso specifico si trattava di vignette di un gruppo promiscuo di adolescenti in un bosco dove i ragazzi si calavano i pantaloni di fronte alle compagne divertite, spiegando poi che il sesso orale in quelle situazioni, a patto di prendere le dovute precauzioni (in miniatura se è il caso) è preferibile a un rapporto completo. Inoltre viene indicato il sesso anale come preferibile per non incappare in gravidanze non desiderate. Ma osserviamo una di queste vignette:

Molti di noi sono genitori, magari laureati, e siamo convinti che se la scuola chiamasse con il nome giusto queste lezioni allora i genitori non lascerebbero i loro figli parteciparvi. Si tratta infatti di “educazione al sesso sicuro promiscuo e occasionale“, ne più ne meno. Titolo giusto per una scelta giusta (e consapevole).

Oramai lo osserviamo tutti i giorni, la prostituzione per molte ragazze è diventato un valore. La verità sta nel fatto che non solo il sesso, ma anche la sessualità è un business, anzi, è il business per eccellenza. Quale modo migliore per diffondere questo valore se non partendo da TV e scuola?

Non illudetevi, abbiamo solo riassunto il problema, moderandone molti aspetti. La realtà è più complessa e drammatica, ma non sempre si può parlare di tutto. E’ vero che non ci interessa perdere lettori se è il prezzo da pagare per dire la verità, ma ci terremo anche ad averlo qualche lettore e non perderli tutti!! Perchè la verità vera in questo ambito è dura da accettare anche per chi la scrive. Alleniamoci ad ascoltare la verità e a cercarla. Con il tempo riusciremo anche nel blog a parlare apertamente come già facciamo tutti tra le mura di casa nostra.

Rimane il fatto che qualora desideriate che il blog osi andare oltre,  dovete solo fatecelo sapere.

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Informazioni su Barbara Ciocche

Mi chiamo Barbara Ciocche, vivo a Milano, ho 31 anni e sono una psicologa. Penso che la massima realizzazione per una donna sia quella di essere mamma. Redattrice del blog "Pensare Liberi". Esprimo le mie opinioni, racconto verità nascoste, oso andare oltre per il futuro...

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34 commenti su “Prostituzione universitaria e adolescenziale. Nuovi valori sociali avanzano tra le giovanissime.”

  1. Maricela Genova Dice:

    Tra le mie compagne a scuola era normale chiamarsi “affettuosamente” puttane, troione, donnacce e cose peggiori. Con me ci hanno provato a chiamarmi così, ma è stata l’ultima volta “MA E’ PER AFFETTO!”, ma affetto de che??

    Non può essere un modo di dire, l’ho sempre pensato. Se ti fai chiamare puttana puoi trovare tutte le scuse di questo mondo e far passare da bigotta mediaevale chiunque, ma la verità è che lo sei.

    Questo articolo fotografa molto generosamente la situazione di alcune studentesse universitarie. Io ancora frequento l’università, siete stati molto pacati e generosi.

    Maricela

    Rispondi

  2. Andrea Corsato Dice:

    E’ una realtà che tutti conoscono ma di cui nessuno parla. Hanno fatto un film vietato ai minori dei 18 anni che illustra il fenomeno, senza scene porno, quindi figuriamoci quando sia inquietante la vicenda.
    Comunque ripeto è la realtà. Il bello è che si tenta di giustificare anche questa cosa con il mercato, con il precariato. Cosa c’entra??
    E poi le bambine di 13 anni hanno problemi di precariato??
    Se i problemi non si vogliono affrontare allora non si risolveranno.

    Andrea

    Rispondi

  3. Alice Dice:

    Quanto piacere nel leggere finalmente un articolo che mette in luce il totale porcile universitario. Conosco quanto viene descritto nell’articolo e mi vergogno profondamente.

    Rispondi

  4. Gina Dice:

    Non esiste giustificazione alcuna per queste “ragazze”. Sì d’accordo a volte la vita non è facile, ma questo non significa che devi diventare una persona orribile. E non provate nemmeno a lamentarvi di quanto vi viene detto, siete voi le prime a battesimarvi per quello che siete delle grandissime z…….e. La cosa più grave e che non vi vergognate per quello che fate. anzi se serve ad arrivare prima a quello che vuoi che male c’è. Quanto siete stupide, non capite che ormai siete bruciate, finite, quello che fate vi porta solo prima a non valere più nulla, per chiunque e per voi stesse.

    Rispondi

  5. Miglio74 Dice:

    Non è il primo articolo che leggo sull’argomento. Lo ha trattato anche il corriere della sera in seguito all’inchiesta condotta dalle iene. Inoltre ricordo di una volta che ero in macchina e ascoltavo la radio e dei giornalisti intervistavano queste studentesse che rispondevano liberamente non essendo inquadrate, ma solo registrate. Il tono è quello di chi ritiene la cosa normale e questo qualche anno fa. Da quello che sento e vedo in TV credo che il problema sia in aumento.
    Noi genitori dobbiamo sapere e prevenire e non dare mai niente per scontato.

    Rispondi

  6. Maria Dice:

    Quanto schifo e rabbia che provo. Se si vuole mettere fine a questa orribilante realtà, non fate passare queste ragazze per le poverine di turno, che non hanno scelta a causa delle difficolta e i sacrifici che da sempre come mi raccontano i miei nonni la vita ti mette diffronte. La vita è fatta di belle e brutte esperienze, le persone sane che vivono con principi e valori fermi nel cuore e nella mente, fanno delle belle esperienze ricordi da condividere con chi si ama e delle brutte insegnamenti attraverso le quali si cresce e si divente persone migliori. SEI SEMPRE TU, CHE SCEGLI CHI ESSERE…

    Rispondi

  7. Vento dell'Ovest Dice:

    A me l’articolo è piaciuto, ma da presentare questa realtà a crocifiggere queste ragazze ce ne corre parecchio, e invito cortesemente le ragazze che commentano (guardacaso sono sempre donne) a non farlo. Il fatto che VOI non abbiate scelto questo tipo di strada non vi dà il permesso o la superiorità morale per giudicare persone e realtà sociali che non conoscete.

    Rispondi

    • Barbara Ciocche Dice:

      Come da premessa dello stesso articolo non posso che condividere.
      Sapere, prevenire, ma non condannare o crocifiggere.
      E’ un tema molto complesso e difficile da trattare con schiettezza.
      I danni di questi stili di vita sono a lungo termine. Suggerirei in modo lungimirante di sostituire la rabbia con la comprensione e perché no compassione.

      Barbara Ciocche – Redazione
      barbara.ciocche@pensareliberi.com

      Rispondi

      • Giovanni Mole' Dice:

        Ciò che si definisce “difficile da trattare con schiettezza”, molto spesso è tutto quello che non si vuol cambiare o non si ha il coraggio quanto meno di parlarne chiaramente. Delicato ? Si, accidenti se è un argomento delicato! Ma io ravviso nella società odierna un’atavica e colpevole mancanza di adulti, di responsabilità, di paletti posti attraverso i NO e l’educazione che i genitori dovrebbero scegliere in base a quali valori trasmettere ai figli, ai LORO figli, che non sono i figli di qualcun altro, di tua madre (quindi dei nonni) e non chiedere aiuto alla baby sitter, alla vicina che ci fa un favore, alla tata della televisione, alla rivista specializzata. Ma per favore!!!. Genitori assenti, indaffarati, figli della nuova generazione ipertecnologica e tutta votata alla produzione di massa che – sempre in massa – ha bisogno di tutti gli effettivi disponibili per rendere soddisfazione a Sua Maestà il Libero Mercato, figli della nuova emancipazione (see!! Emancipazione dalle responsabilità!!) che tutto prende e nulla sa ottenere se non danni enormi nascosti da tantissima ipocrisia di fondo. Ipocrisia strumentalizzata per scornarsi l’uno contro l’altro quando un matrimonio va a monte (eh ma in quel caso sì che l’attenzione và ai massimi livelli, e guai a sgarrare, giusto ???). Ciò che Lei suggerisce è pulire una macchia di letame con l’acqua tiepida. Io non demonizzerei la rabbia, starei molto attento a dire queste cose. Se madre natura ha provveduto a fornirci nel già ampio ventaglio di emozioni possibili, anche la possibilità di questo sentimento allora vuol dire che una sua utilità ce l’ha, o no ? Comprensione ? Fino a un certo punto, e che non diventi un alibi per non intervenire con adeguato polso. Non parliamo poi della compassione, chi ce l’ha è dannato, perchè questa società impone modelli culturali secondo i quali è giustificato approfittare della compassione altrui. No, non è semplice, è molto delicato, è tutto quello che volete, ma questo argomento necessiterebbe di tanta ma tanta buona volontà nel percepire realmente le cause e le concause, le colpe personali e tutto quello che ne ha contribuito a far diventare i figli non più esseri umani che hanno bisogno di tanto sostegno e qualche bel ceffone ogni tanto quando necessario, ma solo e unicamente i futuri limoni da mandare a spremitura! I figli non sarebbero nemmeno nostri, ci sono dati in affidamento, per quanto necessario affinché spicchino il volo. E per poter fare questo non devi dirgli cosa deve fare nella sua vita, devi dargli gli strumenti per far capire da loro stessi cosa vogliono fare della loro vita. E tutto questo non lo ottieni solo con la compassione e con la comprensione. Ci vuole amore, cioè responsabilità. Non l’amore delle fiction, dei libri-cagata di Moccia o altre cazzate cuoricini e occhi dolci. L’amore è altra cosa.
        Non voglio condannare né crocifiggere, tanto meno le dirette interessate, che in un modo o nell’altro sono le vittime. Ma le domande che dobbiamo farci sono molte e vanno indirizzate mentre ci si guarda allo specchio. Questa società ipocrita, perbenista e vittimista non la stiamo subendo, ce la propongono senza imporcela, e noi accettiamo la proposta, la stiamo avallando, con il ns silenzio/assenso.
        Spiacente per il linguaggio molto colorito, poco affine al livello elevato della discussione in essere, ma ho la cattivissima abitudine di dire/scrivere quello che penso. E quello che penso è quello che percepisco e che “vedo” intorno a me. Sempre che io non sia in realtà un alieno incazzato e frustrato. Nel qual caso, domando scusa, e prego di ritornare al più presto nel mio pianeta originario.
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