NO TAV – Italia chiama Bolivia: la vostra autostrada è la nostra torino-lione

1 ottobre 2011

Cultura e Società, NoTav


Il presidente della Bolivia Evo Morales ha deciso di sospendere il  controverso progetto di una strada in Amazzonia che spaccherebbe in due la riserva naturale Isiboro Sécure. Il progetto resterà sospeso finché non ci sarà una consultazione popolare. La decisione di Evo Morales è giunta in seguito alla violenta repressione messa in atto il 25 settembre dalla polizia contro i manifestanti.

Il presidente boliviano ha definito “imperdonabile” la repressione violenta declinando ogni responsabilità circa l’intervento della polizia alla marcia indigena.

A seguito dell’intervento della polizia contro i manifestanti il ministro della Difesa Cecilia Chacon ha annunciato le sue dimissioni affermando: “Ho preso questa decisione perché non sostengo la scelta del governo di intervenire e non posso giustificarla e difenderla perché esistono altre alternative”.

La marcia degli indios (una marcia di 600 chilometri verso la capitale La Paz) contro il progetto della strada che dovrebbe attraversare la più grande riserva forestale del Paese è partita infatti alla metà di agosto da Trinidad, nel nord della Bolivia. La marcia avrebbe dovuto concludersi nella capitale La Paz. Due giorni fa, il 25 settembre, la marcia è stata però interrotta dalla polizia che ha intercettato la colonna di manifestanti nella cittadina di Yucumo, a nordest di La Paz.

Il progetto contestato dai  guaranì e dagli altri popoli dell’Amazzonia boliviana riguarda il collegamento autostradale che da Manaus, in Brasile, dovrebbe arrivare fino a Manta, porto ecuadoriano sul Pacifico. Secondo il progetto un pezzo del tratto boliviano dovrebbe attraversare l’area del territorio indigeno e parco naturale Isiboro Sécure (Tipnis) dove vivono 16 comunità indigene, per un totale di 50 mila persone.

E proprio da queste comunità è partita la protesta contro il governo, accusato di perseguire una politica favorevole alle industrie minerarie e alle grandi opere in contrasto con i  principi di difesa della Pachamama (la Madre terra) sanciti anche nella nuova costituzione boliviana, approvata a febbraio del 2009.

Fonte: Libera Mente News

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Riguardo la situazione boliviana ci fermiamo qui. Ci mettiamo nei panni dei nostri concittadini della Val di Susa al suono di queste notizie, di queste informazioni. Diritti della natura, rispetto delle comunità locali, sospensione dei lavori, consultazioni popolari e petizioni [potete firmare online qui] contro le multinazionali firmate all’unanimità dalle intere popolazioni amazzoniche. Per Dio, popolazioni della Val di Susa, ci dispiace.

Forse stiamo passando il testimone del terzo mondo, la terra è una palla che gira, le civiltà nascono, si sviluppano e muoiono per poi ricominciare il loro ciclo.

In Italia, per un buco che non serve a nulla, finanziato con il debito sulle attuali e future generazioni, è in atto da mesi una guerra da parte dello Stato nei confronti delle popolazioni della Valle. Da mesi continuano le repressioni contro i manifestanti, gli scontri, i feriti, le intossicazioni, le violazioni dei diritti, gli arresti a scopo intimidatorio. Da mesi i lavori per il TAV non sono messi in discussione da politica e istituzioni. Da mesi questa è l’Italia che “il TAV si deve fare”. Da mesi la politica canta vittoria quando l’ha vinta sui cortei di protesta: “ha vinto lo Stato”, “la polizia ha fatto il suo dovere”.

Niente diritti della natura, niente rispetto per natura, niente rispetto per le popolazioni locali e non, niente rispetto dei diritti dei cittadini, nessuna consultazione popolare, popolo diviso, non informato e disinformato.

Scriviamo tutto questo con una certa emozione, la rabbia è un’emozione e crediamo trasudi dalle parole.

Un appello che è anche un invito a una profonda riflessione, rivolto alla nostra classe politica, alle nostre istituzioni e a nostri connazionali: la Bolivia è il futuro, l’Italia, l’Europa il passato. Il popolo amazzonico ci insegna, forse da secoli, che il cammino da noi intrapreso è un cammino breve e che il futuro è quello che noi chiamiamo passato.

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Ritorniamo alla cronaca.

Ieri il Movimento 5 Stelle ha diffuso nell’aula del Consiglio Regionale del Piemonte degli opuscoli informativi contro la Torino-Lione.

Nel contempo gli oppositori della linea ferroviaria ad Alta Velocità Torino-Lione hanno indirizzato una lettera aperta all’esponente del Pd Rosy Bindi per chiedere sostegno, per riaprire la discussione e il confronto sulla realizzazione dell’opera in Valle di Susa sulla base di dati concreti.

Alcuni dei militanti avevano incontrato il ministro il 25 settembre in occasione della marcia per la pace Perugia-Assisi.

Questo il testo completo della lettera:

<<Gent. Presidente Rosy Bindi,

come certo ricorda in occasione della marcia Perugia Assisi di domenica 25 settembre ha avuto un breve dialogo con alcuni “NO TAV”.

In quell’occasione Lei ha definito, con chiarezza e onestà intellettuale, l’argomento TAV un “dogma” all’interno del partito che Lei presiede e ha dichiarato una sua difficoltà in merito a questo tema dato che ben conosce la serietà degli amministratori PD della valle che sostengono una posizione nettamente contraria all’opera.

Comprendiamo la difficoltà politica, ma riteniamo anche che Lei ricopra una meritata posizione di grande peso all’interno del Suo partito.

Lei sa bene che, a fronte della serietà da Lei stessa sottolineata, degli Amministratori “NoTav”, alcuni parlamentari si distinguono invece per arroganza e incompetenza; quegli stessi parlamentari che, pur essendo in teoria rappresentanti del Piemonte, si sono fatti carico di chiedere a gran voce la militarizzazione del territorio e che continuano ad auspicare misure repressive: richieste che suonerebbero meglio in bocca ai più accesi esponenti di un partito di estrema destra; parlamentari sostenuti anche da alcuni esponenti dell’apparato del PD piemontese che non hanno esitato nel chiedere l’espulsione dei dissidenti.

Nei mesi scorsi abbiamo scritto ben due lettere aperte al segretario Bersani, che non ha mai ritenuto di rispondere, tradendo così la grande tradizione popolare da cui il Suo partito trae le origini, ma soprattutto mancando a un dovere fondamentale di chi ricopre ruoli su delega dei cittadini, e cioè rendere sempre conto a coloro che rappresenta; abbiamo scritto e distribuito nelle feste locali del PD una lettera aperta ai militanti ed elettori.

In tutti questi scritti non abbiamo cercato di convincere della giustezza della nostra posizione contraria all’opera: abbiamo sempre chiesto di riaprire la discussione, di dare spazio e udienza alle nostre ragioni, di cercare di capire perché amministratori, iscritti e militanti del PD continuino a tenere con determinazione una posizione contraria alla linea del partito cui fanno riferimento.

La stessa cosa chiediamo a Lei, Presidente Bindi: eserciti tutto il peso politico della posizione alta e di responsabilità che ricopre per riaprire la discussione e il confronto, sulla base di dati concreti, che noi siamo in grado di portare grazie al supporto che non ci è mai mancato di ricercatori, docenti universitari, esponenti di alto livello del mondo dell’economia, delle scienze, dell’ingegneria…

Sono sempre mancate, invece, risposte altrettanto argomentate da parte dei sostenitori dell’opera che si trincerano dietro slogan vuoti senza fornire risposte concrete alle nostre obiezioni.

E mancano, in questo momento, argomentazioni che giustifichino un impiego esorbitante di risorse a fronte di una drammatica crisi economica che evidenzia ben altre priorità.

Siamo venuti alla marcia perché il nostro movimento ha una forte e incontestabile matrice non violenta.

Lo Stato, invece, ha deciso di venire in Val di Susa armato fino ai denti, alzando deliberatamente il livello di scontro e nel contempo derubricando una grande questione politica alla categoria dell’ordine pubblico.

Possiamo documentare (e può verificarlo Lei stessa visionando i filmati che abbiamo messo in rete) le violenze gratuite che sono state esercitate dalla forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti anche lanciando, ad altezza d’uomo, gas lacrimogeni contenenti CS, sostanza vietata dalla convenzione di Ginevra.

Siamo venuti alla marcia (molti di noi ci sono sempre stati, come Lei) perché la resistenza contro il Tav è certamente una lotta contro un’opera inutile, dannosa e devastante sul piano economico ed ambientale, ma riassume in sé anche le scelte di resistenza allo spreco, all’ingiustizia sociale, all’esclusione dei cittadini da processi decisionali non trasparenti e che potrebbero mutare definitivamente la vita loro e dei loro figli e nipoti, all’utilizzo del potere a fini di interessi politici ed economici. Di quel potere che non pensa neanche lontanamente di ridurre le folli spese militari a fronte di una crisi economica che pesa sui cittadini più fragili.
Migliaia di cittadini hanno sottoscritto l’appello di Padre Alex Zanotelli per la riduzione delle spese militari; gli ultimi referendum hanno dimostrato senza appello la forte volontà popolare di difendere i beni comuni e le innumerevoli iniziative che si stanno realizzando nelle piazze d’Italia suonano come una definitiva condanna della contiguità tra politica e affari, vero cancro alla base della “questione morale”: il movimento NO TAV è anche tutto questo.

E lungo i 24 chilometri che abbiamo percorso insieme abbiamo raccolto infinite testimonianze di solidarietà, di apprezzamento, di incitamento a proseguire, di richieste su come poterci aiutare in diverse realtà italiane: il consenso nei nostri confronti si estende e si sta diffondendo in tutta Italia e la nostra lotta da tempo si unisce a tante altre “resistenze” in difesa del territorio, dell’ambiente, della salute, dei risparmi dei cittadini….

Un grande partito come quello che Lei presiede non può non interrogarsi su tutto ciò, non può non sentire l’esigenza di confrontarsi con una lotta popolare, con una realtà di partecipazione diretta, di realizzazione di processi decisionali ispirati alla condivisione e al democratico confronto.

Trasmetteremo questa nostra lettera aperta a tutti i giornali (ben sapendo che pochi ci daranno spazio perché il settore dell’informazione è quasi tutto presidiato dalle lobbies favorevoli all’opera) e la metteremo in rete, il canale che più di ogni altro ci ha consentito di diffondere conoscenza del problema e di allargare il consenso al di fuori delle nostre valli. E proprio in rete potrà trovare dovizia di materiali informativi, in particolare l’ultima pubblicazione delle “150 ragioni del no”.

Certi della Sua attenzione restiamo in attesa di un Sua risposta e, soprattutto, dell’avvio di una stagione di confronto che risponda alle basi fondanti di un partito che ha nella sua storia il “DNA” dei padri della nostra libertà e della nostra democrazia.

Firmato

La delegazione NO TAV partecipante alla marcia per la pace Perugia Assisi del 25 settembre 2011>>

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13 commenti su “NO TAV – Italia chiama Bolivia: la vostra autostrada è la nostra torino-lione”

  1. Gekos Dice:

    Io vivo a Bologna e seguo lo scempio che sta accadendo in valsusa.
    Mi associo allo sdegno e alle considerazioni sulla Bolivia. Li hanno i diritti per la natura, qui non ci sono nemmeno i diritti delle persone. I soldi e l’economia non indicano il progresso, nemmeno la tecnologia. A maggior ragione in questo momento in cui abbiamo forse meno sodi della Bolivia.

    Ce la giochiamo sul piano dell’umanità e della saggezza e siamo oramai spacciati!

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