DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog

6 ottobre 2011

Politica e Istituzioni


Dedichiamo questo articolo a una cara e amata blogger scomparsa: Anna Lisa sarai nei nostri cuori e nei nostri blogs per sempre, come blogger e come donna eccezionale.

Addio Anna staccato Lisa, la blogger vinta dal tumore

Proprio oggi 5 ottobre 2011 alle ore 16:50 c’è stato l’ok alla Camera sul DDL intercettazioni, ma non conterrà nessuna regola od obbligo per i blogs per i quali tutto è come prima, come sempre. L’obbligo di rettifica entro le famigerate 48 vale solo per le testate giornalistiche online, così anche il diritto di replica.

Trovato l’accordo salva-blog in commissione Giustizia della Camera. Il comitato dei nove della Camera ha approvato all’unanimità, con il parere favorevole del governo, il testo di Roberto Cassinelli (Pdl), che distingue le testate giornalistiche online dai siti amatoriali. I blog rimangono fuori anche dall’obbligo di rettifica, che riguarderà invece i siti di informazione registrati, per i quali ci sarà l’obbligo entro 48 ore.

Positivo il commento del ministro della Gioventù Giorgia Meloni all’intesa trovata. “Credo che si sia compiuta una scelta di buon senso escludendo i blog dalla norma sull’obbligo di rettifica – dice -, rinviando la disciplina di questi così come quella dei siti personali a un dibattito più approfondito”.

“Ringrazio – aggiunge la Meloni – il ministro della Giustizia, Nitto Palma, il relatore Enrico Costa, l’onorevole Roberto Cassinelli e l’onorevole Manlio Contento, con i quali avevo lavorato personalmente perché si giungesse a questa soluzione condivisa. Sono felice del risultato ottenuto: si è tenuto conto dell’ampia sensibilità che esiste in Parlamento su questo tema”.

Sub-emendamento dell’Idv contro il bavaglio al Web

“Giù le mani dalla rete. Italia dei Valori ha proposto un subemendamento a firma Di Pietro-Palomba alla proposta Cassinelli, fatta propria dalla maggioranza della commissione, per sopprimere ogni riferimento al Web nel ddl intercettazioni- ha detto il deputato dell’Idv Federico Palomba -. Il Web è uno straordinario strumento di democrazia e conoscenza e non si può censurare. Il nostro subemendamento ripristina elementari principi di libertà di espressione e di pensiero, intangibili in qualsiasi democrazia. Per tutelare la verità e l’onorabilità, anche in rete, bastano le norme penali esistenti”.

La «stretta» sulle intercettazioni, o meglio sulla possibilità che esse vengano rese note al pubblico, c’è stata. E il presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, si è dimessa da relatrice del ddl.

Fonte Libera Mente News

A questo punto, a pericolo scampato, si possono dire molte cose. Ci siamo fasciati la testa troppo presto? Oppure tutto il rumore che è stato fatto dai bloggers è servito? Entrambe le cose? Secondo voi Wikipedia può tornare online o la protesta dovrà protrarsi?

Il DDL approvato oggi contiene regole riguardanti le intercettazioni e su questo punto siamo tutti molto divisi, magistrati inclusi [Ilda Boccassini: «Intercettazioni sui giornali? Fanno indignare anche me»] oltre a regolamentare l’attività di replica e rettifica anche per le testate giornalistiche online.

Carta dei doveri del giornalista

Rettifica e replica (per i giornali cartacei)

Riprendendo la legge professionale, la Carta rende centrale il diritto di rettifica, definendolo un “diritto inviolabile” del cittadino in caso di notizie errate, inesatte o ingiustamente lesive della personalità altrui. Il diritto di rettifica è esteso oltre i confini definiti dalla legge 69 del 1963: quando il giornalista scopre che le notizie pubblicate sono errate o inesatte la rettifica è un suo obbligo anche in assenza di una richiesta dell’interessato.

Ma la Carta introduce anche il diritto di replica: in presenza di accuse che possono danneggiare reputazione o dignità del protagonista, questi ha diritto alla pari opportunità di replica. Quando questo è impossibile il giornalista è tenuto a informarne i lettori. La Carta, inoltre, vieta la pubblicazione di notizie su un avviso di garanzia prima che l’interessato ne sia stato informato.

Da oggi l’obbligo/diritto di rettifica si estenderà anche ai giornali online e non solo ai giornali cartacei.

Non entreremo nel merito delle intercettazioni telefoniche perchè è un argomento troppo complesso e talmente strumentalizzato da non permettere analisi senza cadere inevitabilmente in opinioni personali e facili fraintendimenti. Come sapete la nostra filosofia è quella di tenere le dovute distanze dai “secondo me” così come dalle informazioni opinabili.

Nel precedente articolo [DDL intercettazioni – obbligo di rettifica, articolo 1 comma 29, l’ammazza blog – analisi] abbiamo affrontato l’argomento con la dovuta cautela, concentrandoci principalmente sulla qualità dell’informazione (giornalistica) italiana e sulla sua collusione tra giornalisti, politica, partiti, sindacati e mafie.

Ribadiamo il nostro totale disinteresse nei confronti dei giornali, sia cartacei che online, in quanto li riteniamo a pieno titolo responsabili e complici di un sistema Italia in cui regnano ingiustizie e oscurantismo informativo, il tutto certamente voluto dal sistema, ma attuato dai giornali e da una classe giornalistica totalmente asservita ai club politici di destra e sinistra.

La disinformazione sulla rete è allo stesso livello di quella di TV e giornali, soprattutto se si parla di testate giornalistiche informatiche. Qualcuno pensa ingenuamente che il solo fatto che un quotidiano diventi totalmente “online” significhi automaticamente che questo venga epurato da faziosità, partitismi e finanziamenti politici.

I “professionisti” dell’informazione contano sul fatto che solo rarissimi lettori vanno a verificare quanto da loro propinato.

La volontà di applicare una censura al web esiste, sia chiaro, ma non saranno certo i giornali, i politici o i sindacati a difendere la libertà della rete. Se scendono in campo loro che dell’informazione pilotata ne fanno pane quotidiano allora i conti non tornano.

Ciò che contraddistingue la rete da TV e giornali è un fattore fondamentale: la rete offre un’informazione “attiva” e non passiva; questo comporta però uno sforzo in più che i cittadini devono fare per poter essere informati, per auto informarsi, per essere detective di se stessi. Peccato che questo sforzo, questo spartiacque tra passato e futuro dell’informazione, siano disposti a farlo ancora in pochi, così che anche in rete si cade nell’informazione passiva, predigerita, strumentale, a pagamento e di parte.

I giornali, sia su carta che online, alterano la realtà dei fatti e strumentalizzano, come di abitudine, il popolo del web, trascinandolo in piazza per poter difendere loro particolari interessi. Noi non crediamo nei giornali, semplicemente perchè abbiamo da tempo preso atto che non esistono più giornalisti e non potranno esistere se non con un buon ricambio generazionale. Oramai fare giornalismo e fare politica sono due facce dalla stessa medaglia.

Noi crediamo nella disciplina dell’auto informazione, della ricerca delle fonti e della loro verifica, noi crediamo in un’informazione veramente libera. Noi siamo i bloggers.

Governo, istituzioni, movimenti politicizzati, sindacati, TV, giornali cartacei e online GIU’ LE MANI DAI BLOGS !!

Che i bloggers si uniscano per lottare e vigilare costantemente affinchè la rete rimanga libera, ma senza cadere vittime di strumentalizzazioni da parte di giornali (che sono partiti ufficiosi), partiti, politici e sindacati. Pensiamo alla rete, ai blog e al futuro dell’informazione.

Non scenderemo in piazza per difendere giornali alla stregua di come non scenderemo mai in piazza per difendere partiti o politici.

“…perchè non è vero che non c’è la libertà di stampa… la libertà di stampa c’è ancora, ma sono scomparsi i giornalisti…”

Due giorni fa abbiamo appreso del “divorzio” tra Marco Travaglio e Beppe Grillo e il fatto ha costituito per noi spunto di sintesi riguardo il tema della rivoluzione culturale e del tessuto sociale in metastasi del Bel Paese. Appare chiaro che la separazione tra un giornalista in generale e Grillo non è da considerarsi altro che come “la fine di un’eccezione”. Infatti la linea politicizzata e partitica del giornale, come per tutti i giornali, non può essere compatibile con il movimento di Grillo, apartitico e apolitico e da sempre ostile nei confronti di giornalisti, giornali e TV. [Marco Travaglio lascia Passaparola. Poco stupore dal blog di Beppe Grillo]

Approfittiamo ancora per agganciarci al caso mediatico di Diego Della Valle di cui abbiamo parlato qui [Generosità industriale: Diego Della Valle farà le scarpe a tutti, ma prima tocca al Cavaliere] dove ancora una volta i giornali scendono in campo su commissione, ma non parliamo del giornale ospitante il tanto discusso “annuncio” dell’imprenditore marchigiano, quanto di tutta la classe giornalistica e di tutti i giornali che si sono catapultati nello strumentalizzare politicamente e partiticamente l’episodio. Da un lato troviamo “Il Fatto Quotidiano” dove addirittura i lettori si sono detti disposti ad acquistare decine di paia di scarpe Tod’s per finanziare la scesa in campo di Della Valle, dall’altro troviamo “Il Giornale” che approfitta dell'”episodio Della Valle” per sbeffeggiare Beppe Grillo. Insomma tutti prendono la palla al balzo per riportare l’osso al proprio padrone. Abbiamo nominato due giornali e sia ben chiaro che la riflessione riguarda l’intero assetto giornalistico nostrano.

Insomma, pur di tirare acqua al proprio mulino (o al mulino del padrone) ci si scapicolla. Vogliamo deliziarvi con un paradosso fresco fresco: “Il Foglio” diretto da Giuliano Ferrara si cimenta in una versione satirica (anche se verrebbe più da definirla “contro burla”) del messaggio di Diego Della Valle dal titolo “Imprenditori ora basta” e dal tono a tratti populista e sorprendentemente anti capitalista. Qualcuno direbbe “ne vogliamo parlare?”.Lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di noi stanno dando non è più tollerabile da gran parte degli italiani, e questo riguarda la buona parte degli appartenenti a tutti i settori industriali del centronord e del sud.

Il nostro agire attento solo ai piccoli o grandi interessi personali o di bottega, trascurando gli interessi del paese, ci sta portando al disastro e sta danneggiando irrimediabilmente il ruolo sociale e civile dell’imprenditoria italiana in Italia e nel mondo. Lo schiaffo di Sergio Marchionne a Confindustria, organizzazione burocratica e obsoleta di interessi corporativi perseguiti in modo velleitario e subalterno, dimostra che anche la prima industria manifatturiera, con la sua storia, il suo peso, e la sua internazionalizzazione, non ha più fiducia in noi e non ha più nessuna intenzione di farsi rappresentare da una classe imprenditoriale che, salvo alcune eccezioni, si è totalmente allontanata dalla realtà delle cose e dai bisogni reali del sistema economico e produttivo. La grave crisi che ha colpito le economie mondiali, Italia compresa, impone serietà, competenza, buona reputazione, senso della missione nazionale degli industriali e amore per il proprio paese, per uscire da questo momento molto preoccupante.

Invece, come ha scritto Marchionne nella lettera di licenziamento della e dalla Marcegaglia, bisogna prendere atto che il massimo della competenza e della responsabilità per il capo degli imprenditori associati è farsi scattare una photo-opportunity in bella vista con la Camusso, magari per svuotare le politiche attive del mercato del lavoro promosse dal governo con l’articolo 8 della manovra, senza tener conto del fatto che noi vogliamo che i lavoratori vadano in pensione a 68 anni, come in Germania, e loro che continuino ad andare in pensione a 58, come in Italia. Dunque nessuna percezione dei problemi del paese, della gravità del momento e degli scenari futuri che ci aspettano. Da molti anni non siamo stati capaci di esprimere una visione delle cose indipendente dai legami spesso incestuosi che ci hanno avvinto al potere, prima e dopo l’avvento di Berlusconi al governo. Sono lontani i tempi in cui avevamo qualcosa da dire, con il nostro lavoro, i nostri investimenti, la nostra ricerca, la nostra strategia di sviluppo.

Come si fa con questo retroterra di fallimenti, con questa tendenza a fottere i soldi dello stato in regime di mono o oligopolio, con questa incapacità di battersi perché un governo capeggiato da un imprenditore abbassi le tasse e la spesa pubblica, a dare lavoro ai giovani e garantire a tutti, anche a Casette d’Ete, una vita dignitosa? Alla parte migliore dell’imprenditoria che si impegnerà a lavorare seriamente in questa direzione, saremo in molti a dire grazie. Agli industriali che preferiscono lunghi e possenti yacht e bella vita corporativa a un ruolo dirigente nella vita nazionale, saremo sicuramente in molti a voler dire di vergognarsi.

di Diego Della Valle (SATIRA)

A dimostrare che anche in TV può capitare il 6 al super enalotto e ascoltare qualcosa che fa riflettere ci pensa il buon Maurizio Crozza il quale ha colto lo spirito di questa anomala rivoluzione miliardaria dall’alto, avallata e pubblicizzata, ancora una volta, da TV giornali e “giornalisti” tutti.

Conclusioni

I giornali vogliono continuare a essere liberi di fare informazione di parte e pilotata, con finalità politiche e partitiche e difenderanno il loro reale lavoro con tutte le armi a loro disposizione. Noi, come tutti i blogs informati sui fatti facendo informazione e non subendola, non li aiuteremo in questa lotta sleale, causa di profonda disinformazione del popolo italiano, nonchè di profonda divisione del popolo stesso… Divide et impera…

E ora veniamo alla parte più importante di questo articolo: i vostri commenti…

Altri articoli che ti potrebbero interessare:

DIVENTA NOSTRO FAN SU FACEBOOK E SOSTIENICI DIFFONDENDO

Annunci
, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Informazioni su Barbara Ciocche

Mi chiamo Barbara Ciocche, vivo a Milano, ho 31 anni e sono una psicologa. Penso che la massima realizzazione per una donna sia quella di essere mamma. Redattrice del blog "Pensare Liberi". Esprimo le mie opinioni, racconto verità nascoste, oso andare oltre per il futuro...

Vedi tutti gli articoli di Barbara Ciocche

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

9 commenti su “DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog”

  1. annarella82 Dice:

    Tanto prima o poi il sistema di fregarci lo trovano.
    Vanno a piccoli tentativi, vedono che succede e poi passano al prossimo.
    Poi in parlamento mi devono far capire, prima si fanno la guerra e poi fanno pace con approvazioni bipartisan? (parlo dell’ammazza vlog)

    Io sarei ben felice di vedere queste cose tutti i giorni, ma oramai sono assuefatta e non sospetto a ogni mossa di questo governo.

    BELLO IL VIDEO DI CROZZA !!! AHAHAHAHAH

    Rispondi

  2. Piece Maker Company Dice:

    Hello it’s me, I am also visiting this web page daily, this web site is truly good and the people are really sharing pleasant thoughts.

    Rispondi

Trackback/Pingback

  1. Norma ammazza blog cancellata, obbligo di rettifica in 48 ore solo per testate giornalistiche online « Libera Mente News - 6 ottobre 2011

    […] la notizia – Approfondimento: DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog Share this:TwitterFacebookEmailLinkedInLike this:LikeBe the first to like this […]

  2. DDL intercettazioni – obbligo di rettifica, articolo 1 comma 29, l’ammazza blog – analisi | Pensare Liberi News - 6 ottobre 2011

    […] https://pensareliberi.com/2011/10/06/ddl-intercettazioni-il-comma-29-non-e-piu-ammazza-blog/ […]

  3. Legge anti-blog molto meno anti-blog #intercettazioni #anti-blog #wikipedia #legge « sipronunciaaigor - 6 ottobre 2011

    […] Come correttamente fa notare Gekos nel suo commento al precedente post inerente l’autosospensione di Wikipedia come protesta alla legge anti-blog, il DDL non contiene più le clausole “anti-blog”. […]

  4. Emendamento salva-blog alla Camera « Libera Mente News - 6 ottobre 2011

    […] la notizia – Approfondimento: DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog – Non passa Share this:TwitterFacebookEmailLinkedInLike this:LikeBe the first to like this […]

  5. Wikipedia torna online, ma con circospezione « Libera Mente News - 6 ottobre 2011

    […] la notizia – Approfondimento: DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog – Non passa Share this:TwitterFacebookEmailLinkedInLike this:LikeBe the first to like this […]

  6. Strumentalizzare i cittadini – Oggi chi grida al bavaglio intercettazioni l’ha già votato nel 2007 « Libera Mente News - 7 ottobre 2011

    […] la notizia – Approfondimento: DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog Share this:TwitterFacebookEmailLinkedInLike this:LikeBe the first to like this […]

  7. 10 Euro per continuare ad avvelenare il sangue di un popolo sempre più diviso | Pensare Liberi News - 7 novembre 2011

    […] DDL intercettazioni – Il comma 29 non è più ammazza blog […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: