Steve Jobs, Apple – Muore il genio del “Think Different” – Testo integrale del discorso di Stanford


In una nota ufficiale appena pubblicata da Apple è stata diramata la notizia che nessuno avrebbe mai voluto leggere: Steve Jobs, dopo una lunga malattia, è morto a soli 56 anni.

Se volete inviare un messaggio di cordoglio potete scrivere a rememberingsteve@apple.com.

‎”Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fa…llimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.” (Steve Jobs)

Invitiamo tutti a dedicare qualche minuto per ascoltare e leggere queste parole.

Testo integrale del discorso di Stanford

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<<Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea  presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A  dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un  conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia  vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

La prima storia parla di “unire i puntini”.

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma  vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo  definitivamente. Allora perchè ho smesso?
Tutto è cominciato prima che io  nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò  di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati,  così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un  avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero  che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati  i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per  l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia  mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato:  per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò  sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le  promisero che un giorno sarei andato all’università.

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che  era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero  stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a  comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non  avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho  detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta  la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato  bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi  indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso.  Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni  obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio,  perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i  vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito  che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per  sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana  presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai  sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono  rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di  calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto,  erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di  seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello  visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare  la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la  migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente  delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò  affascinante.

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella  mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer  Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla  bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto  multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse  copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi  abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer  oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente  non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe  successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni  dopo.

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete  farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro,  i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel  futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la  vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi  ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto  in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo  appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da  noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con  oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore  creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società  che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che  pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il  primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro  cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro  Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso.  E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non  c’era più, e tutto questo fu devastante.

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese.  Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo  lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David  Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così  malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a  pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada  dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla  Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora  innamorato. Così decisi di ricominciare.

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla  Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del  successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese  libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra  chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata  mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al  computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel  mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai  in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale  rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia  insieme.

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non  fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma  presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla  testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica  cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo.  Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a  findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte  rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà  fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare  quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a  cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo  trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore,  diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare  finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi  ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece  una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi  sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse  l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E  ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di  dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai  trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi  tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per  il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando  solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il  miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate  qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il  vostro cuore.

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle  sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas.  Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero  che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo  un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi  consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i  medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai  tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi  mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la  cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella  sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso  il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e  prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie,  che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori  cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara  di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto  bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero  lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con  maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto  intellettuale:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non  vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica  destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo  perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada  al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da  oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace  essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di  qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere  secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni  altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il  coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno  in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è  secondario.

Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The  whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu  creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui  apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni  Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da  scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato  volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno  di concetti chiari e nozioni speciali.

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog,  e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà  degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di  copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel  primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi  così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era  il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra  laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.>>

————————————————————————

Verranno scritti fiumi di parole su Steve Jobs, come uomo, come smart manager e su come ha lottato per anni contro una malattia che non ha lasciato scampo. Morire oggi a 56 anni è l’equivalente del “nel mezzo del cammin di nostra vita” di Dante.

Viene definito in molti modi: l’uomo dell’iphone, l’uomo del Mac, l’uomo dell’iPad, l’uomo che ci ha fatto uscire dall’era dei PC (era post PC come l’ha battezzata lo stesso Jobs) nella quale eravamo fermi e ingessati da oltre 20 anni per volere delle multinazionali, a causa dei grandi monopoli e dell’assenza di concorrenza… sino a che la concorrenza è arrivata, anzi, per chi conosce la storia dell’informatica, è ritornata con Apple.

Che nessuno creda che si possa sottovalutare o sottodimensionare un uomo come Steve Jobs. Come capita spesso, oltre la vita c’è la conoscenza vera delle persone, la consapevolezza di chi abbiamo veramente avuto l’onore di avere tra noi e questo vale per tutti, non solo per il grande Steve.

Ci ha insegnato a essere fedeli ai nostri sogni e a non abbandonarli mai.

Non ci ha mai appesantito l’animo con il suo tormento, ci ha strappato sorrisi avendo la morte dentro. Comunque la pensiate è venuto a mancare soprattutto un uomo che ha saputo vivere e lottare sino alla fine con grande dignità e umanità.

E se vogliamo aggiungere una riflessione che vale anche per l’Italia possiamo dire che Steve Jobs ha dimostrato che si può essere ricchi e potenti senza cadere nella squallida amoralità, senza abbandonare il senso della famiglia e l’amore per la propria moglie.

Per questo ringraziamo Steve Jobs, un uomo nella storia e per l’informatica l’uomo della storia…

Doveroso il nostro tributo.

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Ricercatore autonomo di informazioni basilari per la vita e la dignità delle persone.

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11 commenti su “Steve Jobs, Apple – Muore il genio del “Think Different” – Testo integrale del discorso di Stanford”

  1. laverità Dice:

    mahhh personalmente penso proprio invece… grazie !!! finalmente un’altro psicopatico attaccato al denaro sen’è andato… un tizio che ha passato la sua vita ad ottenere fama successo e soldi… come dire… come madre teresa di… stessa cosa no ?
    come si puo’ sperare che tali bramosie possano portare alla longevità ?
    anzi mi stavo domandando come mai era ancora in vita ?
    questa è l’ennesima dimostrazione che indirizzare la propria vita verso le solite cose di cui voi umani bramate , non porta da nessuna parte se non alla….
    Inventare qualcosa di diverso , alternativo a windows , per farlo ancora piu’ bloccato e proprietario… è come il maiale che da’ del porco all’asino..
    (si ricorda che con il mac cambiare qualunque cosa è impossibile se non direttamente a loro…per non parlare di tutti i blocchi sugli iphone con i loro software del cavolo….)
    Via.. bisogna essere realisti, era una persona che pensava solo alle solite cose… e che veniva visto dai suoi dipendenti come un tiranno !!! percio’ non era senz’altro una buona persona, di conseguenza non poteve che ricevere una fine di questo tipo..
    stupidi colo che lo idolatrano come chissa chi… per aver inventato cosette per giocherellare… sarebbe meglio che tutti prendessero esempio dall’unica cosa di cui ha dato il buon esempio : NON BUTTARE LA VITA PER QUESTE INFINITE CAVOLATE TECNOLOGICHE , le quali sono utili , ma non indispensabili, PENSATE ALLA VITA,
    FINCHE’ CE L’AVETE ANCORA !!!

    Rispondi

  2. Sonia Dice:

    Ho visto Steve Jobs nelle sue ultimi apparizione molto deperito, si vedeva proprio quanto fosse malato. Umanamente parlando sono dispiaciuta per lui, ma almeno ora ha smesso di soffrire. Per il resto non sono certo io ha doverlo giudicare per la vita che ha condotto.

    Rispondi

  3. Giusy Peron Dice:

    Sempre noi italiani a demonizzare il denaro! Non è il denaro il male, ma come lo si usa, ce lo ha insegnato San Lorenzo, no???
    E poi vorrei vedere quanti miliardari, famosi e potenti, rimangono per tutta la vita devoti alla famiglia e fedeli alla moglie…

    Che valga di lezione per tutti i miliardari del mondo, da Rockfeller a Della Valle, Montezemolo e… che lo nomino a fare??? Mr. B. non hai niente da imparare da Jobs????

    Grande in tutti Steve Jobs!!!

    Rispondi

  4. georgejefferson Dice:

    umanamente condoglianze…mi chiedo solo se fosse al corrente dei migliaia di lavoratori sfruttati 15 ore al giorno stipendi da fame…cinesi e non…che costruiscono i suoi gingilli…ma forse non aveva tempo per accorgersene…doveva insegnare a cogliere l’attimo e a non sfuggire dai propri sogni…

    Rispondi

  5. mondocineroma Dice:

    Il tuo commento mi sembra rigoroso ed inappuntabile… Per questo ti faccio i miei complimenti! Anche lo stile con cui il tuo post è scritto rivela una padronanza di strumenti retorici che credevo ormai “morti” e sepolti. E a proposito di morte… Morto Steve Jobs, per alcuni un genio visionario e per altri uno squalo senza scrupoli, molti vorrebbero veder celebrare il funerale anche di iPhone, iPod e iPad … Perché? E perché secondo qualcuno quel giorno non è lontano? Leggilo su: http://mondocineroma.wordpress.com/2011/10/13/steve-jobs-e-morto-purtroppo-iphone-ipod-ed-ipad-no-purtroppo/

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  6. fat burning foods Dice:

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