PERUGIA: ASSOLTI


LA GIUSTIZIA ITALIANA MOSTRA NUOVAMENTE TUTTE LE SUE LACUNE –

Il fatto è di per se stesso emblematico, forse, farne un rapido riepilogo ci può aiutare a capire quanto avvenuto il 3 ottobre scorso.

Circa quattro anni fa viene trovata morta, appena fuori l’abitato della città di Perugia, ove si trova una nota università per stranieri, una studentessa, inglese, poco più che ventenne tale Meredith Kercher.

Ad avvisare la polizia è una coinquilina della ragazza, anch’essa studentessa ed anch’essa ventenne, di nazionalità statunitense, afferma di aver trovato un vetro di una finestra rotto e la camera che occupa con la sua amica in gran disordine, resa sospettosa chiede l’intervento delle forze dell’ordine che scoprono il cadavere della giovane inglese, coperta da un piumone, sul letto, con la gola squarciata. Interrogata la giovane americana, Amanda Knox, afferma di aver passato la notte con il fidanzato italiano, Raffaele Sollecito, con il quale si è poi recato nella sua abitazione e insieme hanno scoperto tracce di un’intrusione.

Subito i due fidanzati vengono sospettati del delitto, un iniziale svarione delle forze dell’ordine che arrestano un musicista congolese, poi rivelatosi completamente estraneo ai fatti, viene colmato con l’arresto dei due giovani. I due ragazzi vengono formalmente accusati di omicidio avvenuto durante un rapporto sessuale di gruppo a cui la giovane inglese sarebbe stata costretta e poi, di fronte al suo diniego, uccisa con un fendente alla gola. A questo punto entra in gioco un ragazzo ivoriano visto in compagnia di Meredith. Rudy Guede, questo il suo nome, viene rintracciato in Germania, convinto a rientrare spontaneamente in Italia ed arrestato al suo arrivo, viene processato con rito abbreviato e condannato in via definitiva a 16 anni di carcere, per concorso in omicidio pur non essendone l’autore materiale.

Amanda e Raffaele scelgono il normale iter processuale. A loro carico vi sarebbe un coltello trovato a casa del Sollecito con tracce di DNA del ragazzo e di Amanda e compatibile con l’arma del delitto, un gancetto del reggiseno di Meredith con tracce di DNA di Raffaele Sollecito.

Queste prove permettono al pubblico accusatore di ottenere in primo grado una pesante sentenza di condanna. Le indagini svolte in seguito dai periti di parte dimostrano incontrovertibilmente che quella indicata come arma del delitto è solo compatibile con le ferite della vittima ma non può essere indicata con certezza esserlo, inoltre la presenza sul coltello del DNA di Raffaele ed Amanda è più che giustificato dal fatto che il coltello era usato, e trovato, a casa di Sollecito. Il DNA sul gancetto del reggiseno della vittima sembra si spieghi con il fatto che le ragazze si scambiavano spesso gli indumenti e il Sollecito, si suppone avesse confidenza con la biancheria intima della fidanzata, benché il loro rapporto fosse appena agli inizi, inoltre è accertato con sicurezza che il DNA è stato contaminato al momento delle analisi della polizia scientifica da parte del perito con materiale biologico di dubbia provenienza.

Questi fatti nuovi, interpretati in modo corretto hanno portato all’assoluzione dei due giovani imputati al processo di appello, sembra, a questo punto scontato anche il responso della cassazione.

Ciò che veramente sconcerta è che due giovani, di fronte a prove labili, men che indiziarie, vengano tenute in carcere preventivo per ben quattro anni. La custodia cautelare in carcere è un provvedimento da adottare solo in presenza di solide prove e laddove esista la possibilità di fuga o di reiterazione del delitto, in questo caso, e solo per Amanda, poteva forse esistere la possibilità di fuga, in ogni caso remota e comunque non tale da giustificare quattro anni di carcere. In realtà sembra si sia voluto processare uno stile di vita, una promiscuità sessuale che i giovani non hanno mai negato e che, comunque non costituisce reato. E’ risaputo da tutti che gli studenti stranieri si trasferiscono all’università Perugina proprio per la fama che la città è andata acquisendo, in questi anni, di città libera e tollerante, forse anche troppo tollerante.

In ogni caso essi dovevano essere giudicati per omicidio e solo per quello e sinceramente non vediamo i presupposti per un’accusa e tantomeno per un processo.

Purtroppo la realtà è che in Italia è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza e non l’accusa a dimostrarne la colpevolezza, se ve ne fosse stato bisogno questo caso è un esempio molto chiarificatore: l’abeas corpus (Dal latino: si mostri il corpo) spetta all’accusa, in ogni paese civile fuorché in Italia.

In tutta questa storia dove sono finiti i diritti civili degli imputati? Ci rendiamo conto che qualcosa del genere potrebbe capitare a chiunque?

Poi c’è il risvolto comico: in tv vedi questi uomini della scientifica con le loro tute bianche, copriscarpe, mascherine e pensi: “ A questi CSI gli fanno una pippa”, poi scopri che prima di loro la scena del crimine è stata frequentata da cani e porci e che il brigadiere Pasquale Zagaria di banfiana memoria era, al loro confronto, un perito forense con le palle.

Qui in Italia se non trovano qualcuno con un coltello tra le mani mentre, lordo di sangue, ancora colpisce la vittima, si perdono nel buio, poi, pressati dai media, individuano un poveraccio, costruiscono un castello accusatorio e glielo appioppano, siano poi i giudici a sbrogliare la matassa. Come dire dalla padella alla brace.

Torniamo ai fatti di Perugia: a quanto sembra un assassino se ne va comodamente in giro libero da quattro anni, magari ammazza un’altra ragazza o forse già l’ha fatto, basta si sia spostato di un centinaio di chilometri e i nostri solerti investigatori non collegheranno mai i due casi.

Ancora una cosa Rudy Guede che deve farsi sedici anni per concorso in omicidio, con chi si sarebbe associato per commettere tale delitto? Non ci risulta che abbia confessato, o meglio ha confessato un rapporto sessuale con la vittima. In fondo è nero e africano,  Meredith era bianca e inglese, nel Sud Africa di qualche anno fa gli avrebbero dato la pena di morte per aver fornicato con una bianca, può ancora ritenersi fortunato.

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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21 commenti su “PERUGIA: ASSOLTI”

  1. mimmo1968 Dice:

    Un analisi simile l’ha fatta travaglio ieri in un articolo che io trovo interessante, forse un po’ troppo enfatizzante. Travaglio parla chiaramente di colpevolezza di amanda e raffaele, una colpevolezza non abbastanza dimostrabile.
    Comunque l’articolo del travaglio è questo:

    Il suicidio Meredith

    di Marco Travaglio

    Da certi commenti sulla sentenza di Perugia, pare quasi che Meredith Kercher si sia suicidata. Della ragazza assassinata non parla quasi nessuno: “Il silenzio dei genitori non ha pagato, in tv si son visti solo i familiari di Amanda Knox”, osserva la giornalista di Newsweek che segue il caso fin dall’inizio. E, come tutti quelli che conoscono le carte, è colpevolista. Silenzio imbarazzato anche sull’ivoriano Rudy Guede, unico sicuro colpevole uscito dalla lotteria dei cinque verdetti: 4 condanne (3 con rito abbreviato per Rudy, condannato definitivamente a 16 anni, e 1 con rito ordinario per Amanda e Raffaele Sollecito in Corte d’assise), 1 sola assoluzione (quella della Corte d’assise d’appello). Con ciò, per carità, non vogliamo dire che Amanda e Raffaele siano colpevoli: per la Costituzione erano innocenti anche dopo la condanna di primo grado, e lo sarebbero rimasti anche se fosse stata confermata in appello.

    La loro però rimane un’innocenza provvisoria, visto che entrambi restano imputati di omicidio fino al giudizio di Cassazione. Dopodiché ciascuno potrà continuare a pensarla come vuole. L’unica cosa che ci dovrebbe essere risparmiata sono le lezioni degli americani, che hanno tanto da insegnarci, ma non il garantismo: negli Usa, dopo la prima condanna, si butta via la chiave, non essendo previsto appello. Noi invece processiamo la gente in nome del popolo italiano, con tanto di giuria popolare, e poi la facciamo riprocessare da un altro popolo italiano. Qualcuno sostiene addirittura che Amanda e Raffaele non avrebbero dovuto essere processati né arrestati. Ora, può darsi che la Corte d’assise d’appello non potesse non assolverli, dopo la perizia che neutralizzava le indagini della Scientifica sul coltello e sui ganci del reggiseno. Anche se si ha la sensazione che l’imputato sia colpevole, non si condanna che “al di là di ogni ragionevole dubbio”. Le prove che bastano per indagare, arrestare, rinviare a giudizio spesso non bastano per condannare. Per questo tanti colpevoli sfuggono alla giustizia.

    Specie quando i processi sono indiziari: cioè privi di “pistola fumante”, sia essa la confessione dell’imputato o la parola di eventuali testimoni oculari. Un conto è sapere che l’imputato c’entra, un altro è provarlo. Di Amanda e Raffaele sappiamo che c’entrano. Altrimenti perché Amanda, nel primo interrogatorio senza difensore, quando nessuno ancora sa nulla dell’esistenza di Rudy, descrive la scena del delitto e accusa Patrick Lumumba, il “nero sbagliato” (“ricordo confusamente che Patrick ha ucciso Meredith”)? Se lei non era lì, che ne sapeva del delitto e dell’assassino? E, se lei non c’entra, perché calunniare un innocente? E perché Raffaele mente sull’alibi (“quella sera Amanda dormì a casa mia”), subito sbugiardato da vari testimoni? E chi sono i complici di Rudy, condannato per “concorso in omicidio commesso da altri”? Nella stanza di Meredith c’erano tracce solo di Rudy, Amanda e Raffaele. E la sentenza Rudy ha accertato che l’ingresso dell’ivoriano nell’alloggio fu “favorito da Amanda”. Gli indizi, anche scientifici, che hanno tenuto in carcere Amanda e Raffaele per 4 anni non li ha valutati solo la Procura: li hanno poi confermati 1 gup, 9 giudici di tre Riesami e 5 di Cassazione. Se solo la Procura avesse messo in cassaforte la confessione di Amanda, scovando un avvocato d’ufficio la notte in cui sapeva tutto e accusava Patrick, anziché continuare a sentirla senza difensore e rendere così inutilizzabile quel verbale, forse oggi racconteremmo un’altra storia. Poi ci sono le turbative esterne, che sarebbe il caso di rimuovere dai processi. Le indicibili pressioni americane, che ne han fatto un caso politico (a che titolo il Dipartimento di Stato esprime soddisfazione per la sentenza?).

    La presenza di avvocati-parlamentari (come l’ottima Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia). E il conseguente processo televisivo, dove solo i difensori possono parlare, mentre i pm no, dunque è tutto sbilanciato sulla difesa. Quella dei ricchi e dei famosi, s’intende. Rudy invece è un poveraccio, per giunta negro. Peggio per lui.

    fonte: il fatto quotidiano, 5 ottobre 2011

    Rispondi

    • annarella82 Dice:

      Travaglio li considera colpevoli a priori e ne fa un’analisi da “accusa”, da procuratore.
      Questi giornalisti sono il braccio destro della malagiustizia.
      Travaglio è schizofrenico: lancia continuamente messaggi di grande fiducia nella magistratura facendo passare per complottista dalla coscienza sporca chi mette in discussione le decisioni dei giudici, ma lui le mette in discussione continuamente!!!
      “si, assolti, ma per mancanza di prove… si assolto, ma per non aver commesso il fatto… si assolti, ma perchè è andato in prescrizione… si assolto… ma perchè non sono riusciti a provare l’attendibilità del testimone”.
      INSOMMA SE UNO VIENE CONDANNATO O ASSOLTO, CHIEDO A TRAVAGLIO, COMSA BISOGNA PENSARE???????

      La mia impressione è che lui SA che non avrà mai problemi di malagiustizia, come invece li hanno avuti i due ragazzi di perugia e i due “poveri negri” e TANTI LI HANNO E LI AVRANNO IN ITALIA

      Rispondi

  2. Lia Dice:

    Le situazioni che oggi si creano all’interno dell’università sono del tutto sbagliate e ambigue.
    Se questi ragazzi come hanno dimostrato nel corso del loro processo sono innocenti è giusto che sono stati assolti.
    Per non vivere questi traumi che segnano la tua vita per sempre, basta condurre una vita sana fatta di valori e principi solidi ai quali non venire mai meno. Nessuna eccezione a questo può essere giustificata, così facendo non ti troverai al posto sbagliato al momento sbagliato. Bisogna essere responsabili di quello che si fa e bisogna scegliere accuratamente le proprie amicizie.

    UN ESSERE UMANO SCEGLIE SEMPRE COSA FARE…..E SE FAI LA SCELTA CHE SAI BENISSIMO CHE TI PORTA AD UNO SBAGLIO, ALLORA SII PRONTO A PAGARNE LE CONSEGUENZE………..

    Rispondi

  3. bernardoni erminio Dice:

    una cosa giusta la dice travaglio l’unica della sua analisi . è che ognuno può continuare a pensarla come vuole ma dai sui articoli commentatori che non sono per niente da notizia ma ben sì di parte si conferma ancora che qualsiasi cosa venga strumentalizzata come più gli fa comodo.in questo caso la giustizia americana. che non poche volte la invoca come soluzione onnipotente. a me se mi posso permettere un commento è che chi si prende una grossa responsabilità come quella di difendere il nostro sistema giudiziario anche in dei casi più eclatanti di questo abbia molto da temere.
    ma ci terrei a sottolineare una cosa: ho citato il sistema non il giudice o il pm o qualcunaltro persona singola perchè sono più che convinto che chiunque venga chiamato a svolgere una pratica assegnadogli il potere di decidere e la sanzione adeguata quando sbaglia ci sarebbero meno errori. in poche parole gli esequtivi dovrebbero avere i poteri per eseguire e quando sbagliano paghino e a casa. un esequtivo senza potere di eseguire si ci deve cambiare nome se no va a finire che noi popolo ci confondiamo.

    Rispondi

    • Andrea Corsato Dice:

      A me piace molto l’analisi fatta dal blog da Orsino.
      Travaglio è troppo sospettosamente sicuro che non verrà mai immischiato in episodi di malagiustizia, ma non perchè è ligio come un angelo come vuole farci credere, ma per ben altro, lui fa propaganda alla magistratura e ai magistrati per suoi interessi personali.
      Tutti coloro che sono vittime di episodi di malagiustizia (e sappiamo che in Italia ne è tristemente pieno) sono persone oneste e proprio perchè oneste pagano al di sopra di ogni dignitosa condizione.
      Il sistema si appoggia tra le varie sue parti.

      Rispondi

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