ORA PARLO IO: “Diritto ALLO STUDIO – Diritto ALL’INSORGENZA”

10 novembre 2011

Cambiamento Globale, ORA PARLO IO


Ancora benvenuti al terzo appuntamento della rubrica settimanale ORA PARLO IO.

Da quando è stata istituita questa rubrica ci siamo resi conto che in verità si è presto trasformata in servizio (al servizio) e di questo ne siamo soddisfatti.

Tra gli articoli pervenuti via email alla redazione, per oggi, abbiamo scelto l’ultimo arrivato! Proprio ieri, alla fine di una scorpacciata di vostre riflessioni, idee e proposte, abbiamo ricevuto una email molto particolare. Il titolo e il contenuto ci hanno incuriositi e interessati. Pane per i nostri e vostri denti. Riteniamo sia doveroso dare voce ai giovani che fanno dell’attivismo politico e sociale la loro ragione di vita, il loro punto di onore, mettendoci la faccia e rischiando il proprio per la collettività, per il futuro. Se loro ci credono allora noi ci crediamo senza farci ingannare dai colori. Qui l’unica discriminante è la genuina voglia di cambiamento e a questa è doveroso dar voce. In momenti come questi… a cambiare si vince sempre. Dopo aver letto l’articolo siamo fiduciosi che molti condivideranno questa nostra scelta e comunque sia, come sempre, a voi i commenti.

Continuate a scriverci anche oltre la rubrica ORA PARLO IO. Editoriali, notizie, denunce, idee, proposte, iniziative e tutte le informazioni al servizio del cambiamento trovano calda accoglienza in redazione@pensareliberi.com e in segnala@pensareliberi.com

BUONA LETTURA

—————————————————————————————————————–

Di COLLETTIVO POLITICO “STUDENT* IN LOTTA”

Diritto ALLO STUDIO

Diritto ALL’INSORGENZA

Dalla fine degli anni ’70 ad oggi sempre maggiori parti di ricchezza prodotta sono finite in mano a banche, compagnie assicurative, speculatori e grandi industriali. Questi organi privati hanno sempre più determinato l’agenda politica di governi e parlamenti. I governi di oggi e quelli del passato,  di centrodestra e centrosinistra, hanno gradualmente eliminato senza se e ma il diritto allo studio, hanno reso  il lavoro instabile, precario e mal retribuito. La  prospettiva di sicurezza economica grazie al lavoro è stata quasi cancellata per student* e lavorator*.

Il  percorso di studio negli ultimi anni è diventata una strada escludente per tutti/e coloro che si trovano in condizioni economiche precarie e disagiate: aumento vertiginoso delle tasse, alto costo dei libbri, elevato costo dei trasporti, ecc. Lo studente è vittima di questo sistema economico capitalistico da quando prende il treno per muoversi da casa fino a quando entra in aula. Anno per anno come un effetto domino sono stati colpiti tutti i diritti.
La crisi che oggi vogliono farci pagare, è il risultato del gioco perverso di questo sistema economico capitalistico. Il debito pubblico è frutto di politiche di detassazione dei grandi industriali, collettivizzazione dei debiti e privatizzazione dei profitti, rifinanziarizzazione delle banche.  Prima giocano con i nostri soldi, le nostre vite e poi vengono a chiederci di riparare i danni: tagli alla sanità, ai posti di lavoro, allo stato sociale (welfare), all’istruzione pubblica e dando sempre più potere agli industriali, alle banche, e agli assicuratori.
Vogliamo difendere il diritto allo studio e riprenderci i diritti calpestati : lavoro, salute, casa, acqua pubblica, beni comuni
.

PER QUESTO DOBBIAMO SCENDERE in piazza il 17 novembre, per cominciare un reale percorso di autorganizzazione del soggetto studentesco, per riprenderci il diritto allo studio, per lottare contro le logiche del profitto..

RIPRENDIAMOCI IL PRESENTE PER AVERE UN FUTURO.

PER LA CONOSCENZA FUORI DAL PROFITTO 

Le logiche economiche che hanno strangolato il diritto allo studio, non si limitano a colpire l’ambito delle risorse tramite il taglio dei fondi, ma, portando come motivazione l’innovazione e la razionalizzazione del sistema formativo (mai motivazioni furono più inesatte), tali logiche sono andate a colpire anche l’ambito caratterizzante della conoscenza impartita e delle modalità con cui viene impartita. Questo processo va avanti da almeno 20 anni ed ha preso il via dal cosiddetto “Processo di Bologna”, che con l’intento di standardizzare la formazione universitaria a livello europeo ha letteralmente imposto l’adozione dello schema “3+2”. Il percorso cominciato con questa prima inutile divisione del percorso formativo è proseguito con l’abolizione di corsi di laurea “inutili” e con la divisione dell’anno accademico in semestri, misura in sé inaccettabile perché relega l’apprendimento a effettivi 3 mesi di lezione con altrettanti (almeno sulla carta) per la preparazione dell’esame. Insomma la semplificazione della formazione si esplica pienamente nell’ambito della didattica, che paradossalmente diviene lo strumento principale nella nuova fabbrica precari a vita. Non ci troviamo più nel luogo più alto della formazione, ma nel luogo in cui vengono formate le nuove figure precarie del modo del lavoro, prive di un vero ambito di specializzazione, senza alcuna prospettiva di crescita personale e lavorativa. In questo contesto il sapere universitario segue la logica del profitto e dello sfruttamento nel mondo lavorativo.
L’ultimo nell’elenco ma primo come importanza materiale è l’elemento “numero chiuso”, il baluardo di questo sistema universitario malato, l’emblema della chiusura, della negazione di un diritto allo studio eguale per tutte e tutti fondato si sul merito, ma non sull’esclusione a priori operata tramite prove di valutazione, test d’ingresso parziali e spesso totalmente surreali nella loro formulazione. 

Non vogliamo divenire i futuri frutti del sistema formazione fondato solo sull’informazione.

Vogliamo apprendere non solo informarci.

Studiare ma con lentezza, avere la nostra indipendenza, lottare, prendere coscienza di ciò che vediamo fermo ed immobile su un libro pagato sempre e solo a nostre spese. Organizziamoci, formiamo corsi autogestiti, approfondiamo il nostro sapere individuale per metterlo in gioco con tutte le altre percezioni del mondo, rendiamo cosciente il nostro apprendimento.

DEBITORI DI CHI?

Nel contesto di critica e lotta contro i tagli e le speculazioni operate sull’Università e sulla scuola in Italia va anche ricondotta la mobilitazione contro la socializzazione del debito pubblico italiano.
Il 2008 risulta essere una data principale per comprendere l’intreccio tra sistema formativo e debito pubblico, l’anno della legge finanziaria 133, famosissima per il movimento che provò a contrastarla, ma meno famosa per la destinazione che presero gli 1,3 miliardi di euro tagliati all’FFO (fondo ordinario per le università): eravamo nel primo periodo pieno della crisi del sistema finanziario mondiale, i tagli al sistema universitario e scolastico furono donati alle banche per aumentare i loro capitali, rubato ai poveri per darlo ai ricchi.
La beata retorica che ha contornato questo delitto, la retorica del debito pubblico, dei conti da ripianare distruggendo le roccaforti della cultura, lasciando intatti privilegi politici e finanziari non è mai stata accettabile, è arrivato il momento di togliere dalle orecchie del grande capitale finanziario i tintinnii della nostra moneta.

Dobbiamo agire ora, uscire da questa logica, rifiutarla con fermezza, ora che l’ingresso dei privati nei consigli di amministrazione delle università sta divenendo realtà , il passo definitivo nel percorso che ha portato all’ingresso delle logiche di mercato nella gestione diretta delle università. Fuori dalla retorica dell’incentivo all’occupazione, è da considerarsi come una mossa obbligata per enti pubblici ormai a secco di denaro, che vedono erroneamente come unica soluzione possibile l’affidamento e l’indebitamento forzato nei confronti di banche da noi stessi forzosamente finanziate. Dobbiamo uscire da questa logica circolare che considera i soldi pubblici donati al sistema bancario come unica soluzione possibile: è arrivato il momento di dire che non ci sentiamo debitori di banche e Stato, siamo piuttosto in credito con chi ci sta togliendo ogni dimensione formativa e vitale presente e futura.
Non è più il momento di sterili richieste in cui neanche probabilmente il movimento (riesumato annualmente dalla naftalina in autunno) crede più da troppi anni, dobbiamo pretendere non solo nuovi fondi per il diritto allo studio e una didattica realmente dignitosa e formativa, ma che lostato ripiani tutti i tagli apportati all’FFO (fondo ordinario per le università) almeno dal 2008 ad oggi.

NON SIAMO IN DEBITO! LO STATO E I PRIVATI SONO NOSTRI CREDITORI.

DIRITTO ALLO STUDIO, DIRITTO ALLA RIAPPROPRIAZIONE 

Il settore universitario più economicamente colpito dalle politiche speculative dello Stato è quello del diritto allo studio. Diversi sono gli ambiti in cui è diviso questo settore, assolutamente fondamentale per assicurare la più ampia accessibilità possibile al sistema formativo (dalla scuola fino all’università): TRASPORTI, ALLOGGI, TASSE, MENSE, AGEVOLAZIONI PER L’AQUISTO DEI TESTI SCOLASTICI ED UNIVERSITARI. 
Le battaglie per ottenere dei passi avanti in queste diversi ambiti non sono recenti, né paiono aver ottenuto risultati reali sullo stato attuale dei diritti per tutte e tutti. Siamo noi stessi ad ammetterlo, a cercare di comprendere la causa di questa catena di sconfitte, false promesse ascoltate e subite negli ultimi anni: siamo di fronte a continui tentativi di contrattazione in cui continuiamo a chiedere, quasi cortesemente, ciò che è costituzionalmente nostro. Più semplicemente: SE AD UNA DOMANDA POSTA PIU’ DI UNA VOLTA NON ARRIVA ALCUNA RISPOSTA O NON SEGUONO FATTI ED AZIONI SIGNIFICATIVE, LA DOMANDA NON SI PONE PIU’ E CI SI PRENDE CIO’ CUI SI HA DIRITTO.
In questa logica il diritto allo studio diviene un momento fondamentale di autodeterminazione, un punto di partenza vero e proprio nell’AUTOGESTIONE di porzioni sempre più ampie del sistema università. Il diritto allo studio diviene occasione principale di insorgenza per noi studenti, che siamo il 99% dell’università’ e della scuola. Riprendiamoci il diritto allo studio, il diritto a manifestare il nostro disagio , ad insorgere contro l’insicurezza che reprime il nostro presente. Uniamo le nostre singole percezioni del disagio all’interno dei luoghi della formazione, creiamo collettività, la nostra collettività. Nessuno ci può rappresentare in questa lotta, siamo noi stessi i nostri rappresentanti, noi studenti, a lottare, a riprenderci passo dopo passo tutto ciò che ci hanno tolto, anche tramite pratiche nette di conflitto nel nostro luogo sociale, anche fosse una stanza minuscola, o il nostro futuro studio da ricercatori o dottorandi sfruttati. 

VOGLIAMO e RIVENDICHIAMO :

– TASSAZIONE EQUA ED EQUA REDISTRIBUZIONE DEGLI INTROITI FINO ALLA GRATUTA’; PIU’ PESO REALE SULLE FASCE DI REDDITO ALTE, REALI CONTROLLI SUGLI EVASORI, LA FINE DELLA PENALIZZAZIONE DEGLI STUDENTI FUORI CORSO, MOLTO SPESSO ANCHE LAVORATORI (non e’ pagando più tasse che si velocizza un percorso formativo). 

– AMPLIAMENTO DELLA FASCIA DEGLI AVENTI DIRITTO ALL’ALLOGGIO UNIVERSITARIO, EVENTUALE RIASSEGNAZIONE DI STABILI ABBANDONATI O SEQUESTRATI ALLA MAFIA PER ADIBIRLI A STUDENTATI TOTALMENTE GRATUITI, GESTITI IN BUONA PARTE ANCHE DAGLI STESSI STUDENTI.

– TRASPORTI GRATUITI ALL’INTERNO DEL CONTESTO CITTADINO BARESE E FORTEMENTE AGEVOLATI PER GLI STUDENTI PENDOLARI O FUORI SEDE.

– RIVENDICHIAMO CIBO GRATUITO E L’ADOZIONE SPAZI-MENSA AUTOGESTITI  IN DIVERSI PUNTI NODALI DELL’UNIVERSITA’ , NELLE FACOLTA’ STESSE E NEI LUOGHI REALMENTE VICINI AGLI STUDENTI.

– UNA DIDATTICA REALMENTE FORMATIVA, NON FRAMMENTATA; VOGLIAMO UNA UNIVERSITA’ LAICA , PUBBLICA, ANTIFASCISTA, ANTIRAZZISTA.

COLLETTIVO POLITICO “STUDENT* IN LOTTA”

studentinlotta@ymail.com

[VI TERREMO AGGIORNATI SUGLI SVILUPPI DI QUESTE INIZIATIVE]

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Ricercatore autonomo di informazioni basilari per la vita e la dignità delle persone.

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26 commenti su “ORA PARLO IO: “Diritto ALLO STUDIO – Diritto ALL’INSORGENZA””

  1. Gina Dice:

    Sono una mamma e leggendo questo articolo non posso che pensare al futuro difficile dei miei figli, sperando comunque che il loro domani possa migliorare. Questi ragazzi hanno piena ragione a pretendere semplicemente ciò che è giusto.

    Rispondi

  2. Sergio Dice:

    Sono tante le difficoltà che oggi uno studente ha per proseguire i suoi studi. E’ tutto fatto alla carlona e senza un criterio giusto.

    L’unico criterio che conosce la verità è la voce degli studenti…..ascoltate e agite di conseguenza.

    Rispondi

  3. Simona Dice:

    Il diritto allo studio dovrebbe essere di tutti i ragazzi volenterosi che dovrebbero preoccuparsi solo della loro preparazione.

    La conoscenza va agevolata!!!!!

    Rispondi

  4. Massimo Dice:

    Quante difficoltà è portato ad affrontare uno studente oggi??? Tutte quelle che servono per ostacolarlo nei sui studi e la cosa più ingiusta che alla fine dopo tanti sacrifici si ritrova con una laurea di 110 e lode e senza un futuro…..

    Rispondi

  5. Tommaso Dice:

    Ben detto massimo, io mi sono impegnato tanto per conseguire una laurea con il massimo della valutazione e ora mi trovo a casa a fare niente…..

    Rispondi

  6. Nicastro Damiano Dice:

    I miei genitori mi hanno insegnato che la scuola è un diritto di tutti!
    Tutti quanti hanno diritto di accedere agli studi, anche le persone che non hanno soldi!

    Rispondi

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