“Noi non ci fidiamo del Governo Monti” – Il 17 novembre in piazza per non pagare il debito


La doppia crisi – politica ed economica – che viviamo oggi in Italia è lo specchio del fallimento delle strategie e delle modalità di fare politica degli ultimi vent’anni.

Decenni di regali fatti alle imprese e alla finanza italiana (e non una spesa pubblica inferiore da sempre alla media europea) hanno causato il collasso dell’economia del paese con un debito pubblico arrivato alle stelle. Berlusconi ha pagato le conseguenze della sua inettitudine, della sua corruzione e della mancanza assoluta di credibilità. Sì perché l’economia mondiale si fonda su  un precario intreccio di fiducie e credibilità che una volta crollate mandano rompono il giocattolo.

Ma tutto questo noi lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo.

Quello che ci preoccupa è il futuro prossimo: l’incoronazione da parte del Giorgione Nazionale di Mario Monti a Presidente del Consiglio, probabilmente renderà finalmente possibile la totale applicazione delle disposizioni indicate dal’Unione Europea. Monti è uomo fidato della finanza internazionale, stimatissimo dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale, attivissimo in quella strategia portata avanti dal Gruppo Bilderberg che ha lo scopo di “armonizzare” i rapporti tra Europa e U.S.A., di cui fanno parte capitani d’azienda, grosse personalità dei vari eserciti e ovviamente banchieri. Legati come ben presto saremo, mani e piedi, con questo enorme carrozzone liberista, l’unico scenario che possiamo immaginare è quello di una vera e propria macelleria sociale fatta sulla pelle e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, che siano dipendenti pubblici, a tempo indeterminato, precari, studenti.

Di nuovo, per l’ennesima volta in pochi decenni, viene chiesto al “popolo” di fare dei sacrifici, un “ultimo sforzo” per uscire dal pantano, risanare le casse pubbliche, riavviare l’economia.

Il problema è che la strada annunciata è quella di sempre, che più che portare ad una uscita sembra riportarci sempre al punto di partenza, anzi pure peggio, perché in vent’anni a tutti e tutte noi hanno tolto di tutto tramite privatizzazioni, liberalizzazioni, smantellamento dell’istruzione pubblica, tagli alle pensioni e a tutta la spesa sociale, costruzione di grandi opere inutili al territorio e alla popolazione, missioni di guerra e tanto…troppo altro!

Non abbiamo bisogno di aspettare le prime dichiarazioni da neo-premier per immaginarci le strategie che verranno imposte (nel nome del bene nazionale, sia chiaro) dall’ex-rettore della Università Commerciale Bocconi di Milano, nonché stoico difensore delle politiche bancarie e di investimento finanziario dentro la commissione europea.

In questi trent’anni hanno governato tutti, nel mondo esistono governi di ogni espressione politica, ma solo dove i movimenti sociali si sono imposti le cose stanno cambiando, per tutti gli altri recessione economica e anestesia socioculturale sono l’amara realtà!

Lo ribadiamo, con questi governi, bianchi, rossi o a pallini, nessuna intesa, nessuna aspettativa, nessuna fiducia!

Ripartiamo da quello che sappiamo fare meglio, l’opposizione sociale a un sistema corrotto, riempiendo di nuovo le piazze di tutta Italia il 17 novembre, giornata internazionale del diritto allo studio.

Giovedì è l’occasione per praticare una rottura reale con le politiche di palazzo e di alternanza governativa, in tutta Italia; un momento in cui riprendersi in mano la capacità di decidere sul nostro futuro e sulle nostre vite, ripudiando commissariamenti e fiducie da noi mai concesse!

In questo paese c’è un enorme deficit di democrazia, governi mai votati porteranno avanti le manovre più decisive degli ultimi anni mentre la volontà popolare espressa a giugno da 27 milioni di persone viene ignorata da aziende che continuano a lucrare sulle risorse idriche. Per questi motivi il 26 novembre insieme con i comitati dell’acqua intendiamo costruire una grande mobilitazione, che sancisca la riappropriazione dei beni comuni, a cominciare dall’acqua.

Profitti illegali sull’acqua, trasporti sempre più cari, posti di lavoro che saltano, corsi di laurea che chiudono… QUELLI IN CREDITO SIAMO NOI!

Dai trasporti alla gestione dei rifiuti, dall’acqua alla speculazione edilizia. Questi sono i terreni concreti su cui dare battaglia ai governi che verranno, i terreni su cui praticare quello da mesi stiamo urlando nelle piazze e nelle università… IL LORO DEBITO NON LO PAGHIAMO!

Studenti, precari e lavoratori…siamo il 99% e siamo in credito!

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18 commenti su ““Noi non ci fidiamo del Governo Monti” – Il 17 novembre in piazza per non pagare il debito”

  1. Stefano Dice:

    La visione di quest’articolo è la mia, sono quindi d’accordo. Il cambiamento è possibile solo se tutti noi ci uniamo per volerlo e concretizzarlo.

    Rispondi

  2. Nicastro Damiano - 97100 Ragusa Dice:

    Riporto la mia richiesta al dott. Corrado Passera:

    “Dottor Corrado Passera
    Banca Intesa San Paolo
    La invito pubblicamente a spiegare perché nel 2004 avete nascosto alla Magistratura di Ragusa diretta dal Procuratore Capo Dott. Agostino Fera, il c/c 10/645629 di Campo Innocenza Maria e perché non avete mai risposto agli Esposti-Denuncia del 30 dicembre 2009 ma avete atteso tanti anni senza rispondere lasciando morire la Signora Innocenza Maria nel dolore di chi si è vista privare dei propri soldi.
    Complimenti Dott. Passera!!!
    Ragusa 16 novembre 2011
    Damiano Nicastro”

    2:38
    CORRADO PASSERA.wmv
    alla Magistratura di Ragusa il c/c 10/645629 di Campo Innocenza Maria? Innocenza Maria scrive il 1 aprile 2010: “Onorevole Silvio Berlusconi, …
    di AAAAAAAAA3170 | 13 ore fa | 0 visualizzazioni

    Rispondi

  3. ANNA Dice:

    Non rimettiamoci nelle mani di chi non ha come primo pensiero il benessere di noi cittadini….

    LA NECESSITà DI RIPRENDERCI DA QUESTO MOMENTO DI PROFONDA CRISI E’ SOLO NOSTRA E SOLO NOI POSSIAMO FARE QUALCOSA PER CAMBIARE LE COSE…

    Rispondi

  4. Lia Dice:

    Crediamo in ciò che vogliamo e non facciamo lo sbaglio di credere in quello che ci dicono.

    Rispondi

  5. ghebura's eye Dice:

    Vero, è la politica a dover fare sforzi, non noi italiani. Ma c’è un problema, un grande problema che non viene analizzato nell’articolo: GLI ITALIANI!

    Contraddizione in termini?? Oh, no…..assolutamente no! Molti italiani sono pecore. Un esempio? Bersani ha detto fino allo sfinimento (per i suoi interessi) “Berlusconi deve dimettersi”, “Berlusconi è il male dell’Italia” e a dar contro a Renzi: milioni le pecore che hanno belato di rimando al suo belato….beh, più che pecore, direi pappagalli col sedere già cosparso di unguento per la pratica che, presto, spetterà loro!

    Ora: la questione – e non serve un laureato professore universitario per capirlo (come se fosse una garanzia insegnare in un’università, contando i caproni che ne escono) – è che la sanificazione deve avvenire nella politica, con il calo dei parlamentari, la drastica riduzione dei loro stipendi (che se li tengano pure gli altri benefit, ma con 5.000 € al massimo al mese a testa sia per ministri che per senatori e deputati), lo snellimento della burocrazia eccetera eccetera eccetera. Ma secondo voi, i politici accetteranno? Ovviamente no, quindi useranno le loro pecore per impedire di togliersi i loro soldini dalle tasche e quel gregge non capirà che sta facendo i giochi economici dei propri aguzzini!

    Noi non pagheremo il loro debito? Noi lo pagheremo, invece, grazie a queste pecore!

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