ORA PARLO IO: Storia di una lavoratrice

24 novembre 2011

ORA PARLO IO


Benvenuti al consueto appuntamento con lo spazio settimanale ORA PARLO IO, dedicato agli articoli dei lettori.

La rubrica settimanale sta avendo un importante riscontro, segno che le cose da dire sono tante e che le persone che hanno bisogno di dirle sono altrettanto numerose.

Questa settimana abbiamo deciso di soffermarci su di un approfondimento riguardo a quanto già esposto in un apposito editoriale sulla situazione lavorativa, professionale e personale di migliaia di persone coinvolte nell’ennesimo piano di ridimensionamento del personale, di delocalizzazione di strutture produttive e competenze umane. Stiamo parlando di NOKIA JABIL Italia. Delocalizzare la professionalità. Scelta perdente a medio/lungo termine.

Per aumentare i margini di guadagno e spingerli all’estremo con costi di produzione tendenti allo zero, le multinazionali di tutto il mondo, spesso le “migliori” e più in forma, delocalizzano, soprattutto in Cina, con risultati devastanti per la nostra industria, per la nostra economia, per le nostre famiglie e per il nostro futuro.

[…] Oggi un’azienda multinazionale distrugge il futuro e la professione di migliaia di persone proprio nel momento in cui non è in crisi! Per quanto possa sembrare assurdo ai profani questa è la nuova legge di mercato venutasi a formare durante gli ultimi decenni e che ha raggiunto oggi il limite massimo della sostenibilità e dell’assurdità.

Lasciamo la parola a una delle lavoratrici protagoniste di questa vicenda.

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Mi chiamo Anna Lisa ho 45 anni e lavoro in questa azienda da26 anni, l’ho vista crescere ed evolversi, l’ho vista mutare e progredire, l’ho vista diventare un’eccellenza nel settore delle telecomunicazioni e purtroppo la sto vedendo chiudere con la sua chiusura si decretano anche la fine dei miei sogni e l’inizio di una sopravvivenza precaria, incerta,deludente.

Non era ciò che avevo messo inconto per il mio futuro,non era quello che speravo di ottenere svolgendo sempre lealmente e puntualmente il mio compito, dedicandomi al mio lavoro con passione ed interesse in quanto mi ha sempre affascinato e coinvolto.

Mi sono sempre occupata di collaudo di circuiti, ho sempre prestato attenzione a come questo lavoro lo svolgevano i miei colleghi e sono stata anche una delle prime donne a collaudare.

Ho dimenticato di dire il nome dell’azienda presso cui lavoro, forse perchè un pò provo vergogna ad associarla al mio nome, forse perchè non mi riconosco più in essa da 4anni a questa parte da quando la “famosa” Siemens Nokia è stata ceduta ad una mutinazionale americana che porta il nome di Jabil,da quel momento sono iniziati problemi per tutti i lavoratori e ora di tutto il nostro impegno e le nostre competenze lavorative davvero non sappiamo più che farcene, da quando con strane pressioni psicologiche siamo stati quasi tutti demansionati e relegati a lavori che non rispondono affatto al nostro inquadramento professionale. Eravamo abituati a poter proporre le nostre idee, a dare i nostri consigli ad essere presi in considerazione ora da 4anni siamo stati messi nell’angolo, con la paura di poterci esprimere liberamente e chi ha avuto il coraggio di farlo ha duramente pagato la sua voglia e il suo amore per la verità finendo in qualche stanzina isolato dal resto del mondo ma questa è un’altra storia.

Dopo due anni di cassa integrazione ordinaria ,ed un anno di cassa straordinaria l’epilogo, comunicato via fax senza nemmeno un’incontro da parte dei dirigenti con i lavoratori, un fax scarno e freddo come sono freddi gli animi di questi personaggi ci comunica che saremo i prossimi mobilitati del millennio.

Inutile (o forse no) specificare che alla mia età si è troppo giovane per andare in pensione ma anche troppo vecchia per cercare un lavoro.

Inutile sottolineare che tutto il nostro settore è in crisi più totale,inutile far notare che la crisi mondiale che stiamo vivendo non migliora di certo le cose.

Peccato che le bollette continuino ad arrivare ugualmente però,peccato che bisogna anche comperare qualcosa da mangiare se si vuole sopravvivere dato che di vivere ci stiamo dimenticando ormai, inutile far notare che senza un lavoro ti senti senza identità e che hai la sensazione di non avere un ruolo,di non avere più valore, di non avere più la tua dignità.

Senza il lavoro non si è quasi nulla e spesso ci si dimentica che in quel bel libro chiamato Costituzione Italiana si afferma che: l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro ma qui mi sa che invece di far lavorare le persone si giochi ad “affamarle” ed a renderle prive di stimoli, le vengono rubati i sogni e della ragazzina piena di progetti per il futuro e per la sua vita che è entrata nel mondo del lavoro subito dopo la scuola a 19 anni ora è rimasto ben poco apparte la volontà di non arrendersi.

Non sarà un bel Natale questo per noi, non sarà un bel Natale perchè come regalo abbiamo ricevuto il licenziamento ma ci siamo stretti in un’abbraccio, abbiamo unito le nostre grida silenziose ed abbiamo creato un presidio permanente da da 4 mesi ci vede coinvolti a pieno regime.

Abbiamo e stiamo cercando di tutelare solo il nostro posto di lavoro ed intanto che le lancette dell’orologio girano ed i giorni passano stiamo attendendo il 12 Dicembre che sarà il giorno che vedrà tutti noi lavoratori ricevere le lettere di licenziamento, stiamo cercando di non restare nell’ombra, di non piegarci difronte all’ingiustizia che fa sentire queste persone così tanto piene di se al punto di disporre delle nostre vite senza neanche chiederci se siamo daccordo o meno,stiamo cercando di far conoscere la nostra storia a chi avrà la bontà di leggerla solo per far capire che le prevaricazioni non avranno le nostre volontà, che il presidio esiste e resiste e che non andremo via da qui nemmeno quando avremo ricevuto le lettere ma che quello sarà solo l’inizio della nostra lotta.

Difficile far tornare la serenità sul volto di quella ragazzina diciannovenne che mi osserva e che continua ad avere la testa che le frulla in cerca di idee nuove e di come reagire a questa mattanza che nessuno ha chiesto, ma anche difficile portarle via sorrisi e sogni perchè quelli sono miei e non sono in vendita così come non lo è la mia dignità!

Anna Lisa Minutillo

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Informazioni su Barbara Ciocche

Mi chiamo Barbara Ciocche, vivo a Milano, ho 31 anni e sono una psicologa. Penso che la massima realizzazione per una donna sia quella di essere mamma. Redattrice del blog "Pensare Liberi". Esprimo le mie opinioni, racconto verità nascoste, oso andare oltre per il futuro...

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