VERGOGNA – Gli effetti della crisi?


Un imprenditore padovano si è suicidato perché oberato dai debiti non poteva pagare più i fornitori, la causa era l’impossibilità a sua volta di incassare i crediti vantatati presso altri imprenditori e nei confronti dello Stato, ebbene si lo Stato era debitore verso quest’uomo di ben 200.000,00 Euro per forniture mai saldate.

Se fosse stato il contrario questo nostro amico e fratello avrebbe dovuto subire persecuzioni e vessazioni, denuncie e calunnie e l’assalto degli sgherri di Equitalia, capaci di togliere un tozzo di pane dalle mani di un bambino pur di soddisfare la loro voglia di far lucro, aggressori infami e patentati dall’iniquità di uno Stato a cui non mi sento più di appartenere, ma io non riconosco l’Italia in questo Stato, non riconosco la Patria in questi sciacalli della politica che dicono di rappresentarla e rappresentarci.

Il caso di questo povero lavoratore che ha preferito morire piuttosto che vedere calpestata la propria dignità è solo uno dei numerosi che si sono verificati ultimamente, e temiamo altri ne seguiranno.

Il pensionato, sempre nel Veneto, che, colto in flagranza mentre rubava tre bistecche al supermercato, si è giustificato dicendo “Non ho soldi per comperare da mangiare”, arrestato dai  Carabinieri. Un suo concittadino ha pagato di tasca propria la merce sottratta per alleggerire la posizione del povero pensionato, scrivendo, poi, al Sindaco del paese per lamentare la mancanza di provvedimenti tesi a soccorrere chi si trova in disagiate condizioni economiche si è visto denunciare dallo stesso Sindaco che sentitosi offeso pretende un risarcimento di 2 milioni di Euro.

Questi individui che vivono parassitando sulla povera gente, che ingrassano del denaro pubblico, che intrallazzano e rubano sfacciatamente, sicuri dell’impunibilità che essi stessi si sono concessi non conoscono neanche più il significato della parola vergogna. Con sincerità e con desiderio di giustizia li invito a riappropriarsi, anche loro, di un barlume di dignità, a rendersi conto di quanto male hanno fatto e di quanto ancora programmano di farne al popolo italiano, a pentirsi e come segno del loro pentimento seguire la strada che ha mostrata loro l’imprenditore veneto: suicidarsi. Come possano continuare a vivere dopo aver affamato un intero popolo mi è ignoto, come possano ancora guardarsi allo specchio sapendo che il loro benessere economico costringe milioni d’italiani a patire la fame, che oltre otto milioni di noi vivono al di sotto del livello di povertà, cioè non riescono neanche a procacciarsi regolarmente di che sfamare se stessi e la propria famiglia.

Cosa volete che importi noi, che spesso siamo costretti ad andare a letto a pancia vuota, se abbiamo un letto e una casa, delle manovre economiche della Banca Centrale Europea, del legiferare, d’aria fritta, del parlamento di Bruxelles, dei bond, dello spread e di tutte le stronzate con cui ci intontiscono. Disserteremo di tali elevati concetti quando anche noi avremo le tasche ben piene di denaro come quella accozzaglia di ladri che sono al governo. Sono ladri ed assassini perché loro hanno ucciso il povero imprenditore, loro, maledetta genia di tagliagole.

Se fosse vero che noi li abbiamo eletti, allora cosa aspettiamo a tirarli giù a calci da quelle poltrone, cosa aspettiamo a riprenderci la vita che loro ci hanno portato via. Noi abbiamo l’obbligo morale e materiale di porre fine al nuovo feudalesimo, se vogliamo consegnare ai nostri figli e nipoti un paese più pulito allora dobbiamo fare piazza pulita. Ora!

Se sono incazzato? Credo lo si capisca. Se temo ritorsioni? E cosa possono ancora portarmi via, si sono presi tutto. Chi? Stato e camorra, camorra e stato, l’uno e l’altro indissolubilmente avvinti in un osceno abbraccio.

Ora ci ritroviamo fratelli dal nord al sud, ora di fronte al dolore di vivere, ora che abbiamo un nemico da affrontare, ora dobbiamo compattarci e stringendo i denti scacciare i ladri fuori dalla nostra casa Italia.

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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