ITALIANI: SANTI, NAVIGATORI ED EVASORI


A quanto pare gli organi di regime hanno scoperto che molti italiani sono finti poveri, falsi nullatenenti che se ne vanno beatamente in giro in Ferrari.

Sicuramente non mancheranno coloro che,  da perfetti disonesti, cercano con la furbizia di evadere il fisco danneggiando la comunità, ma far sembrare costoro come la maggioranza di coloro che dichiarano di essere poveri è non solo una bugia ma un’offesa verso coloro, tanti, tantissimi, che poveri lo sono sul serio e che le Ferrari non le vedono neanche sulle riviste perché neanche quelle possono permettersi. In verità l’Italia soffre per un degenerato senso di giustizia, anzi di giustizialismo in base al quale tutti sono colpevoli e tutti devono continuamente dimostrare la propria innocenza. E’ vero il contrario tutti sono innocenti finchè non è dimostrato, al di la di ogni ragionevole dubbio, la loro colpevolezza.

In base al principio di presunta colpevolezza tutti gli italiani vengono considerati evasori fiscali e sempre in base a tale assioma vengono promulgate leggi che aumentano la pressione fiscale proprio per compensare la quota di evasione che è ritenuta diffusa a tutti i livelli e in tutti i settori. In pratica, tutti noi siamo costretti a pagare più tasse del dovuto perché alcuni, disonesti, evadono il fisco. Una sorta di punizione collettiva, anzi di più è come se, poiché vi sono criminali che commettono reati contro il patrimonio o la persona, tutti fossimo considerati criminali e tutti fossimo chiamati a scontare qualche annetto di prigione in virtù del fatto che non avendo preventivamente dimostrato la nostra innocenza dobbiamo per forza essere criminali.

Lo so è un discorso strano, astruso, esattamente come sono le leggi in materia fiscale in Italia, veramente non solo quelle, ma oggi è di quelle che parliamo. In base al principio, osceno e inquisitorio noi poveri cittadini siamo costretti a conservare gli scontrini fiscali di tutto ciò che comperiamo per ben dieci anni, sfido chiunque a farlo, non possiamo fare pagamenti in contanti se non per pochi spiccioli, con gran beneficio delle banche, non possiamo beneficiare di nessuna riservatezza bancaria, possono guardare sul mio conto corrente come e quando vogliono e chiedermi conto di ogni centesimo, senza che io sia stato accusato di nulla. Sono rimasto esterrefatto sapendo che l’anagrafe tributaria, la schedatura di tutti i contribuenti, di tutti noi cioè, è stata da decenni affidata alla Telecom, si avete capito bene la società di telecomunicazioni che fino a qualche anno fa aveva il monopolio in Italia, Il governo Berlusconi ha nominato il nuovo  presidente della Sogei, la società di informatica, già di proprietà Telecom Italia, attualmente interamente controllata dal Tesoro, che gestisce l’anagrafe tributaria dello Stato italiano.  questi signori non solo ascoltano e registrano tutte le nostre conversazioni, anche quelle degli altri gestori ora presenti sul mercato, ma sanno tutto di noi, del nostro reddito e delle nostre disponibilità economiche.

Io vedo in ciò un enorme conflitto d’interessi, nessuno può essere garantito sulla riservatezza dei suoi dati e nessuno può essere al sicuro da un uso improprio dei dati stessi. Certo la Telecom è una grande azienda, ma comunque azienda privata, diciamo che a livello locale è come se l’anagrafe tributaria del mio paese fosse affidata al giornalaio, si occupa di comunicazione anche lui, è una brava persona, è onesto ma io non mi sentirei tranquillo sapendo che lui conosce tutto, troppo di me.

Questo paese temendo, anzi facendoci temere, una possibile ricaduta in una dittatura ha rinunciato a tutte le libertà personali, noi abbiamo rinunciato ad avere i nostri piccoli innocui segreti. Ci hanno terrorizzato con tutti i mezzi possibili, dal rigurgito fascista alla minaccia comunista, dal pericolo terrorismo alla caccia alle streghe nei confronti degli evasori veri ( pochi in percentuale) o presunti ( tutti noi altri). Noi abbiamo abboccato ingoiando esca, amo, lenza e canna, abbiamo rimesso tutta la nostra vita privata nelle mani di individui che nella migliore delle ipotesi hanno usato i dati in loro possesso per scopi personali, quelli si illegali. Conoscere la dislocazione della ricchezza e le aree geografiche in cui essa è più o meno presente agevola chi deve pianificare le campagne elettorali, così nel benestante nord est si propugna il federalismo fiscale, l’indipendenza economica e le agevolazioni imprenditoriali, nel sud depresso economicamente si promettono inesistenti posti di lavoro e si attuano campagne clientelari su vasta scala, salvo poi a gabbare questi e quelli.

L’Italia dei furbi esiste, accidenti se esiste, ma non la dovete cercare tra i cittadini, dovete cercarla tra coloro che fanno le leggi a loro uso e consumo. Io sono dell’idea che se l’imposizione fiscale fosse giusta e il prelievo adeguato, senza aggiunte precauzionali, quasi tutti pagherebbero le tasse, quantomeno per non essere molestati, o peggio, da controlli che spesso stravolgono la vita di una persona o di un’azienda.

Per concludere, così come è strutturato il sistema fiscale italiano evadere non può essere considerato reato ma una forma di legittima difesa. Tutti vogliamo pagare, ma solo quello che è giusto ed in cambio vogliamo dei servizi che funzionino a dovere. Invece paghiamo esageratamente un prodotto decisamente scadente, a vendercelo è lo Stato che dunque ci truffa. Mi sembra un’equazione che non fa una piega.

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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