Groupon: l’inverno del Couponista per le società di couponing è sempre colpa dei partner

23 gennaio 2012

Il Caso


groupon - attenzione

[Leggi anche Social Shopping tra gioie e dolori – Groupon, è davvero tutt’oro quel che luccica? Facciamo attenzione]

Mentre giornali e siti internet, che si vendono per qualche euro di pubblicità, cercano di tessere le lodi dei siti di social shopping (ultimamente pare che per le liberalizzazioni siano stati incaricati loro e non il governo) sta nascendo un partito, in rete, sempre più grande e numeroso: quello degli scontenti.

La forza di questi siti è nel buzz virale che corre su Facebook e nel passa parola tra amici. Questa volta però, si sta rivelando un boomerang, forse perché usato con troppa disinvoltura, non affidandosi a gente pienamente capace, ma soprattutto perché hanno sperato che un prodotto “cattivo” diventasse ottimo solo grazie alla notorietà.

Per chi non lo sapesse, dopo la primavera araba pare, infatti, che sia arrivato l’inverno couponista che, come i più alti movimenti di protesta, corre sul filo e sulle onde wi-fi d’internet.

CouponistaPensareLiberiDal dicembre passato, prima su Facebook e poi anche sui blog come quello de Il Grouponista Ignaro, i Couponisti Indignati hanno preso le mosse dalle azioni di Fabrizio Gallina, un cliente di Groupon che, non vendendosi consegnare un iPhone acquistato tramite una loro offerta e trovando un servizio di assistenza clienti quanto meno deficitario, ha fatto il diavolo a quattro per riavere i suoi soldi.

Sebbene la sua storia si sia conclusa bene, Fabrizio ha dato il via ad una pagina Facebook in cui coinvolgere tutti gli utenti del colosso di Chicago che avevano problemi. Voleva esser d’aiuto a chi si sentiva perso e anche truffato.

Il numero di coloro che si uniscono aumenta sempre pure perché le pessime opinioni e le lamentele nei confronti della società americana, ma anche di tutti i suoi competitor, non si contano più. Le pagine su Facebook che raggruppano problemi, con qualsiasi società di daily coupon e, persino, sulle singole offerte, spuntano come funghi.

È vero, nessun servizio o prodotto accontenta sempre tutti. I delusi appartengono a una categoria endemica di ogni ciclo di produzione e consumo e forse i numeri apparenti danno ancora ragione ai colossi.

Dovremmo però non sottovalutare alcuni segnali d’allarme, un tantino strani, per non dire di peggio, puntando la lente su Groupon, sul suo modello di business legato al bilancio, e alle sue ultime mosse per arginare l’onda delle proteste.

Infatti, lo squalo più grande dei daily deals è venuto a patti con i membri della pagina amministrata da Fabrizio offrendo loro un form (disponibile solo per un tempo limitato) esclusivo. Tra le richieste vi è però quella di non lamentarsi più sulla bacheca ufficiale della società.

A ciò, la società quotata NASDAQ, ha aggiunto che dispiacendosi dei problemi in cui sono incappati gli utenti s’impegna a migliorare la selezione e il controllo dei partner centralizzando le spedizioni e aderendo alle vie legali contro quelle ditte che non si sono dimostrate affidabili.

Un bel panegirico per scaricare la colpa solo ed esclusivamente sui partner. In fondo, si sa, siamo italiani e siamo abituati a truffare… ma perché deve essere sempre così? Perché i cattivi devono essere sempre gli altri? Perché la colpa è sempre di un altro?

È vero, forse allo scarica barile, in quanto italiani, siamo già avvezzi e vaccinati, ma come vogliono evidenziare i ragazzi de Il Grouponista Ignaro i partner non sempre hanno una vera colpa se non quella di aver firmato un contratto con il diavolo, in cui però nessuna promessa è stata mantenuta e in più esso è stato modificato unilateralmente dal gruppo americano.

I disservizi di questa società, inoltre, non sono solo italiani ed europei, anzi. In una ricerca su di 6 mesi effettuata su di un campione di 16,000 offerte in 20 città negli States, ha mostrato che i locali aderenti ad una campagna su Groupon si sono visti calare la reputazione tra il 10 ed il 20% su Yelp.

Quindi sono due le cose, di cui nessuna positiva: o Groupon va cercando tutti partner disonesti per far firmare loro un contratto o contribuisce di suo a render cattivo anche un buon esercente.

Un modello di business che richiede ai partner il 50% +IVA sul fatturato è, se non ai livelli di usura o pizzo malavitoso, uno strumento che mette queste società durante le loro compagne pubblicitarie a essere dei soci di maggioranza assoluta degli esercenti. Le società di deals non scorporano di fatto alcuna spessa da quei soldi.

Una società che paga 60 giorni dopo il consumo reale del coupon come fa Groupon avrebbe tantissima liquidità, a spese dei partner che devono anticipare ogni costo, ma non è così, infatti, le sue casse piangono e coprono appena la metà dei soldi che essa deve dare ai creditori.

A ciò aggiungiamo che tra i problemi dei clienti vi sono i rimborsi tardivi e che con grandissima difficoltà ritornano nell’effettiva disponibilità delle carte di credito dei clienti insoddisfatti. Se non vogliamo pensare che loro vogliano accumulare interessi bancari da essi, ci troviamo a pensare che sia semplicemente un metodo per coprire debiti facendone altri a catena.

La crescita di questo modello societario è necessario alla sua sopravvivenza e perciò Groupon i suoi investimenti in marketing superano il 90% del suo fatturato.

Investimenti però atti a raggiungere nuovi clienti e non ad assicurarsi che ogni processo nella sua produzione di valore aggiunto ai partner vada in porto.

Groupon scende a patti con i delusi per far calmare le acque, ma ciò che senso avrà se non essa stessa non cambierà qualcosa nella sua organizzazione aziendale e nel modello di business?

di Pierpaolo Panico

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5 commenti su “Groupon: l’inverno del Couponista per le società di couponing è sempre colpa dei partner”

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