Il fanatismo ideologico e quei milioni di morti uccisi due volte


Se quindici anni fa mi avessero detto che saremmo arrivati a un punto in cui le guerre ideologiche sarebbero risorte mietendo vittime, moltiplicando per due quelle cadute solo nell’ultimo secolo, non ci avrei mai creduto.

Eppure è così. I morti vengono ricordati in base alla propria appartenenza ideologica. Cosa ancora più mostruosa vengono letteralmente boicottati i morti “degli altri”. Non è un romanzo grottesco dell’800, ma è la realtà di oggi.

E’ successo due settimane fa con il giorno della memoria dedicato alla Shoah, in cui si sono dati letteralmente battaglia movimenti contrapposti e si è arrivati addirittura a negare l’attuale sterminio della popolazione palestinese ad opera di Israele.

Sta succedendo in questi giorni riguardo le vittime delle Foibe. Da una parte si commemora questo evento così violento, dall’altra si sbandierano i morti come vittoria della resistenza, in contrapposizione con le prime, come a giustificarne il fatto. Inutile negare. Siamo arrivati alla pazzia sociale, alla barbarie.

In realtà, oltre i fatti, non ci sono molte parole per descrivere quello che sta accadendo e con ritmi sempre più incalzanti.

Solo negli ultimi settanta anni di storia le vittime delle varie ideologie, dal fascismo, al nazismo, al comunismo, si contano a decine di milioni e parliamo solo delle vittime “d’eccellenza”, quelle che vanno nominate durante un’interrogazione scolastica. Non si contano tutte le altre decine di milioni di vittime “non etichettate”, ma che sono morte per le stesse cause.

“Tu oggi commemori le Foibe? E allora io commemoro le persecuzioni ad opera dei fascisti!” – Sembra di essere allo stadio! Abbiamo davvero perso ogni valore sia spirituale che materiale? E’ sempre stato così? No, o perlomeno non per tutti. Un tempo esistevano uomini ancora in grado di dioscernere il bene dal male, pure essendo di parte.

Sono di Sandro Pertini le parole “A Piazzale Loreto l’insurrezione si è disonorata”. Per un uomo d’onore come lui questa era una frase forte, definitiva, non ulteriormente commentabile. Ha narrato più volte in prima persona di quel giorno che avrebbe dovuto essere il giorno della vittoria, della libertà e invece è stato il giorno del disonore… per gli uomini che sanno cos’è l’onore ovviamente.

E’ impotante far notare che nella storia, come oggi, sembra esistano morti buoni da ricordare e morti cattivi su cui continuare a sputare e far finta di niente. Ribadisco il mio ricordo che va sempre ai palestinesi che sono gli “ebrei” di oggi, come ci ha insegnato a pensare saggiamente Primo Levi.

Quindi ricordare la Shoah si, ma le Foibe no e, attenzione, viceversa! E’ pura follia e non bisogna starci per forza. Si può anche dire NO! Senza paura!

Sarò fuori dal mondo, ma non riesco proprio a vedere morti buoni e morti cattivi, ma solo morti ammazzati.

Abbiamo parlato di Shoah, oggi parlaremo delle foibe. Cosa accadde? Ricordiamo anche questo.

Foibe, il massacro taciuto – da http://labussolaquotidiana.it/ita/articoli-foibe-il-massacro-taciuto-4464.htm

di Antonio Giuliano
10-02-2012

Sparivano nel nulla. Prelevati di notte e gettati nelle impressionanti cavità carsiche (le foibe) che i contadini usavano come discariche per gli animali morti o la sterpaglia. Durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra, era questo il sistema con cui la polizia comunista jugoslava di Tito fece sparire, senza lasciar traccia, migliaia di oppositori (quasi tutti italiani) al suo progetto espansionistico in Istria.

Per tanto, troppo tempo, è stata una pagina taciuta della storia. E solo da qualche anno con l’istituzione del Giorno del Ricordo, il 10 febbraio, c’è il tentativo di tener viva la memoria del dramma delle “foibe” e dell’esodo senza fine di tutti quegli italiani (circa 300mila) che furono costretti a lasciare l’Istria e la Dalmazia quando passarono alla Jugoslavia (con il trattato di Parigi del 10 febbraio 1947).

Una spietata caccia agli italiani bollati come fascisti, con un accanimento anche verso i sacerdoti: il marxismo-leninismo jugoslavo voleva di fatto sostituire la religione con lo stato. E finirono per essere martirizzati tanti religiosi come don Angelo Tarticchio o il beato don Francesco Bonifacio. La furia di Tito non risparmiò neppure gli antifascisti. Anzi molti partigiani italiani sul fronte orientale caddero nel tranello del regime jugoslavo. Emblematico è l’eccidio fratricida di Porzûs nel febbraio del 1945, in cui i compagni rossi della Brigata Garibaldi uccisero i partigiani cattolici e azionisti della Brigata Osoppo. Con l’imbarazzo indifferente del Pci di Togliatti che considerava fratelli i partigiani di Tito. Un episodio che gli storici di sinistra hanno per anni ignorato o minimizzato. E solo ora emergono le gravi responsabilità del Partito Comunista Italiano. Come dimostra anche il volume Porzûs. Violenza e Resistenza sul confine orientale (Il Mulino, pp. 154, €15,00) a cura di Tommaso Piffer. Con lo studioso ripercorriamo dunque la tragedia delle foibe, vero buco nero della nostra storia.

A quali eventi ci riferiamo quando parliamo di “foibe”? Si tratta di due ondate di violenza distinte che colpirono la popolazione italiana nella zona della Venezia Giulia. La prima subito dopo l’armistizio del 1943, nel vuoto di potere creatosi in seguito al crollo della struttura statale italiana. La seconda nei mesi successivi all’occupazione della zona da parte delle truppe jugoslave comandate dal Maresciallo Tito. A cadere non furono solo fascisti e collaborazionisti veri o presunti, ma anche tutti coloro che i comunisti jugoslavi consideravano “nemici del popolo”, fra i quali diversi esponenti dei partiti antifascisti non comunisti.  Il numero di vittime è tutt’ora oggetto di discussione da parte degli storici, ma si aggira verosimilmente nell’ordine delle 5000 persone.

Quali sono le recenti acquisizioni in merito ai massacri delle foibe? Per lungo tempo è prevalsa una ricostruzione che metteva l’accento sulla natura reattiva della violenza: si è scritto cioè che questa esplosione di violenza andava spiegata soprattutto come una reazione alle repressioni compiute dal fascismo ai danni delle minoranze slave. Negli ultimi anni però la storiografia ha in parte rivisto questa interpretazione, mostrandone l’inadeguatezza. Se infatti le tensioni provocate dalla politica fascista giocarono un ruolo non indifferente, nella sua radice la violenza ebbe una natura prettamente ideologica, in quanto esplicitamente finalizzata all’eliminazione di un avversario politico e nazionale.

Perché questo evento ha fatto così fatica a entrare nella coscienza dell’opinione pubblica italiana? Per varie ragioni. Innanzitutto il gruppo dirigente comunista italiano era profondamente in imbarazzo nel denunciare le violenze compiute dal partito comunista jugoslavo. Ma anche lo stato Italiano non aveva interesse a sollevare la questione per mantenere buoni rapporti con il vicino stato jugoslavo. È prevalsa così una narrazione che metteva l’accento sull’unità delle forze antifasciste nella sconfitta del nazismo, e tutti gli episodi che mettevano in crisi questa narrazione vennero passati sotto silenzio.

È possibile collegare la vicenda delle foibe all’eccidio di Porzûs? Sono episodi differenti ma riconducibili ad un’unica radice. L’eccidio infatti comportò l’eliminazione da parte di un commando dei GAP comunisti, con l’appoggio della Federazione del partito di Udine, di un gruppo di partigiani di orientamento cattolico e azionista considerati pericolosi avversari sulla via verso l’instaurazione di un sistema comunista. In questo l’eccidio rispecchia molto la logica jugoslava, dove il partito comunista scatenò una sanguinosa guerra civile per eliminare tutti i suoi avversari politici. Nel resto dell’Italia invece il PCI fece una scelta differente, collaborando con le altre formazioni antifasciste. Anche se questa collaborazione non fu sempre facile.

Quali furono le responsabilità del partito comunista italiano e di Togliatti in particolare? Il partito comunista italiano sul confine orientale porta la pesante responsabilità di essersi totalmente appiattito alle posizioni jugoslave, accettando la logica della lotta di classe invece che quella della collaborazione con le altre forze antifasciste. Inoltre in nome della solidarietà internazionale rinunciò a difendere gli interessi italiani in quella zona emarginando gli stessi esponenti del PCI che la pensavano diversamente. In questo Togliatti giocò un ruolo decisivo, a partire da quando, nell’ottobre del 1944, accettò esplicitamente la cessione delle terre di confine alla Jugoslavia comunista.

Perché iniziative come l’istituzione del Giorno del Ricordo possono davvero segnare una svolta? Innanzitutto contribuiscono a una presa di coscienza che per lungo tempo è mancata. Nella stessa direzione va la ormai imminente dichiarazione delle malghe di Porzûs quale monumento nazionale. Ma quel che è più importante ancora è che si affermino sempre più le condizioni perché gli studi storici proseguano senza condizionamenti il lungo e difficile lavoro di approssimazione alla verità storica. Solo favorendo questo processo il paese potrà riconciliarsi con questa pagina tragica della sua storia.

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4 commenti su “Il fanatismo ideologico e quei milioni di morti uccisi due volte”

  1. Nicastro Damiano Dice:

    Io per primo, mi vergogno per avere ignorato un così grave evento quale i morti innocenti delle Foibe, ma non ricordo mai, mai , di averne sentito parlare a scuola (ho 51 anni).
    La maggior parte delle persone lo ha ignorato perché come me non ne aveva sentito parlare.
    Credo che come me, tutti siamo addolorati e vogliamo ricordare queste vittime innocenti, la cui vita preziosa è stata loro tolta dalla perfidia e schifezza di gente senza alcun alcun valore morale o politico.
    Lei Signor Cutolo, scrive delle cose preziose, le vittime vanno ricordate tutte e senza distinzione.
    Grazie per il Suo scrivere e informarci senza barriere.

    Rispondi

  2. Rosa Dice:

    Complimenti, Marco è un articolo in cui descrivi la realtà oggettiva e condivido in ogni passo. Un saluto, Rosa.

    Rispondi

  3. jvan bugliani Dice:

    Il problema e’ che tutti conoscono la matematica,l’economia,il business,ma poi si ignora cosa sia la carita’ e soprattutto,la COMPASSIONE.
    Se nelle scuole e,perche’ no,nelle piazze,si incominciasse ad insegnare,l’ Amore,la Compassione,allora,e solo allora,non ci sarebbero piu’ colori a dividerci o bandiere a tenerci lontani.
    Le etichette vanno bene solo per le scatolette di tonno ; la compassione non crea etichette,ma unita’ : siamo tutti peccatori,siamo tutti coinvolti,dobbiamo comprenderci,amarci,capirci,perdonarci; o la guerra dentro e fuori di noi non finira’ mai.

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  1. Si lasci in pace la Divina Commedia, capolavoro eterno che tutto il mondo ci invidia | Pensare Liberi News - 15 marzo 2012

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