IL PATTO VIOLATO – Più agevole l’accesso al credito per le vittime di camorra


Il commissario regionale per le associazioni antiracket dichiara di voler sollecitare il governo, Dottor Franco Malvano, affinché intervenga presso l’ABI e la banca d’Italia per rendere più agevole l’accesso al credito alle vittime di usura ed estorsione, ciò alfine di incentivare le vittime a denunciare i loro aggressori.

Vogliamo ricordare che nella realtà dei fatti tale strumento dovrebbe già esistere, i fondi di solidarietà sono stati istituiti proprio per permettere agli imprenditori rovinati dalla camorra di rientrare nel tessuto produttivo, una sorta di risarcimento alimentato dai sequestri dei beni della camorra. Purtroppo si è assistito al fallimento di tale piano di risanamento sociale che avrebbe dovuto, in parte, sanare i guasti causati dal mancato controllo del territorio da parte dello stato. Ricordiamo che il proliferare delle associazioni criminali è dovuto a carenze delle forze dell’ordine che non sono in grado di gestire e controllare il territorio lasciando spazio di manovra e d’azione ai criminali. Sicuramente la poca incisività dell’azione di contrasto delle forze dell’ordine non è da imputare agli operatori ma a manovre politiche che privandoli di risorse economiche ed umane li rendono poco efficaci. Sinceramente crediamo che tale situazione non sia casuale ma voluta dai politici collusi con la mafia, (ce ne sono di non collusi?), che da sempre hanno stretto un patto scellerato con le cosche, patto che è stato, ed è, di interesse reciproco.

Il mancato rispetto dell’accordo, un vero e proprio patto, stipulato tra gli imprenditori che denunciano e lo Stato che di contro dovrebbe fornire sostegno, supporto e aiuti ha causato, dati 2010, un crollo delle denuncie per usura ed estorsioni, mentre nella realtà il fenomeno è in forte ripresa. Ovviamente c’era da aspettarselo. Un imprenditore che si decide, convinto dalle false promesse di uno stato assolutamente inadempiente, a denunciare i suoi aggressori, mettendo in pericolo se stesso, la sua famiglia, i suoi dipendenti e la sua attività e poi, anziché aiuti, dallo stato italiano riceve solo vuote parole, quando non viene del tutto ignorato, ed abbandonato a fronteggiare da solo i criminali. Come possiamo criticare le vittime della criminalità organizzata se non si fida più dello stato e preferisce subire gli insulti degli aguzzini, pagare per continuare a vivere, sempre meglio che denunciare e essere annientati, sempre meglio che sentirsi soli, sempre meglio che sentir dire:” Ma chi te l’ha fatto fare”. Un imprenditore che fa il suo dovere civico e indica individui che commettono reati abbietti che distruggono l’economia di un intero paese dovrebbe essere fatto oggetto della solidarietà delle istituzioni e non aggredito anche da esse. L’Italia è il paese con la peggior procedura fallimentare, procedura che non tiene conto di nulla, neanche dei tracolli economici causati non da imperizia imprenditoriale ma dalla pressione criminale, anzi sul povero imprenditore calano sciacalli a frotte: curatore fallimentare, ufficiali giudiziari, Giudici delle esecuzioni immobiliari e mobiliari, in tal modo il poveretto si trova a dover affrontare i criminali e lo stato che invece avrebbe dovuto proteggerti. E poi hanno il coraggio di lamentarsi se nessuno denuncia più i mafiosi.

Per incentivare le vittime a denunciare si inventano un generico invito alle banche a dare credito a chi denuncia, le stesse banche che attualmente non erogano neanche i mutui, le stesse banche che si sono appropriate di un miliardo e duecento milioni di Euro, che avrebbero dovuto distribuire ad aziende e privati per far ripartire l’economia e che invece hanno usato per investire in buoni del tesoro che in questo momento danno un ottimo rendimento (per altro questo tipo di azioni speculative è vietato alle banche).

Ci chiediamo dove sono finiti i beni sequestrati alle mafie? Chi ne beneficia? Non sarà che attorno a tali beni è nato un nuovo, e vantaggiosissimo, business gestito da politici e loro compari, come dire che i beni sequestrati ai malavitosi finiscono nelle tasche di altri malavitosi ed alle vittime resta solo il rimpianto di essersi fatti incantare dal canto di una malefica sirena chiamata stato.

Ci chiediamo: ma dove è finita la giustizia? A cosa servono le forze dell’ordine? A cosa servono le associazioni antiracket? Come può un cittadino aggredito dalla malavita sentirsi protetto? In questo paese se qualche cosa funziona si cerca di affossarla, piccole realtà di associazioni antiracket che, tra mille difficoltà, cercano di essere vicino alle vittime sono penalizzate fortemente, mentre invece grosse associazioni che hanno fatto della loro attività un trampolino di lancio politico vengono sovvenzionate e assorbono le risorse destinate alle vittime.

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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One Comment su “IL PATTO VIOLATO – Più agevole l’accesso al credito per le vittime di camorra”

  1. carmine Dice:

    Franco Malvano conosce l’aggire e metodi della Malavita Organizzata come pochi altri nel Sud ed anche nel Nord Italiano,è un grande professionista che si è fatto le ossa da Poliziotto e Prefetto di questo nostro paese imperfetto,tutto senza ombre ed interessi e sempre in prima linea rischiando in prima persona per lottare e debellare il Cancro che distrugge la vita ed offende la dignità delle persone esposte e spesso anche se per la sola paura di soccombere al ricatto della Malavita di ogni specie che oggi alligna in ogni Regione del nostro stivale.Io conosco da tempo immemore e sono certo che quel che chiede ai preposti e nella specie al sistema del Credito Bancario Nazionale è giusto per lottare meglio e raggiungere gli obbiettivi concreti di non abbandonare le Piccoli e Medie Imprese del Sud e della Campania che se non aiutati verranno portati e costretti a fare richiesta di prestiti per sopravvivere alla Camorra,con il risultato poi di dover cedere ad essi le loro Aziende e con esse le Attività come spesso accade dalle nostre parti,estese come tutti oramai siamo a conoscenza anche nel Nord e nel Centro Italia creando una rete di Banca Cammorristica e Malavitosa,che già opera nel nostro tessuto Finanziario Nazionale.Se chi è preposto come lo è l’ABI e la sua dirigenza vuole Sicurezza e Libertà nel nostro paese si adoperi a non autorizzare due pesi e due misure altrimenti si diventa anche senza volerlo complici,facendo così aumentare di numero e potere la criminalità aiutandoli a distruggere ancor di più il poter credere nelle Leggi Vigenti e nelle Persone addette all’emarginare e debellare ogni Reato di specie,con il risultato sicuro di fermare in tempo e curare la nostra Democrazia apparente ma anche drogata che si vive oggi nel nostro Paese.

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