La decadenza sociale – Il popolo avvolto dalla piovra


Ci sono storie di cronaca che ci coinvolgono, fatti politici che ci assillano, ma qualcosa mi esaspera.

I delitti di Cogne, di Avetrana, di Perugia, di Garlasco hanno riempito i cicli della nostra memoria e della nostra curiosità, ma qualcosa mi esaspera.

Cari lettori, mi chiedo: “Perchè non si parla mai di quel partito che dal dopoguerra agli anni novanta, ha distrutto la nostra anima?”. Mi riferisco alla Democrazia Cristiana, un partito che voleva rappresentare i ceti moderati della popolazione italiana. So che con queste considerazioni dovrò affrontare delle polemiche, ma ho sempre avuto un forte astio verso alcuni esponenti di quel partito stesso, verso alcuni personaggi che hanno ricoperto la carica di presidente del Consiglio dei Ministri.

In particolare ho sempre disprezzato un signore che ha seminato il clientelismo in Irpinia. Ora i figli e i nipoti hanno ereditato il suo peso politico.

Tutto ciò mi sembra un nepotismo portato alle estreme conseguenze: quando questi signori abbandoneranno il potere? Quando finirà questa alleanza tra la politica e il voto di scambio?

Ricordo che in ogni campagna elettorale, la moglie di questo signore, telefonava ai vari cittadini e chiedeva: “Ci sono ragazzi o ragazze che devono lavorare?”.

Da ciò che ascolto nei programmi televisivi e da ciò che leggo, ho compreso che siamo circondati da ideologie rancide. I politici, oggi, sono come quelli di quel partito obsoleto e vetusto.

Secondo Pier Paolo Pasolini ” la Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto”.

Io penso che questo deserto si possa superare. La strada è lunga, ma cari lettori, proviamo a rompere il silenzio. Mi faccio forza, voglio credere che accada.

Libertà

Libertà è vivere
senza ricatti
senza bugie
senza eresie,
costrizioni.
So vivere da sola,
so volare
nell’anima
libera.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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9 commenti su “La decadenza sociale – Il popolo avvolto dalla piovra”

  1. jvan bugliani Dice:

    Sono d’accordo su tutto; ma non ho parole per la poesia. Bell.stupenda,toccante…forse direi…illuminante…
    grazie per questa poesia; ritengo sempre un onore e un privilegio poter ascoltare o leggere certe ispirate parole che sovente profumano d’eternita’.

    Rispondi

  2. Rosa Dice:

    Caro lettore, grazie. Le tue parole mi giungono in un momento molto difficile della mia vita e mi convincono che devo proseguire per questa strada, inf

    Rispondi

  3. Rosa Dice:

    Scusate, volevo dire “proseguire, informare nel modo più giusto.”

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