ASSOCIAZIONI ANTIRACKET – UN NUOVO BUSINESS


Le associazioni antiracket/antiusura, nate sotto i migliori auspici e con le più nobili intenzioni, ad opera di, generalmente, vittime che si sono unite, dandosi la forma giuridica dell’associazionismo, per dare sostegno e supporto a chi era caduto nelle mani della criminalità organizzata.

Purtroppo, in poco tempo, i soliti furbi, si sono accorti che queste associazioni avevano un enorme potenzialità, che la legge consentiva loro di accedere ad agevolazioni ed a fondi di grande consistenza, per cui, come sempre accade, le buone intenzioni si sono trasformate in un’occasione per gestire denaro e potere. Le grandi associazioni, quelle che raccolgono migliaia di iscritti e sostenitori hanno accesso ai beni sequestrati alla malavita organizzata, beni che, per legge, sono destinati alle vittime della mafia e ad associazioni aventi carattere sociale. Diciamo dunque che esse agiscono facendo valere un loro diritto sancito dalla legge, purtroppo, nel far valere questo loro diritto, esse fanno la parte del leone, sottraendo a chi più ne ha bisogno, le vittime, i fondi che potrebbero, almeno in parte sanare i guasti causati dalla criminalità organizzata, guasti, non fa male ricordarlo, dovuti all’incapacità dello Stato di avere il pieno controllo del territorio. La mancanza di uno Stato che contrasti fattivamente le mafie lascia a queste la possibilità di colonizzare gran parte del territorio italiano.

Le associazioni antiracket hanno trovato comodo e più agevole legarsi a gruppi di potere politico, che a loro volta grazie alle associazioni hanno potuto praticare la sempre verde pratica del clientelismo ed allargare la piattaforma elettorale da cui attingere voti. Oggi ci si presenta la realtà di grandi associazioni che sulla carta sono combattenti in prima linea contro la malavita ma nella realtà l’agevolano, ciò accade nel momento stesso in cui, stringendo un patto di collaborazione politica, esse si associano con personaggi, troppo spesso, collusi con le organizzazioni criminali. Le associazioni in questione gestiscono beni e fondi facendone un uso improprio ed a beneficio loro e di chi porta acqua al loro mulino. Le uniche vittime del racket che riescono ad accedere ai cosiddetti “fondi di solidarietà”, quelli che dovrebbero permettere ad un imprenditore rovinato dalla mafia di rientrare nel tessuto produttivo, una sorta di risarcimento danni, sono quelli legati a filo doppio con ambienti politici, che accettato un’infinità di compromessi e che cantano lodi, inesistenti, di chi ha fatto della, presunta, lotta alla criminalità un ben remunerato mestiere.

L’iter burocratico stesso per avere delle agevolazioni è tortuoso e pensato per favorire gli intrallazzi: l’imprenditore colpito dalla mafia deve denunciare alle forze dell’ordine, la magistratura apre una procedura che lo vede parte lesa, occorre poi che egli faccia richiesta  in Prefettura per essere ammesso alle agevolazioni ed ai fondi riparatori. La Prefettura, sentito il parere del Presidente del Tribunale competente, che si è consultato con il PM che ha in carico la procedura, in caso di parere positivo, manda a Roma, dove esiste una commissione creata appositamente, la richiesta. Se la commissione ritiene la richiesta ammissibile l’imprenditore verrà ammesso ai benefici. Presupposto essenziale è che in tutto questo iter si sia assistiti da un’associazione antiracket, chi fa da solo è già fuori gioco. Ovviamente, oggi, le associazioni fanno la differenza, solo chi si è accordato con esse, e con esse condivide le amicizie e coperture politiche può sperare di accedere ai fondi. In ultima analisi si sta compiendo un ennesimo insulto contro coloro che hanno subiti gli attacchi delle organizzazioni mafiose, non hanno appoggi politici ed avendo perso veramente tutto, non possono permettersi avvocati legati alle associazioni. Ricordiamo che tali legali non accettano il gratuito patrocinio, ma si limitano a dare qualche consiglio, una tantum. Certamente il consiglio principe è di rivolgersi ad un legale, a pagamento, che patrocinerà la causa correttamente essendo legato agli ambienti associazionistici.

Lamentiamo anche l’uso prettamente politico che viene fatto dalle associazioni antiracket e antiusura, i “gestori” di tali associazioni usano le stesse come trampolino di lancio per iniziare la carriera politica. Essersi creati una piattaforma elettorale di natura clientelare favorisce, non poco, la loro bramosia di potere. Solo pochi giorni fa abbiamo appreso che ben dieci milioni di Euro sono stati affidati a due grandi associazioni, agenti a livello nazionale. Sarebbe cosa buona e giusta che lo Stato chiedesse il rendiconto per ogni singolo Euro speso da tali associazioni, siamo sicuri che ciò non avverrà e che questo denaro, sottratto alle vittime, lo ripetiamo e continueremo a ripeterlo si perderà in mille rivoli che nulla hanno a che fare con la lotta alla criminalità organizzata.

Questo sistema, ovviamente, non poteva non partorire delle situazioni poco chiare o addirittura truffaldine. Consigliamo alle forze dell’ordine di ben vagliare le denunce che vengono loro presentate, molte sono lecite e veritiere, ma ci risulta che altrettante sono totalmente false. Tali false denunce servono a poter realizzare un illecito guadagno, attraverso la concessione dei fondi destinati alle vittime della mafia, o a coprire situazioni finanziarie traballanti che nulla hanno a che fare con le aggressioni malavitose. Tali truffe sono possibili solo grazie all’appoggio di persone o associazioni ben introdotte nel sistema burocratico che porta all’erogazione degli aiuti. In tal modo vittime vere vengono tagliate fuori dalla possibilità di riprendersi e vittime fasulle godono, illecitamente, dei benefici.

Inoltre consigliamo sempre di diffidare di quei casi in cui causa ed effetto siano troppo strettamente legati ed avulsi dalla vita reale. Qualsiasi imprenditore onesto cercherà di salvare la sua azienda ed il lavoro di tutta la sua vita, quindi, prima di precipitarsi a denunciare valuterà tutte le possibili implicazioni di questo suo gesto, ben sapendo che ha fronte di una denuncia c’è sempre da aspettarsi una forte reazione dei denunciati, forte e sicura, a fronte di un insicuro intervento dello Stato a sostegno e protezione. I casi troppo facili e troppo carichi di prove sono spesso costruiti a tavolino. Mi dispiace ammetterlo, ma molti imprenditori trovano più agevole procurarsi un indebito guadagno che non fare onestamente il proprio lavoro.

Gli imprenditori onesti non mancano, ma sono quelli che, purtroppo, aggrediti dalla mafia ne patiscono tutte le conseguenze, perdono tutto, falliscono e sono dimenticati dallo Stato che neanche prende in considerazione le loro denunce: troppo complicato ricostruire anni di patimenti e soprusi, molto più agevole un bel caso chiaro, senza lati in ombra, opportunamente pianificato. Ai Giudici piacciono tanto, sono semplici, non fanno perdere tempo e contentano i gruppi che fanno pressione per una loro rapida e positiva conclusione. Stiamo assistendo al progressivo ed inevitabile fallimento di quella che poteva essere un’arma eccezionale nella lotta contro le mafie: la spontanea aggregazione di vittime e cittadini.

Ad uscire fuori da questa realtà fatta di connivenze e spesso collusioni, sono solo le piccole realtà di associazioni antiracket/antiusura, gestite, tra innumerevoli difficoltà, da personaggi armati solo di buona volontà, alieni a gruppi di potere politico, privi di risorse ma grondanti tanta solidarietà. A costoro che sono essi stessi vittime, insieme ai loro assistiti, va la mia stima.

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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5 commenti su “ASSOCIAZIONI ANTIRACKET – UN NUOVO BUSINESS”

  1. Carla Dice:

    Siamo in una vera e propria guerra civile.

    Rispondi

  2. FRANCADECANDIA Dice:

    altro che businnes,migliaia di aziende verrebbero salvate con le decine di milioni i euro che si dividono i nostri PALADINI FRANCAMENTE UNO SCHIFO

    Rispondi

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