Il paese che vorrei


Mi sono accorto che si fa un gran parlare di tutto ciò che oggi in Italia non funziona, che tutti siamo d’accordo che si farebbe prima ad elencare ciò che funziona. Poca roba a dire il vero.

Essere profeti di sciagure è fin troppo facile e fin troppo ad effetto, io per primo ho spesso additato gli infiniti guasti che ci affliggono. Ciò che è veramente difficile è proporre una soluzione alla totale decadenza che regna sovrana in ogni settore della vita pubblica.

Partendo dal presupposto, penso incontrovertibile, che il potere è una sostanza altamente corrosiva e chiunque ne viene in contatto, prima o poi, ne sarà aggredito, più prima che poi si piegherà alle regole del malgoverno e, felice di essere entrato nella casta dei potenti, ne godrà benefici e privilegi dimentico di quelli che un giorno furono i suoi ideali e suoi buoni propositi.

La storia ci ha insegnato che un regime autoritario non può risolvere i problemi, o meglio, a costo di enormi sofferenze e sangue, riesce a tamponare alcuni problemi che poi, inevitabilmente si ripresenteranno aggravati. Il socialismo reale ha fallito i suoi propositi, tutti nessuno escluso, la dittatura dei regimi di destra ha fatto anche peggio. Dunque quale potrebbe essere la forma migliore di governo a cui tendere, quale potrebbe essere il faro che getti un lampo di luce nel buio che ci avvolge?

Credo che la prima cosa da farsi sia cancellare totalmente l’attuale forma di governo che abbiamo in Italia, essa è totalmente sbagliata, costruita apposta affinché il potere sia gestito da pochi a discapito di molti, sono sbagliati gli uomini che reggono le sorti del paese, ormai troppo coinvolti e troppo avvezzi ai privilegi per potersi ravvedere.

E’ innegabile che attualmente l’Italia sia il paese europeo maggiormente afflitto da una dirigenza corrotta e corruttrice, gente che senza ritegno e senza alcuna vergogna fanno solamente i propri interessi.

Non credo che esista una forma di governo di uomini su altri uomini che possa metterci totalmente al riparo da forme di sopraffazione. Credo che bisogna tendere a riprodurre, in Italia, quelle forme di governo che, nel tempo, si sono dimostrate meno dannose, più oneste e più timorose dell’ira di coloro che hanno eletto i loro rappresentanti in base a programmi ben definiti ed al cui rispetto sono tenuti.

Gli unici paesi che possono vantare un governo con un tasso di onestà accettabile sono i paesi scandinavi. In questi paesi la pressione fiscale è alta, poco male a ciò siamo abituati, inoltre è comunque più bassa di quella esistente oggi da noi, però la contropartita è uno stato sociale molto presente nella vita dei cittadini. In paesi come la Svezia o la Danimarca lo stato prende per mano il cittadino e lo accompagna dalla culla alla tomba. Il denaro che ognuno deve versare allo stato, sotto forma di tasse, ritorna sotto forma di servizi di qualità molto avanzata.

Non dico che in quei paesi ci sia la forma perfetta di governo, nella quale, come ho detto, non credo, ma è ciò che più vi si avvicina.

Ora mi chiederete:” Dove prendiamo le risorse per costruire uno stato sociale così forte?” Ebbene le risorse le abbiamo in quantità più che sufficienti, anzi in abbondanza. Una volta che un colpo di spugna abbia cancellato il malgoverno potremo usare le risorse che ora vengono disperse in migliaia di rivoli che vanno a finire nelle tasche dei servi e padroni dei palazzi del potere, avremo quanto serve a cambiare la gestione della cosa pubblica. Se i politici, i grandi e potenti feudatari che ci governano, non avranno più a disposizione l’auto blu per andare a fare compere si libereranno risorse, Potranno sempre usare i mezzi pubblici, pagando il biglietto, come qualsiasi altro lavoratore e come avviene appunto nei paesi scandinavi. Di fare politica non glielo ha ordinato il medico, se gli sta bene e gli basta lo stipendio che ricevono bene, altrimenti possono sempre cambiare mestiere. A proposito di stipendio: se i politici venissero pagati come lavoratori e non come degli dei avremmo tante altre risorse, se il loro numero fosse proporzionale al numero di abitanti, e non in scandaloso soprannumero, avremo ancora altre risorse. Se si facesse in modo, attraverso una stretta sorveglianza, una vigilanza rigida sulle spese e si eliminassero tutte quelle inutili o quelle che ci vengono propinate come necessarie, ma che servono solo ad arricchire alcuni lasciando sparsi sul territorio un’infinità di opere incompiute o assolutamente superflue, avremo molte altre risorse.

Ad ognuno di noi, dotato del criterio del buon padre di famiglia, basta guardarsi intorno per trovare centinaia, migliaia di spechi eliminabili.

Il vero problema è come convincere i padroni del vapore che la festa è finita. Si convinceranno con le buone? Oppure…

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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11 commenti su “Il paese che vorrei”

  1. ludwig375 Dice:

    UN BANALE RACCONTO PER CAPIRE COME FUNZIONA IL NOSTRO SISTEMA FINANZIARIO: IL GIOCATTOLAIO
    .
    Giovanni si era finalmente deciso a organizzare il torneo di poker di cui tanto parlava da tempo con i suoi dipendenti. Nella sua immensa villa di campagna, li aveva invitati praticamente tutti: dirigenti, quadri, direttivi, impiegati, operai.. Saranno stati almeno in cento forse più.. aveva preparato tavoli, sedie, luci, musica, televisori immensi per chi volesse guardare un pò di tv, bibite, posaceneri; si accorse solo all’ultimo momento che mancavano le fiches!! Corse dal giocattolaio in Paese e ne chiese tre scatole; il giocattolaio, con molta pazienza, calcolò, il valore scritto su ogni singola fiches e alla fine esclamò “bene sig. Giovanni fanno 100.000 euro” … “100.000 euro ???” sbottò Giovanni ma lei è pazzo… “ah vero giusto” replicò il giocattolaio “non avevo calcolato gli interessi … in effetti fa 105.000, Le ho applicato un buon tasso… ah come fareste voi giocatori incalliti senza di me?” e così facendo strizzò l’occhio a Giovanni .. il quale iniziava a capire, “ma non si preoccupi” lo tranquillizzò il giocattolaio “non serve sa, che mi paghi subito, mi basterà che tutti voi giocatori, tramite lei, mi versiate ogni tre giri di tavolo, quel 5%; non serve altro, e per lei ovviamente, potendomelo permettere, avrei preparato una bella serie di regali che sperò gradirà…”
    Giovanni subì un vero shock ma lusingato dall’idea di beneficiare di chissà quali regalie e consolato dal dover solo versare poche somme ogni tre giri, accettò senza troppo pensarci su e poi i suoi dipendenti poco avrebbero avuto da protestare, rischiando di perdere il loro posto di lavoro, se si fossero opposti!!
    Tornato in villa spiegò il meccanismo ai suoi dipendenti-giocatori. ogni tre giri avrebbe preso un gettone a chiunque fosse stato al tavolo, prelevando qualcosina in più da chi in quel momento stesse vincendo e qualcosina in meno da chi perdeva.
    La cosa sembrava ai più iniqua anche perchè loro le fiches se le erano guadagnate con il loro lavoro in fabbrica. Quel “malato” di Giovanni li pagava proprio così!! Tant’è che alla fine nel Paese di Giovanni venivano comunemente accettate come moneta.
    Ogni tre giri, come stabilito, Giovanni passava a ritirare il 5% delle fiches in tavolo, prendendone qualcuna in più a chi stesse vincendo in quel momento. quelli che perdevano chiesero altre fiches, molti andarono da altri giocattolai in Paese, tutti figli del giocattolaio – capo.
    I gettoni circolavano a iosa nella villa di Giovanni. ma erano tutti ” a debito” anche se la gente al tavolo non se ne rendeva bene conto. Qualcuno infatti vinceva e aveva già prenotato auto nuova e vacanze di lusso. chi perdeva chiedeva altra moneta indebitandosi ulteriormente. nessuna ragionava sul fatto che se avessero voluto estinguere tutti insieme, contemporaneamente il loro debito comprensivo di capitale e interessi non sarebbero bastate nemmeno tutte le fiches presenti sul tavolo.
    Dopo poche ore di gioco, con tutti i prestiti fatti dai vari giocattolai vi erano 300.000 euro di fiches ma un debito complessivo ben superiore poichè in questo rientravano anche gli interessi!! In effetti qualcosa stava accadendo nelle tante sale da gioco di casa Giovanni … molti si erano indebitati con diversi giocattolai e dovevano dare più “oboli” a diversi creditori. Un problema davvero. ma contavano di avere altri prestiti con i quali pagare quelli scaduti. Ad un tavolo, notò il giocattolaio, che tutto osservava in webcam, erano sedute due splendide ragazze… davvero stupende. Le voleva. ma come fare? in effetti le ragazze sedute a un tavolo chiamato “industria” andavano benino come vincite e come perdite … certo ogni tanto qualche prestito dovevano chiederlo anche loro ma tutto sommato reggevano… ebbe allora una grande idea.
    Giovanni nel suo accordo aveva concesso una importante clausola al giocattolaio. Egli avrebbe deciso una possibile variazione del tasso di interesse a sua discrezione… ve beh, a lui che interessava in fondo? aveva già avuto notizia che era stata intestata a suo nome una villa in uno splendido posto esotico, con tanto di piscina e cameriere in bikini! Meglio di così, ed era solo l’inizio… tanto lui era già ricco di suo e i suoi dipendenti carne da cannone. Morto uno, ne sarebbe subentrato un altro, così peraltro la pensava anche il giocattolaio. Una intesa perfetta pensarono entrambi, divenuti ormai grandi amici.
    Il giocattolaio chiamò al cellulare Giovanni. “senti dal prossimo giro, visto che vedo che girano troppi soldi e già noto che per questo la gente inizia a litigare, il tasso di interesse sarà del 10%. vedrai Giovanni sarà un bene per tutti… ah fai anche un’altra cosa… sta per iniziare il derby: vuoi negare un simile spettacolo ai tuoi ospiti? Accendi tutte le tv e che si inizino anche i commenti sugli ignobili arbitraggi…” e così facendo si fece una grossa risata.
    Ai tavoli la situazione era strana: chi aveva vinto tanto resse bene all’urto con il nuovo, raddoppiato, tasso di interesse. Molti fallirono. Le due ragazze andarono in passivo e chiesero nuovi prestiti che i figli del giocattolaio, ben istruiti dal padre, si guardarono bene dal concedere a entrambe.
    Il giocattolaio. chiamò ancora Giovanni. “le due ragazze sono in grave difficoltà, mandale da me”.
    Giovanni obbedì ossequioso al suo amico che sempre più, però, sembrava ormai il suo capo.. le ragazze si presentarono umiliate e speranzose dal giocattolaio. Non avevano ormai nemmeno i soldi per tornare a casa. “avete finito di lavorare per voi stesse mie bellissime. Adesso lavorerete solo per me, se volete essere ancora finanziate”.
    Le due ragazze passarono quindi nella fisica disponibilità del giocattolaio. Alla fine, esauste, furono mandate a prostituirsi per strada. Il fidanzato e i genitori rispettivi caddero in disgrazia. Qualcuno si suicidò. Le ragazze ormai ubbidivano solo a logiche perverse di massimizzazione dei guadagni altrui… Non avevano nemmeno più i vestiti e giravano semi nude.
    Nella villa intanto il torneo proseguiva. Quando vedevano passare Giovanni a riscuotere la maggior parte pensava che il prelievo fosse dovuto per pagare le bollette della casa, che invece appariva per la verità sempre più decadente. Ma comunque così diceva anche la tv ed era pur sempre così consolante, sapere di dover cedere buona parte delle proprie vincite per pagare per il bene di tutti i giocatori, di colui che in fondo era il tuo vicino di sedia…
    Ogni tanto poi le grida di disperazione di chi falliva, erano soffocate dalle urla per un gol o per un rigore non concesso alla propria squadra. E la tv accendeva le dispute e i commenti feroci tra i vari giocatori. La situazione insomma si stava facendo disperata. Il giocattolaio iniziò a presentarsi in casa di Giovanni comprandosi intere porzioni del grande immobile presentando montagne di fiches così furbescamente sottratte ai giocatori… Alla fine qualcuno al quale l’esasperazione aveva fatto accendere una lampadina, diede un calcio al tavolo seguito da altri.. “e no caro capo basta” voglio vedere i conti della casa mi sembrano eccessive tutte queste spese per pagare bollette delle luce e qualche tramezzino per noi giocatori. Non ci fai più paura: adesso spiegaci cosa sta accadendo: se tu ci licenzi va anche bene, siamo ormai già in dieci ad essere sul lastrico e siamo ormai disposti anche a cambiare Paese e andarcene. Ma prima di farlo impiccheremo con le nostre mani chi ci ha ridotto in questo stato… non ce la facciamo più” Spaventatosi dalla massa crescente, (erano ormai oltre 50) e molto inferocita (non avrebbe quindi nemmeno potuto licenziarli tutti, altro problema…) dovette confessare il trucco… tacendo ovviamente dei premi ricevuti…
    Il capo dei “ribelli”, accompagnato da alcuni colleghi, si presentò dal giocattolaio – banchiere il quale cercò di blaterare qualcosa in sua difesa ma con pochi calci ben assestati venne ridotto al silenzio. Tra i tavoli qualcuno, imbevuto dai telegiornali, che non sapeva essere di proprietà del giocattolaio stesso, si alzò a difenderlo: nella rissa che ne scaturì a molti di questi cascarono gettoni dalle tasche, quelli che erano stati fatti sparire mentre Giovanni passava tra i tavoli!!
    Qualcuno cercò di spiegare il buon ruolo del giocattolaio che aveva tutto sommato svolto l’ingrato e difficile compito di regolare la circolazione delle fiches dentro la casa. Ma sempre in meno gli davano credito…di fronte ad un tale livello di disperazione, erano sempre meno quelli che ritenevano corretto quel meccanismo… il più sveglio tra i ribelli disse… “guardate qui! ma a che cavolo ci serve il giocattolaio..?. Io ho trovato queste vecchie fiches in cantina, erano di mio nonno credo. Giovanni cambiacele e giochiamo con quelle senza dover dare un cavolo a nessuno”. Le fiches di Aldo, così si chiamava, erano libere da debito. Tutti giocarono e pagarono una fiches ogni 20 giri a Giovanni per le poche spese della casa, che tornò a fiorire. Le ragazze furono richiamate al tavolo. La loro bravura gli consenti in breve di riassestare le proprie finanze.
    I loro ignobili creditori erano scappati a gambe levate. Anche chi aveva perso si rimise presto in gioco. Fu deciso infatti, come risarcimento dai danni provocati dalla complicità tra Giovanni e il giocattolaio, di dare un minimo di fiches gratis a chiunque. Alla fine quindi non perse quasi più nessuno, salvo pochissimi sprovveduti. La regola era che chi chiedeva fiches in prestito andava alla cassa come nei normali casinò e ritirava l’equivalente di ogni ora di lavoro prestata in fabbrica, come da attestato rilasciato a firma del proprio capo. Essendosi creato un sistema con molte fiches in circolazione ma niente debito “a monte”, alla fine del torneo, più di qualcosa tornò nelle tasche di chi aveva perso.
    Nessuno si suicidò più. I nuovi telegiornali, pagati collettivamente da tutti i giocatori, spiegarono la truffa a tutti e tutti capirono, stupendosi di come avessero potuto farsi ingannare in modo così palese.
    Giovanni capì il suo sbaglio e chiese scusa; poco dopo morì. alla sua morte, essendo senza eredi, lasciò la fabbrica in eredità a tutti i lavoratori della fabbrica, che nominarono dei propri rappresentanti che si riunirono in gruppi chiamati “parlamento” e “governo” per la gestione della stessa in nome e per conto di tutti loro. Un dirigente contattò la fabbrica di fiches che fece un preventivo di spesa: per ogni fiches avrebbero pagato non più di 30 cent l’una (e senza interesse) a prescindere ovviamente, dalla cifra stampata sul gettone stesso! Alla fine la pace, la serenità e l’amore ritornarono nel Paese.
    Del giocattolaio e dei suoi figli non si ebbero più notizie.
    Conclusioni
    La storiella è paradossale e andrebbe adattata ad una realtà ben più complessa. L’ho scritta di getto e mi scuso per qualche piccola inesattezza. Serve solo per far capire che in un sistema in cui la moneta ha un valore intrinseco zero (il costo della plastica della fiche) è pazzesco essere debitori del suo valore nominale (quello che vi è scritto sopra la fiche…) più interesse. Questo, oltre ad essere evidentemente ingiusto, al punto da costituire una grave truffa contro l’umanità, rende il sistema assolutamente instabile ed esposto a crisi pilotate ad arte da chi in modo unilaterale e segreto decide il tasso di interesse e pilota i mass media, deformando l’informazione o distraendo le masse con banalità o con sederi più o meno scoperti. Quando vogliono far “crescere il gregge” tengono basso il tasso di interesse in modo che la gente sia incentivata a chiedere prestiti al fine di espandere la ricchezza. Quando vogliono prelevare il raccolto, altro non fanno che alzarlo, diventando proprietari effettivi delle fatiche, sacrifici e rinunce altrui …
    Posted by Fulci Ludovico.
    .«I banchieri possiedono la terra. Portategliela via ma lasciategli il potere di creare denaro e con un semplice schizzo d’inchiostro creeranno abbastanza soldi per comprarla nuovamente. Tuttavia, portategli via il potere di creare il denaro e tutte le grandi fortune come la mia scompariranno e dovrebbero scomparire perchè in questo modo il mondo sarebbe un posto migliore e più felice da vivere. Ma se desiderate rimanere gli schiavi dei banchieri e pagare il costo della vostra schiavitù, lasciateli pure continuare a creare denaro» Sir Josiah Stamp ex direttore della banca d’Inghilterra 1928 (Al tempo, ritenuto secondo uomo piu’ ricco d’Inghilterra)

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