Una lunga notte


Questa è una lunga notte. E’ notte fonda. In questa notte insonne, ascolto, noto emozioni che scorrono come veloci disegni sulla tela, in un crescendo di pace e tempesta, di armonia e di suggestione.

La maturità appare in quella che si definisce la “lunga e calda estate nella leggerezza dell’io”: non avrei mai creduto di raggiungere certi risultati. Oggi si vive nella più totale incertezza e ricordo che negli anni settanta, il posto fisso, la sicurezza, la tranquillità familiare, erano dati certi. La nostra è una società senza aperture, senza speranze, stagnante, senza la possibilità di trovare un lavoro.

Mi domando: “Ma da cosa è scaturito tutto ciò?”. E’ una domanda fugace, tento di dare una risposta, ma qualsiasi risposta, non convince.

Popper scriveva che “Chi ha da dire qualcosa di nuovo e di importante, ci tiene a farsi capire” e in questo periodo storico, è evidente che ognuno di noi voglia comprendere chi o cosa si desidera proporre. I recentissimi casi di corruzione, di sprechi, di opulenza, di offesa disinvolta verso chi a stento vive con 400 euro al mese, rivelano una classe politica imperterrita e legata al potere. Noi cittadini siamo stanchi. Noi siamo sfiduciati. La nuova Tangentopoli ha interrotto la storia e la coesione sociale: non sento di appartenere a questa civiltà.

Ora è valida l’affermazione di Pasolini: “L’uomo si addormenta nella sua normalità”. Ciò che viviamo non è normalità, è aberrazione, è tradimento, è stravaganza: siamo caduti nella trappola dell’ipocrisia.
 

La gioia

Sorrido con l’animo
nella noia.
Sogno nella
tempesta che mi
ha divorato.
Sogno
nella luce
della mia gioia.
 

Rosa Mannetta

Galileo Ambulanze

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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2 commenti su “Una lunga notte”

  1. Roberto Mariotti Dice:

    > Ma da cosa è scaturito tutto ciò?

    Bella domanda. Tanto interessante e fondamentale quanto difficile a rispondere.

    Io una idea ce l’ho, ne stavo scrivendo giusto oggi su un altro forum.

    La mia convinzione è che la crisi attuale sia il prodotto del modello economico che si è imposto nel mondo occidentale (e non solo): il CAPITALISMO GLOBALE.

    Io credo che il CG sia un modello molto ben funzionante quando si inserisce in realtà nazionali o sovranazionali ancora abbastanza ARRETRATE, in termini di qualità di vita, di ricchezza pro-capite, di industrializzazione.
    Ad esempio il CG funziona benissimo ed è trainante subito dopo le guerre.

    Poi però, quando sotto la sua spinta le società evolvono e da arretrate diventano AVANZATE, allora il modello non funziona più tanto bene, per un motivo soprattutto: il denaro tende ad accumularsi nelle mani di pochi, non tende a distribuirsi.
    E questo fatto produce squilibri, tensioni e poi porta a crisi via via più profonde.

    Noi siamo proprio a questo punto: siamo una società avanzata e nel complesso addirittura ricca (basti pensare che il patrimonio privato in mano agli italiani è più del quadruplo dell’intero Debito Pubblico). Tuttavia non riusciamo più a pensare in termini di benessere collettivo, e man mano che fasce rilevanti di popolazione scivolano verso la povertà la società nel suo complesso arretra, economicamente, socialmente e culturalmente.

    Non ci siamo preparati per tempo a questa stagione.
    Ci siamo illusi che la crescita illimitata avrebbe potuto continuare per sempre, e invece non è vero, perché cresci cresci poi arriva qualcuno che siccome è assai più povero di te, è in grado di costruire gli oggetti che ci circondano ad un costo assai inferiore, e tu resti senza lavoro.

    Avremmo dovuto immaginare tutto questo e sfruttare il benessere di cui abbiamo goduto per decenni per progettare una modello di convivenza in cui il lavoro può e deve essere mantenuto in ogni caso, e in cui si tenda ad una specie di “stato stazionario” in cui non si debba per forza crescere per non cadere nelle sabbie mobili della crisi.

    Adesso è terribilmente dura, perché la crisi rende i cambiamenti di paradigma assai più difficili da percorrere.

    Il problema però è che ancora non abbiamo capito, infatti abbiamo al governo della gente che ancora farnetica di “come innescare la crescita”…

    Rispondi

  2. cacciatricedisogni Dice:

    Condivido pienamente tutto quello che hai scritto.
    Oggi non c’è più nessuna certezza, soprattutto per i giovani
    che sono il nostro futuro. Non è giusto, non è giusto per niente.
    Ma la cosa che più non digerisco è il perchè continuare a tagliare
    le pensioni di gente che ha lavorato (per davvero) una vita, e chi
    dice che dobbiamo collaborare tutti, non si toglie una virgola
    dai loro stipendi dorati? Sono state fatte moltissime petizioni,
    raccolte di firme per questo, ma che fine hanno fatto? Non ne ho
    saputo più nulla. Chi ha governato, se si puo dire “governato”…
    come sempre ha pensato solo per il suo tornaconto. Chi ora
    è al governo tassandoci fino all’osso non capisce che così
    facendo, l’economia non gira più, il potere d’acquisto è sempre più
    scarso, forse andrebbero ridimensionate molte cose.
    Come sempre tocchi temi che fanno riflettere, ma forse è anche
    giunto il momento di agire. Un caro abbraccio, Lori.

    P.s. Splendida la poesia, come sempre.

    Rispondi

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