UN NUOVO MODO D’INTENDERE L’ASSOCIAZIONISMO


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SOLIDARIETA’ E LEGALITA’

LA TUTELA DELLE VITTIME DI MAFIA E DELLA LORO FUNZIONE SOCIALE

Oggi coloro che sono sotto la minaccia della malavita organizzata trovano sempre maggiori difficoltà a compiere il loro dovere denunciando i loro aguzzini. Purtroppo le istituzioni sono inefficienti e inadempienti nei confronti di chi mette in pericolo la sua vita e quella dei suoi cari per perseguire un sogno di legalità e di speranza in un paese liberato dalla mala pianta della mafia. Chi denuncia lo fa perché oppresso oltre misura dai criminali, ma sa benissimo che la scelta fatta non è delle più semplici e che dal momento in cui si è rivolto alle forze dell’ordine incomincerà il periodo più difficile della sua vita. Chi denuncia mette in conto che, per ritorsione, possa essere fatto del male a lui e ai suoi cari, ciò che non può sapere è che perderà amici e parenti, tutti si allontaneranno da lui temendo di essere coinvolti in vendette trasversali. A conti fatti si può anche comprendere il timore di amici e congiunti, ciò che proprio non si riesce a comprendere è la lentezza delle istituzioni nello schierarsi a fianco della vittima, ancor meno si comprende l’inadempienza delle promesse di sostegno e di tutela che, vagheggiate, restano poi, spesso, disattese. Ancora più fuorviante è l’atteggiamento tenuto dalle grandi associazioni antimafia che dovrebbero essere, sempre e comunque, dalla parte delle vittime, essere sollecite a sostenerle e ad accompagnarle nel loro cammino attraverso le paludi infide di cavilli, leggi e leggine che mortificando le vittime fanno perdere la fiducia che essi avevano riposto nello Stato. Queste associazioni sono divenute dei comitati d’affari sordi ad ogni altro richiamo che non sia il rafforzamento delle loro posizioni di potere; esse gestiscono fondi molto consistenti e beni mobili ed immobili sequestrati alle mafie, gestioni che riteniamo non siano sempre limpide, anzi tutt’altro che limpide. Una vittima che si rivolge a queste associazioni per un aiuto se lo vede spesso, quasi sempre, rifiutato, senza alcuna motivazione e con un trattamento, per di più, ormai non riservato neanche più ai lebbrosi. Una vittima di mafia che denuncia i suoi aggressori precipita, spessissimo, in un baratro, un girone infernale su cui dominano le ristrettezze economiche, costretti a chiudere le attività, privati del lavoro, della casa, di ogni mezzo di sussistenza essi attendono speranzosi che arrivino gli aiuti promessi, a gran voce, dallo Stato. L’attesa è sempre lunga, talvolta lunghissima ed è semplice ritrovarsi senza neanche il necessario alla sopravvivenza quotidiana, il diniego delle associazioni, a fornire aiuti materiali e non belle parole, getta nello sconforto totale e a quel punto in molti si chiedono se hanno fatto bene ad esporsi, se non sono passati dalla padella della mafia alla brace dell’indifferenza. Per chi si trova dentro questo perverso meccanismo ogni giorno è lungo come una vita, ogni ora è un passo verso il baratro, ogni minuto una goccia nel mare del suo dolore.

Alcuni di noi, dopo aver subito queste terribili esperienze, anzi nel mentre continuano a patirle, si sono risolti ad unirsi tra loro, a stringersi l’un l’altro in un abbraccio, a combattere insieme la battaglia per la riconquista della dignità perduta. Ci siamo risoluti a fondare una nuova associazione che rispondesse alle esigenze delle vittime di mafia passate, presenti e future, che facesse da portabandiera di un nuovo modo di intendere l’associazionismo. Non più clientelismo teso a favorire gruppi di potere ma pura e semplice solidarietà verso coloro che come noi hanno raccolto il testimone della legalità e cercano in tutti i modi, tra mille difficoltà ed indicibili sofferenze, di condurlo verso un traguardo lontano ma non irraggiungibile: Sconfiggere le mafie. La nuova associazione, “TESTIMONI E VITTIME DI MAFIA”, è operativa laddove le istituzioni hanno fallito, o almeno una parte delle istituzioni, e soprattutto dove hanno fallito le associazioni antimafia che oggi vanno per la maggiore. I promotori di questa nuova associazione hanno deliberato di affiliarsi con altre associazioni non coinvolte nella bramosia della spartizione del potere ma che al contrario hanno ben dimostrato di agire onestamente e validamente nel sociale. “Testimoni e vittime di mafia” ha firmato un protocollo d’intesa per la collaborazione con le associazioni: “I cittadini contro le mafie e la corruzione” e “Antonino Caponnetto”. Speriamo che l’operato dell’associazione “Testimoni e vittime di mafia” possa giovare a chi soffre per le proprie scelte e indurre, chi ancora non si è risolto a farlo, a denunciare iniziando il cammino della legalità.

Luigi Orsino (vittima di camorra)

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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4 commenti su “UN NUOVO MODO D’INTENDERE L’ASSOCIAZIONISMO”

  1. Rosa Dice:

    Spero che la associazione “Testimoni e vittime di mafia” sia utile. Per esempio, le associazioni che dovrebbero tutelare i malati di cancro, come me, su tutto il territorio nazionale……non sono valide. Le istituzioni nel mio caso ed in altri non esistono, i siti sul cancro sono sette chiuse in cui non si può parlare liberamente: il disagio che sto esprimendo a “morsi con la vita” nessuno, NESSUNO, lo intende. Questo è un disagio non solo mio…..ma di tanti che si vergognano di essere malati di TUMORE. La malattia può uccidermi come vuole, quando vuole…..io sono una vittima del cancro. Va bene, cari cadaveri affumicati della politica? VERGOGNATEVI. Io e Luigi siamo vittime chi in un modo e chi in un altro…..
    Rosa Mannetta
    redazione “Pensare Liberi”

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  2. Rich Lindsey Dice:

    Si avvia a diventare realtà l’idea di creare una associazione che riunisca i testimoni di giustizia. A darne notizia e’ Ignazio Cutrò, che ha partecipato ad una riunione con i “colleghi” e le associazioni antimafia “I Cittadini contro le mafie e la corruzione”, ‘l’Associazione “Caponnetto” e “Ultimi”.Durante l’incontro e’ stato stilato un documento per istituzionalizzare l’associazione dei “Testimoni e vittime delle mafie” che riunisca soprattutto i testimoni di giustizia il cui statuto e atto costitutivo si formalizzeranno nei prossimi giorni.“E’ necessario costituire un’associazione dei testimoni di Giustizia capace di rappresentare le istanze di chi ha avuto ed ha il coraggio di denunciare i mafiosi eliminando nel contempo le sacche di omertà e di complicità che li rendono ancora forti” scrive in una nota stampa l’imprenditore Ignazio Cutrò prendendo spunto dalla denuncia di Piera Aiello, la testimone di giustizia cognata di Rita Atria, che giovedi’ sera, intervenendo ad Agrigento alla presentazione del libro “Maledetta mafia” scritto con il giornalista Umberto Lucentini, aveva sottolineato i limiti della normativa attuale e del trattamento troppo restrittivo riservato ai testimoni di Giustizia.

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  3. paola Dice:

    Penso che sia giusta e utile la nascita di questa nuova associazionne sperando che tutto ciò faccia vedere i suoi frutti. Anche io mi sono riconosciuta nel racconto di Luigi Orsino perchè anche io ho avuto i miei bravi problemi con i malavitosi della mia città e anche io mi sono rivolta alle forze dell’ordine e alla magistratura. Mi è andata benenel senso che non mi è successo niente di troppo brutto, certo hanno tentato di aggredirmi e comunque mi hanno minacciato, però considerando quello che è successo ad altri, a me è andata più che bene. Però sono stata anche lasciata sola e ora con una laurea sono senza< un lavoro costretta a farmi mantenere dai mei alla mia età. Sono andata più volte a parlare alla prefettura della mia città e mi hanno detto che loro nobn potevano aiutarmi perchè c'è la crisi economica e quindi non c'è lavoro, me lo hanno detto due vice prefetti donna e la segretaria del prefetto e quando ho chiesto che in base a ciò che mi era accaduto e ai pericoli che avevo corso,che almeno mi dessero il riconoscimento di vittima di mafia e testimone di giustizia, mi hanno risposto che non ci sono i riscontri, me lo hanno detto a voce e poi mi hanno scritto anche una lettera, ma iriscontri non dovreebbero cercarli loro? E poi che cosa intendono per riscontri?
    E così sono sola, se frequento amicizie ricevo strane pressioni o strani attacchi verbali, come se volessero farmi abbandonare la mia battaglia che io non lascerò mai, oppure mi sento delettimata. Ho scritto perfino più volte al presidente della repubblica e al ministro degli interni – più di uno – ma non è cambiato niente. Ma che razza di stato è questo se lascia sole le sue vittime?

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  4. paola Dice:

    Fra l’altroio non sono nemmeno sicura di poter fare affidamento alla mia famiglia con tutti i contrasti che ho ed ho avuto con loro anche per questa storia e con tutto ciò che sta accadendo in Italia.

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