Il delitto di Udine tra gioco e realtà…

13 aprile 2013

Cultura e Società


Alcuni giorni fa, un anziano Mirco Sacher, è stato ritrovato cadavere…. Mistero, in un primo tempo e poi due ragazzine quindicenni confessano di averlo ucciso. Cosa è successo? Le due raccontano che il signore in pensione, amico di famiglia, ha tentato di usare violenza e per difendersi, hanno dovuto annientarlo. Fin qui, la storia che hanno descritto agli inquirenti. Una storia raccapricciante, tinta di nero dove i personaggi sembrano eroi da fumetto, anzi da videogioco. Dopo un pò, viene fuori un sospetto crudele: le due adolescenti ricattano da mesi il pensionato, si fanno ricaricare il cellulare e sono a conoscenza dei 149mila euro che costituiscono i risparmi di una vita dello stesso pensionato. La pista economica sembra prevalere su tutte le altre, ma esiste anche il desiderio delle ragazzine, di trascorrere ore, con il signore, in completa spensieratezza. Come si può definire “spensieratezza”, l’abitudine delle due a far compagnia al nonno acquisito, in allegre bevute di alcoolici? Il gip ha convalidato per le quindicenni, lo stato di fermo in due comunità diverse, per impedire che possano influenzarsi a vicenda. La questione che sconcerta è l’ostentata maturità delle due piccole travestite da giovani donne ed è questo “donne” che deve far riflettere: ma le donne non sono queste. Le donne sono quelle che hanno costruito le famiglie con valori fondamentali, quelle che non si vendono al primo impulso istintivo, quelle che stupiscono ed hanno un’essenza. Si rasenta l’utopia con queste affermazioni? I genitori dove sono quando i giovani commettono follie? La scuola dov’è? Non ci sono mai stati dei segnali da parte delle due ragazzine? Il disagio si evidenzia in tanti e semplici gesti….a volte non servono le parole per comprendere qualcosa che non va, qualcosa che tormenta. Il degrado della nostra società è profondo. Pasolini affermava che “essere laici e liberali non significa nulla…” e tutti abbiamo o stiamo formando dei mostri che possono esplodere, delle belve che sembrano “ragazzini e ragazzine”, delle non-persone che delinquono, che distruggono, che deturpano. Noi riprendiamo i sentimenti di sempre, quelli tradizionali, quelli di carità cristiana, quelli per cui rispetteremo noi stessi e gli altri. Partiamo dall’onestà che non sappiamo più cosa sia…

Rosa Mannetta

E’ vero..

Ho smarrito la strada.

Dove sono?

In una giungla, in un antro, non so.

Dove andrò?

Dio, fammi ritrovare

il sentiero.

Voglio riprendere la strada,

quella per essere

più vera,

più sincera.

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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2 commenti su “Il delitto di Udine tra gioco e realtà…”

  1. amalia Leo Dice:

    Per costruire bisogna dare l’esempio!E’ inutile dire che tutto è sbagliato e continuare a fare la stessa vita illudendoci che le cose cambino da sole e lontano dai nostri interessi.C’è bisogno di un’assunzione di responsabilità da parti di ognuno,perchè tutti, insieme e singolarmente, possono costruire la differenza

    Rispondi

  2. Giovanni Molè Dice:

    Cara Rosa, le donne, così come le intendi tu, così come le immagino io, fanno parte di un recente passato che è solo il crepuscolo di una società le cui dinamiche e i cui valori sono stati liquidati in fretta e in furia (nell’arco di un trentennio) come troppo paternali, maschilisti, e quindi da bandire e considerare a tutti gli effetti addirittura “diseducativi”. Eviterò di dire quello che in realtà è accaduto successivamente e con che cosa abbiamo sostituito quella specie di “regime del male” con il quale era possibile crescere i cuccioli di uomo in un ambiente congeniale e altamente protettivo che si chiamava “famiglia”, della quale la Donna era il cuore pulsante. C’era la necessità impellente di distruggere tutto questo in luogo di un nuovo modello familiare che fosse per un verso sfrondato da tutti quei valori considerati troppo “patriarcali” e maschilistici, per l’appunto, e per l’altro verso più congeniali alla preparazione di un nuovo individuo più solo e meno predisposto all’accoppiamento (guerra dei sessi vi dice qualcosa ?). Un individuo (nel’accezione maschio/femmina) che fosse quindi idoneo e congeniale alla società dei consumi che vuole persone che non saranno mai adulte perchè instabili, insicure, sole, emancipate e libere da qualunque grillo “familiarista”, possibilmente che affoghino i propri pensieri e problemi con il placebo del consumo sfrenato e senza soluzione di continuità. Una società di siffatta specie sembra appositamente predisposta per un uso “consumistico” della condizione umana. Un avvilimento della condizione di dignità umana, dovuta alla nuova percezione del proprio valore in funzione non più di quello che ci portiamo dentro, cioè della ricchezza che ogni individuo (maschio/femmina) porta dentro di se, ma in funzione di quello che produciamo e siamo capaci di produrre per la nuova società opulenta, ricca, veloce e per niente disposta a guardarsi allo specchio. Con tutto questo non dico che quella vecchia medaglia non avesse il suo rovescio, ce l’aveva e come!! Ma la società odierna, progettata a tavolino, (quindi non frutto dell’evoluzione) con la stessa fredda determinazione di cui solo un dott.Mengele può essere capace , crea gli individui che circolano oggi. Uomini e Donne che sono surrogati di loro stessi, senza distinzione di genere, senza distinzione di merito sul lavoro, senza distinzione di ruoli nell’ambito familiare. Un vero e proprio disastro. I valori di un tempo NON DEVONO ESSERE PIU’ TRASMESSI, questo è l’imperativo che il Demiurgo pone come condizione necessaria affinchè la sua macabra pianificazione sociale possa essere realizzata senza intoppi. La vicenda di cui parli tu è solo un effetto collaterale. In fondo, tutto procede come previsto.

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