Non c’è legalità senza solidarietà

28 aprile 2013

Cultura e Società


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La legalità dovrebbe essere la forza ispiratrice del vivere civile, dell’umana convivenza. La legalità dovrebbe essere l’unica strada percorribile, altre strade non dovrebbero proprio esistere. In definitiva alla legalità non vi dovrebbero essere alternative, se alternative esistono vuol dire che qualche cosa nella società umana non funziona.

Sorvolando su quegli aspetti della legalità per i quali ciò che oggi è illegale non lo era ieri e viceversa, o ciò che è illegale qui e ora non lo è altrove, facciamo riferimento a quei comportamenti che al di là del tempo e dello spazio vanno considerati non conformi alle leggi di natura ancor prima che alle leggi umane.

In una società che vuole essere equa e rispettosa dei diritti civili non è ammissibile la sopraffazione di uomini su altri uomini, in una società civile deve essere lo Stato a garantire che una parte dei cittadini venga offesa e oppressa da altri cittadini, per tali motivi se un cittadino è costretto a cercare, diffondere e difendere la via maestra della legalità vuol dire che nell’apparato statale vi è un malfunzionamento grave. Quando poi non parliamo di illegalità imputabile a delinquenza semplice ma ad organizzazioni, agenti su vaste aree del paese e non solo, aventi il carattere di malavita di stampo mafioso allora c’è da essere certi che nell’organizzazione di uno stato vi è non un semplice malfunzionamento ma una profonda e grave malattia istituzionale con tutte le caratteristiche di un focolaio endemico, un male sociale fortemente virulento e particolarmente aggressivo verso quegli strati della popolazione più deboli e dunque più esposti al contagio.

Vi può essere chi venga attratto nell’orbita della malavita organizzata a causa di un forte disagio economico, anche in questo caso la colpa è delle istituzioni che non hanno saputo creare un’economia forte e dinamica, anzi hanno lasciato che speculatori senza scrupoli potessero agire indisturbati facendo i propri interessi a danno dei propri simili. Anche costoro dovrebbero essere aiutati ad uscire dal baratro senza fine in cui sono caduti, avrebbero bisogno della solidarietà di chi ha i mezzi per mutare la natura del malessere che li ha colpiti, avrebbero bisogno che gli venisse aperta una porta che conduce alla via della legalità.

Quando poi ad essere colpiti dalle mafie sono elementi sani della società, produttivi ed attivi si scoprirà, sempre, che i loro guai sono nati dall’incapacità dello stato di controllare il territorio e di garantire la sicurezza a chi con il proprio lavoro sostiene l’intero apparato statale.

Costoro, vittime innocenti di uno stato inefficiente, dovrebbero essere oggetto preferenziale della solidarietà delle istituzioni e di tutti gli altri cittadini.

Perché lo Stato non è solidale con chi è attaccato dalla criminalità organizzata, e magari si è anche esposto denunciando chi violava in modo tanto palese le regole del vivere civile?

Riteniamo che vi sia la volontà di lasciare soli coloro che attaccati si sono esposti in prima persona, a rischio della propria sicurezza, additando alle istituzioni le mele marce. Lasciare soli le vittime è inevitabile quando le istituzioni sono fortemente inquinate da infiltrazioni mafiose, anzi sono colluse con esse e con esse fanno affari. Aiutare compiutamente le vittime sarebbe fare danno a se stessi e certe istituzioni e certi politici sono pronte a calpestare tutto e tutti per mantenere i benefici ed il potere che essi stessi si sono attribuiti.

Perché i cittadini onesti non sono solidali con le vittime della criminalità organizzata?

Chi non è direttamente coinvolto, ben sapendo che lo Stato è colpevolmente inefficace, ha paura a mostrare solidarietà alle vittime, il rischio è di trovarsi contro sia le istituzioni che i criminali. Come dar loro torto, non è certo compito degli onesti cittadini di ergersi a difesa di chi è stato colpito dai criminali.

Dunque le vittime sono sole e dimenticate, le promesse, da parte dello Stato, di aiuti, protezione e sostegno sono sempre disattese. I pochi interventi delle istituzioni, nei rari casi in cui ci sono, sono inefficaci e disomogenei. Tale disomogeneità, a qualche vittima si da qualcosa  altre le si ignora completamente, è una ben collaudata tecnica per creare tra le fila delle vittime del malcontento che trova sfogo in contrasti tra coloro che dovrebbero essere uniti e compatti nel pretendere il rispetto delle leggi, che ci sono ma restano lettera morta. Così si hanno casi di vittime che ricevono benefici in deroga alle leggi, e forse non dovuti, mentre altre vittime, forse più meritevoli, vengono completamente dimenticate, lasciate sole a fronteggiare la vendetta dei criminali e la protervia di funzionari statali che osano sbeffeggiare e trattare da pezzente chi ha sacrificato tutto per sostituirsi allo Stato nella lotta alle mafie. Oggi in Italia ci sono migliaia di vittime della criminalità che sono cadute in uno stato di totale indigenza e corrono il rischio di pagare con la vita il loro coraggio.

Siamo d’accordo che denunciare i criminali sia un dovere degli onesti ma poi essi dovrebbero essere protetti e non abbandonati al disastro. Le vittime chiedono solo di poter tornare a vivere nella normalità e con la dignità intatta, quindi non benefici e grandi onori.

Il proprio dovere lo si fa con amore e con coraggio non per farne commercio.

Legalità e solidarietà sono sorelle siamesi, se cerchi di dividerle una delle due muore.

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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2 commenti su “Non c’è legalità senza solidarietà”

  1. Roberto Mariotti Dice:

    Quando qualcuno mi chiede quale secondo me sia la più grande invenzione o scoperta dell’uomo, pensando che io tiri fuori qualcosa di scientifico e/o tecnologico, io senza nemmeno pensarci rispondo: “il concetto e la realizzazione di Società”.
    A ben vedere, infatti, cosa c’è di più importante e rilevante nel nostro vivere del fatto che ci troviamo in una collettività che ci protegge dagli infiniti rischi a cui una vita isolata ci esporrebbe?
    Infatti il concetto basilare di Società è per l’appunto “solidarietà”.
    Quando vedo che la nostra civiltà sta chiaramente evolvendo nel segno delll’individualismo mi viene un profondo sconforto: stiamo buttando alle ortiche la più grande scoperta dell’umanità…

    Rispondi

    • Giovanni Mole' Dice:

      Quoto interamente. E’ così, stiamo diventando sempre meno empatici, sempre più cinici. Un comportamento più vicino ai rettili che agli esseri umani. Cosa vuoi che se ne possa tirar fuori ? Prima o poi …

      Rispondi

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