Morire di dignità

7 maggio 2013

Cultura e Società


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La mia storia credo, soprattutto dopo la pubblicazione del mio libro “La carezza del male” la conoscano in molti. Sicuramente non tutti sanno che la storia raccontata nel libro non si è affatto conclusa, nessun lieto fine. Non me lo aspettavo e non me lo aspetto.

Io sono una vittima di camorra e sono stato ridotto in miseria dall’ostinazione con cui mi sono voluto opporre al male che strangola la nostra terra, non ho voluto compromessi, sono stato intransigente arroccato nella convinzione che un uomo onesto lo deve essere sempre e comunque. Onesto al di là dei pericoli e delle possibili conseguenze. Oggi io sono un onesto morto di fame. Un uomo incapace di provvedere a se stesso ed alla sua famiglia, un uomo che è costretto, giorno dopo giorno, a svendere un pezzetto della sua dignità in cambio di un tozzo di pane, un uomo che nulla più possiede e nulla vorrebbe possedere, un uomo che vorrebbe almeno poter vivere del suo lavoro in maniera accettabilmente decorosa. Io ho fatto questa tragica fine per mia scelta, scientemente non ho voluto cedere alle lusinghe del male e non me ne pento. Certamente quando non ho neanche i soldi per acquistare un pezzo di pane sento forte il peso di questa mia scelta e tante volte il dubbio mi ha sfiorato, ma infine sempre penso di aver scelto al meglio. Quando vado a ritirare il pacco viveri alla Caritas non mi sento umiliato, in tanti si trovano nelle mie stesse condizioni ed io non sono migliore di loro. Non sono un eroe e non mi aspetto, ne mai mi sono aspettato, di essere ricompensato per aver fatto il mio dovere. Certamente neanche mi sarei aspettato di essere ignorato dalle istituzioni, di essere lasciato solo a spegnermi lentamente, e la mia famiglia con me. Certamente non mi sarei aspettato che lo Stato applicasse le leggi in un modo che solo all’apparenza sembra superficiale o casuale ma in realtà è frutto di un ben studiato calcolo: Dare qualche cosa a qualcuno, tanto per farsi propaganda, ed abbandonare a se stessi tutti gli altri. Abbandonarli senza risorse economiche e senza protezione a confrontarsi con la peggior feccia della terra: i mafiosi. Abbandonati, come chi scrive, senza neanche più quattro mura a fargli da riparo.

Comunque io sapevo, o avrei dovuto sapere, i rischi che correvo. Ma i tanti milioni di poveri che in Italia vengono lasciati morire lentamente sapevano anch’essi? Quali colpe devono scontare i padri di famiglia che hanno perso il lavoro, e senza alcun sostegno, sono costretti ad assistere all’agonia dei propri figli? Io devo ben pagare lo sgarro fatto ai criminali da strada imparentati con i mafiosi dei palazzi del potere, ma un poveraccio, che forse mai neanche ha mai alzato la voce per protestare, per quali sgarri deve pagare? Far mancare il più piccolo sostegno a chi si è venuto a trovare in una situazione di grande difficoltà economica non è forse istigazione al suicidio? I tanti casi che si stanno verificando non sono forse la testimonianza che le mie parole sono pregne di buon senso?

In questo paese, dove gli sprechi sono la regola, non ci sono risorse per evitare che un uomo, vittima o meno di mafia, preso dalla disperazione decida di farla finita. In questo paese dove si trovano le risorse per rinforzare le scorte ai politici e dotare di auto blindate anche i più insignificanti parolai che allignano nei palazzi del potere, non ci sono risorse per le famiglie affamate, senza casa, ormai già oltre l’orlo del baratro.

Dove sia la giustizia in tutto ciò posso ben immaginarlo: gettata in qualche orrida latrina. Ma dove sia finita la solidarietà tra esseri umani proprio non riesco a far supposizioni.

Se  io ho fatto il mio dovere portando un contributo alla lotta alla camorra qualcuno dovrebbe impedire che la mia esasperazione rompa gli argini ed esondi in gesti inconsulti, ma giustificati. Allo stesso modo chi è stato travolto dai maneggiamenti speculativi di una casta,votata unicamente alla cura dei propri interessi, dovrebbe essere assistito in qualche modo. Il sangue che è stato versato e che ancora sarà versato da chi impotente ed indifeso, dimenticato e calpestato decide di chiudere con un’esistenza divenuta insopportabile, ponendo fine di sua mano alla propria vita prima di aver perso l’ultimo barlume di dignità ricadrà, inesorabilmente, su chi è stato colpevolmente sordo alle grida di dolore che si levavano potentemente.

Luigi Orsino (vittima di usura ed estorsione abbandonato dallo Stato)

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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3 commenti su “Morire di dignità”

  1. Vater Dice:

    poziomów. Rycerz biegiem zapomniał Vater
    o strażach. Jakkolwiek drzewiej poprzednio nie stosował tego rodzaju, chociaż
    prawidłowo pamiętał, co należy zachowywać się.
    Zaczął delikatnie opuszczać cienką linkę. Spaceruje.

    Rispondi

  2. ditta-traslochi Dice:

    Bell’articolo, ma concordo con chi dice… si spera sempre che alla fine vada tutto per il meglio!

    Rispondi

  3. Roosevelt Dice:

    dbając, aby pies z kulawą nogą nie zakłócał snu Billionen (Roosevelt)
    potworowi. Pilnowali skrzętnie a efektywnie, aż powyżej już sam
    kres niosło się pochrapywanie smoka. Drobny wietrzyk
    werbował smród siarki i gnijących odpadków.

    Rispondi

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