Turchia: protesta o libertà negata?

7 giugno 2013

Cultura e Società


Il premier turco Erdogan ha definito le dilaganti proteste nel suo Paese, non democratiche ed ha invitato tutti a porre fine a questo stato di “confusione”. Se dovessimo seguire le sue argomentazioni, dovremmo pensare che la popolazione sia impazzita e che il suo desiderio di libertà, sia inutile. E’ cosi? No. Le cose sono diverse. La ribellione è partita per difendere un parco cittadino dalla costruzione di un centro commerciale, dal fatto che si eliminavano gli alberi per lasciare spazio al cemento. Di conseguenza, poi è esplosa nelle principali citta’ turche ed il vento di libertà si è diffuso ovunque.

La reazione delle forze dell’ordine è stata violentissima: sono stati usati i lacrimogeni e sono stati sparati proiettili di gomma. I manifestanti, giovani come i nostri in Italia, sono stati feriti ed arrestati come delinquenti incalliti. Sembra che il desiderio di cantare, suonare, di gridare l’inno alla libertà, sia stato soffocato con la forza, con una forza esorbitante. Lo stesso vice di Erdogan, Bulen Arinc, ha chiesto scusa per le violenze perpetrate verso i ragazzi, ragazzi che con la chitarra in cerchio, cantavano le canzoni preferite e quelle del momento. La questione che fa riflettere è che non si può reprimere la volontà del popolo, quando scende nelle piazze. Secondo Paci “si deve fermare l’inerzia della vita….” ed io noto che si intende far rimanere tutti nell’inerzia. Erdogan ha rivolto un appello all’unità del suo Paese e che cessino i “vandalismi”. Noi in Italia, che appello dovremmo ricevere?

Annunci

Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

Vedi tutti gli articoli di Rosa Mannetta

Iscriviti

Iscriviti al nostro feed RSS e ai nostri profili sociali per ricevere aggiornamenti.

Non c'è ancora nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: