Legge 194: la grande menzogna degli aborti clandestini

18 giugno 2013

TABU', Terrorismo Ideologico


Emma BoninoIl 22 maggio scorso è stato l’anniversario della Legge 194 che dal 1978 regolamenta l’interruzione di gravidanza in Italia. Come ha giustamente sottolineato Massimo Pandolfi, caporedattore de “Il Resto del Carlino”, «passano gli anni, ma le bugie ideologiche che circondano l’argomento aborto continuano, imperterrite». La menzogna più grande che ancora oggi si ripete è la stessa usata dai Radicali di Emma Bonino nei confronti degli italiani: la legge servirebbe per ridurre o eliminare gli aborti clandestini che sarebbero stati un milione all’anno prima del 1978.

Basterebbe una persona di buon senso, dunque non un Radicale, per capire che se sono aborti clandestini è impossibile fornire un numero preciso o una variazione nel tempo. In ogni caso basta un piccolo ragionamento, come ha fatto Antonio Socci nel 2008: se si ipotizza un milione di aborti clandestini all’anno ne deriva un tasso medio di abortività (rapporto tra il numero delle IVG effettuate ogni 1000 donne in età fertile, tra i 15 e i 49 anni) in base al quale – alla fine – tutte le donne italiane avrebbero praticato nella loro vita almeno 8 aborti procurati clandestini. E’ ovviamente impossibile.

«L’aborto clandestino – dicevano – provocava ogni anno in Italia la morte di 25 mila donne. Per questo fu reso legale e assistito» scrive Socci. Il dato era ovviamente falso, dall’Annuario Statistico del 1974 risulta infatti che le donne in età feconda (cioè dai 15 ai 45 anni) decedute nell’anno 1972, cioè prima della legge 194, furono in tutto 15.116. Anche ipotizzando che fossero morte tutte a causa di un aborto clandestino, chiaramente è un’ipotesi assurda, non sarebbero comunque 25.000! In realtà erano 409 le donne morte per gravidanza o parto, certamente molte meno (qualche decina) a causa di aborto clandestino. La conclusione è una sola: «le cifre sparate dalla propaganda abortista (25 mila donne morte) che hanno portato alla legalizzazione dell’aborto erano del tutto infondate. Erano balle. Lo conferma il fatto che dall’entrata in vigore della legge 194 la mortalità delle donne in età feconda, non ha avuto alcuna significativa diminuzione statistica improvvisa, quindi la 194 non ha modificato alcunché».

Effettivamente la legge 194 è stata anche inefficace rispetto alla diminuzione di aborti. I dati mostrano che le interruzioni di gravidanza sono cresciute notevolmente già subito dopo il 1978: 68.000 aborti nel 1978; 187.752 nel 1979; 220.263 nel 1980, 224.377 nel 1981; 234.377 nel 1982. Poi c’è stata una diminuzione del numero ma non è pensabile che sia merito della Legge 194 dato che, proprio tale legge, è stata la causa di un progressivo aumento subito dopo la sua emanazione. A limitare il numero di aborti, così come in altri Stati, sono stati diversi fattori, su tutti la maggior consapevolezza della drammaticità dell’aborto, permessa dal progresso della medicina, dalla maggior conoscenza dello sviluppo fetale e dagli studi sul trauma post aborto. Inoltre è diminuita la fertilità generale, è aumentato il ricorso alle pillole abortive e il volontariato pro-life che ha salvato centinaia di bambini.

Della grande menzogna sull’aborto clandestino si è occupato anche Francesco Agnoli in un lungo articolo, spiegando che i Radicali impararono questa tecnica propagandistica dagli americani. Lo ha mostrato Bernard Nathanson, direttore nel 1968 della più grande clinica per aborti del mondo poi passato dalla parte dei pro-life, rivelando le strategie di comunicazione indirizzate a capovolgere l’opinione pubblica. Ad esempio si fornivano “sondaggi fittizi”, nei quali il numero dei favorevoli all’aborto veniva volutamente gonfiato, allo scopo di rendere “normale”, accettabile, l’idea stessa dell’aborto. Bastava inoltre urlare ai quattro venti che le donne, anche senza legalizzazione dell’aborto, abortivano ugualmente, in modo clandestino, senza alcuna sicurezza per la loro salute, col rischio addirittura della vita. In tal modo poteva sembrare che la legalizzazione fosse in qualche modo un male minore, il tentativo di rendere almeno controllabile e più “sicuro”, per le donne, un fenomeno già esistente e, anzi, vastissimo. Le cifre venivano gonfiate e si parlava di un milione di aborti clandestini l’anno, conclude Nathanson, quando ve ne erano, forse, 100.000 (in America).

Guarda caso nel 1971 il Psi ha presentato una proposta per l’introduzione dell’aborto legale, libero, e gratuito, affermando che vi erano tra i 2 e i 3 milioni di aborti annui, e che circa 20.000 donne all’anno muorivano causa di questi interventi. Successivamente, il 15/10/71, in un secondo ddl, il numero degli aborti annui rimaneva stabile ma magicamente era cresciuto a 25mila quello delle donne morte per pratiche abortive clandestine. Nel libro “Da Erode a Pilato” (Marsilio, 1973), di Giuliana Beltrami e Sergio Veneziani, si sostiene anche che prima della 194, vi sono donne “che hanno abortito già dieci, venti volte”, in modo clandestino e che vi siano nientemeno che “quattro aborti per ogni nascita”. A pagina 33 si arriva addirittura ad affermare che vi sono donne “che compiono, nel corso della loro esistenza, fino a trenta e più atti abortivi”. In “L’aborto, un dilemma del nostro tempo” (Etas Kompass, 1970), si apprende invece che il numero di aborti clandestini in Italia, attestandosi tra l’uno e i due milioni, sarebbe di gran lunga superiore a quello degli aborti in America, pur essendo gli Usa quattro volte più popolati!

Si sparavano cifre per legittimare la legalizzazione dell’aborto come evento inevitabile. Tuttavia l’unico studio serio in quegli anni fu quello dei prof. Bernardo Colombo, Franco Bonarini e Fiorenzo Rossi, demografi e statistici dell’Università di Padova, intitolato: “La diffusione degli aborti illegali in Italia” (1977), con il quale si mostrò l’infondatezza di tali cifre sottolineando come per mantenere la media di 1 milione di aborti clandestini annui era necessario che almeno il 50% di tutte le donne italiane in età feconda avesse abortito esattamente 5,3 volte nell’arco della propria vita riproduttiva. Ritennero che la cifra attendibile di aborti clandestini si aggirava sui 100.000 tra il 1970 e il 1975. L’aborto divenne comunque legale nel 1978 e l’anno successivo, 1979, le interruzioni di gravidanza legali furono ufficialmente 187.752. E’ possibile che oltre un milione di aborti clandestini e illegali, con punizioni penali per il medico e la donna, possano scendere tanto proprio quando diventano legali e gratuiti? Ovviamente no, questa è un’altra prova di quanto sono stati presi in giro gli italiani.

Oggi il nemico degli abortisti è l’obiezione di coscienza e per tentare di abolire tale diritto si sta tornando alla stessa grande menzogna: “Repubblica” ha infatti recentemente informato che gli aborti illegali sarebbero in aumento perché l’elevato numero degli obiettori renderebbe difficoltoso l’accesso al “servizio”. Assuntina Morresi, docente di Chimica fisica all’Università di Perugia e membro del Comitato nazionale di bioetica, ha tuttavia risposto facendo notare che dalle relazioni annuali (pag. 35) sull’applicazione della legge 194 presentate al Parlamento dal ministro della Salute emerge che non esiste alcuna correlazione fra il numero di obiettori di coscienza e il tempo di attesa delle donne, ovvero quanto passa fra il rilascio del certificato da parte del medico e l’intervento vero e proprio. Anzi è evidenziata addirittura una diminuzione dei tempi di attesa (quindi un andamento opposto a quello prospettato nei giornali). Quindi, «il ricorso massiccio all’obiezione di coscienza non ha impedito l’applicazione della legge 194».

La Morresi ha concluso con un’osservazione molto importante: in caso di sciopero l’efficacia della protesta si misura solitamente dalla numerosità dell’adesione all’interno della categoria professionale coinvolta, e questo vale per tutti i lavoratori. Se la percentuale è oltre all’80%, come quella degli obiettori di coscienza, le proteste non possono essere ignorate: le parti sociali e la politica sarebbero obbligate, giustamente, a intervenire, e non certo per obbligare chi protesta a fare quel che si rifiuta di fare. Per questo occorre interrogarsi seriamente sulle motivazioni di un ricorso così importante all’obiezione di coscienza, un diritto che coinvolge «così profondamente i convincimenti personali dei singoli, come nel caso dell’aborto, che comunque la nostra legge non prevede come diritto della donna, ma come estrema ratio».

Fonte: http://www.uccronline.it/2013/06/18/legge-194-la-grande-menzogna-degli-aborti-clandestini/

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9 commenti su “Legge 194: la grande menzogna degli aborti clandestini”

  1. Roberto Mariotti Dice:

    E quindi?
    Non capisco l’accanimento con cui si va a fare le pulci sui dati relativi agli aborti, clandestini e non.
    Il fatto che probabilmente qualcuno abbia sparato numeri non realistici non toglie che la legalizzazione dell’aborto (non liberalizzazione, legalizzazione) sia stato uno dei passi che hanno contribuito a far uscire l’Italia dalle nebbie del medioevo.
    Oppure vogliamo tornare alle mammane, ai praticoni, ai metodi empirici e brutali di un tempo?
    Non si vuole negare il diritto all’obiezione di coscienza (anche se qualcuno magari ci sta impropriamente pensando) ma di certo per una certa parte di obiettori è un buon sistema per lavarsi le mani del problema e tirarsene fuori.
    Neppure si vuole dimenticare che il nostro ordinamento, come hai giustamente scritto, prevede l’aborto non come diritto ma come procedura di emergenza.
    Si ha invece l’impressione che il partito di quelli che vogliono imporre un punto di vista “confessionale” allo Stato laico non si sia mai rassegnato alla 194 e, come può, cerca in tutti i modi, con argomenti pretestuosi, di attaccare la legge per ritornare al vecchio “caro” aborto clandestino con l’idea di mettere la polvere sotto al tappeto così non si vede e salviamo la faccia.
    Mi pare un modo molto ipocrita di guardare al problema.
    L’aborto è un dramma comunque lo si guarda, e fa parte della nostra società, non è che possiamo negarlo o nasconderlo.
    La 194 è servita a portarlo alla superficie e a farne carico allo Stato, come dovrebbe essere per tantissimi altri aspetti e problemi della nostra società.
    Se volessimo ridurre l’incidenza del fenomeno potremmo cercare il modo di dare un supporto alle famiglie e alle donne un po’ più forte, magari al livello di altri paesi.
    E’ stravagante che molti politici di area cattolica dopo decenni di latitanza sui temi sociali chiedano a gran voce che l’unico sostegno vero che c’è ancora, la 194, venga cancellata dal nostro ordinamento.

    Rispondi

    • Luca Rivoli Dice:

      Quindi allo stesso modo, visto che il fenomeno della pedofilia sta aumentando a dismisura, invece di indagare sulle cause e cercare di contenerlo, è meglio creare leggi e strumenti per “stupri assistiti sui bambini”?
      Alle donne viene spiegato bene come si abortisce, ma è severamente vietato spiegare in cosa consiste l’aborto. Questa mancanza di consenso informato, oltre che incostituzionale, è strumentale e abominevole.
      I dati statistici su donne che, a seguito di una IVG, soffrono si sindrome suicidaria, sono occultati e tutte queste donne denunciano che “non sapevano che l’aborto fosse fatto in quel modo, inoltre mi avevano detto che era solo un grumo di cellule”.
      Visto che vogliamo fare gli emancipati, iniziamo a lottare per un reale consenso informato:
      1- informare le donne su cosa è l’aborto e come si pratica (alla stregua di quando si subisce un intervento cardiaco, il medico illustra che verrà aperto lo sterno e estratto il cuore, in seguito verrà attivata la circolazione extracorporea CEC per tot tempo e consiste in…”
      2- informare le donne sulle pratiche organizzative per richiedere una IVG (ora si fa solo questo).
      Buona emancipazione, ma alla luce della scienza e conoscenza, perchè così come è ora è solo un inganno a danno delle donne.

      Rispondi

      • Roberto Mariotti Dice:

        Mi stupisce assai Luca che confondi due problematiche sostanzialmente differenti: la pedofilia, un reato contro la persona, e l’aborto, un problema sociale.
        A meno che tu non appartenga al partito di cui parlavo sopra, di quelli che equiparano l’aborto all’omicidio, il feto alla persona.
        Nel qual caso ti ricordo che nello Stato italiano la personalità giuridica è assegnata con la NASCITA e non con il concepimento, come gli integralisti cattolici vorrebbero, ma è contrario a prassi millenarie di civiltà occidentale e di bioetica.

        La 194 è anzi addirittura più conservativa rispetto alla giurisprudenza, ponendo un limite di tempo di sole 12 settimane alla possibilità della donna di chiedere l’aborto (oltre è necessaria una valutazione medica che certifica una gravità estrema).

        Alla donna non è affatto “severamente vietato spiegare in cosa consista l’aborto”.
        Semmai accade spesso che sia fatto troppo a cuor leggero e con scarso supporto e informazione, ma questo è uno dei tanti aspetti della “disattenzione” degli organi dello stato alla salute e al benessere dei cittadini.
        Quindi naturalmente ben venga una maggiore informazione sull’aborto (come a tanti altri problemi sociali), ci mancherebbe!

        I dati statistici che riporti sulle sindromi suicidarie, secondo te, cambierebbero se l’aborto tornasse ad essere illegale?
        E quello che tu chiami “inganno a danno delle donne”, lo sarebbe di meno se la 194 fosse cancellata?
        Non credo tu possa sostenere delle tesi così evidentemente assurde, no?
        Cerchiamo innanzitutto di rispondere a QUESTA DOMANDA, e poi naturalmente ben venga il potenziamento di tutti i servizi di supporto alla IVG.

        Non vorrei che questa polemica si traducesse nella profonda mistificazione che fanno abitualmente gli antiabortisti: suggerire che le due fazioni sia gli uni antiabortisti, gli altri pro-aborto.
        Non c’è nessuno (o quanto meno pochi deficienti) FAVOREVOLE all’aborto, che è, continua ad essere, e sempre sarà un DRAMMA.
        Il punto è che c’è chi vuole nasconderlo per avere ipocritamente salva la coscienza e il credo religioso (gli antiabortisti) e chi vuole invece che lo Stato lo gestisca nel migliore dei modi possibili (e questi non si chiamano pro-aborto, bensì favorevoli ad una legge sull’aborto).

        Rispondi

        • Luca Rivoli Dice:

          “A meno che tu non appartenga al partito di cui parlavo sopra, di quelli che equiparano l’aborto all’omicidio, il feto alla persona.” Eh si, sono proprio tra “quelli”.

          Rispondi

          • Roberto Mariotti Dice:

            Avresti fatto meglio, forse, a chiarirlo dall’inizio…
            Si immaginava che tutta questa tua tirata contro la “grande menzogna dell’aborto clandestino” non fosse che un travestimento per condurre una crociata antiabortista.
            Siamo di opinioni assai differenti.
            Soprattutto io ritengo sia innaturale dare ad un feto, indissolubilmente legato come essere vivente alla vita della madre, una dignità piena, assoluta e incondizionata dalla persona che lo ospita e lo mantiene in vita, di “persona”.

          • Luca Rivoli Dice:

            Ammetto che un conto e’ la propaganda mondialista, un conto e’ vederla realizzata nelle parole di una persona. Fa sempre un certo effetto. Comunque l’editoriale non punta a convincere gli abortisti, sarebbe inutile. Spero faccia riflettere chi non ha mai pensato all’argomento e che dia ulteriori strumenti conoscitivi a chi ha già a cuore il tema dell’abortismo di massa.

          • Roberto Mariotti Dice:

            Uhm… quell’ “abortismo di massa” mi suona un po’ strano…
            Come ti ho già detto, è importante capire che all’abortista non è che piaccia l’aborto, semplicemente preferisce che sia controllato piuttosto che clandestino.
            Magari si potesse ridurre o eliminare proprio!
            Però la nostra società è ancora troppo arretrata, rimetterlo illegale non servirebbe: ci si ricorrerebbe lo stesso in modo clandestino.
            Allora molto meglio legalizzarlo.
            Almeno questa è la mia opinione.

  2. kikka Dice:

    Ovviamente do ragione a Roberto Mariotti.Il fondamentalismo cattolico in questo e tanti altri temi etici è stato determinante nella mia scelta di allontanamento radicale dalla religione. Mentre quelli che erroneamente vengono definiti abortisti si preoccupano di un problema anzi di un dramma che vive la donna e cercano di trovare una soluzioneadatta al suo tipo di situazione

    Rispondi

  3. kikka Dice:

    …..dicevo mentre quelli che erroneamente vengono definiti abortisti si battono perché ognuno sia libero e cosciente di credere e scegliere come sente, i pro life vorrebbero imporre una maternità alla donna contro la sua volontà quindi se abortisce clandestinamente tanto peggio x lei.È una falsa modalità di essere x la vita questa; in tal modo muore non solo il concepito ma rischia pure lei.Ma chi se ne frega vero? È un po’ la stessa strategia impiegata contro gli omosessuali, si uccidono perché la Chiesa li fa sentire diversi, in tal modo con le sue invettive spinge le donne che hanno abortito sia pure legalmente al suicidio poiché soprafatte dai sensi di colpa.È tutta una politica, sono ideologie astratte nient’altro. Se fossero davvero in buona fede avrebbero promosso già da tempo l’uso del profilattico e della pillola (compresa quella del giorno dopo).Se esistessero misure abortive efficaci e mirate tali da eliminare tutti gli interventi chirurgici a embrione ben definito, non ci sarebbero tutti questi sensi di colpa e traumi post aborto. Una infatti dovrebbe essere parecchio indottrinata x riuscire a vedere la forma umana in un blastociste.Rammento x chi non lo sapesse in epoca più remota quindi non così come ora accanita sulla bio etica, la Chiesa stessa NON seppelliva gli embrioncini di 2/3mesi circa ciao

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