MENO TESTOSTERONE, MENO RIBELLIONE – Una piccola riflessione sul mondo d’oggi

24 giugno 2013

Cultura e Società


ImmaginePrima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

Lo disse Gandhi. Uno che se ne intendeva dell’esser derisi e insultati. Ciò che si scrive in questa pagina non trova il favore e l’approvazione di moltissime persone. Io dico: ci mancherebbe altro!

E molte di queste persone argomentano spesso esternando disapprovazione anche attraverso piccoli insulti o forme di derisione e velato (ne poi tanto) compatimento, come se costoro avessero la chiave di lettura universale su tutto e tutti. Però evidentemente, a costoro, qualcosa brucia. Perchè non è possibile che – se non si è d’accordo con una frase o un pensiero liberamente espresso – non ci si limita a togliere il “Mi piace” alla pagina in questione ma si sente il bisogno di intervenire pedissequamente per “combattere” una presunta ingiustizia fatta a chissà chi o a chissà cosa.

Perchè ? Perchè se è vero che lo stesso sentimento di frustrazione verso quella che sentiamo come un’ingiustizia che provoca certi sproloqui lo abbiamo pure noi, è pur sempre vero che non arriviamo a pensare di andare in giro a “postare” su chi scrive quel pensiero e/o parere è un “imbecille”, un “deficiente”, un “virus” (accade quasi regolarmente su Facebook) o addirittura consigliare di cambiar nome alla pagina, solo perchè quella frase e quel pensiero non rappresenta i miei ideali della realtà a cui anelo. Evidentemente, e qui vengo al nocciolo della questione, c’è una diffusa opinione sul fatto che alcune di queste idee siano giuste e possono essere dette ed espresse, mentre altre semplicemente NON DEVONO nemmeno essere pensate e tanto meno esplicate a mezzo scrittura o parola che sia.

 

Questo modo di interagire, mi ricorda molto certe “purghe” che circolavano nel tanto vituperato ventennio fascista. Durante il quale i gerarchi di regime solevano mandare delle veline (oggi li chiamano suggerimenti) alle redazioni dei giornali per “impostare” la linea editoriale. Ebbene, oggi i suggerimenti non li mandano solo i capetti di partito, ma a quanto pare, molti strati della deprimente (perchè facilmente influenzabile) popolazione italica, credendo di avere il giusto universale dalla propria parte e la supremazia culturale assoluta, si identifica nell’angelo giustiziere che interviene e distrugge gli impuri che intendono non seguire la linea dettata dal sistema. Insomma, capetti che lavorano per altri capetti.

Ed è così che quando si toccano tasti “roventi” come ad es. :

–          Diritti gay;

–          Aborto;

–          Pedofilia;

–          Immigrazione clandestina;

–          Femminicidio;

–          Cristianesimo;

che sembrano apparentemente slegati tra loro, in quanto ognuno di questi argomento a se stante, ecco che si scatenano i sentimenti più livorosi e intolleranti se qualcuno si azzarda a dire (come questo blog/pagina) che invece c’è la possibilità di un nesso logico ben preciso e intuibile grazie al quale si può risalire ad un progetto più grande che mira a “stabilizzare” le società di tutto il mondo, in modo tale da abbattere ogni sentimento di ribellione insito nella natura umana, uniformando il pensiero dominante di miliardi di persone seppur diverse l’una dall’altra (come natura insegna) in particolar modo quella maschile, quella più pericolosa. Sì, la natura maschile, i suoi aspetti, da cui anche la società patriarcale e i suoi dettami. Che devono essere abbattuti perché sostanzialmente con meno testosterone in giro c’è meno ribellione e più asservimento. Avete letto bene: Meno Testosterone -> Meno Ribellione.

Questo è quello che penso in base alla realtà che mi circonda, come la percepisco, in base alle esperienze che ho avuto, e questo è quello che vedo. E quello che temo che avverrà nell’immediato futuro è la concretizzazione di un’unica società mondializzata (leggi pure appiattita, inebetita) fatta da individui soli e non aggregati se non in aggregazioni simil-familiari studiati in laboratorio e facilmente “adattabili” e influenzabili da forze esterne al nucleo stesso. ImmagineNucleo nel quale non c’è spazio per il maschile (non i maschi, quelli abbondano, come le femmine) e le loro caratteristiche. L’uomo in questa società è un intruso, un residuo ingombrante della vecchia società becera e maschilista, un virus da uccidere o per lo meno da adattare e plasmare al nuovo modello di uomo proposto, meno irruento, più affabile, sicuramente meno determinato, sicuramente più incline all’accomodamento. Sicuramente più servile e ben educato. Sempre.

Una società governata da un unico gruppo di persone al di sopra di tutto e di tutti sta progettando a tavolino questo nuovo ordine sociale, e per far si che questo accada senza interferenze, ecco che bisogna eliminare le minacce derivanti da chi pensa “diversamente” in merito agli argomenti sopra elencati. E per quest’ultima si assoldano cittadini/e qualunque che servilmente fanno cerchio intorno agli “indemoniati” di turno, isolando, deridendo, insultando chi esprime un pensiero non omologato. La società patriarcale è chiaramente e inequivocabilmente non congeniale a questo nuovo status. A questo nuovo ordine mondiale.

Il mondo occidentale si fregia del titolo di società civile e democratica (da esportare a tutti i costi), ponendosi in antitesi con il mondo medioevale. Tuttavia, vedendo quello che accade nel XXI sec., sono dell’opinione che dal punto di vista antropologico, questo di oggi è il punto più basso mai raggiunto nel corso dell’evoluzione umana. Perchè se c’è una società nella quale il “demo” non conta proprio nulla, questa è l’Occidente del XXI secolo! Per cui c’è poco di che vantarsi di quello che abbiamo costruito o che ci hanno costruito. Questa non è civiltà. Questa è l’inciviltà, normata e fatta legge, istituzionalizzata, in spregio del diritto e del buon senso. E alla natura stessa. Con il nostro voto, la nostra approvazione e il nostro beneplacito. E a dirla veramente tutta anche con la nostra attiva collaborazione.

A proposito, se questo pensiero non va bene, se lo trovate “blasfemo”, non occorre insultare o suggerire di cambiar nome alla pagina. Basterebbe dire di non esser d’accordo, e sarà accettato con grande serenità e distacco, tipico di chi ha espresso un pensiero libero e non una verità assoluta. Quella la lasciamo ad altri. I posteri sentenzieranno su molte questioni calde.

ImmagineDetto ciò, non c’è obbligo di leggere una cosa che non ci va. Quante volte ho comprato un libro perché – leggendo un’anteprima o un sunto del contenuto sul risvolto – l’ho considerato degno di prova di lettura. Poi magari mi sono accorto dopo una cinquantina di pagine che non mi dava altro che noia e allora l’ho riposto o regalato. Non c’è nulla di male e tanto meno di scontato. Per cui non mi è mai balenata l’idea di chiamare l’autore e insultarlo per dimostrargli che aveva scritto delle oscenità. Tanto meno per dirgli di stare zitto e smetterla di scrivere o segnalare la pagina sul social network. Spiacente, non sono così sensibile.

Buona fortuna a tutti.

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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