Vittime del sistema

11 agosto 2013

Cultura e Società


Per onestà bisogna dire che nessun imprenditore, appena aggredito, dalla malavita organizzata si precipita a denunciare i fatti. Certamente non vi sono due storie uguali e non è possibile escludere, a priori, una reazione immediata della vittima di turno. Facendo riferimento alla mia vicenda ed a vicende analoghe devo ammettere che quando un operatore economico viene aggredito dalla criminalità mafiosa sa molto bene che la sua denuncia alle autorità competenti comporterà una serie di conseguenze, tutte, purtroppo, dannose per la sua attività e per la sicurezza sua e dei suoi familiari.
Denunciare l’aggressione spinge, inevitabilmente, il malavitoso, o chi per lui, ad una reazione nei confronti del denunciante. Se così non fosse i criminali perderebbero di credibilità e non potrebbero più “spremere” le loro vittime facendo affidamento sulla paura suscitata dalle loro minacce ed intimidazioni. In ogni caso l’imprenditore – vittima sa perfettamente che lo Stato non è in grado di garantire la sua sicurezza e la salvaguardia delle sue aziende, pertanto la denuncia parte quando la situazione non è più sostenibile, quando la pressione criminale è divenuta eccessiva ed il tracollo finanziario, ormai, inevitabile.

A questo punto l’imprenditore chiede aiuto alle istituzioni. Il primo effetto è di perdere, praticamente subito, le sue aziende. Lo Stato non farà nulla per salvaguardare le aziende dagli attacchi dei criminali e soprattutto non farà nulla per bloccare un disastro economico causato dall’attività criminale resa possibile dalla sua incapacità di avere il controllo capillare del territorio. Il povero imprenditore si troverà senza più lavoro, in pericolo perché nel mirino dei criminali, e sotto attacco da parte della giustizia civile che, per tutelare i creditori, provvederà a rivalersi su quei beni, eventualmente salvati alle brame dei delinquenti, senza considerare le motivazioni dello stato di insolvenza. Sarebbe, a mio avviso, molto più giusto provvedere, una volta accertato che reato c’è stato, al sequestro dei beni dei criminali, e non delle vittime, e destinare questi beni al soddisfacimento dei creditori. Ovviamente ciò preluderebbe ad una radicala riforma della procedura fallimentare e delle procedure di espropriazioni immobiliari. Come per le procedure fallimentari anche le procedure di espropriazione immobiliari dovrebbero congelare i debiti evitando che essi siano fatti, artatamente, lievitare in modo abnorme, aggiungendo agli atti criminali all’origine del disastro atti che, sfruttando i vuoti di legge, aggiungono danno al danno. Banche che fanno lievitare il debito di dieci volte, ed anche più, non sono meno colpevoli di estorsori ed usurai.
In breve una denuncia contro usurai ed estorsori dovrebbe dare l’avvio ad una doppia indagine: una per verificare la veridicità di quanto dichiarato dal denunciante e un’altra per individuare i colpevoli dei reati, oggetto della denuncia. Nel frattempo eventuali procedure fallimentari e/o espropriative dei beni della vittima dovrebbero essere bloccate. Accertato che vi è stato reato, individuato i colpevoli e rinviatoli a giudizio, arrivati alla condanna di costoro, già in primo grado, si dovrebbe procedere al sequestro dei loro beni a favore dei creditori e per risarcire la vittima. Il sequestro dei beni dei malavitosi dovrebbero seguire una via dritta, senza sospette intermediazioni: dai criminali direttamente ai danneggiati.

Il passaggio dei beni sequestrati, e dei fondi di solidarietà, attraverso associazioni che fanno da mediatori, trait d’union, tra stato e vittime è una pura forzatura che si spiega solo con pesanti intenti speculativi.

L’attuale sistema è costruito in modo da favorire malavitosi e speculatori, tutti parassiti che ingrassano sulle disgrazie degli imprenditori. I malavitosi in quanto non vengono prese tutte le misure idonee a tutelare la sicurezza dei cittadini tutti e degli operatori economici in particolare, gli speculatori perché usano il denaro, che si dovrebbe destinare alle vittime, per scopi personali che spesso nulla hanno a che vedere con la lotta alla mafia.
Chiedo alle istituzioni: -Quante associazioni, super finanziate, sono state sottoposte ad accurati controlli? Qualcuno si è preso la briga di verificare gli accordi esistenti tra le ricche associazioni ed alcune banche?.
Restiamo in attesa che la giustizia riacquisti la vista, non è più tempo di occhi bendati.
Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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One Comment su “Vittime del sistema”

  1. Giovanni Mole' Dice:

    Se resti in attesa che la cosidetta “giustizia” riprenda la vista, temo che rimarrai deluso. Personalmente non credo, infatti, che si tratti di cecità. Ti invito a considerare il fatto (perchè è un FATTO) che il problema da te descritto nell’articolo sia localizzato strategicamente solo nel sud dello stato italiano. Giudici, forze dell’ordine, inquirenti e così via, non hanno lo stesso atteggiamento (non l’hanno mai avuto, tranne quei pochi integerremi idealisti che stanno 2 mt sotto terra e il premio della toponomastica!!) nella parte cosidetta più produttiva di questo stato. Va da se quindi, che questo “strano fenomeno” avrebbe dovuto accentuare la presenza dello stato (??) e rafforzare la sua azione di controllo e amministrazione del territorio in quella parte considerata più soggetta a crimine (da parte di mafiosi) e speculazione (da parte di banche e istituti di credito vari). Invece, come i fatti e la storia ci raccontano, è sempre avvenuto l’esatto contrario. Chissà perchè. Naturalmente, il tutto condito dalla solita, stucchevole e velenosa manfrina del sud in mano alle mafie e i popoli del sud “incapaci” di alcuna reazione perchè considerati brutti, sporchi e cattivi, spesso analfabeti e naturalmente mangiasoldi pubblici. Quindi, oltre il danno la beffa! Mafie che prima del 1860 non avevano tutto il potere immenso che hanno acquisito finora. Popoli che fino alla stessa data non avebbrero mai avuto bisogno di scappare a gambe levate dalla propria terra (ricca e piena di opportunità) per andare a ingrassare invece chi è colluso con il sistema da te così dettagliatamente descritto. Non so tu che idea hai di giustizia, amico mio. Ma ho l’impressione che tu stia aspettando un treno che non esiste perchè – semplicemente – non previsto. Non è stato mai previsto. A buon intenditor …

    Un abbraccio

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