Messaggio alle Istituzioni

28 agosto 2013

Cultura e Società


Sostegno alle vittime


Una storia senza fine, un pozzo senza fondo.
Quando pensi che hai patito tutto il sopportabile qualcosa ti riporta alla realtà, per farti scoprire che la caduta non è finita, anzi, il fondo è lontano, forse oltre la durata della nostra vita.
Nella notte del 03/08/2013 qualche delinquente ha lasciato attaccato alla maniglia della porta d’ingresso della nostra casa una croce in legno dipinta di nero, due ceri bassi e larghi, del tipo che si usa portare al cimitero il 2 novembre,ed un bigliettino. Allertati immediatamente intervenivano i Carabinieri. In caserma, dove ci siamo recati, io e mia moglie, per sporgere regolare denuncia avevamo modo di leggere il contenuto: varie minacce tra cui, una inequivocabile di morte. Da quando ci siamo trasferiti in un piccolo Comune dell’Alta Irpinia, febbraio 2012, questa è l’ottava volta che riceviamo messaggi di questa tipologia (tutti denunciati). Tenuto conto degli episodi trascorsi, sia quando ancora abitavamo in provincia di Napoli, sia, poi, qui in provincia di Avellino, dobbiamo segnalare la nostra netta sensazione di trovarci in serio ed imminente pericolo.

Purtroppo abbiamo alle spalle lunga e sofferta esperienza di queste “procedure” malavitose.
In base a tale esperienza, nonché ad una logica deduzione, dobbiamo ritenere che la politica attuata dai criminali, che a suo tempo denunciammo, è la più pagante (per loro) al momento. Essi, agendo in tal modo, ottengono il massimo risultato con il minimo sforzo. Con una costante pressione esercitata sulle proprie vittime, noi, ottengono di mantenerci in un costante stato di apprensione e di timore, al tempo stesso non commettono azioni tanto eclatanti da allertare le istituzioni e le forze dell’ordine. Del resto, in passato quando ancora non eravamo stati completamente inghiottiti dal baratro della miseria in cui ora ci troviamo, non hanno disdegnato di portare attacchi ben più violenti e significativi. Oggi i malavitosi ci sanno distrutti, costretti alla fame, non hanno certo bisogno di azioni molto violente per indurci a ritirare le denunce penali e soprattutto le richieste di risarcimento danni in sede civile. Se noi ci troviamo in questa orribile situazione che ci vede ridotti a dei paria, povere bestie affamate senza diritti è solo perché ritenemmo nostro dovere denunciare chi ci aveva aggrediti. Noi denunciammo noti esponenti di un sanguinario clan di Portici e colui che, da affiliato, ci aveva usurato.

Non siamo eroi e non vogliamo essere definiti tali, abbiamo fatto ciò che chiunque al nostro posto avrebbe fatto: quando non è stato più possibile parare i colpi dei malavitosi ci siamo rivolti alle istituzioni. Cos’altro avremmo dovuto fare? Denunciare subito e perdere subito tutto ciò che avevamo costruito con il nostro lavoro? Forse che le istituzioni potevano garantirci la protezione e assicurarci la tranquillità dopo la denuncia? Abbiamo subito e pagato sperando che il peggio passasse, così non è stato ed ancora oggi ne paghiamo le conseguenze. Del resto nessuno può affermare che quanto da noi denunciato non corrisponda al vero (l’usura da parte del colletto bianco affiliato al clan e l’estorsione perpetrata dal clan stesso). Nessuno, né istituzioni né altri, ha mai avanzato l’ipotesi della non sussistenza dei fatti da noi denunciati. Dunque i fatti sono avvenuti, ma noi siamo stati dimenticati. Dimenticati dallo Stato ma non dai criminali che ancora ci perseguitano. In passato la loro persecuzione era più aggressiva perché noi eravamo più vitali, ora che ci stiamo spegnendo per consunzione la persecuzione è meno violenta. Garantisco che il dolore è, forse, più forte oggi che non in passato: se si picchia violentemente un corpo giovane e sano questi ne esce meno malconcio che se si infligge un unico schiaffo ad un corpo malato e minato da anni di sofferenze.
Tra poco dovremo anche lasciare la casa in cui ci siamo trasferiti in fuga da Napoli. Saremo sfrattati per morosità. Una vittoria per i criminali non certo per lo Stato.

Eppure basterebbe un piccolo aiuto per regalarci una seconda possibilità, per metterci in condizione di ritornare a provvedere a noi stessi. Se qualcuno volesse rispondermi: – Ma se ti aiutiamo e riprendi a fare l’imprenditore, in piccolo s’intende, chi ci assicura che i criminali non ti daranno addosso con maggior vigore? Io rispondo:- Nessuno. Certo è che se lo Stato lascia che ha condizionare le sue azioni sia la criminalità organizzata la partita è già persa. Se le istituzioni non muovono in soccorso delle vittime della malavita solo perché non si sentono, poi, in grado di fornire adeguata protezione cosa è cambiato in tutti questi anni? Dove sono le tanto paventate vittorie della legalità sulla criminalità?
Qualcuno mi spieghi se questo è l’esempio che si deve dare a chi è sotto attacco dei criminali ed ancora non si è deciso a denunciare. Mi spieghi cosa dovrei dire ad un imprenditore che mi chiedesse se è cosa saggia denunciare i propri aggressori. E cosa debbono rispondere quei genitori che si sentono chiedere dai figli perché debbono patire la fame mentre altri (i criminali) fanno la bella vita?
L’esempio è la migliore e più terapeutica delle azioni.

Oggi Luigi Orsino e la sua famiglia sono l’esempio di ciò che accade ad un cittadino che si è fidato delle istituzioni.
Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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One Comment su “Messaggio alle Istituzioni”

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