Il Progressismo “de noantri!” Chi paga il conto ?

3 ottobre 2013

Cultura e Società


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Tempo fa leggendo la Bibbia ho realizzato che Dio, Jahvè, “Colui che è”, o come vuol farsi chiamare, è tutto men che meno progressista. Dio, è il primo conservatore della storia. Dio è Il Conservatore. Disse ad Adamo di non provare ad avvicinarsi a quell’albero lì e a mangiarne il frutto. Si presume che glielo disse per il suo bene, per mantenere – per conservare – lo status quo. A fin di bene. Per proteggere lui, la sua compagna e l’armonia che esisteva. Il serpente andò non dall’uomo (più disciplinato e ligio al dovere, fino a quel momento) ma dalla donna (più morbosa) e quindi più attaccabile, almeno da questo punto di vista. Tralasciamo l’esito della disputa sul chi aveva/non aveva colpa in quel caso (il primo squallido teatrino sessista della storia) e quindi responsabile del patatrac per il quale (secondo la Bibbia) staremmo tutti qui a soffrire, ma sappiamo come andò a finire.

Questo brano della Genesi ci insegna che – a prescindere dal fatto di avere o non avere fede – la curiosità dell’uomo è attirata e catturata da tutto quello che è ignoto e proibito. Ecco, a volte è bene, a volte non proprio. E’ la nostra peculiarità più importante come specie, il nostro “qualcosa in più” e allo stesso tempo la nostra condanna capitale. Se vuoi progresso devi spingerti sicuramente più in là, ma devi anche essere disposto a perdere tutto. Perchè esiste la possibilità di perdersi nel voler progredire a tutti i costi. Credo che il primo Conservatore della storia ci abbia lasciato un messaggio chiaro. La libertà non è far ciò che si vuole e quindi non è felicità. La libertà è responsabilità, calcolo e consapevolezza del rischio. La felicità è data dalla stabilità elevata a serenità. Cioè tutto quello che il recinto entro il quale il Paradiso conteneva e offriva ai suoi ospiti (metaforicamente e simbologicamente). Mi sembra che al di là della fede, il concetto espresso in queste prime pagine può essere letto in tal senso. Non sempre il nuovo è bello, meglio, buono. Affascinante si, seducente, più facile e accessibile se volete, ma a volte può essere deleterio. Si rischia di andare oltre. Oltre la possibilità di potersi difendere. Oltre la possibilità di tornare indietro, cioè quando si credeva di essere insoddisfatti e in realtà si stava meglio. Oltre la capacità di riparare e porre rimedio. Curiosamente, è quanto accade oggi. Con l’aggravante che anche coloro i quali non sono disposti ad assaggiare un certo frutto sono costretti a mandarlo giù. E alcuni di essi, per non sentirsi soli, esclusi, isolati, sbeffeggiati e derisi, lo fanno anche col sorriso e ti dicono pure: “Buono! Me ne dai ancora ?”

Credo ci sia vero progresso per una persona quando si affronta l’ignoto e ci si mette in gioco, affrontando le paure e i lati bui della propria anima, consapevoli delle conseguenze eventuali. Quando invece affronti l’ignoto spacciandolo (o vendendolo, a caro prezzo, se sei un politico) per oro colato, sicuro di fare il passo giusto senza renderti conto di eventuali conseguenze nefaste non sei certo coraggioso. Sei un incosciente.

Da qui, ne deriva che una mentalità che si professa progressista in nome della felicità collettiva, senza soppesare e verificare l’eventuale pericolo e/o controindicazioni delle proprie decisioni, prese quindi senza consapevolezza, è una mentalità autodistruttiva, che ci sta portando sull’orlo del baratro.

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L’esempio ? La politica progressista e democratica del mondo occidentale e i suoi esponenti, i politici. Cioè quelli che gridano al progresso e alla democrazia ai loro elettori in nome del bene collettivo e di un futuro di felicità e progresso per tutti.

Ma non sono essi stessi i primi veri conservatori di certi privilegi e certe esclusività del tutto personali (o della loro cerchia ristretta, partiti, fondazioni, ecc.) e men che meno “collettive” che solo a parole avversano e combattono dai loro preziosi e costosissimi pulpiti ? Quindi sono degli irresponsabili. Hanno progettato a tavolino una nuova società e un nuovo modello di essere che tutto è meno che umano. Un modo di essere che non abbiamo scelto noi, ma che molti di noi fanno finta di mandarlo giù con gusto e soddisfazione. Così, come se fosse quel frutto amaro proibito che il demonio giornalmente ci presenta come il più prelibato dei cibi. E forse ci renderemo conto troppo tardi di quanto sia velenoso, come coloro i quali ce lo vendono.

Progressisti e democratici, Si! Ma con il culo degli altri.  E allora oltre che irresponsabili sono anche delinquenti.

Buona fortuna a tutti

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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2 commenti su “Il Progressismo “de noantri!” Chi paga il conto ?”

  1. Luca Rivoli Dice:

    Bella riflessione…

    Rispondi

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