Lampedusa: l’ultima frontiera dei disperati.

25 ottobre 2013

Cultura e Società


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Le recenti immagini di Lampedusa, i frequenti sbarchi di gommoni, ci hanno invaso la mente e il cuore. Perché succede tutto ciò? Lo spiego. Molti migranti fuggono da paesi in guerra, come la Siria, la Somalia, la Nigeria. La guerra civile in Siria sta mietendo numerose vittime tra i bambini e le donne: il bersaglio migliore sono le donne incinte. Perché? Perché non devono nascere bambini che appartengono alle varie fazioni in lotta. In Somalia e in Nigeria, i signori della guerra, sono contro i cristiani ed è una guerra per controllare le idee di ogni individuo. I migranti sono anche persone che desiderano un futuro migliore ed è questa l’emigrazione del sud del mondo. Questa emigrazione è il problema serio da affrontare, quello della povertà, di chi non ha nulla. Nella “Bozza sull’emigrazione”, la Comunità Europea, ha accolto le richieste del nostro Paese e le responsabilità dovranno essere condivise. Non saremo più soli nel gestire gli sbarchi e non dovremo più assistere alle stragi di morti in mare. Lo spero. Lo speriamo. E noi italiani, abbiamo il nostro passato di migranti….. Pasolini scriveva che “il nostro paese è una terra amara….”. Le sue parole sono vere, attuali e vicine.

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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2 commenti su “Lampedusa: l’ultima frontiera dei disperati.”

  1. Giovanni Mole' Dice:

    So che tu sei un’insegnante, e lavori con loro per insegnargli la lingua italiana. Tu, da cittadina, fai il tuo dovere, fai la tua parte in questa situazione drammatica nella quale questi malcapitati altro non sono che vittime. La risposta che manca, cara Rosa, è nella politica e nelle istituzioni. Le quali, invece di risolvere il problema alla base, favoriscono i viaggi della disperazione rendendosi così complici di questo abominio. La gente non può e non vuole buttarli fuori di casa. Però, se casa tua e i tuoi figli hanno poco di che sfamarsi, allora non puoi tenere sempre la porta aperta a tutti. E’ una questione di giustizia, non di bontà. Così come di giustizia avrebbero bisogno questi disperati perchè indotti a scappare a gambe levate dal loro paese. Non va bene così. Non va bene per niente. Il discorso e lungo, molto lungo e di non facile soluzione.

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