GLI ORCHI ESISTONO …E SONO TRA NOI

15 novembre 2013

Cultura e Società


Uso aberrante dei collaboratori di giustizia

Da decenni la magistratura fa largo uso dei cosiddetti collaboratori di giustizia. Credo che, innanzi tutto, occorra definire in modo corretto ed univoco i “collaboratori di giustizia”.
Dicesi collaboratore di giustizia il malavitoso, mafioso o comune, che dopo aver commesso reati contro la comunità danneggiando tutti noi per trarne benefici personali una volta incappato nelle maglie delle giustizia, vedendo profilarsi una pesante pena decide, ripeto dopo essere stato colto con le mani nel sacco, opportunamente di pentirsi, riscopre, dice lui, i valori del vivere civile e decide di collaborare con gli inquirenti perché venga fatta giustizia. Da notare che i casi di pentitismo spontaneo sono talmente rari da potersi ritenere inesistenti.
Ebbene questa pratica riteniamo essere aberrante e fuorviante oltre che dannosa per la causa della legalità.

Aberrante:

Fin quanto il presunto pentito si sia macchiato di reati non gravi, comunque non di fatti di sangue, ci si può anche avvalere del loro apporto, con tutte le riserve del caso. Il vero dramma è quando lo Stato accetta la collaborazione di individui che hanno un trascorso criminale abominevole. Personaggi che hanno commesso reati innominabili contro la persona, che hanno le mani grondanti di sangue, che sia sangue di innocenti o di loro pari sempre di sangue si tratta, veri e propri assassini seriali, spaventosi criminali di guerra, perché quella contro la mafia è vera guerra, mostruosi stragisti. Non possiamo immaginare quali segreti essi possano raccontare ad un magistrato che valgano un accordo con persone per le quali la vita umana non ha alcun valore. Individui come:

Antonino Calderone
Calogero Ganci
Francesco Marino Mannoia
Gaspare Mutolo
Gaspare Spatuzza complice nel rapimento e omicidio Di Matteo e di altri 50 omicidi
Gioacchino La Barbera
Giovanni Brusca Omicidio del Giudice Falcone e di altre 150 persone
Giuseppe Monticciolo
Giuseppe Marchese
Leonardo Vitale
Luigi Giuliano
Nino Giuffrè
Pasquale Barra
Salvatore Contorno
Salvatore Cancemi
Santino Di Matteo
Tommaso Buscetta
Vincenzo Chiodo
Massimo Ciancimino
Enzo Brusca figlio di Bernardo
Carmine Schiavone che si vanta di aver ordinato oltre 500 omicidi e di averne commessi con le proprie mani almeno 70, oltre ad aver contribuito ad inquinare irrimediabilmente buona parte del territorio campano.
Sono solo alcuni esempi di una molto nutrita schiera di “orchi” che grazie all’indulgenza di magistrati, desiderosi di una veloce carriera, possono usufruire del programma di protezione testimoni. Fortissimi sconti di pena, domicilio protetto, diaria mensile, e tanti, troppi altri benefici.

mani_insanguinate

Fuorviante:

In quanto non pensiamo si possa dare credibilità a indegni appartenenti al genere umano che si sono macchiati di così abominevoli reati, non crediamo che in loro potrà mai albergare neanche una scintilla di umanità e tanto meno desiderio di legalità. Crediamo, piuttosto che essi sfrutteranno questa nuova posizione di privilegiati per continuare a condurre i loro loschi traffici, continuare a seminare morte e ciò che racconteranno servirà solo per servirsi delle forze dell’ordine per colpire i loro avversari. Se scioglieranno nodi riguardanti il proprio clan sarà unicamente per combattere faide interne. Insomma sfrutterà la situazione per il suo tornaconto, non certo a beneficio della giustizia. Ci rifiutiamo categoricamente di ritenere utili alfine del trionfo della giustizia la collaborazione di spregevoli individui che hanno fatto della loro vita un’arma con cui commettere stragi indicibili e reati inenarrabili.

Dannosa:

Crediamo che scendere a patti con questa feccia sia la peggiore delle soluzioni possibili. Malavitosi sanguinari sono legittimati a credere di poter continuare la loro disgraziata vita da assassini, con tranquillità, esistendo l’ultima ratio del pentitismo che li sottrae, quando tutto sembra perduto, al più che meritato castigo. Dannoso perché in tutti noi è forte la sensazione che la giustizia sia una puttana pronta a vendersi al miglior offerente, anzi che non vi sia giustizia alcuna perché chi ruba una mela per fame va in galera e chi uccide centinaia di persone va in tv a raccontare spavaldamente la sua storia. Vedere Carmine Schiavone in programmi televisivi raccontare cose raccapriccianti, vantarsi dei suoi ammazzamenti e dello stupro alla nostra terra che continuerà a fare morti ancora per decenni è indecoroso, vederlo sorridere è offensivo, sentirlo respirare è sconvolgente.

Alternativa

Anzichè servirsi di criminali efferati ed incorreggibili lo Stato dovrebbe dare il giusto spazio e supporto ai testimoni di giustizia (persone che hanno assistito a fatti delittuosi, senza prendervi parte se non in qualità di vittime). Ogni testimone di giustizia può, raccontando la storia dei soprusi subiti e del male patito ad opera delle organizzazioni criminali, fornire una piccola tessera di un enorme puzzle. Deve poi essere la bravura e la grande professionalità di magistrati preparati e volenterosi a mettere insieme tutte le tessere per avere un quadro completo. Ciò è possibile solo se i magistrati siano disposti a fare un lungo, faticoso e poco gratificante (in termini di carriera) lavoro. Lavoro tutto volto a beneficio della giustizia, una giustizia che non si allea, e che mai avrebbe dovuto allearsi, con mostri spaventosi. Ugualmente indispensabile è che le vittime di mafia, o comunque della criminalità organizzata o meno, siano sicuri del supporto dello Stato, siano certi che saranno protetti e saranno risarciti per i danni che avranno a subire. Fin tanto che le istituzioni saranno latitanti e le vittime e i testimoni di giustizia saranno lasciati soli a confrontarsi con i loro aguzzini sapendo, inoltre, che nessuno li aiuterà a rialzarsi, dopo aver subiti gli insulti della criminalità, ma anzi saranno anche perseguiti per gli inevitabili tracolli finanziari che inevitabilmente fanno seguito al ribellarsi alla regola dell’omertà, non sarà mai possibile imboccare la via giusta e scevra da abominevoli amplessi tra il crimine e la giustizia.

Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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3 commenti su “GLI ORCHI ESISTONO …E SONO TRA NOI”

  1. Giovanni Mole' Dice:

    Oggi più che mai, caro Luigi, lo Stato italiano non è un’entità giuridica attendibile e ben definita. Troppe lacune storiche sulla sua nascita, troppi sospetti di adesione a trattati più o meno noti al pubblico, nei quali de facto la sovranità (politica, geografica, militare, economica e finanziaria) è prerogativa di altre entità che risiedono in altre latitudini. Troppi crimini nei quali innocenti (a centinaia e migliaia solo negli ultimi 70 anni!!!) cittadini hanno perso la vita, stragi che ancora oggi (ANCORA OGGI!) a distanza di decenni non hanno risposta alcuna. Dico questo perchè inevitabilmente chi pensa – come giustamente tu fai nel tuo articolo – che uno Stato serio e affidabile con giustizia a sua volta seria e affidabile non può e non deve venire a patti con chi è l’anti-Stato, automaticamente non può che realizzare in definitiva che lo Stato non esiste. Non è disfattismo, è solo l’amara constatazione del 2+2, che – purtroppo in questo caso – fa sempre e comunque 4!
    Sulla magistratura e sui giudici, faccio una mia macabra considerazione molto personale. Tutti i giudici che si sono avvicinati alla verità e quindi alla pianificazione di un’azione concreta di lotta, non sono più tra di noi e stanno 2 metro sotto terra. Questo, per me, vuol dire molto. Tutti i giudici e magistrati che ancora oggi decantano chissà quale successo di lotta e che sono ancora vivi sfoggiando auto di scorta come fossero cimeli di guerra (come fanno anche alcuni illustri scrittori che hanno conquistato la ribalta solo perchè hanno raccontato quello che anche i microbi sanno, ma che pretendono di farti credere di vivere sotto minaccia e per cui “necessitano” di scorta) è gente alla quale non credo e che vuole solo i riflettori per agognare una poltrona politica che prima o poi verrà. Ed è meglio che mi fermi qui.
    Resta l’amarezza di chi viene lasciato solo, come te, di chi avrebbe necessità di avere un supporto di garanzia non tanto in quanto eroe ma in quanto cittadino. Ma pensa te.
    Uno Stato che si ingrazia i collaboratori di giustizia (i pentiti) è uno Stato che cerca compromessi. E quindi non è uno Stato serio.

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  2. Luigi Orsino Dice:

    Amico mio Giovanni, come sempre, siamo in perfetta sintonia. Concordo su tutto.

    Rispondi

  3. paolo rossi Dice:

    Vivo in una placida cittadina Marchigiana , una di quelle utilizzate come deposito di collaboratori.Ce ne sta uno in particolare , certo Salvatore Anacondia efferato criminale pugliese pluriomicida (nell’ ordine dei 70 omicidi) che , protetto dal suo status di collaboratore fa tutto ciò che gli passa per la testa senza che nessuno possa o voglia muovere un dito per fermarlo. Così può gestire un ristorante ma non pagare l’affitto o qualsiasi altra spesa visto che il proprietario dei locali che lo ospitano è terrorizzato dalle minacce di morte e con lo stesso sistema occupa anche l”attico di lusso in cui vive. Dal ristorante poi gestisce tutti i suoi traffici tra spaccio e prostituzione , reato per il quale si avvale della casa popolare che il comune gli ha assegnato .La situazione sarebbe già abbastanza aberrante se non fosse per il fatto che ospiti fissi del suo ristorante siano oltre al sostituto procuratore anche esponenti di spicco delle forze dell”ordine , magistrati ma anche noti criminali della zona.

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