SIAMO IN GUERRA MA NON LO VOGLIAMO AMMETTERE


UNA PICCOLA RIFLESSIONE SULLA RESPONSABILITA’ E SULLE CATTIVE ABITUDINI

WAR! 2

Quando ti tolgono il pane dalla bocca, a te e ai tuoi figli, quando ti sembra di soffocare e non ti lasciano prendere fiato e – anzi – ti tolgono ancora più aria, allora vuol dire che sei in guerra. Si, sei in stato di guerra. Una guerra che non ti è mai stata dichiarata ufficialmente perché non c’è interesse che tu ne sia consapevole. Guerra. E’ una parola pesante ? Sicuramente non lo è per chi ti ha mosso guerra contro te e i tuoi figli e la tua terra. Per LORO è normale. Però, se tu vai a …”protestare” allora ti dicono che devi stare attento, a quello che dici e come lo dici e a chi lo dici. Tu non te ne rendi conto, ti sembra troppo pensare di essere in guerra, un’esagerazione, una cosa troppo brutta e tremenda da accettare questa semplice e amara realtà.

Perchè ?

Ma non sarà forse perché l’accettazione di quello che può essere un semplicissimo, chiaro, limpido e concreto pensiero imporrebbe una presa di posizione altrettanto concreta ? Cioè, se chiarisci con te stesso che ti stanno facendo la guerra allora devi scendere in guerra, se no muori. Non sopravvivi. E se pensi questo sei costretto a fare cose a cui non avresti mai pensato prima. In ogni caso devi reagire e fare qualcosa.

Invece spesso ti prendono a cazzotti, e preferisci far finta che non ti fanno male, così non reagisci e tutti sono contenti di te. Non puoi deludere nessuno. Sei accettato e ti accetti. E continui a prenderle di santa ragione.

Sono dell’idea che spesso non vogliamo accettare la realtà perchè questa imporrebbe la responsabilità della reazione concreta da parte nostra. I problemi che nella vita di ognuno di noi si ripresentano con cadenza quasi regolare, non ci dicono affatto che siano sfortunati. La sfortuna non esiste. E’ pura illusione. E’ il conforto del demonio. I problemi ci stanno dicendo che stiamo sbagliando a non affrontarli e quindi siamo impossibilitati a  fare il passo successivo verso la crescita e la responsabilità. E noi non vogliamo nessuna responsabilità, a cominciare proprio da quella dovuta verso noi stessi, e figuriamoci verso gli altri.

La ricerca della responsabilità è una pratica che l’uomo del XXI secolo sta abbandonando. La responsabilità l’abbiamo ripudiata. E’ scomoda, ci ricorda quanto siamo stupidi e ci farebbe male, troppo male. Ecco perchè hanno potuto inculcarci l’idea di essere sempre e comunque pacifisti, di essere sempre e comunque tolleranti, sempre e comunque ben educati, sempre e comunque equilibrati, moderati in ogni nostra azione e innanzi tutto in ogni nostro pensiero! Accettiamo tutto, e di tutto. Bravi bambini. La realtà davanti ai nostri occhi è diventata ormai una farsa da avanspettacolo di rivista.

Ti dicono che devi pagare lo stesso uno sproposito di tasse anche quando non ce la fai e ti rincarano la dose dicendoti che devi stringere i denti e pagare lo stesso. Non sarebbe più onesto chiamare questa cosa “pagamento del pizzo ?”.

Chiunque ti governi ti bombarda con il tormentone del “…sta per arrivare la ripresa!”. Frase che – guarda caso – è sempre pronunciata proprio da chi è il colpevole del danno irreparabile fatto al tessuto economico di questo paese, per cui la ripresa noi non la vedremo mai! Mai fin quando ci saranno loro! Ti dicono che stanno facendo qualcosa per te e invece sarebbe più onesto riconoscere che stanno in realtà lavorando CONTRO di te, CONTRO i tuoi figli, CONTRO la tua terra.  Ti dicono che all’estero c’è più possibilità per te o per tuo figlio, ti invitano a tenere duro quando in realtà loro vogliono buttarti fuori a calci in culo per riorganizzare la TUA terra con una società diversa, con persone più controllabili, che fanno meno il gradasso.

Ti dicono che siamo in democrazia e invece sarebbe onesto chiamarla dittatura.

E’ chiaro che contro tutto questo non possiamo far niente da soli se cominciamo per lo meno a guardarci allo specchio e chiederci – una buona volta per sempre – se è questo quello che vogliamo veramente. Darci una risposta sincera sarebbe già di per sé un grande atto di rispetto verso se stessi, ammettendo che finora è stato dato consenso ad una classe politico-dirigenziale più simile ad una compagnia di teatro, delle macchiette, tra l’altro pagate profumatamente, sarebbe già una prima reazione seria e umana.

E non saranno certo le manifestazioni di piazza a ridarci il maltolto. Tra l’altro, protestare sonoramente non ha mai dato alcun risultato, in particolar modo in Italia, perchè anche quando fossimo un milione davanti al Palazzo non ci sarebbe nessun cronista disposto a dare il giusto risalto all’evento, e non darebbe mai i veri numeri della protesta, bastonateperché non c’è nessun giornalista/giornale che sarà mai dalla TUA parte (alla faccia dei cani da guardia della democrazia) e anzi farà di tutto per sminuire l’evento, se non riportarlo come atto di terrorismo per le strade. Già, un atto di terrorismo, la scusa adatta per cui un poliziotto in assetto antisommossa proverà a sfondarti il cranio a manganellate perché chi gli firma la busta paga non tollera un certo tipo di dissenso e quindi gli ordina di tapparti la bocca con ogni mezzo.

Siamo in guerra già da parecchio tempo. E’ una guerra strana, atipica, non convenzionale, dove gli unici contendenti a scendere sul campo di battaglia sono tutti meno che i cittadini, e cioè:  la classe politica, le fondazioni bancarie, le case farmaceutiche, la casta degli editori e dei giornalisti, la casta dei magistrati “colorati”, i signori delle multinazionali, e chi più ne ha più ne metta, da decenni ci bastonano e ci sfruttano succhiandoci avidamente il sangue e rubando il nostro futuro. Si perché si sono presi anche quello. E noi, i cittadini, continuiamo a votarli, a sceglierli. A proposito della scelta e sulla libertà della democrazia, mi preme citarvi un brano dei dialoghi del film Matrix Reloaded, dove uno dei personaggi cattivi (il Merovingio) affermava in una famosa battuta che “…la scelta è solo un’illusione creata e posta tra chi ha potere e chi non né ha…”.

Da ché l’unica vera scelta autentica che abbiamo mai fatto è quella di non combattere e anzi a volte ci mostriamo verso il nostro nemico particolarmente accondiscendenti, al limite del masochismo.

L’unica via da percorre quindi è la responsabilità personale di ognuno di noi, e capire finalmente che siamo in guerra, che possiamo combatterla se ri-conosciamo il nostro nemico, cioè chi continua a raccontarci frottole, ci sorride e mentre ci prosciuga la dignità ci chiede anche il prossimo voto. Nella cabina elettorale spesso si consuma il delitto più odioso che un cittadino possa commettere verso se stesso: l’abitudine di votare sempre e comunque gli stessi colori. L’abitudine di votare sempre e comunque chi non ha mai fatto niente e mai niente farà per i cittadini, perché sono servi di altri padroni.

Togliere definitivamente il velo a questa ipocrisia di fondo togliendo l’assenso a questo sistema, a questo stato di cose. Ci vuole solo la forza di cambiare certe “abitudini”.

A proposito di abitudine. Oriana Fallaci, famosissima giornalista e scrittrice, una che aveva il santissimo vizio di non mandarle a dire, in un suo romanzo pubblicato nel 1979 dal titolo Un uomo, ebbe a scrivere:
“L’abitudine è la più infame delle malattie perchè ci fa accettare qualsiasi disgrazia, qualsiasi dolore, qualsiasi morte.

Per abitudine si vive accanto a persone odiose, si impara a portare le catene, a subire ingiustizie, a soffrire, ci si rassegna al dolore, alla solitudine, a tutto.

L’abitudine è il più spietato dei veleni perchè entra in noi lentamente, silenziosamente, cresce a poco a poco nutrendosi della nostra inconsapevolezza e quando scopriamo di averla addosso ogni fibra di noi s’è adeguata, ogni gesto s’è condizionato, non esiste più medicina che possa guarirci.

Buona fortuna a tutti.

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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9 commenti su “SIAMO IN GUERRA MA NON LO VOGLIAMO AMMETTERE”

  1. graziadeigatti Dice:

    Caro Giovanni, in pieno e sentitamente sottoscrivo ogni tua parola . Ricorderei che padre Dante agli ignavi ha consacrato un girone dell’inferno : a occhio e croce é quello in cui stiamo vivendo. Solo mi sfugge un fatto : che facciamo?

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    • Giovanni Mole' Dice:

      Non è facile risponderti Grazia. Siamo ancora agli albori, siamo ancora nel dormiveglia collettivo a causa del quale c’è ancora tanta difficoltà a comprendere se sia/non sia tutto vero che stiamo in dittatura. C’è da considerare che moltissime persone vanno a braccetto con questo regime, cioè su questo sistema hanno fondato il loro benessere e pertanto saranno i primi a criticarti e a metterti sulla graticola. Io li chiamo i “collaborazionisti”. Ne ho parecchi anche tra i miei amici, con i quali – si intende – è quasi impossibile parlare di politica e di futuro. Gente che pur di sopravvivere continua a sbarcare il lunario leccando il culo al politico locale affinchè questi gli “conceda” un pò di ossigeno per la propria attività o per altri privilegi. E’ il dramma del clientelismo. Sul quale un certo partito ha ramificato il proprio potere sul territorio edificando per decenni il nocciolo duro del “consenso popolare”. Quello stesso partito che in passato era la gloria di chi gridava che il lavoro è un diritto, fatto salvo che con il clientelismo de facto il lavoro lo ha fatto diventare un privilegio per il quale si è sempre dovuto “ringraziare” un loro rappresentante ben piantato sul territorio. E’ la nostra storia, molto triste, e molto squallida. Che facciamo ? Dovremmo “resettare” certi italiani, resettare decenni e decenni di diseducazione civica. Io sono bravo solo a sbraitare da questo blog e a litigare con i cosidetti amici collaborazionisti, e su questo continuerò. Ma per il resto ci vorrebbe un miracolo, per il quale occorre una bella preghiera. Sempre che il Grande Capo non sia assente pure Lui per malattia.
      🙂

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  2. cafagna filomeno Dice:

    Siamo in guerra, si dichiara nell’articolo, SANTA VERITA’ ma il problema vero risiede nel capire quante persone l’abbiano capito e ne siano consapevoli. Inoltre, se per assurdo tutto il popolo italiano sapesse di essere in guerra, quanti di loro sarebbero disposti e pronti e preparati a combattere una guerra così tanto anomala dove per arma si usa il potere economico? Quanta gente è pronta ad assumere il comando delle genti essendo in grado di guidarle verso la vittoria? Ed allora, questi generali che faranno? Sapranno garantire una situazione decorosa a tutti coloro che l’hanno supportato oppure ammaliato dal potere e dal denaro diverrà un nuovo aguzzino?
    Cita un vecchio proverbio:”chi lascia la via vecchia per prenderne una nuova, sà cosa lascia ma non sà cosa trova” con questo non voglio dire che intendo rimanere inerte in questa situazione attuale, anzi… ma vorrei evitare di cadere dalla padella nella brace.

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    • Giovanni Mole' Dice:

      Filomeno, l’assunzione di responsabilità comporta varcare una certa soglia, attraverso la quale ci si mostra per quello che siamo veramente, e questo è un rischio, in primo luogo perchè non potrebbe piacerci quello che scopriremmo, e poi perchè ogni assunzione di responsabilità presuppone l’ammettere un problema e agire per risolverlo. Su quest’ultima azione, cioè l’agire, purtroppo nessun può dar garanzie sull’esito finale perchè è – appunto – un rischio. Affermare quindi “Se lasci la vecchia per la nuova, sai quello che perdi ma non quello che si trova” è più che altro l’ennesimo alibi per non agire e stagnare nello status quo. E’ chiaro che dipende in larga parte da cosa ognuno di noi è disposto a perdere per ottenere una vita più dignitosa. C’è chi non è disposto a correre questo rischio. Ma c’è anche chi non ha più il pane per mangiare e va alla Caritas. A questo qui cosa diciamo ? Quindi stiamo attenti perchè “forse” se ci ribelliamo corriamo il rischio di trovare aguzzini ancora più cattivi ? Perdonami ma sembra un volersi fasciare la testa prima ancora di essersela rotta. Perchè il rischio è si evidente, ma è altrettanto vero che esiste anche il “rischio” di poterci liberare e porre le basi per un futuro dignitoso e felice.
      Non lo sapremo MAI se non ci muoviamo e facciamo qualcosa. Chi sta dall’altra parte, a dirla tutta, conta tanto sul nostro immobilismo e quindi sulle abitudini di noi italiani, di posticipare sempre, perchè ci sarà qualcun altro che ci toglierà le castagne dal fuoco. Un qualcuno che non arriverà mai. Capirlo sarebbe già trovarsi a metà dell’opera

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  3. cafagna69 Dice:

    Giovanni, nella tua chiosa sostieni:”Chi sta dall’altra parte, a dirla tutta, conta tanto sul nostro immobilismo e quindi sulle abitudini di noi italiani, di posticipare sempre, perchè ci sarà qualcun altro che ci toglierà le castagne dal fuoco.”. Presumo che per chi sta dall’altra parte, tu intenda l’apparato politico; se la mia supposizione dovesse essere corretta diventa implicito che qualsiasi forma di lotta per far variare l’attuale status quo diventa inutile a meno che non si parli di lotta armata/rivoluzione civile la quale per forza di cose debba portare (se proprio si vuol cambiare) ad una forma di governo se non dittatoriale, quantomeno demandata ad un esiguo numero di persone le quali debbono volere il bene del popolo. Ed è su questa mia considerazione che insorgono i dubbi precedentemente detti così come la menzione del proverbio. Non si tratta di fasciarsi la testa o il non accettare i rischi che una qualsiasi azione porta come conseguenze ma il cercare, da buon scacchista, di valutare a 360 gradi tutti gli aspetti.

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    • Giovanni Mole' Dice:

      Comunque tu la metta il futuro è nebuloso e difficile, non possiamo scansarcela. Dobbiamo decidere se:

      1) Guerra civile, potresti morire a manganellate o fucilato oppure sopravvivere e godertela e magari successivamente si va sotto un’altra dittatura (ma questa allora cos’è se non una dittatura travestita da chissà che ?);

      2) Continuiamo con la farsa della democrazia rappresentativa che è de facto una dittatura, potresti morire annientato nella tua anima fino alla fine dei tuoi giorni vivendo come uno zombie (però col sorriso) e consegneresti ai tuoi figli questo mondo e a questo mondo sacrificheresti i tuoi figli.

      3) Scappi, te ne vai in un altro paese apparentemente più libero e democratico ma sappi che nel 2013 non esistono paesi autenticamente democratici, e in ogni caso saresti un fuggiasco. E siccome c’è solo questo pianeta credo che vivere da fuggiaschi è un altro modo di morire. Perchè non fare la prova a mandare via a calci in culo loro piuttosto che prenderci noi i calci in culo e scappare ?

      Detto ciò, mi sembra corretto sapere di che morte morire, visto che si deve comunque morire.
      Ma questo discorso sottintende una domanda ancora più ovvia e naturale: prima di sapere di che morte morire, quale vita vogliamo vivere ?

      Questa è una risposta molto personale e intima che ognuno di noi forse già sa e chi non lo sa ancora dovrebbe farsi, piuttosto che fare calcoli di probabilità sulle eventuali tipi di morte a cui inevitabilmente si andrà.
      C’è poco di che fare lo scacchista, in questo caso. Che dici ?

      Rispondi

  4. cafagna filomeno Dice:

    Caro Giovanni, dico che bisognava essere scacchisti prima che si verificasse la situazione di empasse cui oggi viviamo, ciò detto sarei molto curioso di conoscere la risposta del popolo italiano alla tua domanda “quale vita vogliamo vivere?”.
    Io lo so quale vita voglio e sono anche consapevole di cosa dovrei fare per cercare di poterla vivere; Quello che non sò è quante gente ha il mio stesso sogno di vita.
    Un mio amico sostiene che la popolazione italiana, che chè se ne dica non è ancora in condizioni tali di povertà o catene da indurla a scendere in piazza per riappropriarsi di quella DIGNITA’ che ancora una volta ci è stata, non calpestata ma RUBATA con tanta arte che ancora abbiamo l’illusione di poterne godere.
    Da questo breve scambio di opinioni evinco che, tutto sommato, (anche se ho cercato di fare l’avvocato del diavolo) abbiamo le stesse vedute

    Rispondi

    • Giovanni Mole' Dice:

      Caro Filomeno, vorrei chiarire qualcosa sulle mie vedute. Io non so tu di dove sei, ma io sono di una parte del mondo che è una Nazione, per motivi storici, culturali, per motivi antropologici, ma non ha uno Stato, essendo prigioniera di uno Stato che non la merita affatto, ma che l’ha sempre trattata come “pezza da piedi”, come si dice dalle nostre parti. Io sogno l’indipendenza e l’autarchia, che vanno a braccetto con la decrescita controllata dell’economia e quindi di un tenore di vita che possa fare a meno del consumismo, visto che il 90% di quello che è a carico del bilancio di una famiglia è perfettamente inutile se non dannoso in molti casi, oltre al fatto che svuota il portafogli, e quindi un tenore di vita che sia congeniale alle esigenze naturali e psicologiche dell’essere umano. Un tenore di vita sostenibile umanamente. Perchè questo modo di vivere dell’Occidente del XXI sec. non è umano, non è umanamente sostenibile! Lo sai tu, lo so io, lo sappiamo tutti.
      Però, sono anche realista, e so per certo che il contesto antropologico attuale e l’assetto socio-culturale dell’uomo del XXI sec., ha quasi irrimediabilmente compromesso ogni contatto con la natura e le leggi che la governano, motivo per cui stiamo male e siamo frustrati e infelici, da parecchie generazioni, e sarà difficilissimo tornare indietro!

      E dal punto di vista geopolitico, devo sottolineare il fatto che essendo la mia nazione inesistente sul piano giurudico, in quanto facente parte di uno Stato già di per sè fantoccio fin da qull’8 settembre del 1943, giorno nel quale abbiamo sottoscritto una ARRESA INCONDIZIONATA, e non un ARMISTIZIO (c’è una gran bella differenza), diversamente da cosa raccontano gli storici dell’ultimora e certa stampa, per cui siamo posseduti de facto alla nazione vincitrice della guerra e che è venuta a “liberarci”, non è quindi possibile nell’attuale contesto, poter coltivare sogni di indipendenza e quindi sognare una carta geografica che sia diversa da quella “preimpostata” da chi ha in mano il mondo e decide le sorti delle nazioni e degli stati, con le armi una volta, con la finanza speculativa e ricattarice di oggi.

      Il mondo è cambiato, ed è un mondo dove non c’è più spazio per il semplice e l’umile che voglia ribellarsi. L’italietta, per parlare del ns caso, è in mano a persone che hanno deciso da tempo la fine che deve fare. Quale ? Lo sapremo presto, suppongo. Ma ogni tetativo di ribellione, sotto qualunque forma, verrà subito freddato con ogni mezzo. E noi, i cittadini, gli uomini di oggi, del XXI sec. siamo troppo legati ai ns veleni quotidiani per metterli in gioco e correre il rischio di perderli per la libertà che invece ci scoprirebbe ancora uomini!

      Rispondi

  5. roz Dice:

    L’ha ribloggato su VociAlVento.

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