Un passo indietro per farne altri dieci avanti


madness

Forse, finalmente, ci stiamo avviando verso una stagione di fitti confronti di idee tra moltissime persone. Si stanno aprendo e ampliando dibattiti su parecchie questioni che pur essendo di diversa natura tra di loro, hanno un unico comune denominatore a causa del quale cresce il malcontento e disagio generale e quindi la consapevolezza della necessità di maggiore chiarezza, necessità di verità. Questo comune denominatore è la menzogna su fatti storici che ha provocato i nostri attuali disagi ed è sempre stata la base del potere che fagocita le nostre coscienze e incatena il libero arbitrio, annebbia la nostra capacità ci giudizio attraverso l’edulcorazione e l’alterazione della realtà. A volte, non è solo l’iniziativa di un accademico, di uno storico non “allineato” ad innescare quel naturale processo di diffidenza, di dubbio e quindi di discussione. Basta la logica, basta l’istinto dell’uomo della strada, l’uomo qualunque. E in ogni caso, se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul fatto che siamo circondati da menzogne, basta solamente guardarsi allo specchio e chiedersi se è questa la realtà che vogliamo e che veramente ci fa uomini felici.

Sicuramente chi ha potere, teme una presa di coscienza, teme la discussione tra le persone, il libero confronto su temi di qualunque natura. Teme il dubbio. E allora, ecco che interviene forzando le coscienze attraverso la legislazione, dichiarando fuorilegge alcune verità assodate o presunte tali, e chi nega tali verità può quindi essere perseguitato. Ed ecco che interviene sui mezzi di informazione trasformandoli in mezzi di disinformazione, atti solo a storpiare la realtà. Ed ecco che interviene facendo leva sulla nostra disperazione, distruggendo deliberatamente un’economia per poterci mettere in ginocchio, nelle condizioni di chiedere aiuto a LORO, rinunciando alla nostra dignità. Ogni santo giorno della nostra esistenza ci viene somministrata un’intera flebo di cazzate e di colossali fandonie che si perpetuano nei secoli!

Ma che succede se mettiamo in discussione tutto questo ? Ci siamo mai chiesti se questo paese, questa bandiera, questo Stato e questo stato di cose ci piace ? Ma è veramente esistita una lotta per l’Unità d’Italia o sono tutte fandonie ? Ci aggrada stare – ad esempio – in questa Europa, l’Europa dei massoni, delle fondazioni bancarie e delle multinazionali che si sono comprati la politica e le istituzioni e che “alleva” le persone come animali illudendosi questi di essere considerati cittadini ? Ma è questo quello che volevano fare veramente e quello che ci avevano promesso ? Vedo e sopratutto leggo di molte persone che mettono in discussione questo e molti altri dogmi che ci sono stati instillati per decenni. Sui libri di scuola, sui giornali, nelle televisioni. Dogmi, promesse di unioni improbabili, formule magiche per chissà quale felicità che dovevano dimostrare che l’Unione di più Stati diversi tra di loro fino al midollo dovevano arricchirci tutti quanti. Non è successo. E non succederà.

A volte, mettere in discussione le proprie convinzioni, fare un passo indietro, è in realtà quanto di più avanzato e progredito si possa fare per se stessi e per la propria comunità.
Fermarsi, riflettere. Fare se necessario un passo indietro, per poterne fare altri dieci avanti.
Spetta a noi. Non ci sarà mai nessun uomo politico e comunque legato a certi poteri che ci metterà nelle condizioni di riflettere per progredire, perchè significherebbe fare passi indietro e rinunciare quindi a LORO e ai LORO progetti.

Buona fortuna a tutti

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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