Italia in cucina: infilzate di forchette e..forconi?

11 dicembre 2013

Cultura e Società


I Forconi, cosa sono? Sono delle forche a tre rebbi di metallo, disposti come un pettine. Questa la definizione. In senso politico “del momento”, il movimento “Dei Forconi”, rappresenta una parte del popolo italiano, deluso dalla politica….dalle istituzioni. Vediamo e spieghiamo la situazione. Esistono degli Italiani che sono stanchi della povertà, intesa come quella vera che non permette di mangiare, quelli che a pranzo, si accontentano di pane e olio di oliva..no, il surrogato dell’olio di oliva. E alcune persone mi hanno detto che alle ore tredici, per risparmiare, mangiano i biscotti e una tazza di latte. I puffi dell’alta Irpinia, da dove provengo e dove vivo, mangiano in modo più “consono”: la “nostra” cucina è varia e gustosa. Per esempio, i cavatelli con il sugo sono una specialità!!! Le “lacane coi fasule’…..” sono ancora più succulente. Il puffo si scioglie vicino a questi cibi da re. E perché no? Anche da regine. Ci sono i re e le regine. In Italia, abbiamo i Don Abbondio politici-pseudo-tali e le monache alla “Gertrude” che si immolano a grandi moraliste-alla rovescia. Che spettacolo!!!!Che teatro a schema libero!!! I Forconi rappresentano quelli che morivano di fame nel periodo che condusse alla presa della Bastiglia. I Forconi, con l’inno di Mameli, procedono con risolutezza. Camus scriveva che “il senso ha bisogno di eroi…” e noi saremo degli eroi? Ora, lo saremo?

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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