Europeismo a tutti i costi, europeismo all’italiana


Europa mappa 02

Stiamo attraversando una fase storica molto importante, nella quale si stanno decidendo le sorti di molte nazioni che rivendicano il loro spazio e il loro ruolo in un mondo sempre più globalizzato e quindi sempre più allo sbando, disorientato da una gigantesca omologazione socio-culturale, una massificazione delle naturali e antropologiche diversità tra popoli e culture millenarie.

Alcuni paesi europei, tanto per fare alcuni esempi, hanno rivendicato il diritto di decidere del proprio destino e della propria vita, rinunciando alle cure amorevoli della Comunità Europea e del suo sicario Euro, o addiritura delle attenzioni morbose della Banca Mondiale e del famigerato Fondo Monetario Internazionale. Così come ha fatto l’Ungheria di Viktor Orbàn. La Sig.ra Christine Lagarde, Direttore operativo dell’FMI, tra l’altro, non è la prima volta che prende un due di picche.

Cristina Fernández de Kirchner, prima signora d'Argentina dal 28 ottobre 2007

Cristina Fernández de Kirchner, prima signora d’Argentina dal 28 ottobre 2007

Il primo schiaffo le arrivò da un’altra Cristina, la Kirchner, che a suo tempo decise di intraprendere politiche volte alla salvaguardia degli interessi e del benessere della sua nazione (politici italioti, prendete nota) e del popolo che l’ha eletta e che lei rappresenta, atteggiamento la cui logica risultante è l’aver buttato fuori dall’Argentina sia la BM che FMI .

Sempre in Europa, ma in mezzo all’Atlantico, proprio lì nel bel mezzo della dorsale sottomarina Atlantica che solo in quel punto fuoriescie dall’oceano per creare quel tozzo di terraferma piena di geysers e vulcani sempre incazzati, l’Islanda, ha deciso con un fenomenale colpo di reni (sussulto di amor patrio e nazionalismo) di respingere il tiro mancino delle banche che volevano prendere il possesso definitivo del loro paese, buttandole fuori, esautorando governo e politici collaborazionisti e traditori degli interessi nazionali e dichiarando il debito pubblico inesigibile e illegittimo (prendere nota anche di questo).

Ora, la stampa di regime e molta gente comune condanna tutta questa serie di atteggiamenti ritenendoli dannosi per i paesi che li hanno assunti. La critica (settica) addirittura scomoda un termine ormai caduto in disuso da decenni mentre in Italia non lo si conosce per nulla, stiamo parlando del nazionalismo. Ora, vista l’accezione negativa comunemente attribuita (pessimo uso e costume di tipico stampo italiota), ritengo sia inadeguato per descrivere l’atteggiamento di quei Paesi che non hanno nessuna intenzione di consegnare in mano di altri il prorio destino. Per cui riterrei più appropriato parlare di adempimento del proprio dovere. Chiamatelo anche “risveglio”, se volete. Parlare di nazionalismo significa avere a cuore la propria indipendenza, rivendicare la propria cultura, la storia, i sentimenti di un popolo che mantengono il loro valore nel tempo finchè questi potranno essere tramandati. Esisteranno finchè una nuova generazione si assumerà l’onere e l’onore di trasmetterli alla successiva. Da qui, è facile arrivare a scomodare un altro termine: Sovranità!

Viktor Orbàn, Primo Ministro della Repubblica Ungherese dal 2010

Viktor Orbàn, Primo Ministro dal 2010, recentemente ha riformato la Banca Centrale Ungherese mettendola nelle mani dell’esecutivo

Nell’attuale contesto internazionale, ci sarà sempre meno spazio per i nazionalismi, figuriamoci per la sovranità di paesi che l’hanno avuta sì ma solo sulla carta, tipo l’Italia dal ’43 in poi, paese il nostro che dal punto di vista culturale e storico di nazionalismo non ha mai voluto sentir parlare (causa unità congenitamente truffaldina) e che ha prodotto una sottocultura esterofila che non ha eguali in tutto il mondo. L’Italia dei giorni nostri, tutta protesa all’europeismo di piaggeria e di maniera, al contrario degli altri paesi europei tutti protesi a difendere (a dispetto delle apparenze e dei trattati firmati  da loro stessi) i loro confini territoriali, economici, finanziari, politici (alcuni vogliono sganciarsi dal patto di Schengen) e – tra non molto, vedrete – monetari. L’Italia, il cui tessuto economico teoricamente avrebbe tutto da guadagnarci ad uscir fuori dall’Euro, invece è l’unico paese membro che fa una propaganda scatenata, al limite del ridicolo e del tifo da stadio, per questa specie di mostro mangiauomini chiamato Comunità Europea. Sì, l’Italia, unica mosca bianca in mezzo a tante mosche in agitazione perchè decise a mettere in discussione parecchie cose che non vanno e che devono essere corrette, e si potrebbe approfittare di questa tensione per chiedere di ridiscutere trattati indecenti e disumani per renderli quanto meno più accettabili e plausibili. Invece no! Dobbiamo andare avanti, dobbiamo realizzare il nostro sogno, che poi non è nemmeno il nostro ma è il loro …il loro…ma di chi ? Riflettete. Qual è la natura giuridica, politica, economica di questo assembramento di paesi e nazioni così diverse tra loro come lo possono essere una banda di gatti randagi e un’altra di cani ? Qual è il motivo di questo progetto a lungo (interminabile) termine ? Qual è l’orizzonte, lo sbocco finale di questa “teoria” dell’Europa unita, dove è possibile arrivare ? E sopratutto a quale prezzo, cioè chi si assumerà l’onere di questa “teoria” ?   Domande che necessitano di una risposta. Molte delle diversissime società civili europee hanno avviato da tempo immemore questo dibattito, che non è certo fine a se stesso ma propedeutico per la salvaguardia o per l’abbandono di un progetto, nato male e che forse sta per finire ancora peggio. E in Italia ? In Italia, e qui rischio di ripetermi fino a diventare tedioso, si parla di altro. La società civile è impegnata a capire la vita dei partiti, quando in un paese normale dovrebbero essere i partiti politici che dovrebbero assumersi l’onere di capire la vita dei cittadini (che non sono solo consumatori ed elettori).

Sinceramente ormai mi sento un pò schifato, disilluso. C’è da impazzire da quanto siamo idioti. Da quanto è idiota questa classe politica. Da quanto sono idioti certi partiti che si vantano di essere democratici, antifascisti e dulcis in fundo europeisti a tutti i costi (nostri, a loro non costa nulla) naturalmente. Da quanto sono idiote certe figure istituzionali, che in barba alle giuste istanze provenienti da vari strati della popolazione in forte difficoltà, snobbano qualunque forma di protesta tacciandole come “violente” o “fasciste”, pontificando e sentenziando sulla qualunque, meno che sulla cronaca di chi scappa dal paese o di chi si mette una corda intorno al collo e butta giù la sedia. Lì, in quel caso, non hanno nulla da dire. Non hanno nulla da dire perchè non hanno nulla dentro se non quello che viene loro ordinato di avere e trasmettere, come fa un disco incantato!

Una classe istutuzionale di vecchi ciabattoni e bacchettoni che vanno in giro con la carrozza dorata trainata da dodici cavalli e con la servitù sempre appresso. Prego! Offre l’Italia, qui non ci facciamo mancare nulla!

foto del Time

Una caricatura apparsa in un recente articolo del Time, nel quale si parla di come vedono all’estero la nostra classe politica. Immagine molto eloquente!

Tutto quello che si fa o si discute deve essere in funziona dell’Europa. Tutto quello che si legifera e si programma deve essere in funzione dell’Europa. L’Europa ce lo chiede, l’Europa ce lo indica, l’Europa ci osserva (come il ragno osserva la sua vittima che si agita nella tela). Tutti i partti sono tifosi dell’Europa, la nuova Eldorado della democrazia e del benessere, una nuova speranza che deve essere preservata. Sono persuaso dal fatto che anche la cacca che al mattino la Boldrini fa sul suo cesso dorato, è azzurrostellata. Persino Enrico “il plantageneto” quando pranza vuole solo tovaglie azzurre con le stelline d’oro, gliele ha regalate Draghi, l’altro grande Mario che vantiamo! Sì, un altro grande Mario che pensa all’Europa e ha il benessere degli italiani nel cuore.

Tra un pò di tempo inizierà il semestre europeo in cui l’Italietta, questo piccolo e pur ricco (e quindi succhiabilissimo!) paese avrà la presidenza di turno. Naturalmente, sopratutto in questo caso, l’Europa ci guarderà con particolare attenzione, con l’occhio vigile e la bacchetta in mano. Farà attenzione all’Italia, e che quei suoi sussulti di ribellione della domenica non intralcino il lavoro di una vita! A proposito, com’è andata a finire con quei fascistoni dei forconi ?

Ci sarà attenzione, quel genere di attenzione così tenera e morbosa che ricorda quella di un pedofilo verso la sua vittima di turno. Sì! Perché è questa la nostra condizione attuale: c’è qualcuno che si approfitta di noi e non riusciamo a ribellarci.  Come un bambino indifeso. Stai zitto! Se parli sei un violento, fascista, o anche un volgare e pericoloso nazionalista!

Buona fortuna a tutti

Per chi mastica un pò di inglese e volesse mettere gli occhi sul simpaticissimo articolo del Time menzionato nella didascalia sopra:

http://content.time.com/time/magazine/article/0,9171,1649122-1,00.html

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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