Il valore della vita

19 dicembre 2013

Cultura e Società


Ingenuamente saremmo portati a considerare parimenti importanti sia la vita del potente che quella del miserabile. Ingenuamente sbaglieremmo. La vita del potente conta infinite volte più di quella delle persone qualunque, che siano poveri miserabili, invisibili dimenticati o semplici uomini gravati dagli affanni del mal di vivere.

Apprendiamo che il governo, per il tramite del ministro Alfano, sta valutando le misure straordinarie di protezione da fornire il al sig. giudice Di Matteo, considerando le minacce che avrebbe lanciato al suo indirizzo il mafioso Totò Reina. Pur non volendo tener conto che Reina è al carcere duro, 41 bis, e che, di regola, non dovrebbe poter comunicare con nessuno e tanto meno minacciare nessuno si presume che il sig. giudice Di Matteo sia già adeguatamente protetto e che non occorra certo attendere le esternazioni di un vecchio mafioso per proteggerlo adeguatamente. Ora o Totò Reina non è mantenuto in reali ed adeguate condizioni di carcere duro per cui può ancora lanciare i suoi anatemi liberamente oppure il giudice non è oggi protetto adeguatamente per cui occorre porre rimedio alle falle esistenti. Delle due l’una.

Inoltre credo che anche altri giudici si trovino nelle stesse condizioni, che siano stati minacciati o meno da Totò Reina, se si fornisce super protezione al giudice Di Matteo occorre fornirla anche agli altri giudici che corrono analoghi pericoli. Concettualmente non ho nulla da obbiettare sulla necessità di fornire protezione ai giudici che lavorano in “prima linea”, vorrei solo far notare che i giudici sono già protetti tra le amorevoli braccia dello Stato, mentre coloro che rendono possibile il lavoro dei giudici sono lasciati senza alcuna protezione, sono alla mercè di chiunque intenda portare loro offesa e, il più delle volte, sono dimenticati e costretti a vivere nella miseria più nera, nell’indigenza e nell’ostilità dei loro simili.

Escludendo, a priori, i collaboratori di giustizia, ignobili criminali con cui lo Stato ha stretto un aberrante patto di cui essi solo beneficiano, oltre, ovviamente, a quei giudici che preferiscono le scorciatoie per far carriera anche se ciò significa scellerati accordi con mostri sanguinari, parlo di coloro che hanno testimoniato, o si sono resi disponibili a testimoniare, su fatti criminali di grande gravità e rilevanza. In Italia ci sono uomini e donne, vittime non carnefici, che esponendosi a gravissimi pericoli si sono fatti avanti puntando il dito accusatore contro coloro che sono stati persecutori loro e di tanti altri poveracci caduti tra i loro affilati artigli. Lo Stato dimentica che è grazie a questi piccoli travicelli della legalità che è possibile perseguire piccoli e grandi criminali, malavitosi organizzati e non, mafie ed associazioni a delinquere. Lascia che la vita di questi poveri disgraziati vada alla deriva, che essi perdano tutto ciò che avevano costruito in anni di onesto lavoro, che si riducano, materialmente, alla fame, che per sfamarsi debbano chiedere l’elemosina. Si avete ben compreso chiedere l’elemosina! Elemosinare perché quel che avevano non l’hanno più, un lavoro non lo avranno mai più considerato che tutti hanno paura ad assumere chi ha rotto il sigillo dell’omertà e può essere punito in qualsiasi momento. Non potranno mai più tornare nella loro terra perché sono attesi al varco da chi reclama vendetta, non potranno mai più fare impresa perché non si compra e non si vende a chi ha tradito la regola del silenzio. Ci si aspetterebbe che lo Stato si faccia avanti per tendere una mano a questi suoi generosi figli.

Niente di più sbagliato! Lo Stato se ne dimentica, anzi li respinge come e peggio di coloro che si sentono minacciati dalle loro denunce. Coloro che cedettero di offrire un esempio con il loro atto di coraggio sono respinti da tutti, da tutti considerati fastidiosi, anzi molesti. Forse perché con la loro semplice presenza ricordano ad altri la vigliaccheria, quando non il personale tornaconto, che li ha spinti ad essere collusi con i criminali.
Capita così che chi ha denunciato mafiosi e malavitosi di ogni risma e rango vengano, poi, perseguitati dalle istituzioni con indifferenza. Capita di sentirsi dire dal sindaco del proprio paese: <>.

A chi scrive ciò è accaduto in passato ed è accaduto di nuovo la settimana scorsa. Così come è accaduto di sentirsi rimbalzare da un ufficio all’altro, doversi umiliare innanzi a funzionari che si negavano al
telefono, sentirsi dire. <>.
Capita che ad essere sempre respinti incominci a convincerti di aver sbagliato, di aver gettato via inutilmente anni ed anni di vita tua e della tua famiglia. Capita che brutti pensieri incomincino a farsi strada nella tua mente, sensi di colpa che come viscide serpi ti vorrebbero capro espiatorio di colpe altrui. Capita di incominciare a pensare ad un confine oltre il quale non intendi andare. Capita di pensare a quanta dignità hai dovuto rinunciare, lentamente ma inesorabilmente, ed a quanta dignità sei ancora disposto a rinunciare.

Che valore può avere la vita di un povero derelitto, calpestato ed umiliato, in confronto a quella di un grande giudice che dall’alto del suo scranno e rivestito della sua toga, a mo di fulgida corazza, sentenzia con arguzia ed elegante eloquenza. Loro sono i padroni della giustizia, noi ne siamo gli schiavi.
Luigi Orsino (un uomo che credendo di far bene ha distrutto la sua famiglia)

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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