Le aspettative del Natale: storia di una povertà …

24 dicembre 2013

Cultura e Società


Il Natale 2013 è un Natale pieno di incognite. Tutti non abbiamo il potere di acquisto di  un tempo … I regali quest’anno sono necessari e non voluttuari. Ricordo che prima non mi limitavo nelle spese e adesso inizio a ponderare. Ponderare cosa? Tutto. Vita lavorativa, consumi, amicizie. Ecco il problema. E confrontandomi con altre persone, ho visto che vivono “il mio disagio”. E’ tutto cambiato. Ci poniamo in modo diverso: siamo egoisti, chiusi nel nostro mondo impenetrabile, nei problemi di sopravvivenza. E lorsignori cosa vivono? E loro vanno avanti in condizioni migliori delle nostre. I lauti guadagni assicurano una stupenda qualità della vita e non posso non affermarlo! Le signore al governo sono sempre più curate …. o no? Io vedo la povertà di tanta gente. Più di uno ha problemi a pagare le bollette della luce, dei servizi importanti. Ma desidero augurare un Natale sincero a chi non ha un tetto; un Natale sincero a chi piange una persona cara che è scomparsa; un Natale sincero a chi non ha un lavoro; un Natale sincero a chi si sente solo; un Natale sincero a chi è un soldato per avere lo stipendio a fine mese. A chiunque, auguro un Natale vero. Pasolini scriveva che “nulla è mutato in un paese dove il marciume esiste da sempre …”.
Io condivido le sue parole.

Rosa Mannetta.

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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