Il sonno ristoratore degli Italiani….

31 dicembre 2013

Cultura e Società


Il bel Paese dorme. I suoi abitanti vogliono solo un sonno ristoratore: vedo tanti sorridere; vedo che la disoccupazione non esiste; vedo il benessere economico; vedo che siamo accarezzati dalla brezza marina; vedo che arriviamo con lo stipendio a fine mese. So sognare, so raccontare momenti belli che tutti noi viviamo. Ma è vero? No, è la mia fantasia fervida. Noi facciamo finta che tutto vada bene. E’ questa la nostra debolezza perché siamo degli attori su un palcoscenico inventato. Siamo delle pedine che scivolano come sassi che la montagna fa scivolare, siamo come marionette sospese nell’aria, siamo degli ominidi su un tappeto volante…Siamo o scherziamo sulle nostre vite? Desidero anche io dare un addio a questa vita insulsa, desidero andare via lontano, in una dimensione sconosciuta. Non è una sconfitta, ma la morte non mi spaventa. Io la signora triste, che mi voleva, l’ho conosciuta nel 2007. Ma la mia debolezza….è che amo la vita. Amo disperatamente, mordacemente, la vita. Ogni mattina, ringrazio di essere viva. Abbagnano scriveva che “le ore scorrono e si amano…” ed io amo le ore di un tempo che vivo.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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One Comment su “Il sonno ristoratore degli Italiani….”

  1. Roberto Dice:

    Bellissima testimonianza!
    Grazie!

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