Gli orchi esistono e…. (parte seconda)

20 gennaio 2014

Cultura e Società


Un amico, dopo aver letto il mio editoriale, ha così commentato:

“ Vivo in una placida cittadina Marchigiana , una di quelle utilizzate come deposito di collaboratori. Ce ne sta uno in particolare , certo Salvatore Anacondia efferato criminale pugliese pluriomicida (nell’ ordine dei 70 omicidi) che , protetto dal suo status di collaboratore fa tutto ciò che gli passa per la testa senza che nessuno possa o voglia muovere un dito per fermarlo. Così può gestire un ristorante ma non pagare l’affitto o qualsiasi altra spesa visto che il proprietario dei locali che lo ospitano è terrorizzato dalle minacce di morte e con lo stesso sistema occupa anche l”attico di lusso in cui vive. Dal ristorante poi gestisce tutti i suoi traffici tra spaccio e prostituzione, reato per il quale si avvale della casa popolare che il comune gli ha assegnato . La situazione sarebbe già abbastanza aberrante se non fosse per il fatto che ospiti fissi del suo ristorante siano oltre al sostituto procuratore anche esponenti di spicco delle forze dell’ordine , magistrati ma anche noti criminali della zona.”

Non ho motivi di dubitare su ciò che leggo, ometto il nome del mio amico per ovvie ragioni.
Se mai ce ne fosse stato bisogno la sua testimonianza mi rende ancora più graniticamente convinto che l’uso che la magistratura fa dei collaboratori di giustizia è una aberrazione, un patto scellerato tra chi vuole raggiungere risultati concreti rapidamente infischiandosi del modo in cui realizza tale scopo. Innanzi tutto contesto il beneficio che l’uso dei pentiti possa portare alla causa della giustizia. Ribadisco che i pentiti (collaboratori di giustizia?) sono abbietti criminali che si sono macchiati dei più gravi reati immaginabili, veri e propri assassini seriali, spietati torturatori e stragisti che al momento opportuno. Più comodo per loro, ovviamente, dichiarano di pentirsi del male fatto e di voler collaborare con la giustizia. In realtà essi badano solo al loro tornaconto, continuano le loro attività criminali e in più usano l’alleanza con lo Stato per portare attacchi ai loro nemici. Lo Stato li accoglie, come figli prodighi che tornano alla casa del padre, li riempie di benefici e li copre con il mantello dell’indulgenza. Così chi ha compiuto le peggiori nefandezze sale agli onori della cronaca, si gode la vita e sputa in faccia alle sue vittime. Come sia possibile che uno Stato civile si avvalga della collaborazione di tale feccia non possiamo comprendere. Come non possiamo comprendere perché chi, spontaneamente, si è messo al servizio della giustizia nella sua qualità di vittima innocente, pronto a sopportare tutti i rischi che ciò comporta, debba essere dimenticato dalle istituzioni, tenuto in poco o in nessun conto dai giudici e lasciato naufragare e affogare nel mare dell’indifferenza senza muovere un dito in suo aiuto.

Così mentre criminali efferati godono a spese dello Stato (sulle nostre spalle), poveri reietti che hanno fatto il loro dovere, anzi hanno fatto professione di legalità facendo proseliti e spingendo altri a denunciare i loro aggressori, debbano soffrire pene indicibili. Oggi chi ha denunciato i mafiosi viene trattato alla stregua di un nemico dello Stato, abbandonato, lasciato morire d’inedia solo e dimenticato da tutti.
Cosa avrei dovuto fare per avere un trattamento equo dalle istituzioni? Farmi criminale? Sterminare qualche centinaio di miei simili?
Invece, da povero fesso, ho denunciato i camorristi ed ora mi trovo sull’orlo dell’abisso in attesa che un’ultima, definitiva, spintarella mi getti nel precipizio. In ogni caso meglio morire con la coscienza pulita che vivere con il peso del male.
Lascio alle istituzioni la responsabilità di ciò che può succedere, e succederà, a me ed a tanti altri come me, che, ingenuamente, abbiamo creduto alla giustizia. La giustizia è una meretrice che si vende al miglior offerente. Noi abbiamo creduto fosse una santa ed invece era solo una gran puttana.
Luigi Orsino

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Informazioni su Luigi Orsino

Studi di medicina presso l'Università Federico II di Napoli. Imprenditore, scrittore, blogger. Molto attivo nel contrastare la criminalità organizzata, camorra ed ogni altra mafia, contro cui ho lottato duramente e lungamente. Ancora oggi continuo a lottare, e a subire intimidazioni ed attentati, ma per fermarmi dovranno uccidermi. Amo scrivere, di tutto: articoli, racconti, romanzi, poesie. Gli animali, tutti, sono miei simili, il lupo è il mio animale "Totem". Adoro guidare, in off road soprattutto.

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One Comment su “Gli orchi esistono e…. (parte seconda)”

  1. Giovanni Mole' Dice:

    Leggo: “Come sia possibile che uno Stato civile si avvalga della collaborazione di tale feccia…”
    Io provo a darmi questa risposta, la più logica di cui sono capace. Perchè questo non è uno stato civile, e non perchè non ne sia capace, ma perchè lo è per scelta politica, ponderata e attuata con ogni mezzo. D’altronde, il potere giudiziario in italia è sempre stato alla mercede della politica e del business ad alto livello. Non si spiega come ci siano 9.000.000 di processi ancora in corso e come grandi magistrati siano sotto terra solo per aver fatto il loro lavoro, mentre altri che hanno solo “partecipato” sono in politica oppure siedono gli scranni più prestigiosi della Repubblica (delle banane). E per di più vanni in giro con la scorta. Ma per favore!!!

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