La nostalgia di un’estate…

5 agosto 2014

Cultura e Società


Le notizie incombono: le truppe israeliane si ritirano; il virus Ebola si diffonde e miete vittime; Gammy, il piccolo down, rifiutato dai genitori australiani “committenti” e quindi, nato da una madre surrogata; la famiglia Bossetti unita, dopo aver fatto visita al figlio, il presunto omicida di Yara; unita nel pensare all’innocenza di Massimo Giuseppe, un operaio casa, chiesa e lavoro. Questa è l’estate italiana tra il clima variabile, il sole rovente, la pioggia improvvisa che genera alluvioni, morti e distruzione di case, di strade e di tutto ciò che il fango trasporta. Automobili travolte, mobili e pezzi di arredamento da buttare via…Questa è l’estate che si sfrena a creare tragedie. E’ la solita estate italiana. L’estate della solitudine. L’estate della crisi economica. Un tempo vi era l’esodo dei vacanzieri: i primi di agosto chiudevano le fabbriche e via tutti al mare. Oggi, resteranno a casa gran parte di italiani e solo pochissimi, si rilasseranno su una rotonda sul mare e “sul nostro disco che suona…”, parole di una famosa canzone di Fred Bongusto. Era il tormentone degli anni sessanta, gli anni della ricchezza, del paradosso economico. Gli anni in cui si credeva di possedere i beni di consumo “importanti”, i beni che facilitavano i desideri. Gli anni in cui tutti abbiamo creduto di aver raggiunto la gloria. E ci siamo illusi. Ci siamo fidati di una casta che ha saputo manipolare le nostre menti. Siamo diventati vittime di persone che hanno promesso posti di lavoro, in tutte le amministrazioni. Ognuno di noi si è fidato. Si è fidato. Ora facciamo finta di non vedere dove….dove si finirà. Io stessa non considero nulla. Paci scriveva che “l’uomo si deve riscattare dall’inerzia..”. Noi siamo diventati abulici.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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