NANO NANO, ROBIN!

12 agosto 2014

Cinema, Cultura e Società


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Quando ci lascia Qualcuno che è stato importante, che ha avuto la capacità di farci emozionare, un amico, un parente molto caro, o anche più semplicemente un artista, come nel caso di Robin Williams, è sempre tempo di dire grazie più che intristirsi. Dobbiamo dire grazie per quello che questa persona ci ha dato. “O Capitano, mio Capitano!!”, rimarrà per sempre l’etichetta, il marchio di fabbrica di un artista, di un uomo che ha dato molto al mondo del cinema ma sopratutto a chi ha guardato i suoi film, mai banali, mai scontati (fatta eccezione per qualche produzione per “film di cassetta”, cosa inevitabile per qualunque attore, per quanto grande possa essere visto che le majors prima o poi lo impongono). Non era un personaggio banale nemmeno quando – agli inizi della carriera – interpretava il bizzarro e simpatico alieno che salutava con quel suo modo così strano, quel “Nano Nano” che rimarrà anch’esso impresso nella memoria, per lo meno di quelli che abbiamo qualche capello bianco in più e che quindi abbiamo avuto la fortuna di vederlo.
Vi allego la scena più bella (a mio modesto avviso) del suo film più popolare: L’attimo fuggente. Anche se sono del parere che la sua interpretazione migliore sia quella del Dott. Sean McGuire, nell’acclamato Will Hunting – Genio ribelle. Vi allego anche questo.
Ecco, ho finito il mio piccolo sermone di commiato.
Grazie per esserci stato, Robin.

https://www.youtube.com/watch?v=CFy6Kw7lkX0

https://www.youtube.com/watch?v=capkEk2oVws

 

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Informazioni su Giovanni Mole'

Non sono un giornalista, non sono nemmeno laureato, ho un’istruzione mediocre perché mediocre è stata la mia carriera scolastica. Però, come tantissime altre persone di questo strano pianeta, ho molte cose da dire, perché penso tanto, mi interrogo su moltissime questioni, più o meno importanti, e quindi cerco avidamente delle risposte. Sono molto passionale e ho molte passioni e interessi. Sono informato più o meno su tutto quello che mi circonda, la realtà del mio tempo. Realtà che faccio fatica ad accettare e che mi provoca un certo disagio. Mi piace comunicare, parlare (scrivere in questo caso) se ho delle cose concrete da dire, pensieri sensati da tirar fuori. Diversamente, se ho dubbi o ignoranza, preferisco il silenzio. Meglio ascoltare. Non sono un uomo di fede, lo sono stato. O credevo di esserlo. Ma rispetto (anzi, invidio) profondamente chi ha fede, chi crede che ci sia un Dio che ancora non si sia stancato di noi. Quindi non mi piace il pregiudizio, sotto qualunque forma. Ho rispetto delle opinioni altrui, anche di quelle che avverso nel modo più acceso, ma se non sono d’accordo su una cosa non vuol dire che non sia pronto a cambiare idea e ricredermi. Se lo ritengo giusto e necessario.

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