Il rione Traiano: una tragedia vissuta

9 settembre 2014

Cultura e Società


Napoli è una città dai mille volti. Una città dove vari ambienti si intersecano: è la Napoli delle persone oneste, delle persone che non collaborano con la delinquenza. Una città che ha anche quelli della “Napoli bene”, delle persone che vivono nell’opulenza. Ecco i vari profili di una città abbandonata. Davide era su un motorino e non aveva i documenti necessari e poi….su quel motorino erano in tre ragazzi e senza casco!!!! Il posto di blocco dei Carabinieri è diventato il posto da evitare per paura? Per incoscienza? Per sfida ai militari? E se era stato segnalato un latitante, si doveva premere quel grilletto e mirare al cuore di un ragazzo, anzi di un ragazzino? I punti oscuri della vicenda sono innumerevoli. Tra le parti, ognuno dice la sua verità. Il carabiniere è addolorato e chiede perdono ai familiari di Davide. I familiari di Davide vogliono giustizia. Ma quale giustizia? La cosa più amara è che Davide ci abbia rimesso la vita. E non si muore a 16 anni in questo modo. Non si può morire così giovani. Non si può. Perché non urliamo che Napoli è dimenticata? La Campania è una terra di “nessuno” e lo stato non dovrebbe essere presente solo con le forze dell’ordine. Mi sembra il nostro, uno stato di “polizia”. E da cittadina, non sono libera. Mi sento asservita da un potere oscuro e nascosto. Noto quel senso di, quel senso di schiavitù che opprime il pensiero che si desideri esprimere. Lo noto. Luporini scriveva che “il progresso migliora l’animo dell’uomo…”. Io posso affermare che non respiro una “brezza” libera.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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