Operai: un bersaglio scomodo….

5 novembre 2014

Cultura e Società


I recenti avvenimenti dimostrano che gli operai siano diventati il bersaglio del potere occulto….il potere di quello tipico di un regime. Che tipo di regime? Il regime di propaganda. Questi episodi mi ricordano quelli che mi raccontavano alcuni anziani. Quelli relativi ad un periodo storico in cui tutto era propaganda. Tutto “girava”, attorno al culto della personalità di un premier…E poi il caso Cucchi, la presunta trattativa stato-mafia, gli intrighi di palazzo sono riconducibili ad una congiuntura di pensiero. Mi spiego: noi, come cittadini, non siamo liberi di pensare. Dobbiamo pensare come “pensa il regime”. Dobbiamo esprimere il pensiero di regime. Noi non siamo mai stati liberi e non lo saremo mai. Ci facciamo manovrare dal potere dell’Europa, da un occidente insicuro, da un cancelliere tedesco, da Hollande, un eterno burattino…Non è così? Vorrei sbagliarmi. Vorrei sbagliarmi. Il potere è nelle mani più improbabili, come su una barca con una falla sempre più accentuata. E si parla del debito pubblico, che lievita ogni giorno. Questa è una favola che si racconta da anni, da sempre. Mallarmé scriveva che “la noia assale il cuore…”. Questa situazione storica ci massacra nella menzogna. Lo so. Lo sento.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. I miei amici malati di cancro mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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