Visita INPS: storia di Gloria.

7 novembre 2014

Cultura e Società


Gloria. Gloria è una signora che si è ammalata di cancro nel 2012. Nel 2014 ha avuto una recidiva. La prima volta ha avuto una quadrantectomia. La seconda volta una mastectomia. Pessima storia di cancro. Pessima storia di malattia. E’ una signora affascinante, colta, colpita dalla bestia. La bestia non guarda nessuno: quando attacca, attacca per uccidere. Gloria è stata “chiamata” a visita dalla commissione medica dell’INPS. Un medico le dice: “Signora, mi faccia vedere la cicatrice e l’intervento di mastectomia”. Gloria si fa visitare. Sopraggiunge il presidente, la Commissione e le dice: “Signora, devo visitarla e vedere gli esiti dell’intervento”. Gloria, si irrita. Gloria risponde: “Mi scusi, dottore. Mi ha già visitato, il suo collega. La cicatrice che ho, è brutta. Quando mi guardo allo specchio, non mi sento donna. Mi sento mutilata. Mutilata con una protesi. Mutilata, come mi state trattando. Sono una donna, ho la mia dignità. Lei, mi sta calpestando la dignità. Perché devo essere trattata in questo modo? Perché? Se il cancro mi ha distrutto….perché mi state demolendo come un palazzo raso al suolo? Vergognatevi. Non ho bisogno della pensione. Voglio solo l’articolo 33 della legge 104 del 1992, che…mi spetta perché sono in cura. E devo ancora sapere cosa sarà della mia vita”. Gloria , distrutta tre volte. La prima volta dal cancro. La seconda volta dal cancro. La terza volta dai medici INPS. Pasolini scriveva che “l’Italia è un paese morto….destinato a morire”. Le sue parole sono attuali. Valide. Molto valide.

Rosa Mannetta

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Informazioni su Rosa Mannetta

Mi chiamo Rosa Mannetta e sono una malata di cancro in follow-up dal 2008. Ho affrontato la chemioterapia a bersaglio molecolare e, dopo cure devastanti, sono qua a raccontare situazioni inenarrabili. Insegno lingua italiana agli stranieri. Assumo dei farmaci che mi rendono stanca, con una notevole astenia e spesso mi devo assentare, con la decurtazione dello stipendio, come tutti i dipendenti pubblici. Ciò mi succede perché le commissioni mediche non mi hanno riconosciuto l’art. 33 della legge 104 del 1992 e ho solo l’art. 21, cioè non sono sottoposta a trasferimenti. Sono la portavoce di tanti miei amici malati di cancro e mi hanno detto che devo segnalare la situazione dell’abbandono in cui viviamo, della dignità negata, dei pregiudizi espressi e non, della mancanza di affetto delle persone che dovrebbero esserci vicine. E’ da tempo che descrivo questa situazione, ma sono una voce che muore nel deserto delle coscienze, delle sensibilità inermi. Noi malati sopravvissuti, siamo dei naufraghi in balia del vento, su una zattera improbabile. Siamo in un periodo di grande crisi istituzionale, ma noi non possiamo essere cittadini di un Paese che non considera le nostre rivendicazioni. Forse ho sbagliato a sottopormi alla polichemioterapia e a 40 sedute di radioterapia... Chissà…Forse, come diceva U. Foscolo, il sepolcro, mi rappresenta e ci rappresenta. Mi viene un dubbio: "Sarebbe stato opportuno diventare un cadavere in una bara?". Ero candidata a morire! Forse una lapide è più efficace. Lo dico e ne sono convinta.

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